A3-0041/94
Risoluzione sulle future relazioni tra l'Unione europea, l'UEO e l'Alleanza atlantica
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione degli onn. Bourlanges e Roumeliotis sulle future relazioni tra l'Unione europea, l'UEO e l'Alleanza dell'Atlantico del Nord (B3-0276/92),
-vista la sua risoluzione del 10 giugno 1991 sulle prospettive per una politica europea della sicurezza: l'importanza di una politica europea della sicurezza e le sue conseguenze istituzionali per l'Unione europea ,
-vista la sua risoluzione del 24 ottobre 1991 sullo svolgimento della Conferenza intergovernativa su una comune politica estera e della sicurezza ,
-vista la sua risoluzione del 7 aprile 1992 sui risultati delle Conferenze intergovernative ,
-visto il Titolo V (disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune) del Trattato sull'Unione europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992,
-vista la dichiarazione degli Stati che sono membri dell'Unione dell'Europa occidentale e dell'Unione europea sul "Ruolo dell'Unione dell'Europa occidentale e le sue relazioni con l'Unione europea e con l'Alleanza atlantica" nonché la dichiarazione degli Stati che sono membri dell'Unione dell'Europa occidentale, incluse nell'Atto finale del Trattato sull'Unione europea,
-vista la dichiarazione di Petersburg dei ministri UEO del 19 giugno 1992,
-vista la sua risoluzione del 18 dicembre 1992 sulla fissazione di una politica estera comune della Comunità europea ,
-vista la parte prima della relazione dell'Assemblea dell'UEO svoltasi il 6 novembre 1992 sull'Unione europea, l'UEO e le conseguenze del trattato di Maastricht (doc. 1342),
-visto il documento finale del vertice CSCE di Helsinki del 9 e 10 luglio 1992 firmato da 51 paesi e contenente indicazioni fondamentali sulla prevenzione e soluzione pacifica dei conflitti, attraverso il quale si instituisce un nuovo Forum della CSCE per la cooperazione in materia di sicurezza,
-vista la dichiarazione finale del Consiglio dell'Atlantico del Nord dell'11 gennaio 1994,
-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,
-visti la relazione della commissione per gli affari istituzionali e il parere della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0041/94),
A.considerando che le proposte sulle future relazioni tra l'Unione europea, l'UEO e l'Alleanza atlantica devono basarsi su una completa analisi dell'evoluzione del panorama geopolitico europeo e dell'architettura della sicurezza,
B.considerando che la fine del bipolarismo tra Est e Ovest ha profondamente sconvolto la situazione geopolitica in Europa, attualmente caratterizzata dal moltiplicarsi dei conflitti e delle zone di instabilità, ma considerando altresì che l'esistenza di questi conflitti aperti o latenti è strettamente connessa ai problemi economici, alla mancanza di un regime stabile, ai diritti delle minoranze, all'insorgere dei nazionalismi e al fanatismo religioso,
C.considerando che il trattato sull'Unione europea definisce il nuovo quadro per una politica estera e di sicurezza comune, del quale l'UEO è parte integrante in virtù della sua integrazione all'articolo J.4 del trattato, e che la Conferenza governativa del 1996 dovrà avviare la completa integrazione dell'UEO nella UE alla scadenza del trattato UEO,
D.considerando che l'UEO in quanto componente di difesa dell'UE può fornire un contributo essenziale alla solidarietà nell'Alleanza atlantica,
E.considerando che per il periodo intercorrente fino alla piena integrazione dell'UEO nell'UE la collaborazione tra gli organi dell'UEO e dell'UE dovrà ESSERE, quanto più possibile, improntata all'obiettivo dell'efficienza, della democrazia e della trasparenza,
F.considerando che dal 1987 la CE persegue coerentemente il potenziamento della PESC, la quale potrà tuttavia divenire un'autentica politica comunitaria solo allorché gli Stati membri rinunceranno all'approccio intergovernativo e procederanno a decisioni democraticamente controllabili,
