A3-0032/94
Risoluzione sulle implicazioni regionali dell'assistenza comunitaria all'Europa centrale e orientale
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. H.F. Köhler e altri sulle implicazioni regionali dell'assistenza comunitaria all'Europa centrale e orientale (B3-0689/91),
-visto lo studio della Commissione intitolato "Commercio e investimenti esteri nelle regioni della Comunità: l'impatto della riforma economica nell'Europa centrale e orientale (Studi sullo sviluppo regionale, n. 7),
-visto lo studio della Commissione intitolato "Situazione socioeconomica e sviluppo delle regioni dei paesi dell'Europa centrale e orientale confinanti con la Comunità" (Studi sullo sviluppo regionale, n. 2),
-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,
-visti la relazione della commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali e il parere della commissione per le relazioni economiche esterne (doc. A3-0032/94),
A.considerando che un esito felice e duraturo del processo di liberalizzazione economica e politica attualmente in corso nei paesi dell'Europa centrale e orientale (PECO) è di vitale importanza per la Comunità europea,
B.considerando il comprensibile timore delle regioni più povere della Comunità, in special modo di quelle che registrano un alto tasso di disoccupazione, che lo sviluppo economico dei PECO possa danneggiare i loro interessi economici e che l'eventuale adesione dei PECO alla Comunità possa ridurre la portata degli aiuti strutturali messi a loro disposizione dalla Comunità stessa,
C.considerando che, secondo alcuni studi, l'espansione dei mercati nell'Europa orientale sarebbe particolarmente vantaggiosa per le società che hanno sede nelle regioni meno prospere a motivo del fatto che la domanda di importazioni riguarderebbe in primo luogo i prodotti della tecnologia intermedia che tali economie possono fornire,
D.considerando che qualsiasi accordo stipulato nell'ambito del GATT è suscettibile di avere vaste ripercussioni sugli scambi tra la CE e i PECO,
E.considerando che, nell'opinione generale, il modo migliore per aiutare i PECO è quello di consentire loro il più ampio accesso ai mercati comunitari, nella piena osservanza della preferenza comunitaria, perché ciò offrirebbe loro la possibilità di finanziare, attraverso i profitti delle esportazioni nei settori in cui essi sono in posizione di relativo vantaggio, le necessarie importazioni di beni di investimento e di consumo,
F.considerando che le restrizioni commerciali generali della CE relative ai prodotti sensibili e l'adozione di misure antidumping tese a limitare le esportazioni dei PECO nei prossimi anni renderebbero difficile per tali paesi espandere le proprie esportazioni a un punto tale da mettere in moto la crescita economica essenziale all'avanzamento della riforma economica e politica,
G.ricordando che, secondo una previsione ottimistica, alcuni dei PECO potrebbero raggiungere livelli di vita paragonabili a quelli degli Stati membri meno ricchi entro il 2010 e che per quella data le loro esportazioni nella Comunità potrebbero aumentare di 5 volte e le loro importazioni dalla Comunità di 7 volte,
H.considerando che, secondo le stime, le esportazioni di prodotti agricoli dai PECO nella CE aumenteranno di 10 volte, sempre che non vi siano ostacoli a tali scambi, e che una crescita così rapida può creare difficoltà ai produttori della Comunità, specialmente quelli delle regioni meno prospere,
I.considerando che il mancato sviluppo economico dei PECO farebbe aumentare il rischio di una vendita sottocosto dei loro prodotti sul mercato mondiale, a danno dei produttori comunitari in generale e dei produttori che dispongono di minori capitali delle regioni meno prospere in particolare; rilevando altresì che un grave insuccesso economico dei PECO avrebbe ripercussioni sul bilancio comunitario relativo agli aiuti esterni,
J.considerando che il programma PHARE ha contribuito allo sviluppo economico dei PECO e ha offerto, oltre all'aiuto economico, contributi per la protezione dell'ambiente, per la formazione professionale, nonché aiuti a carattere umanitario,
K.considerando le carenze della Commissione per quanto riguarda la definizione di un piano energetico e di sicurezza globale, quale premessa di qualsiasi intervento finanziario da parte sua a favore del settore energetico, in particolare elettrico, dei paesi dell'Europa centrale e orientale,
L.considerando che la cooperazione transfrontaliera con i PECO riveste un'importanza particolare per le regioni situate ai due lati del confine ma che si è rivelata difficile da realizzare poiché non erano disponibili fondi in proporzione per le regioni corrispondenti situate al di fuori del confine comunitario; tenuto conto inoltre che questo Parlamento ha proposto l'istituzione di una nuova linea di bilancio per poter rimediare a tale problema,
1.ribadisce le responsabilità della Comunità per quanto riguarda l'aiuto e la cooperazione, in particolare il sostegno allo sviluppo politico ed economico dell'Europa centrale e orientale; manifesta altresì la convinzione che la Comunità abbia un interesse, sia morale che materiale, ad assicurare che tale processo sia favorito e condotto a buon fine;
2.insiste tuttavia affinché gli interessi delle regioni meno prospere della Comunità siano protetti, sia mediante aiuti strutturali miranti alla modernizzazione delle loro economie sia, quando ciò sia giustificato, attraverso l'adozione di misure eccezionali e temporanee intese a limitare gli effetti di una concorrenza sleale;
3.si compiace del fatto che al Consiglio europeo di Edimburgo siano stati fissati degli importi minimi a titolo degli aiuti strutturali, in particolare per quanto concerne le regioni di cui all'obiettivo 1 così che, in circostanze normali, non debba crearsi un antagonismo, per quanto riguarda il periodo 1994-1999, tra gli importi a titolo degli aiuti strutturali destinati alle regioni comunitarie meno prospere e gli aiuti destinati ai PECO;
4.ritiene che gli aiuti a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale nell'ambito della Comunità debbano favorire lo sviluppo di competenze e la modernizzazione dell'industria, così da evitare che sorgano conflitti tra la politica nei confronti di PECO e quella nei confronti delle regioni meno prospere della Comunità;
5.si compiace della rapida crescita economica di alcuni PECO, che spera di poter accogliere al più presto come nuovi membri della Comunità; fa rilevare che gli sforzi di tali paesi tesi al raggiungimento di un PIL pari a quello medio della Comunità negli anni precedenti l'adesione contribuiranno a limitare il contributo finanziario in termini di aiuti strutturali da parte della Comunità dopo l'adesione stessa;
6.approva gli accordi di associazione che hanno stabilito un quadro di riferimento commerciale in vista della creazione, entro dieci anni, di una zona di libero scambio; raccomanda con forza che la Comunità non disattenda i principi basilari di tali accordi per ragioni politiche a breve termine;
7.auspica l'inserimento di una particolare clausola anti-dumping negli accordi di associazione con i paesi dell'Europa centrale e orientale per poter trattare i casi in cui la definizione della comparabilità dei prezzi e dei costi si rivela difficoltosa, conformemente al titolo VI dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT);
8.ritiene che la Comunità debba continuare a garantire aiuti ai PECO attraverso il programma PHARE e che debba incoraggiare la creazione di reti che consentano ai PECO l'accesso ai migliori servizi di consulenza disponibili per quanto concerne la gestione delle società e l'organizzazione politica tipiche delle democrazie basate sulla libera iniziativa, facendo ricorso, il più possibile, a competenze locali;
9.ritiene inoltre necessaria, nel quadro del programma PHARE, una radicale ridefinizione dell'aiuto energetico a favore dei settori e degli investimenti finalizzati al risparmio d'energia e delle tecnologie pulite relative alla produzione;
10.ritiene necessario, sempre nel quadro del programma PHARE, riconoscere priorità anche al sostegno del trasporto combinato, in particolare allo sviluppo delle ferrovie e del trasporto marittimo a breve distanza, contemporaneamente al miglioramento e alla modernizzazione della rete dei trasporti pubblici già esistente;
11.ritiene che i PECO dovrebbero beneficiare in futuro di un quadro concordato di aiuti pluriennali simile nella forma, se non ovviamente nella portata, ai Fondi strutturali della Comunità;
12.chiede alla Commissione di stabilire, in collaborazione con i paesi dell'Europa centrale e orientale, un piano energetico strategico che, oltre a garantire l'approvvigionamento di energia nel lungo periodo, tenga conto anche delle possibilità tecniche in materia di risparmio energetico;
13.osserva che notevoli benefici sono derivati dalla pratica della pianificazione preliminare che gli Stati membri, in base alla revisione dei regolamenti dei Fondi strutturali, devono applicare all'interno, nel quadro del partenariato, nonché dai negoziati successivi che hanno luogo con la Commissione in merito all'istituzione dei quadri di sostegno comunitari;
