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Parlamento Europeo - 10 febbraio 1994
Situazione in Bosnia-Erzegovina

B3-0211, 0221, 0229 e 0233/94

Risoluzione sulla situazione in Bosnia-Erzegovina

Il Parlamento europeo,

-ricordando le sue precedenti risoluzioni sulla Bosnia-Erzegovina,

A.esprimendo la propria avversione per i continui e sistematici attacchi contro cittadini innocenti, culminati con il massacro del 5 febbraio 1994 a Sarajevo che ha provocato almeno 68 morti e circa 200 feriti,

B.sconvolto per il fatto che le continue violenze in Bosnia-Erzegovina hanno causato la morte di altri quattro cittadini dell'Unione europea, nella fattispecie tre giornalisti italiani e un britannico impegnato in una missione umanitaria,

C.riconoscendo che le forze terrestri europee e degli altri paesi dell'ONU stanno effettuando in modo del tutto soddisfacente un lavoro molto difficile nell'ambito delle limitazioni operative cui devono attenersi;

D.ricordando che la posizione del Parlamento europeo nei confronti delle parti coinvolte nel conflitto in atto nell'ex Jugoslavia si basa sui principi della pluralità etnica e del rifiuto dell'apartheid,

E.rilevando con indignazione che finora tutti i tentativi di raggiungere un accordo negoziato accettabile per tutte le parti al conflitto della Bosnia-Erzegovina sono falliti,

F.rilevando che il Segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros Ghali, previa consultazione con i comandanti ONU in Bosnia-Erzegovina, aveva chiesto alla NATO e ai suoi Stati membri di procedere all'esecuzione delle decisioni del 10 e 11 gennaio 1994 prevedendo la possibilità di effettuare limitati raid aerei a sostegno dei tentativi dell'ONU di proteggere Sarajevo e le altre zone di sicurezza in Bosnia-Erzegovina, nonché allo scopo di proteggere il contingente UNPROFOR e i convogli che trasportano gli aiuti in Bosnia-Erzegovina,

1.esprime sgomento per il fatto che durante il conflitto in Bosnia-Erzegovina sono state uccise più di 200.000 persone e 10.000 nella sola Sarajevo, compresi numerosi bambini;

2.approva la decisione del Consiglio NATO del 9 febbraio 1994 con cui si invitano le forze serbo-bosniache a ritirare l'artiglieria e le altre armi pesanti a una distanza da 20 chilometri da Sarajevo entro 10 giorni e approva inoltre l'ultimatum e le sue conseguenze come sono state formulate dalla NATO;

3.si associa al Consiglio della NATO appellandosi alle parti di rispettare il cessate il fuoco e chiedendo a tutti gli interessati di fare il possibile, durante questi 10 giorni, per realizzare, di comune accordo, il ritiro o il controllo delle armi pesanti;

4.esige inoltre che venga compiuto ogni sforzo per proteggere le altre zone di sicurezza e per garantire le forniture di aiuti umanitari;

5.insiste sull'urgenza di porre fine allo spargimento di sangue a Mostar;

6.insiste sull'importanza che l'Unione europea fornisca la massima assistenza a città come Tuzla, dove continua la coesistenza democratica e civile dei vari gruppi etnici;

7.sottolinea che le forze armate ONU che operano in Bosnia-Erzegovina devono essere coordinate e attrezzate in modo da essere in grado di svolgere i propri compiti e difendersi adeguatamente contro gli attacchi;

8.insiste sulla necessità di esercitare sulla Croazia una pressione internazionale sufficiente per ottenere il ritiro di tutte le forze croate dalla Bosnia-Erzegovina, conformemente all'avvertimento del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 5 febbraio 1994;

9.approva l'attiva partecipazione degli Stati Uniti ai negoziati;

10.esorta le chiese, le comunità religiose e le associazioni civiche a promuovere il dialogo e la riconciliazione;

11.incarica il suo Presidente, come gesto solenne di solidarietà, di guidare a Sarajevo una delegazione del Parlamento europeo, eventualmente associandosi ai parlamenti degli Stati membri;

12.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite e ai governi della Bosnia-Erzegovina, della Croazia e della Serbia.

 
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