G.considerando che particolarmente la guerra nella ex Jugoslavia ha dimostrato la necessità di un progetto chiaramente definito di una struttura europea di sicurezza e di una politica comune della sicurezza,
H.considerando che l'Unione europea ha la responsabilità di fornire un contributo unitario e forte alla realizzazione di una nuova architettura europea in materia di sicurezza,
I.considerando che la crisi del Golfo e quella jugoslava e le discussioni durante la CIG sull'Unione europea hanno ancora una volta sottolineato l'esistenza di atteggiamenti diversi da parte dei vari Stati membri dell'Unione nei confronti sia della sicurezza che dell'architettura della sicurezza europea, considerando che, nonostante il fallimento globale delle iniziative adottate in occasione della crisi jugoslava, l'Unione europea ha la responsabilità di fornire un contributo unitario e forte alla realizzazione di una nuova architettura europea in materia di sicurezza,
J.considerando che la crisi nella ex Jugoslavia ha ancora una volta evidenziato le difficoltà dell'UEO ad assumersi le proprie responsabilità, difficoltà risultanti dal suo mancato possesso di strumenti militari e dal suo processo decisionale,
K.considerando che il Consiglio dell'Atlantico del Nord dell'11 gennaio 1994 ha evidenziato chiaramente per la prima volta il ruolo dell'UEO quale componente di difesa europea, sottolineando in tal modo la responsabilità europea per un'azione unitaria e coerente in materia di politica della sicurezza,
L.considerando che la cooperazione militare franco-tedesca, dopo l'incontro della Rochelle del maggio 1992, ha assunto una dimensione potenzialmente più europea, prima di tutto perché la Francia e la Germania hanno deciso di creare un'unità militare a vocazione europea, alla quale altri paesi dell'UEO sono stati invitati ad aderire, consentendo agli Stati membri di assumere le proprie responsabilità nel quadro dell'Unione europea e, in secondo luogo, perché il Belgio ha deciso nel giugno 1993 di partecipare a tale unità su un piede di parità,
M.considerando che si è rafforzato il ruolo delle Nazioni Unite quale organizzazione che può intervenire con forze proprie per il mantenimento della pace e che non ha esitato a legittimare azioni, compreso l'uso della forza contro gli aggressori in un conflitto,
I.L'architettura della sicurezza europea e le nuove sfide
1.afferma la propria convinzione che la mutata situazione geopolitica in Europa esige che sia ridisegnata a fondo una strategia di sicurezza, che comprenda nuovi strumenti nei settori militare e non militare (come relazioni e misure di carattere economico, protezione dell'ambiente, aiuti finanziari, iniziative diplomatiche, sostegno al rispetto dei diritti umani);
2.sottolinea che il successo della futura politica di sicurezza europea, nell'ambito della quale devono essere considerati nella stessa misura gli aspetti militari e non militari, dipende in modo determinante da un quadro istituzionale efficiente che metta in grado la UE di adottare e attuare rapidamente le decisioni;
3.auspica che l'elaborazione di una politica estera e di sicurezza comune possa portare la Comunità europea ad assumere posizioni unanimi nell'ambito della CSCE e dell'ONU e chiede che gli Stati membri della Comunità si impegnino a rafforzare la CSCE, quale istanza idonea ad instaurare una base politica di prevenzione e di soluzione pacifica dei conflitti, a livello dell'intera Europa, in associazione con le organizzazioni di sicurezza esistenti (in particolare la NATO e l'UEO);
4.deplora che con le disposizioni del Trattato sull'Unione europea si sia preferito affidare grande parte della politica estera e di sicurezza comune a un'agenzia separata quale è l'UEO, invece che integrarla pienamente e senza deleghe nelle politiche dell'Unione;
5.constata che, ai sensi dell'articolo J.4, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la PESC comprenderà sin dall'inizio tutte le questioni relative alla sicurezza dell'Unione, anche se l'istituzione di una politica di difesa comune rientrerà in una prospettiva a più lungo termine;
6.rileva che nel Trattato sull'Unione europea viene mantenuta una duplice struttura, che gli obiettivi dell'Unione non sono formulati in modo più vincolante, che le possibilità di utilizzare la votazione a maggioranza sono molto limitate, che non vi è un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo e della Commissione e che il primato politico dell'Unione sull'UEO non è formulato con maggiore chiarezza;
7.individua nella dichiarazione dell'UEO adottata a Maastricht il 10 dicembre 1991 e, soprattutto, nella dichiarazione di Petersberg adottata dall'UEO il 19 giugno 1992 passi importanti la cui completa attuazione dovrebbe concludersi quanto prima;
8.sottolinea che l'UEO d'ora in poi dovrà evolversi da alleanza difensiva degli Stati aderenti a strumento per la sicurezza europea grazie alle decisioni adottate a Maastricht e alle successive decisioni dell'UEO stessa;
9.è convinto che la brigata europea, comprendente la Francia, la Germania, il Belgio e la Spagna, debba essere per quanto possibile integrata nell'UEO e nell'Unione europea, affinché possa divenire un vero strumento operativo della politica di sicurezza a livello europeo;
10.sottolinea l'esigenza di reperire procedure concepite in modo che le diversità di opinione tra gli Stati membri della CE non blocchino i progressi nel campo della sicurezza e della difesa e chiede, a tal fine, l'applicazione cautelare dell'articolo J.3, paragrafo 2, del Trattato sull'Unione europea;
II.L'esigenza di un unico quadro istituzionale coerente
11.riconosce la necessità di definire una visione a lungo termine e misure a breve e medio termine per superare le diverse posizioni degli Stati membri in merito alla portata della politica e della struttura estera, di sicurezza e di difesa europee nonché sul ritmo da adottare per svilupparle;
12.sottolinea l'importanza di un unico quadro istituzionale coerente, in considerazione, innanzitutto, della coerenza richiesta dal Trattato sull'Unione europea e, in secondo luogo, delle esigenze della nuova situazione in materia di sicurezza, che richiedono coerenza tra tutti gli aspetti (militari e non militari) della politica di sicurezza, nonché, in terzo luogo, della trasparenza e della chiarezza delle strutture istituzionali, per agevolare la comprensione da parte del pubblico e l'esercizio del controllo democratico;
13.afferma la propria convinzione che il principio fondamentale di un unico quadro istituzionale coerente implica che l'Unione europea faccia maggior ricorso alla votazione a maggioranza nel settore della politica estera, della sicurezza e della difesa, che sia istituita un'unica struttura amministrativa uniforme, che il Parlamento europeo avochi a sé il potere di esercitare il controllo democratico su tutti gli aspetti di questa politica e che la Commissione ottenga un più ampio ruolo;
14.si rallegra del fatto che tutti gli Stati dell'Unione europea fanno parte dell'UEO sia come membri a pieno titolo, Grecia inclusa, sia come osservatori (Danimarca e Irlanda) e sottolinea che il principio di base di un unico quadro istituzionale coerente implica altresì che il primato dell'Unione europea sull'UEO venga confermato senza ambiguità affinché l'Unione europea prenda le decisioni politiche in merito alla sicurezza e alla difesa e l'UEO attui le decisioni che hanno ripercussioni sulla difesa, e che l'UEO sia incorporata nell'Unione europea entro il 1998, quando verranno a scadere i cinquant'anni di cui all'articolo XII del Trattato modificato di Bruxelles;
15.si aspetta che i membri e gli Stati associati con status di osservatore presso l'UEO rispettino il diritto internazionale e le risoluzioni dell'ONU e rinuncino ad azioni od omissioni che contrastino con i diritti e gli interessi legittimi degli Stati membri dell'UEO, affinché non vengano vanificati lo spirito comunitario e l'azione dell'UEO;
16.reputa che tale principio di base significhi anche che tutti gli aspetti delle relazioni con gli Stati Uniti debbano rientrare nell'ambito delle competenze della stessa autorità politica e che l'Unione europea dovrebbe avere la responsabilità di definire la posizione europea in seno all'Alleanza atlantica; ritiene che ciò consentirà di sviluppare un atteggiamento più coerente verso gli Stati Uniti nonché relazioni meno ambigue tra l'Unione e gli Stati Uniti;
III.Le relazioni UE-UEO e le conseguenze istituzionali della creazione di un unico quadro istituzionale coerente
17.riconosce che la creazione di un unico quadro istituzionale coerente per la politica estera, di sicurezza e di difesa dell'Unione rende necessario un approccio graduale in varie fasi;
18.ritiene che
-nella prima fase l'Unione debba procedere al riordino del proprio assetto istituzionale, ma tenendo fin d'ora presente che l'UEO fa parte dell'Unione;
-in una fase successiva le istituzioni dell'Unione e dell'UEO dovrebbero definire precisamente le loro relazioni integrate e riunirsi a livello pratico;
-nella fase finale, in seguito a una nuova CIG e allo scadere, nel 1998, del periodo di cinquant'anni di cui all'articolo 12 del Trattato modificato di Bruxelles, l'Unione debba assorbire pienamente l'UEO, assumendo piena responsabilità per la politica estera, di sicurezza e di difesa nonché per le relazioni con la NATO;
19.ritiene pertanto che le istituzioni e le procedure della PESC dovrebbero essere sviluppate sulla scorta dei seguenti orientamenti:
a)Per quanto riguarda il Consiglio
-il Consiglio, composto dai ministri degli affari esteri e della difesa, dovrebbe adottare tutte le decisioni politiche in materia di sicurezza e difesa sulla base di orientamenti generali definiti dal Consiglio europeo, mentre il Consiglio UEO (che dovrebbe riunirsi immediatamente dopo le riunioni del Consiglio dell'Unione) verrebbe invitato ad attuare gli aspetti militari di tali decisioni e la Commissione europea ad attuare gli altri aspetti;
-il Consiglio dovrebbe adottare per quanto possibile le sue decisioni a maggioranza qualificata e il Comitato politico previsto all'articolo J.8, paragrafo 5, del Trattato sull'Unione europea dovrà in pratica unirsi al COREPER in questa fase, in vista della sua completa integrazione nella fase seguente;
-in una fase successiva i ministri degli affari esteri e della difesa dovrebbero riunirsi contestualmente al Consiglio dell'Unione e al Consiglio UEO, il ricorso alle deliberazioni a maggioranza qualificata dovrebbe diventare prassi corrente per la politica estera, di sicurezza e di difesa tenendo conto del carattere specifico di tale settore strategico;
-nella fase finale il Consiglio dovrebbe - in base alle condizioni definite dalla CIG di cui al paragrafo 18, terzo trattino - assumere piena responsabilità della politica estera, di sicurezza e difesa;
b)Per quanto riguarda il Parlamento europeo
-il Parlamento europeo elabora le sue proposte sulla politica di sicurezza e di difesa ed esamina le decisioni del Consiglio dell'UEO in materia;
-il Parlamento può rivolgere al Consiglio dell'UEO interrogazioni e raccomandazioni;
-il Parlamento chiede ai rappresentanti del Consiglio dell'UEO di riferire regolarmente circa le attività di detto Consiglio alla commissione del Parlamento europeo competente per le questioni di sicurezza e di difesa;
-il Parlamento eletto a suffragio diretto dovrebbe controllare minuziosamente le decisioni e le azioni nell'ambito PESC non solo per quanto riguarda il Consiglio, nel quadro dell'articolo J.7, ma anche la Commissione, utilizzando tutti gli strumenti conferitigli dai trattati;
-la commissione per gli affari esteri e la sicurezza del Parlamento e i comitati UEO dovrebbero intensificare la loro cooperazione e il Parlamento dovrebbe istituire una commissione a pieno titolo per la sicurezza e la difesa;
-il Parlamento europeo si adopera, in conformità con le intenzioni espresse nella dichiarazione sull'Unione dell'Europa occidentale allegata al trattato dell'Unione europea, per instaurare una stretta cooperazione con gli organi dell'UEO, in particolare l'Assemblea parlamentare;
-in una seconda fase il Parlamento e l'Assemblea UEO dovrebbero tenere sedute comuni, con riunioni simultanee delle loro commissioni competenti;
-il diritto di controllo del Parlamento dovrebbe essere ulteriormente sviluppato e divenire analogo a quelli di cui dispongono i parlamenti degli Stati membri per quanto riguarda la politica di sicurezza nazionale;
-il Parlamento dovrebbe adottare procedure che consentano alla commissione per la sicurezza e la difesa o al proprio Ufficio di presidenza di riunirsi senza indugio in caso di improvvise crisi internazionali, di tenere consultazioni con rappresentanti del Consiglio e della Commissione e di formulare raccomandazioni al Consiglio;
-le disposizioni del trattato sull'Unione europea sul parere conforme del Parlamento per gli accordi internazionali dovrebbero essere interpretate in senso ampio;
-in una terza fase il Parlamento dovrebbe sostituirsi completamente all'Assemblea UEO a livello di sedute e di riunioni di commissione e le competenze e le condizioni in materia di deliberazioni del Parlamento dovrebbero essere definite dalla CIG di cui al paragrafo 18, terzo trattino della presente risoluzione;
-il parere conforme alla maggioranza assoluta dei deputati che lo compongono dovrebbe essere necessario per decisioni fondamentali in materia di politica estera, di sicurezza e difesa (e soprattutto per interventi militari) ed essere esteso alla conclusione di accordi tra l'Unione e paesi terzi ovvero organizzazioni internazionali sul disarmo e il controllo degli armamenti, nonché agli accordi in materia di difesa ai quali partecipi l'Unione;
-il Parlamento, tenuto conto della maggiore e crescente importanza delle questioni di politica di sicurezza e di difesa che formano oggetto di esame dell'Unione europea, viene dotato di un'adeguata infrastruttura amministrativa per esercitare debitamente le sue funzioni;
c)Per quanto riguarda la Commissione
-la Commissione, in particolare il nuovo Commissario responsabile della PESC, dovrebbe sviluppare ulteriormente il proprio contributo alla PESC dell'Unione considerando la sua autonoma corresponsabilità in materia di PESC, basata sul diritto d'iniziativa (articolo J.8, paragrafo 3), la sua piena partecipazione alle attività connesse alla PESC (articolo J.9), la sua responsabilità per la coerenza globale delle attività esterne dell'Unione nel contesto delle sue politiche in materia di relazioni esterne, sicurezza, economia e sviluppo (articolo C) e la partecipazione del Presidente della Commissione al Consiglio europeo (articolo D);
-occorrerebbe istituire una DG per gli affari esteri e la sicurezza, che dovrebbe gradualmente sviluppare una cooperazione stretta e fiduciaria con i ministeri degli affari esteri degli Stati membri nonché un rapporto di lavoro con le agenzie UEO che consenta una maggiore coerenza fra tutti gli aspetti connessi alla sicurezza;
-il Commissario competente e il Segretario generale dell'UEO nonché la DG per gli affari esteri e la sicurezza e il Segretariato generale dell'UEO dovrebbero collaborare ancor più strettamente;
-infine, e in base alle condizioni definite dalla CIG di cui al paragrafo 18, terzo trattino, il Commissario competente assumerà le prerogative del Segretario generale dell'UEO, il Segretariato generale di quest'ultima sarà incorporato nella DG per le relazioni esterne e la sicurezza della Commissione, che dovrebbe essere ribattezzata DG per le relazioni estere, la sicurezza e la difesa;
