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Parlamento Europeo - 28 ottobre 1993
Coordinamento degli aiuti allo sviluppo

A3-0293/93

Risoluzione sul rafforzamento del coordinamento degli aiuti allo sviluppo degli Stati membri e della Comunità europea

Il Parlamento europeo,

-vista la proposta di risoluzione dell'on. Fernandez Albor sull'armonizzazione, a livello comunitario, degli aiuti concessi dagli Stati membri per lo sviluppo del Terzo mondo (B3-0456/90),

-viste le risoluzioni del Consiglio del 5 giugno 1984, 31 maggio 1988, 16 maggio 1989 e la sua dichiarazione del 18 novembre 1992,

-visto il Trattato sull'Unione europea,

-vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento sulla politica di sviluppo sino al 2000 (SEC(92) 915 def.),

-viste le comunicazioni della Commissione concernenti i "settori prioritari per il coordinamento delle politiche di cooperazione allo sviluppo fra la Comunità e gli Stati membri" e le "procedure di coordinamento fra la Comunità e gli Stati membri a livello delle politiche e a livello operativo" oltre che le conclusioni del Consiglio "sviluppo" del 25 maggio 1993 relative ai settori prioritari per il coordinamento, (COM(93) 123 def. e COM(93) 195 def.,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0293/93),

A.richiamandosi alla coerenza delle misure di politica estera, sancita dal Trattato sull'Unione europea, e ai compiti di coordinamento conferiti alla Comunità nel settore della politica estera in generale e, in particolare, nel settore della politica dello sviluppo,

B.richiamandosi al fatto che il volume degli aiuti ufficiali allo sviluppo degli Stati membri della Comunità rappresenta circa il 40% degli aiuti ufficiali a livello mondiale; considerando inoltre che l'efficacia degli aiuti può essere migliorata mediante un rafforzamento del coordinamento fra gli Stati membri e tra essi e la Comunità,

C.considerando che le relazioni esterne della Comunità e l'immagine della CE potrebbero migliorare se vi fosse un effettivo coordinamento delle attività condotte dalla Comunità e dai suoi Stati membri nel quadro degli aiuti allo sviluppo,

D.considerando i legami tradizionali esistenti tra alcuni Stati membri della Comunità e paesi in via di sviluppo in virtù di relazioni bilaterali di lunga data,

E.deplorando che gli aiuti bilaterali allo sviluppo siano ancora influenzati da considerazioni economiche e politiche nazionali e che di conseguenza i paesi donatori siano restii a coordinare i propri progetti o a scambiare informazioni sugli stessi,

1.ritiene che la Comunità debba accordare alla cooperazione e allo sviluppo il posto che le spetta nel contesto della politica estera; esprime viva preoccupazione per la gravità dei problemi, emergenti su scala planetaria e presi in considerazione durante il Vertice di Rio, connessi con la povertà, l'ambiente, lo squilibrio e accentuati dall'esodo rurale e dall'urbanizzazione; è persuaso che un coordinamento rafforzato consentirà, quale strumento, di addivenire a una migliore convergenza politica sia fra i vari protagonisti che nei vari settori;

2.ritiene che i paesi industrializzati abbiano una particolare responsabilità da assumere per la soluzione di tali problemi e che la Comunità e i suoi Stati membri saranno in grado di contribuirvi solo operando in modo coordinato;

3.sottolinea che il trattato di Maastricht attribuisce alla Comunità una competenza rafforzata; constata che esistono già norme giuridiche atte a consentire un miglioramento del coordinamento, ma che sarebbe opportuno potenziare la volontà politica di applicarle; afferma che è necessario rafforzare il coordinamento a tre livelli: sul piano politico, a livello del coordinamento operativo (in particolare per gli aiuti umanitari d'urgenza), che dovrebbe essere prioritario, e a livello degli organismi internazionali;

4.chiede alla Commissione, per incrementare la comunitarizzazione, di ricercare insieme agli Stati membri nuove forme di coordinamento multilaterali; tali iniziative dovrebbero essere coordinate fra gli Stati membri che si sono specializzati in settori quali l'ambiente, l'energia, le infrastrutture e per le realizzazioni di grande portata;

5.ritiene che quei compiti di cooperazione allo sviluppo che possono essere meglio eseguiti dalla CE che dagli Stati membri separatamente debbano essere comunitarizzati; è dell'avviso che in una serie di settori in cui la Comunità ha determinate responsabilità in virtù dei suoi legami storici (per esempio, la Convenzione di Lomé), essa potrà integrare la politica degli Stati membri svolgendo comunque al riguardo un'attenta opera di armonizzazione e coordinamento per far sì che entrambe le azioni siano basate su una strategia comune di sviluppo dei PVS;

6.rammenta che il Trattato definisce all'articolo 130 U tematiche e obiettivi delle politiche comuni: sviluppo socioeconomico durevole, lotta alla povertà, democrazia e diritti dell'uomo; sollecita l'integrazione di detti obiettivi, prevedendo la partecipazione del Parlamento e l'estensione degli stessi ad altre politiche quali quelle concernenti la sanità, l'energia, le infrastrutture, l'agricoltura e l'ambiente;

