Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 30 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio PE
Parlamento Europeo - 19 gennaio 1994
Sudan

A3-0366/93

Risoluzione sulla situazione in Sudan

Il Parlamento europeo,

-viste le sue risoluzioni del 29 ottobre 1992 sui diritti dell'uomo in Sudan , del 19 novembre 1992 sulla situazione dei diritti umani in Sudan , dell'11 febbraio 1993 sull'epidemia di Leishmaniosi viscerale e le morti per fame in Sudan , del 22 aprile 1993 sulla situazione in Sudan e del 9 aprile 1992 sulla carestia in Africa e in Sudan ,

-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. Staes sulla situazione in materia di diritti dell'uomo e la guerra in Sudan (B3-0217/91),

-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

-visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza e il parere della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0366/93),

A.considerando che in Sudan si verificano quotidianamente gravi violazioni dei diritti dell'uomo da parte del governo, che cerca di imporre la propria versione dell'Islam all'intera popolazione, compresi i cristiani e gli animisti del Sud del paese e ai numerosi musulmani che si oppongono all'interpretazione data dal governo alla loro religione,

B.considerando che varie fazioni delle forze di opposizione dello SPLA si rendono a loro volta colpevoli di gravi violazioni dei diritti dell'uomo,

C.riconoscendo che la causa principale di questi disastri è stato il tentativo dei successivi governi di Khartum di imporre un regime dittatoriale e la legge islamica alle popolazioni animiste e cristiane del Sudan meridionale, ma rilevando che anche i leader ribelli del Sud, particolarmente con le loro rivalità interne, hanno contribuito al disastro,

D.consapevole del fatto che, come conseguenza delle disastrose politiche del governo e della guerra civile da queste provocata, quasi 3 milioni di persone sono state deliberatamente scacciate dalle loro case a opera delle parti belligeranti e che a volte sono state trasferite forzatamente senza alcun preavviso in zone praticamente inadatte alla vita umana e che una gran parte vive racimolando qualche rara pianta selvatica e degli aiuti alimentari forniti dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie,

E.sdegnato per l'applicazione di un'interpretazione rigoristica della Sharia, che discriminano pesantamente le donne e i non musulmani e infliggono pene quali la decapitazione e l'amputazione a persone che non sono state condannate alla pena capitale,

F.consapevole che in talune parti del paese si pratica ancora la schiavitù,

G.consapevole che l'85% della popolazione rurale vive in condizioni di estrema povertà e che l'infrastruttura rurale è in via di rapida distruzione,

H.attirando l'attenzione sulla terrificante situazione di migliaia di bambini del Sud, molti dei quali hanno meno di dieci anni, i quali vagano di luogo in luogo in cerca di asilo e che sono preda di briganti nonché delle forze armate governative e del SPLA e sono senza adeguati rifornimenti per sopravvivere,

I.sdegnato per le persecuzioni nei confronti della popolazione di Giuba e per la campagna di pulizia etnica ai danni delle popolazioni Nuba e Dinka, che ha comportato migliaia di esecuzioni extragiudiziali,

J.sconvolto dalla totale mancanza delle libertà fondamentali, quali la libertà di espressione, di stampa, di religione, di riunirsi in sindacati e in organizzazioni per la salvaguardia dei diritti dell'uomo,

K.indignato per il violento ostruzionismo opposto alle azioni di aiuto sia da parte del governo che da parte delle fazioni dell'SPLA, culminato nell'assassinio di Mark Laboke Jenner, funzionario della Commissione,

L.allarmato per la fornitura di armi al governo sudanese da parte dell'Iran e della Cina e per l'addestramento da parte dell'Iran nelle tecniche di soppressione dei civili,

M.allarmato dal fatto che fanatici islamici di altri paesi utilizzano il Sudan come base da cui sferrare attacchi terroristici ai paesi vicini,

N.sdegnato per le pressioni cui sono sottoposte le ONG impegnate ad alleviare le sofferenze di uomini, donne e bambini perché organizzino le loro attività in funzione degli obiettivi politici e religiosi del governo sudanese,

O.sottolineando che per il fatto che l'Arcivescovo di Canterbury ha tentato di esprimere la propria pietà per le popolazioni cristiane perseguitate il governo sudanese ha espulso l'ambasciatore del Regno Unito,

1.condanna il governo sudanese per aver praticato per anni politiche di massicce, deliberate e brutali violazioni dei diritti dell'uomo, che lo squalificano dall'essere considerato un governo civile;

2.sostiene fermamente che, finché queste atroci violazioni dei diritti dell'uomo persistono, l'Unione non deve concedere aiuti diversi da quelli alimentari e sanitari di urgenza forniti sotto il controllo suo o degli Stati membri; chiede all'Unione europea di

-intimare al governo sudanese di porre fine alla sua politica di violazione sistematica e grave dei diritti dell'uomo,

-illustrare le risposte ricevute nonché l'evoluzione sul terreno tanto al Parlamento europeo quanto all'Assemblea paritetica ACP-CEE in occasione delle loro rispettive tornate del febbraio 1994,

-preparare i passi necessari per l'applicazione dell'articolo 367 della Convenzione di Lomé, vale a dire per l'esclusione del Sudan dalla Convenzione nel caso in cui il governo sudanese persistesse nella sua politica di violazione dei diritti dell'uomo;

3.invita il governo sudanese a rispettare la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, la Carta africana per i diritti umani e dei popoli dell'Organizzazione dell'unità africana nonché l'articolo 5 della Convenzione di Lomé;

4.invita tutte le parti belligeranti a onorare i principi umanitari contemplati nelle Convenzioni di Ginevra del 1949 che regolano il trattamento delle persone che non partecipano attivamente alle ostilità;

5.sollecita l'introduzione di un autentico cessate il fuoco e la ripresa dei colloqui di pace, inserendo esplicitamente i diritti dell'uomo al centro di qualsiasi negoziato;

6.sottolinea la responsabilità che incombe alle Nazioni Unite di incoraggiare un cessate il fuoco e di fornire osservatori per controllare l'applicazione di un accordo di cessate il fuoco;

7.invita il governo sudanese e l'SPLA a consentire il libero movimento delle persone in tutto il Sudan e a por fine al trasferimento coatto delle persone;

8.chiede che vengano istituiti corridoi di pace - rotte terrestri specificamente concordate nel Sudan meridionale - per consentire ai civili di lasciare le zone assediate e agli aiuti alimentari di giungere alle persone più indigenti;

9.invita il governo sudanese e le forze dell'SPLA a non ostacolare le attività delle organizzazioni umanitarie e a consentire un accesso sicuro e immediato per via terrestre, fluviale e aerea alle organizzazioni umanitarie;

10.chiede che venga tolto il divieto imposto all'Organizzazione originaria per la tutela dei diritti dell'uomo in Sudan, all'Associazione degli avvocati sudanesi e alle altre organizzazioni per la salvaguardia dei diritti umani, e che venga inoltre rilasciato il dott. Ahmed Osman Siraj, prigioniero politico e membro della direzione dell'SHRO;

11.chiede al governo di render conto della scomparsa di Mohamed Nowar Aso, di cui si è persa ogni traccia da quando fu arrestato nel 1990, di Karshum Mano Atia, scomparso alla fine del 1992, e di Parmena Chot Arou e Mali Amoul, entrambi scomparsi a Khartum;

12.chiede che vengano rilasciati i seguenti prigionieri politici: dott. Ibrahim el-Amin, ex membro di Gabinetto, Abdel-Rasoul el-Nour, ex governatore di Kordofan, Fadlalla Burma Nasir, ex ministro della difesa, Mirghani Abdel Rahman, ex ministro del commercio, Yousif Hussein, membro del comitato centrale del partito comunista, Farouk Ali Zakaria, membro del comitato centrale del partito comunista, Muktar Abdallah, leader sindacalista, Al-Haj Abdel Rahmen Nugdalla, ex ministro degli affari religiosi, e Samuel Garang, ingegnere;

13.chiede che si ponga termine alla persecuzione, in base alle leggi Sharia, di donne e di non musulmani e che cessino le esecuzioni capitali, le amputazioni e altre analoghe pene consentite da tali leggi;

14.chiede che si ponga immediatamente fine alla persecuzione nei confronti dei popoli Nuba e Dinka, persecuzione che equivale a una vera e propria pulizia etnica;

15.chiede al governo di rendere conto della scomparsa di più di un centinaio di persone a Juba nell'estate 1992 e di quella di varie altre centinaia avvenuta successivamente;

16.sollecita il ripristino delle libertà di religione, includendo in ciò il rispetto per le opinioni di numerosi mussulmani sudanesi, che respingono l'atteggiamento di fanatismo del governo;

17.invita l'Unione e i suoi Stati membri a concedere asilo ai sudanesi minacciati direttamente a livello personale dal governo sudanese e a fare tutto quanto in loro potere per prestare assistenza agli altri profughi sudanesi fornendo finanziamenti e materiale ai paesi confinanti che li accolgono nonché alle agenzie e ONG internazionali che operano a loro favore;

18.condanna la decisione del governo sudanese di espellere l'ambasciatore del Regno Unito sulla base del fatto che l'Arcivescovo di Canterbury ha desiderato dimostrare la sua solidarietà con gli anglicani e altri cristiani sudanesi;

19.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai copresidenti dell'Assemblea paritetica ACP-CEE, ai Segretari generali dell'ONU, dell'UNICEF, dell'OUA e della Lega araba e al governo del Sudan.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail