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Parlamento Europeo - 17 dicembre 1993
Concentrazioni urbane (Articolo 52 del regolamento)

A3-0385/93

Risoluzione sui problemi e le prospettive delle concentrazioni urbane

Il Parlamento europeo,

-viste le proposte di risoluzione degli onn.

(a)Waechter, sui problemi e le prospettive delle concentrazioni urbane (B3-1388/90)

(b)Kostopoulos, sull'esigenza di subordinare l'utilizzo delle risorse finanziarie erogate dai fondi comunitari all'obbligo di realizzare opere destinate a migliorare la situazione dei centri urbani gravemente compromessi dal punto di vista ambientale (B3-1484/90)

(c)Kostopoulos, sugli aiuti a favore di programmi per il trasferimento di imprese e industrie dai centri urbani (B3-1081/91)

-visto il trattato sull'Unione europea, che stabilisce la politica comunitaria in materia di coesione economica e sociale e in materia di sussidiarietà,

-viste la comunicazione della Commissione "EUROPA 2000, prospettive per lo sviluppo del territorio comunitario" e la sua risoluzione del 16 settembre 1992 a essa attinente

-tenuto conto delle informazioni ricevute nel corso dell'audizione del 5 novembre 1992 sul tema "grandi concentrazioni urbane, prospettive e problemi",

-visti i regolamenti modificati dei Fondi strutturali relativi al periodo 1994-1999 ,

-vista la proposta per una decisione del Parlamento e del Consiglio concernente il quarto Programma quadro delle azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (1994-1998) ,

-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

-avendo delegato il potere deliberante, conformemente all'articolo 52 del suo regolamento, alla commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali,

-vista la relazione della commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali (doc. A3-0385/93),

1.fa rilevare che gli insediamenti urbani sono stati per secoli una fonte e un centro di creatività culturale in Europa, venendo a costituire, nella varietà delle loro forme, un retaggio culturale che merita di essere conservato e rivitalizzato pur con la garanzia di un ulteriore sviluppo; è fermamente convinto che tale compito debba essere assolto nell'ambito delle stesse città, tramite le comunità locali e regionali elette, nonché attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, in modo da garantire una continuità in termini di creatività, qualità della vita e rispetto delle tradizioni che sono alla base della specificità e dell'identità di ogni centro urbano;

2.sottolinea che, salvo gli alloggi, tutti i servizi offerti dalle città (assistenza sanitaria, trasporti, energia, commerci, cultura, insegnamento, ecc.) sono in genere aperti a una popolazione più ampia di quella residente nelle concentrazioni urbane;

3.è consapevole degli effetti negativi prodotti dalla concentrazione di problemi sociali ed economici nelle aree urbane e raccomanda di orientare la formazione professionale, la formazione continua e la riqualificazione in base alle esigenze del mercato regionale del lavoro e dalle prospettive professionali;

4.richiama l'attenzione, in particolare, sui rischi delle concentrazioni urbane, quali l'inquinamento ambientale, l'inadeguato smaltimento dei rifiuti, la congestione dei trasporti, l'esistenza di aree degradate e il deterioramento delle strutture abitative;

5.richiama l'attenzione sulle conseguenze della crescente terziarizzazione delle città, la quale provoca una graduale desertificazione dei loro nuclei centrali a seguito dell'espulsione della popolazione verso città dormitorio, fenomeno che provoca una pendolarità casa-lavoro-casa, a sua volta causa di ingorghi ai punti di accesso e di ore perdute negli spostamenti;

6.richiama l'attenzione sui piani regolatori comunali delle grandi città, i quali, malgrado le situazioni già instauratesi, dovranno considerare come prioritaria la creazione di condizioni miranti a mantenere e recuperare la popolazione residente, considerandola come una delle componenti del patrimonio di qualsiasi città;

7.ritiene quindi necessario un riassetto delle concentrazioni urbane, che tenga conto in particolare di problemi come il rumore, l'inquinamento atmosferico, lo smaltimento dei rifiuti e delle acque residue nonché dell'utilizzazione razionale e del risparmio di energia e che privilegi i mezzi di trasporto pubblico ecologici rispetto ai mezzi privati di trasporto;

8.chiede alle autorità competenti in materia di sviluppo urbano di trasferire insediamenti industriali inquinanti alla periferia delle città come sollecitato nella proposta di risoluzione B3-1081/91 e di promuovere misure atte a dar vita ad un'offerta di centri di formazione professionale, di posti di lavoro e di possibilità di alloggio strettamente interdipendenti fra loro;

9.chiede alle autorità competenti in materia di sviluppo urbano di mettere a punto progetti in materia di politica industriale che consentano di utilizzare superfici occupate da industrie chiuse e di prendere misure per il recupero di zone residenziali che rischiano di cadere in rovina;

10.raccomanda alle autorità competenti in materia di sviluppo urbano di tener maggiormente conto nei loro futuri piani regolatori degli interessi di famiglie, bambini, anziani e persone handicappate;

11.esprime preoccupazione soprattutto per i costi umani e sociali imposti da una vita urbana mal regolata, costi talora molto elevati nelle grandi concentrazioni urbane, dove si assiste a fenomeni di segregazione umana e sociale, emarginazione, disoccupazione superiore alla media, criminalità, scarsa possibilità di accesso e di partecipazione alle reti urbane in generale;

12.deplora che il trattato sull'Unione europea non contenga disposizioni per una politica comunitaria dei centri urbani, rilevando peraltro che circa l'80% della popolazione comunitaria vive in centri urbani e che pertanto le politiche adottate dalla Comunità interessano tale popolazione e ne influenzano il modo di vita;

13.rileva con interesse che il Consiglio europeo nelle sue conclusioni del 29 ottobre 1993 sulle politiche in materia di crescita e occupazione ha esteso i criteri per la scelta dei progetti da finanziare con lo strumento di Edimburgo al "rinnovamento urbano", alle "attrezzature del settore dei trasporti" e alla "produzione di energia";

14.sottoscrive e si adegua al principio della sussidiarietà e di conseguenza concorda sul fatto che le decisioni concernenti problematiche urbane devono essere adottate dalle autorità regionali e locali elette per attuare politiche in materia nei rispettivi territori;

15.ritiene nondimeno che la Comunità, nel perseguire le politiche di sua competenza, abbia il dovere di valutarne le possibili conseguenze per le comunità urbane;

16.appoggia la politica di coesione comunitaria perseguita attraverso il sostegno alle attività economiche e sociali (Fondi strutturali), il miglioramento degli standard di vita (energia, ambiente, trasporti, telecomunicazioni centri di attività culturale) e gli investimenti in risorse umane (politiche sociali, ricerca e sviluppo); ritiene che tali strumenti costituiscano un valido contributo della Comunità a favore delle comunità urbane;

17.rimanda a questo proposito alla sua risoluzione del 28 ottobre 1993 sul futuro delle iniziative comunitarie nel quadro dei Fondi strutturali , in cui viene richiesto "un programma specifico di sviluppo urbano integrato destinato alle principali aree urbane della Comunità", che dovrebbe essere messo in opera qualora gli attuali mezzi comunitari risultino insufficienti;

18.ricorda alle autorità nazionali che esse, in associazione con le istanze regionali e le parti sociali, sono investite delle maggiori responsabilità e in ordine al contenuto e alle priorità di progetti concernenti le comunità urbane per i quali viene richiesto un sostegno da parte della Comunità nel quadro degli aiuti strutturali (piani di sviluppo) o sollecitata la partecipazione a progetti comunitari (altri programmi settoriali);

19.auspica che i regolamenti modificati dei Fondi strutturali relativi ai prossimi sei anni siano sufficientemente flessibili per consentire agli Stati membri di proporre programmi di sviluppo incentrati su problemi urbani, con particolare riferimento alle regioni di cui agli obiettivi 2, 3 e 4; sottolinea che il numero di grandi città che possono richiedere stanziamenti a titolo dell'obiettivo 1 e attingervi è notevolmente aumentato per il periodo 1994-1999 in confronto al precedente periodo 1989-1993

20.richiama l'attenzione sulle iniziative comunitarie che offrono una possibilità unica di proporre progetti specificamente concepiti per le comunità urbane, purché tali progetti rivestano un interesse comunitario e abbiano carattere innovativo;

21.ribadisce la sua recente decisione di creare una linea aggiuntiva di bilancio (B2-1405) per un'iniziativa comunitaria in materia di "politica urbana" (da aggiungere alle altre sei politiche generali), volta a finanziare programmi che diano un contributo in tale materia;

22.ricorda inoltre la summenzionata risoluzione 4del 28 otobre 1993, in cui, relativamente a un programma "risorse umane", viene suggerito un programma specifico di sviluppo urbano integrato, destinato alle più grandi aree urbane con tassi di disoccupazione anormalmente elevati e volto a stimolare lo sviluppo economico locale visto quale strumento essenziale per rivitalizzare zone urbane degradate e per rendere disponibile l'accesso a servizi e sistemi che sostengano le attività imprenditoriali locali;

23.ricorda inoltre le attività previste nel contesto del quarto Programma quadro di ricerca e sviluppo, in particolare la "ricerca socioeconomica mirata" concernente l'emarginazione sociale e i contributi tecnologici per la soluzione di problemi del genere; altri programmi di ricerca e tecnologia, incentrati sulla concorrenza industriale e l'occupazione potrebbero agevolare l'adattamento strutturale;

24.ritiene che nuove opportunità di sviluppo per le comunità urbane siano offerte nel quadro di una più intensa cooperazione con l'hinterland e la regione; il rapporto centro-hinterland dovrebbe, quando e laddove possibile, essere ampliato così da comprendere regioni e/o aree urbane adiacenti;

25.ritiene che occorra raggiungere un equilibrio tra lo sviluppo delle città e la promozione dello sviluppo rurale, per evitare che l'adeguamento delle strutture e delle regioni agricole a seguito della riforma della PAC comporti una concentrazione eccessiva nelle città a scapito delle zone a vocazione rurale;

26.reputa indispensabile un coordinamento più rigoroso delle politiche settoriali a livello comunitario per poterne garantire la coerenza con un uso più efficace dei Fondi esistenti; tale coordinamento favorirà non solo una politica urbana a livello comunitario ma libererà anche nuovi mezzi finanziari per la messa in cantiere di programmi specifici destinati alle città;

27.propone il finanziamento su scala ridotta (dato l'effetto catalizzatore) di progetti pilota e reti urbane per lo scambio di informazioni sugli strumenti di sviluppo urbano; essendo già in atto migliaia di progetti nazionali di questo tipo, le esperienze acquisite potrebbero essere utilmente scambiate per il tramite di un osservatorio CE o di una rete per lo sviluppo urbano o per progetti di rinnovamento urbano;

28.è favorevole a incentivi comunitari selettivi, da applicare per esempio nel quadro di politiche tese alla promozione delle piccole e medie imprese, miranti a impiantare imprese in aree urbane degradate o a favorire progetti in grado di offrire possibilità di integrazione per categorie escluse dalle attività socioeconomiche, in particolare i giovani disoccupati e le donne;

29.raccomanda di includere progetti che servano a integrare minoranze etniche e immigrati, agevolando in tal modo la convivenza di persone di diversa nazionalità;

30.incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.

 
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