7.reputa che spetti in larga misura alla Commissione assumere un compito di coordinamento nel settore degli aiuti d'urgenza e si compiace in tale contesto dell'istituzione del servizio "ECHO", pur rimanendo in attesa di informazioni complementari; ritiene tuttavia che tale servizio debba essere maggiormente accessibile per le ONG;

8.insiste sul fatto che il coordinamento non può mai porsi come obiettivo una centralizzazione né una riduzione del volume degli aiuti allo sviluppo; rammenta l'impegno dei paesi della CE di dedicare lo 0,7% del P.I.L. alla politica di sviluppo; ritiene che l'iscrizione in bilancio dei Fondi europei di sviluppo consentirebbe di rafforzarne il carattere comunitario;

9.è del parere che sarebbe opportuno sviluppare tutto il peso politico ed economico della Comunità nelle organizzazioni internazionali per lo sviluppo facendo valere i principi specifici della politica comunitaria in materia di sviluppo e che a tal fine possano essere utili accordi tra gli Stati membri e la Comunità;

10.si augura che la Commissione e gli Stati membri, meglio coordinati, rafforzino il loro atteggiamento critico nei confronti delle politiche di adattamento strutturale delle istituzioni di Bretton Woods, come prevedeva del resto la terza fase dell'Unione economica e monetaria, e che il punto di vista comunitario secondo il quale le misure di adattamento strutturale devono rispettare gli interessi della popolazione interessata possa incidere sul loro processo decisionale;

11.insiste in particolare sulla necessità di inserire le tematiche del debito pubblico dei PVS nei settori deputati al coordinamento; reputa che il trattamento del debito vada risolto a livello comunitario e che sia indispensabile adottare una decisione politica d'annullamento del debito dei paesi meno avanzati e addivenire a un riscaglionamento del debito dei PVS sulla base delle loro possibilità reali e socialmente sopportabili;

12.ritiene indispensabile che le altre politiche settoriali della Comunità, come in particolare le politiche commerciale, agricola, della pesca, industriale e ambientale, tengano conto delle esigenze della politica in materia di sviluppo, tendendo così verso una maggiore solvenza affinché si possa parlare di un coordinamento politico interno alla CE, conformemente al trattato di Maastricht;

13.sottolinea che l'efficacia della cooperazione allo sviluppo deve essere migliorata non solo mediante un maggior coordinamento tra gli Stati membri e fra questi ultimi e la Comunità ma anche mediante un rafforzamento dei controlli sull'opportunità e la regolarità delle spese; sollecita nuovamente l'istituzione di un servizio comunitario di controlli in loco; ritiene che il controllo democratico delle spese e la trasparenza delle responsabilità implichino necessariamente l'iscrizione in bilancio del Fondo europeo per lo sviluppo;

14.auspica che i comitati di gestione, competenti per il FES, i paesi in via di sviluppo dell'America latina e dell'Asia e i paesi mediterranei procedano a una valutazione a lungo termine della politica della Comunità mediante indicatori dei progressi compiuti e dedichino maggiore attenzione alla riflessione della politica bilaterale e allo scambio 2d'informazioni sugli biettivi;

15.considera che, stante la necessità di coordinamento della cooperazione allo sviluppo, occorra puntare verso un decentramento a livello comunitario delle spese della Comunità e dei singoli Stati membri;

16.insiste sulla necessità di un approccio decentrato del coordinamento in loco, in sede sia di predisposizione del progetto sia di verifica dell'esecuzione; invita la Commissione, in vista della ratifica del trattato di Maastricht, ad accelerare lo snellimento delle procedure e l'armonizzazione dei metodi di documentazione e della contabilità; invita la Commissione a esaminare in quale misura essa possa rafforzare il ruolo delle delegazioni potenziando i loro effettivi e fornendo agli stessi una formazione adeguata ampliando le loro competenze e snellendo le procedure, onde migliorare il coordinamento in loco con le autorità locali, la popolazione interessata e i rappresentanti degli Stati membri; ritiene a tale riguardo che sia assolutamente necessario incrementare gli stanziamenti di bilancio per la DG I e la DG VIII della Commissione;

17.prenderà l'iniziativa di convocare una conferenza biennale cui sarebbero invitati i membri della commissione per lo sviluppo e la cooperazione del Parlamento europeo e i deputati interessati dei parlamenti degli Stati membri al fine di valutare la politica della Comunità europea e dei suoi Stati membri in relazione agli obiettivi previsti al titolo XVII del trattato sull'Unione europea;

18.ribadisce che un coordinamento rafforzato degli aiuti allo sviluppo si pone in una prospettiva di unione europea che, a più lungo termine, dovrà condurre a una maggior comunitarizzazione delle nostre politiche di sviluppo;

16.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 
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