14.riconosce che le carenze sul piano tecnico delle amministrazioni dei PECO e la mancanza di personale della Commissione renderebbero difficile, allo stato attuale, applicare lo stesso sistema a quei paesi e tuttavia ritiene che nella concessione di aiuti PECO occorrerebbe procedere a una applicazione progressiva e quanto più possibile estesa della procedure relative ai Fondi strutturali, allo scopo di preparare tali paesi all'ingresso nella Comunità;
15.ritiene che il suo accordo con il Consiglio e la Commissione in merito alla creazione di una linea speciale di bilancio, intesa ad attenuare i fattori che limitano la cooperazione transfrontaliera nel quadro delle iniziative comunitarie tra le regioni della Comunità e le regioni limitrofe dei paesi terzi dell'Europa centrale e orientale, sia stato tempestivo e opportuno; si compiace del fatto che, per il 1994, questa linea sia dotata di 150.OOO.OOO ECU, il che rende possibile, a partire dal 1994, un'importante cooperazione transfrontaliera, visto che finora sono stati realizzati pochi programmi con i PECO; si attende ora che anche nei prossimi anni, durante il periodo di validità di INTERREG II, siano previste risorse finanziarie sufficienti per questa specifica linea di bilancio;
16.chiede una dotazione di bilancio particolarmente consistente per l'iniziativa comunitaria "INTERREG II", valutata molto positivamente al Consiglio europeo di Edimburgo del 1992, e auspica che al sostegno delle regioni situate alle frontiere esterne con i PECO, sia destinta una quota più elevata perché, vista la situazione politica esistente fino al 1989, c'è un'elevata esigenza di recupero per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera;
17.si attende che i governi dei PECO si esprimano positivamente per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera, abbandonando le resistenze e le riserve dimostrate finora, perché solo in questo modo, in vista di una futura adesione alla Comunità, potranno essere eliminati gli svantaggi delle frontiere;
18.ritiene che la Comunità abbia un interesse fondamentale nell'assicurare che i governi dei PECO riservino risorse e attenzione adeguate ai problemi dell'ambiente, soprattutto quando questi investono aree prossime ai confini con la Comunità, e ritiene che la Comunità stessa dovrebbe valersi della sua influenza e dosare i suoi aiuti in modo tale da favorire un maggiore rispetto per l'ambiente;
19.prende atto con interesse del suggerimento contenuto nello studio n. 7 sullo sviluppo regionale secondo cui la DG XVI della Commissione dovrebbe reintrodurre, in versione migliorata, i programmi RESIDER e LEADER, visto che le regioni agricole e quelle produttrici di acciaio della Comunità sembrano le più vulnerabili alla completa apertura dei mercati CE alle esportazioni dei PECO;
20.è d'accordo che le iniziative comunitarie dovrebbero tendere in particolare ad aiutare le regioni della Comunità a far fronte alle sfide poste dagli sviluppi economici nei PECO e a coglierne le opportunità, senza pregiudicare la forma in cui tale assistenza potrebbe realizzarsi;
21.rileva che, come tra l'altro si suggerisce nello studio, la Commissione potrebbe contribuire, nella cornice appropriata, all'assistenza, mediante crediti alle esportazioni e assicurazione contro rischi politici, agli scambi e alle "joint venture" di società localizzate nelle regioni meno prospere della Comunità che desiderano espandere le loro attività nei mercati PECO; la Commissione potrebbe inoltre favorire la diffusione delle informazioni sui metodi di "prassi corretta" nel campo in questione e l'unificazione di gruppi di esportatori potenziali delle regioni meno prospere; confida inoltre che la Commissione vorrà trarre le opportune conclusioni nel contesto dell'applicazione dei fondi strutturali per il periodo 1994-1999;
22.conclude osservando che una politica che persegua l'obiettivo della coesione economica e sociale all'interno della Comunità stessa non ha senso se la Comunità non s'impegna anche a fare il possibile per incoraggiare la crescita nei paesi situati ai suoi confini orientali il cui PIL pro capite è sensibilmente più basso finanche di quello delle regioni più povere della Comunità stessa;
23.ribadisce che i paesi dell'Europa orientale sono innegabilmente europei nella loro storia e nelle loro tradizioni e modi di vita, rammaricandosi nel contempo che alcuni gruppi in determinati paesi abbiano dimenticato l'esempio offerto dalla Comunità per quanto concerne i vantaggi di una coesistenza pacifica improntata a uno spirito di cooperazione;
24.deplora il conflitto scoppiato nell'ex Jugoslavia e si duole che la Comunità non sia stata capace di contribuire in modo efficace alla sua soluzione; rileva inoltre che il conflitto ha seriamente ostacolato il processo di ricostruzione economica, peraltro essenziale, avviato nei territori in questione;
25.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.