A3-0373/93
Risoluzione sulla promozione del commercio equo e solidale fra Nord e Sud
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione degli onn. Van Putten, Verhagen, Ernst de la Graete, Bindi, Izquierdo Rojo, Langer, Mendes Bota, Caroline Jackson, Simons, Roth, Sandbaek, Van Outrive, Cramon Daiber, Woltjer, Staes, Coates, Bettini, Wynn, Boissière, Valent, Van Dijk, Lagakos, Iversen, Sakellariou, Bertens, Bandres, Schmidbauer, Telkämper e Melandri sulla promozione del commercio ispirato a principi di equità e solidarietà (B3-0026/93),
-ricordando le sue risoluzioni dell'8 ottobre 1991 su un sostegno attivo ai piccoli coltivatori di caffè del Terzo mondo mediante una politica mirata di approvvigionamento e di introduzione di tale prodotto nelle istituzioni comunitarie , del 14 maggio 1992 sull'aggiustamento strutturale nei paesi in via di sviluppo , del 14 maggio 1992 sulle misure volte a promuovere e sostenere gli investimenti privati nei paesi in via di sviluppo e del 14 maggio 1992 sull'impatto commerciale del mercato unico nei paesi in via di sviluppo ,
-viste le risoluzioni dell'Assemblea paritetica ACP-CEE che auspicano scambi privilegiati tra la Comunità e i paesi ACP in determinati settori quali zucchero, banane, cacao, caffé e simili,
-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0373/93),
A.consapevole che le relazioni commerciali inique rappresentano un fattore determinante dello squilibrio strutturale tra il Nord e il Sud del pianeta,
B.consapevole che un numero crescente di cittadini comunitari non è più disposto a tollerare tale ingiustizia ed è disposto anche a sacrifici personali per cercare di porvi rimedio,
C.consapevole che negli Stati membri della Comunità e in altri paesi europei esistono già numerose organizzazioni che non puntano solo sul profitto e associazioni internazionali che mirano a favorire il commercio equo e solidale tra Nord e Sud e che in Europa e nell'emisfero meridionale esistono già molte centinaia di imprese e cooperative il cui obiettivo è la produzione e la commercializzazione di prodotti in condizioni socialmente ed ecologicamente più sostenibili,
D.considerando che negli ultimi decenni numerosi progetti di aiuto allo sviluppo hanno disatteso le aspettative sociali ed economiche e non sono riusciti a risanare disoccupazione e povertà, danni sociali ed ecologici e indebitamento,
E.considerando le proposte della quarta relazione annuale 1993 dell'UNDP (United Nations Development Program - Programma di sviluppo dell'ONU) in cui è espressamente suggerita la creazione di mercati "community-and people-friendly", vicini alla gente e alle comunità,
F.convinto che l'usatissimo slogan "not aid but trade" (non aiuti ma commercio) vada applicato in strutture concrete onde evitare che le economie autosufficienti di numerose regioni dell'emisfero meridionale restino in balia di una concorrenza brutale e incontrollata, fonte di situazioni insostenibili e di distruzione,
G.riconoscendo i risultati positivi raggiunti da diversi movimenti a favore di un commercio equo e solidale, altresì auspicando che la Comunità e gli Stati membri adottino misure tese a rafforzare e ampliare ulteriormente questo mercato ancora marginale e quindi che in esso si consolidino e si differenzino il settore ecologico e quello sociale per giungere a una maggior trasparenza e a migliori rapporti tra produttori e consumatori,
H.considerando che il settore del commercio equo e solidale può e deve essere sostenuto a livello comunitario in particolare attraverso la formazione professionale e continua, il miglioramento delle reti di distribuzione, campagne informative e presupposti organizzativi di livello più elevato,
I.plaudendo alla decisione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE del 4-8 ottobre 1993 a Bruxelles di istituire un gruppo di lavoro misto sullo sviluppo industriale nei paesi ACP,
1.ritiene che, sebbene ancora molto limitate, le importanti e pionieristiche iniziative già in corso in numerosi paesi comunitari per la promozione di un commercio equo e solidale siano state un esempio e abbiano ormai ottenuto il riconoscimento e il sostegno necessari per diventare parte essenziale di una cooperazione socialmente ed ecologicamente sostenibile fra Nord e Sud;
2.auspica che iniziative e organizzazioni analoghe siano adeguatamente coordinate, sostenute e promosse sul piano comunitario;
3.auspica in particolare che la Comunità e gli Stati membri adottino misure per riconoscere e favorire finanziariamente e giuridicamente il coordinamento e la rappresentanza comune delle ATO (Alternative Trade Associations = Organizzazioni per il commercio alternativo), sostengano le loro attività (p.es. nel settore dell'informazione dei consumatori, della formazione di produttori e specialisti locali per la vendita nei paesi interessati, dell'informazione degli interlocutori commerciali, ecc.) e concedano loro una quota equa delle risorse del Fondo europeo di sviluppo;
4.sottolinea che in particolare la legislazione fiscale deve considerare le condizioni del tutto particolari nelle quali si svolge il commercio equo e solidale tra Nord e Sud;
5.auspica che siano adottate misure per assistere i partecipanti al "fair trade" nell'emisfero meridionale a diversificare la produzione e adattarsi agli standard produttivi previsti dalla Comunità;
6.auspica che nell'utilizzo del Fondo europeo di sviluppo e nel quadro dell'applicazione della Convenzione di Lomé vengano tenute in particolare considerazione le organizzazioni di partenariato del "Fair Trade" dei paesi interessati e che esse vengano sostenute nella creazione di reti locali di produzione, commercializzazione e consumo;
7.auspica che venga riconosciuto e difeso l'uso di un marchio di qualità per i prodotti del "fair trade", onde riconoscere al commercio equo e solidale un trattamento preferenziale nello sdoganamento, nei contingenti d'importazione, ecc.;
8.auspica che nel bilancio comunitario venga inserita una linea specifica per il commercio equo e solidale e che venga creato presso la Commissione uno sportello per il miglioramento della commercializzazione del "Fair Trade" e per l'informazione in merito;
9.si propone in futuro di considerare la questione del commercio equo e solidale con un occhio di riguardo, di preferire nei propri acquisti i prodotti provenienti da questo tipo di commercio (come già affermato nella summenzionata risoluzione dell'8 ottobre 1991) e di esaminare e approfondire tale tematica in sede di commissione per lo sviluppo e la cooperazione e di Assemblea paritetica ACP-CEE;
10.auspica che a livello legislativo e di bilancio la Comunità consideri e sostenga in maniera adeguata la promozione del commercio equo e solidale e inviti il legislatore nazionale a fare lo stesso;
11.auspica che la Comunità inserisca organicamente nella sua politica di cooperazione e sviluppo il commercio equo e solidale e si impegni a livello internazionale affinché questa forma di scambio equo e sostenibile sotto il profilo sociale ed ecologico possa svilupparsi positivamente;
12.raccomanda perciò alla Comunità di difendere, nel quadro di negoziati e accordi internazionali (GATT compreso), condizioni eque sul mercato mondiale, con particolare attenzione per gli interessi e le richieste dei piccoli produttori nei paesi partecipanti (compreso l'accesso ai contingenti di esportazione o importazione);
13.chiede che la Comunità si impegni per la conclusione di accordi internazionali più equi concernenti le materie prime e i prodotti dei paesi del Sud quali caffè, cacao, tè, banane, ecc. con prezzi più giusti e remunerativi per i produttori;
14.sollecita la soppressione delle barriere commerciali inique, per esempio quelle connesse a inasprimenti tariffari, una tutela adeguata per i piccoli produttori nei confronti di una concorrenza per loro eccessiva nonché la promozione della loro competitività tramite azioni di formazione, credito e altre misure di sostegno;
15.raccomanda alla Commissione di affidare l'elaborazione di analisi e studi in merito all'eventuale introduzione di misure fiscali atte a favorire una compensazione che i mercati da soli non sono in grado di garantire ("equitax") e di presentare a tempo debito al Parlamento e al Consiglio proposte per azioni adeguate;
16.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai due copresidenti dell'Assemblea paritetica ACP-CEE e al segretariato dell'UNDP.