Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 30 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio PE
Parlamento Europeo - 19 novembre 1993
Protezione sociale dei volontari per lo sviluppo

A3-0327/93

Risoluzione sulla relazione della Commissione concernente l'applicazione negli Stati membri della raccomdanzione del Consiglio del 13 giugno 1985 relativa alla protezione sociale dei volontari per lo sviluppo (SEC(92)0591)

Il Parlamento europeo,

-visto l'articolo 148 del proprio regolamento,

-vista la relazione della Commissione sull'applicazione negli Stati membri della raccomandazione del Consiglio del 13 giugno 1985 relativa alla sicurezza sociale per i volontari per lo sviluppo (SEC(92)0951),

-visto il proprio parere del 17 aprile 1985 sulla proposta della Commissione per una raccomandazione del Consiglio relativa alla sicurezza sociale per i volontari per lo sviluppo ,

-viste le proprie risoluzioni del 12 settembre 1986 sull'assunzione di borsisti da assegnare alle delegazioni della CEE nei paesi in via di sviluppo e del 13 ottobre 1989 sul rifiuto di compiere il servizio militare per motivi di coscienza e sul servizio sostitutivo ,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0327/93),

1.sottolinea che per i paesi in via di sviluppo che accusano carenze sotto questo profilo è di fondamentale importanza poter disporre delle risorse umane necessarie per il loro sviluppo; reputa che l'invio di volontari europei per lo sviluppo aventi qualifiche adeguate alle funzioni da svolgere possa contribuire in modo sostanziale al soddisfacimento di questi bisogni;

2.sottolinea che uno dei maggiori ostacoli che impediscono ai volontari di recarsi nei paesi del Terzo Mondo è costituito dalle carenze che, sotto il profilo della previdenza sociale, si constatano durante la loro permanenza all'estero e al momento del rimpatrio; sottolinea in proposito che l'obiettivo concreto che occorre porsi immediatamente sul piano comunitario è di fare in modo che i volontari non subiscano discriminazioni sociali qualora si rechino nel Terzo Mondo per esercitarvi un'attività analoga a quella svolta nel paese d'origine;

3.deplora il notevole ritardo con cui è stata presentata la relazione della Commissione malgrado la raccomandazione imponesse di presentarla entro due anni dalla sua entrata in vigore;

4.sottolinea che se, per quanto riguarda la situazione dei volontari in nove degli Stati membri, le conclusioni della Commissione sono globalmente positive, è pur vero che taluni Stati membri sono tuttora in ritardo anche su questioni importanti;

5.esprime profonda preoccupazione constatando che tre Stati membri, Spagna, Grecia e Portogallo, non hanno tuttora adottato norme nazionali specifiche sui volontari;

6.ricorda che al momento di essere consultato sul progetto di raccomandazione il Parlamento aveva ritenuto necessario che la materia fosse disciplinata non mediante lo strumento non cogente della raccomandazione bensì mediante direttiva; reputa tuttora più che mai necessario ribadire questa richiesta;

7.ritiene che soltanto il ricorso a uno strumento giuridico comunitario vincolante sia in grado di assicurare in tempi rapidi e in modo efficace nell'insieme degli Stati membri una protezione sociale adeguata e non discriminatoria capace di promuovere sul piano comunitario il volontariato nei paesi in via di sviluppo;

8.rivolge un rinnovato appello alla Commissione affinché esamini le modalità relative alla creazione e organizzazione su scala comunitaria di un servizio comunitario dei volontari;

9.ritiene che questo servizio dovrebbe essere aperto in particolare ai giovani laureati e che le attività svolte in questo ambito dovrebbero essere riconosciute dagli Stati membri ai fini degli obblighi militari e del servizio alternativo ed essere prese in considerazione nei curricula vitae professionali; sottolinea che la selezione dei candidati potrebbe essere assicurata dalle organinizzazioni rappresentative dei principali movimenti giovanili e di aiuto allo sviluppo della Comunità;

10.reputa che un servizio europeo di volontari potrebbe articolarsi secondo diverse modalità e criteri; osserva che, sebbene sotto questo profilo i cofinanziamenti ONG possano avere un effetto solo limitato, si dovrebbe formalizzare questa procedura, affinché possa costituire pienamente uno degli elementi di un futuro servizio europeo di volontari;

11.sottolinea altresì che il programma, ampliato e reso permanente, che la linea di bilancio B7-5024 dell'esercizio 1992 destina ai funzionari nazionali e agli esperti in materia di formazione in seno alle delegazioni, potrebbe costituirne un'altra componente;

12.ricorda anche l'invito rivolto alla Commissione a disporre un programma relativo a progetti di sviluppo nel Terzo Mondo, cui potrebbero partecipare gli obiettori di coscienza degli Stati membri a titolo di servizio alternativo;

13.deplora che la cooperazione ACP-CEE non preveda in proposito alcun meccanismo specifico che promuova il volontariato dei cittadini europei nei paesi ACP; chiede che per colmare la suddetta lacuna sia riesaminata nel frattempo la IV Convenzione di Lomé;

14.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail