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Parlamento Europeo - 11 febbraio 1994
Donne negli organi decisionali

A3-0035/94

Risoluzione sulla presenza delle donne negli organi decisionali

Il Parlamento europeo,

-viste le proposte di risoluzione presentate dalle onn.

a)Dury, sulla presenza delle donne a livello decisionale (B3-1672/92),

b)Hermans, sulla partecipazione delle donne al processo decisionale (B3-0843/93)

-vista la risoluzione del Consiglio, del 21 maggio 1991, relativa al terzo programma di azione comunitario a medio termine per le parità di opportunità tra donne e uomini (1991-1995), in particolare il paragrafo 3 ,

-vista la propria risoluzione del 16 settembre 1988 sulle donne nei centri decisionali ,

-visto il Survey of EC Member States for European Women's Lobby on Strategies for the Promotion of Women in Politics (Dublino, ottobre 1992),

-vista la Dichiarazione, adottata in occasione del primo vertice europeo delle donne in posizioni influenti, svoltosi il 3 novembre 1992 ad Atene,

-vista la proposta del Consiglio d'Europa su Ways and Means of Improving the Position of Women in Political Life,

-visti altri studi approfonditi sulla sottorappresentanza delle donne nelle funzioni politiche, fra cui quelli condotti per conto delle Nazioni Unite, dell'UNESCO e della Commissione europea,

-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

-vista la relazione della commissione per i diritti della donna (A3-0035/94),

A.considerando che ogni giorno vengono adottate, in settori disparati e a vari livelli, decisioni che toccano un gran numero di cittadini, uomini e donne,

B.considerando che le donne, che costituiscono la metà della popolazione, partecipano solo marginalmente al processo decisionale, non solo negli organi rappresentativi e nei governi degli Stati ma anche in altri settori, quali il privato, la finanza, i mezzi di informazione, il potere giudiziario nonché le organizzazioni sociali e gli organi consultivi,

C.considerando che, nella Comunità europea, la distribuzione degli incarichi che comportano responsabilità politiche o direttive fra i due sessi divergono notevolmente da uno Stato all'altro, ma che dappertutto le donne sono sottorappresentate,

D.considerando che la costante scarsa presenza femminile nelle posizioni decisionali contrasta con il principio democratico per cui i soggetti di un sistema politico debbono poter esercitare lo stesso grado di influenza sulle pubbliche decisioni e che gli organi decisionali devono poter essere accessibili a tutti i cittadini,

E.considerando che una rappresentanza proporzionale di uomini e donne negli organi decisionali rafforzerebbe la legittimità e la qualità delle decisioni stesse,

F.considerando che nel quadro della cittadinanza europea l'Unione europea ha l'obbligo di rappresentare al meglio gli interessi delle donne, che costituiscono oltre la metà della popolazione,

G.considerando che, se è vero che le donne stanno in questi ultimi anni recuperando il divario in fatto di scolarizzazione, che partecipano più numerose al mercato del lavoro e che sono state create per loro maggiori opportunità di accesso alla vita pubblica, ciò non ha ancora determinato una presenza corrispondente delle donne nelle posizioni che comportano responsabilità decisionali,

H.considerando che i partiti politici svolgono un ruolo decisivo nella formazione delle liste dei candidati alle elezioni di organi rappresentativi, nella formazione delle compagini governative e nelle candidature a cariche pubbliche,

I.considerando che, poiché tali funzioni decisionali comportano una posizione di potere che di norma non viene abbandonata né rapidamente né volontariamente da chi la ricopre, non ci si può attendere che una rappresentanza proporzionale possa essere conseguita a breve termine senza misure cogenti a carattere temporaneo volte a incrementare la partecipazione femminile,

1.plaude all'istituzione da parte della Commissione nel 1992 di una rete di esperti su "Donne e processo decisionale";

2.sollecita una stretta cooperazione fra la Commissione, la rete di esperti e le organizzazioni femminili nazionali ed europee per la definizione di una politica europea che promuova e integri quelle nazionali;

3.si rammarica che la partecipazione delle donne al processo decisionale pubblico si sviluppi in modo insufficiente, visto che per tutti gli Stati dell'Unione la percentuale media delle donne elette nei parlamenti nazionali è dell'11% e supera di poco il 10% per le alte cariche pubbliche;

4.rileva la necessità e l'urgenza di un pacchetto di misure concrete che assicuri nel prossimo quinquennio l'aumento della presenza percentuale femminile nel processo decisionale pubblico;

5.sollecita le istituzioni comunitarie, in quanto datrici di lavoro, a introdurre percentuali di riferimento per l'assunzione di donne e per il numero di donne in funzioni direttive e, qualora tali percentuali non fossero conseguite entro il 2000, a procedere a un contingentamento; invita la Commissione a prendere l'iniziativa in tal senso;

PROPOSTE PER UN PROGRAMMA D'AZIONE

invita la Commissione a

6.attuare con maggior vigore la politica di pari opportunità del terzo programma d'azione comunitario, per rimuovere uno dopo l'altro gli ostacoli che si frappongono alla partecipazione delle donne al processo decisionale;

7.sollecitare gli Stati membri a promuovere la diversificazione professionale delle ragazze e delle donne al fine di facilitarne l'accesso al mercato del lavoro in tutti i settori e a tutti i livelli e a creare strutture adeguate e sufficienti per i servizi di custodia dei bambini;

8.accrescere le opportunità specifiche per le donne nell'ambito del FSE (corsi di specializzazione, di management ecc.) e ad intervenire presso gli uffici regionali del lavoro perché tengano conto della percentuale di partecipazione femminile nei progetti CE;

9.elaborare, sulla base di studi comparativi relativi alla partecipazione e alla ripartizione dei posti attribuiti alle donne nei settori politico, pubblico e socio-economico, un memorandum che definisca misure e azioni che consentano una maggiore partecipazione delle donne al processo decisionale;

10.garantire il massimo equilibrio possibile nella presenza dei due sessi nei suoi comitati consultivi e gruppi di lavoro, ivi compresi i suoi comitati interni;

11.organizzare una conferenza con i ministeri interessati onde scambiare conoscenze ed esperienze in fatto di iniziative pubbliche volte ad accrescere l'attuale presenza percentuale delle donne nelle posizioni decisionali e, sulla base dei risultati raggiunti, a predisporre per ciascuno Stato membro un piano d'intervento per il miglioramento della situazione della donna;

12.destinare ulteriori risorse all'elaborazione di azioni e interventi in cooperazione con gli Stati membri e i partiti politici, al fine di aumentare il numero delle donne elette al Parlamento europeo nel 1994;

invita gli Stati membri a

13.lanciare una vasta campagna d'informazione e di sensibilizzazione affinché l'elettorato, i partiti politici e i responsabili decisionali non soltanto acquistino consapevolezza della presenza insufficiente delle donne nella vita politica e amministrativa ma giudichino tale situazione inopportuna;

14.nominare più donne nelle commissioni di assunzione e di selezione per rompere con i modelli tradizionali;

15.introdurre obiettivi quantitativi per conseguire, entro tempi definiti, una determinata rappresentanza percentuale delle donne nelle cariche di nomina pubblica che comportano potere decisionale (sindaco, membro della Corte di cassazione, ecc.) e a procedere a un contingentamento qualora tali obiettivi non fossero raggiunti entro il 2000;

16.disciplinare in modo analogo la composizione degli organi consultivi nazionali;

17.sollecitare le parti sociali, i sindacati e le organizzazioni padronali a promuovere azioni positive nelle loro organizzazioni e nelle imprese dei settori pubblico e privato per garantire l'accesso delle candidate ai posti vacanti in cui le donne sono sottorappresentate, considerando l'introduzione di obiettivi quantitativi in caso di vacanza di posti e un sistema di contingentamento qualora gli obiettivi non fossero raggiunti entro l'anno 2000;

18.privilegiare, negli appalti pubblici, le imprese che si adoperano per promuovere la condizione femminile;

19.definire chiaramente e a pubblicare, per ogni posizione pubblica con prerogative decisionali, i criteri da adottare per favorire una più tempestiva partecipazione delle donne alle procedure pubbliche di selezione e di concorso,

20.istituire presso gli enti pubblici un tutore che assista le donne nella fase iniziale della loro carriera;

21.concepire i sistemi elettorali in modo tale da massimizzare la quota di donne negli organismi rappresentativi,

22.istituire una banca dati delle donne occupate presso enti pubblici, organi consultivi nazionali e organizzazioni sociali, cui si potrà ricorrere per le posizioni che comportano responsabilità decisionali;

23.raccogliere statistiche sulle aliquote di partecipazione femminile alla funzione decisionale pubblica, pubblicarle con periodicità biennale per verificare i progressi compiuti e sensibilizzare attraverso di esse l'opinione pubblica;

24.garantire per via legislativa la pari rappresentanza dei due sessi al momento della nomina di membri di consigli, comitati e commissioni, ecc., esigendo che le autorità o le organizzazioni che propongono membri di tali organi presentino la candidatura sia di uomoni che di donne;

25.garantire che la composizione della Commissione sia equilibrata in quanto rappresentanza dei due sessi, per esempio esigendo che gli Stati che inviano più di un commissario nominino un uomo e una donna;

invita i partiti politici a

26.varare una politica di azioni positive per conseguire un'equilibrata rappresentanza democratica, favorire la partecipazione delle donne alla vita politica, eleggere un maggior numero di donne a cariche politiche e conferire maggiore spicco alle donne già politicamente attive, allo scopo di assicurare una rappresentanza significativa delle donne sulle liste elettorali e per i posti politicamente rilevanti;

27.istituire un registro di esperti di donne idonee a funzioni amministrative, politiche e sociali;

28.concludere con gli organi locali e regionali di partito accordi che prevedano obiettivi quantitativi, un calendario e un piano d'azione per le candidature locali;

29.verificare se, nella formazione delle liste, si sia tenuto conto del sesso dei candidati e adeguare eventualmente le prassi seguite;

30.istituire corsi per la formazione di quadri, destinati alle donne che aspirano a cariche rappresentative o di partito, ed elaborare un repertorio dei membri di sesso femminile per settore di competenza;

31.invita le donne a manifestare reciprocamente maggiore solidarietà e a difendere insieme i loro comuni interessi;

32.invita le donne che occupano posizioni decisionali a istituire un servizio di guida e supervisione per le donne che si trovano nella fase iniziale della carriera, in modo da ridurre l'esodo dalla vita professionale e a aumentare le opportunità;

33.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai partiti politici degli Stati membri.

 
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