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Parlamento Europeo - 17 novembre 1993
Consiglio europeo

B3-1556 e 1579/93

Risoluzione sul Consiglio europeo del 29 ottobre 1993

Il Parlamento europeo,

-vista la dichiarazione finale del Consiglio europeo di Edimburgo,

-vista la propria risoluzione del 28 ottobre 1993,

-viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 29 ottobre 1993,

-vista la propria risoluzione sugli accordi interistituzionali,

-vista la propria risoluzione sull'ampliamento della Comunità ,

1.si compiace dell'applicazione del trattato di Maastricht a decorrere dal 1· novembre 1993,

2.si compiace del miglioramento della procedura legislativa mediante l'introduzione della codecisione tra Parlamento europeo e Consiglio, che costituisce un primo passo verso una maggiore democrazia e trasparenza;

3.prende atto con soddisfazione delle conclusioni del Consiglio europeo, che consentono il varo della seconda fase dell'Unione economica e monetaria il 1· gennaio 1994, e in particolare della fissazione della sede dell'Istituto monetario europeo (IME),

4.ritiene tuttavia che la Comunità debba rilanciare la sua economia per uscire dall'attuale recessione se vorrà essere in grado di realizzare l'UEM secondo il calendario previsto e con la partecipazione di tutti i paesi;

5.attende con interesse l'annuncio delle disposizioni che permetteranno di rafforzare il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, tenuto conto del fallimento delle procedure multilaterali di sorveglianza attualmente in vigore;

6.approva il rafforzamento delle misure dell'iniziativa di Edimburgo, deplorando nel contempo il ritardo, dovuto al Consiglio, nell'attuazione di talune misure quali gli aiuti a favore delle PMI, ma ritiene che la situazione economica e sociale, in particolare l'aumento della disoccupazione, richieda misure di grande portata che dovranno essere adottate dal prossimo Consiglio europeo del dicembre 1993;

7.prende nota della fissazione delle sedi degli organi dell'Unione;

8.esprime il proprio accordo quanto agli obiettivi di politica estera e di sicurezza comune annunciati dal Consiglio europeo nel suo elenco di priorità, ma teme che il metodo intergovernativo che rimane alla base dell'azione comune in tale settore non consenta all'Unione di raggiungere gli obiettivi prefissi e neppure di agire efficacemente sul piano internazionale, come è stato ampiamente dimostrato dal fallimento dei tentativi di risolvere la crisi dell'ex Jugoslavia;

9.deplora ed esprime preoccupazione per le proposte concernenti il terzo pilastro (giustizia/affari interni), che riguardano direttamente tutti i cittadini dell'Unione, ma che non prevedono un rafforzamento del controllo democratico da parte del Parlamento europeo; ritiene di dover essere consultato su tutte le misure attinenti alla creazione di uno spazio senza frontiere e alla libera circolazione dei cittadini, nel rispetto degli articoli K1 e K6 del trattato;

10.accoglie con favore l'appello lanciato a tutte le istituzioni per promuovere efficacemente, nella lettera e nello spirito, la dimensione democratica dell'Unione e si chiede quali siano i motivi della reticenza del Consiglio ad applicare le disposizioni del trattato in relazione alle commissioni d'inchiesta del Parlamento europeo e a tradurre in pratica le dichiarazioni del Consiglio europeo di Edimburgo sulla pubblicità delle delibere del Consiglio quando agisce quale colegislatore della Comunità;

11.prende atto che il Consiglio, in assenza di una proposta della Commissione e senza consultare il Parlamento europeo, si autodenominato, con una decisione improvvisata, "Consiglio dell'Unione", senza tenere conto di tutte le implicazioni giuridiche e degli effetti di confusione di una simile decisione; incarica la sua commissione per gli affari istituzionali di elaborare uno studio su tali implicazioni e di comunicarne i risultati;

Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia

12.invita la Comunità e i suoi Stati membri ad accelerare gli aiuti finanziari all'ex Repubblica iugoslava di Macedonia decisi in occasione del Consiglio europeo di Edimburgo e a consentire una piena partecipazione di tale Repubblica al programma Phare, così come ad aprire il mercato europeo alle sue importazioni;

Bosnia Erzegovina

13.condanna duramente le costanti barbare aggressioni ai danni della popolazione della Bosnia-Erzegovina e le deliberate aggressioni contro i convogli di aiuto umanitario; accoglie con soddisfazione la decisione del Consiglio europeo di intensificare e rafforzare gli sforzi umanitari a favore della popolazione che soffre in Bosnia-Erzegovina, ma ribadisce che tutto ciò va fatto nel quadro della politica estera e di sicurezza comune per garantire l'attuazione di tali decisioni;

14.sollecita il Consiglio a intraprendere, nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, il massimo sforzo per porre fine alle sofferenze della popolazione della Bosnia-Erzegovina e insiste in particolare sulla necessità di ripristinare le forniture di gas, elettricità, combustibile e acqua; chiede inoltre l'immediata apertura di corridoi verso le città assediate come Tuzla, compresa l'apertura dell'aeroporto di tale città;

15.invita il Consiglio a promuovere ogni azione che possa contribuire al mantenimento del carattere multietnico della società in Bosnia-Erzegovina e più specificamente a rispettare il fatto che il governo della Bosnia-Erzegovina incarna il concetto di società multietnica; accoglie con soddisfazione, a tale proposito, le manifestazioni culturali programmate a Sarajevo;

16.ricorda con insistenza agli Stati membri la necessità di ratificare o adottare i testi relativi alla decisione di Edimburgo concernente l'adeguamento del numero dei deputati al Parlamento europeo, per consentire che tale disposizione sia applicabile per le elezioni europee del giugno 1994;

17.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

 
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