20.è consapevole che, per quanto riguarda la sicurezza e la difesa, occorre adottare uno sviluppo graduale differenziato, come previsto dalla possibilità di ciascuno Stato membro di non partecipare all'attuazione di azioni comuni (articolo J.3, paragrafo 7) nonché dal riferimento al carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri (articolo J.4, paragrafo 4); chiede che l'Unione mantenga tuttavia la massima compattezza possibile sulle questioni attinenti alla PESC, conformemente all'impegno assunto da tutti gli Stati membri all'articolo J.2, paragrafo 2, in base al quale essi devono provvedere affinché le loro politiche nazionali siano conformi alle posizioni comuni;
21.propone pertanto che qualora un certo numero di Stati membri, pur accettando gli obiettivi e i principi della politica estera e di sicurezza comune, preferissero non parteciparvi sin dall'inizio, gli Stati membri disposti a dare attuazione alla PESC possano utilizzare le istituzioni dell'Unione, mentre gli Stati membri che preferiscono non partecipare alla politica o azione in parola non voterebbero;
22.fa presente che gli Stati membri partecipanti al Consiglio europeo di sicurezza e difesa potrebbero, in caso di gravi difficoltà oggetto di una valutazione comune, decidere di non prendere parte a talune decisioni o all'attuazione di talune decisioni, senza però impedire agli altri Stati membri di prendere decisioni e di attuarle debitamente (clausola dello "opting out");
23.sottolinea che l'obiettivo finale è quello di vedere tutti gli Stati membri partecipare pienamente alla politica estera, di sicurezza e di difesa dell'Unione;
IV.Le relazioni con l'Alleanza atlantica
24.rileva che se l'UEO deve attuare le decisioni politiche dell'Unione europea aventi ripercussioni sulla difesa, essa deve potenziare maggiormente le sue capacità operative, in modo da consentirle per tempo di agire, se necessario, indipendentemente dalla NATO, previa consultazione con gli alleati NATO;
25.osserva che la necessaria indipendenza operativa dell'UEO significa che essa deve poter contare sulle proprie forze militari e disporre di proprie strutture di trasporto (soprattutto aereo), d'osservazione (in particolare via satellite), di ricerca e di informazioni, servizi di programmazione e strutture di comando; ritiene tuttavia che in un primo momento tutto ciò debba essere perseguito in cooperazione con la NATO, attraverso lo sviluppo di una struttura combinata di comando militare e di una formula bicipite; ritiene tuttavia che un organismo europeo di sicurezza non debba necessariamente costituire un doppione di tutte le caratteristiche NATO;
26.ritiene che l'UEO, nel rafforzare e sostenere il pilastro europeo dell'Alleanza atlantica, debba presentare sempre di più posizioni congiunte nell'ambito del processo di consultazione in seno all'Alleanza atlantica sulla base delle opzioni politiche adottate all'interno dell'Unione europea;
27.ritiene che l'Unione debba tener conto della politica stabilita nel quadro della NATO e che, ove possibile e opportuno, i paesi europei debbano prendere le proprie decisioni e agire nel settore della difesa nel quadro dell'Allenza atlantica, ma che se non è possibile trovare un consenso all'interno dell'Alleanza gli Stati membri europei debbano essere in grado di prendere decisioni e misure all'interno del Consiglio dell'Unione;
28.ritiene utile che venga adottata una divisione del lavoro tra l'Alleanza atlantica e l'Unione e che vengano definite varie categorie di azione, in modo che alcune azioni siano di autorità esclusiva dell'Alleanza e altre di autorità esclusiva dell'Unione e altre ancora rientrino nell'ambito di una responsabilità congiunta;
29.ritiene importante che alla fine, insieme alla revisione dei trattati necessaria per la piena integrazione dell'UEO, l'attuale Trattato dell'Atlantico settentrionale venga modificato o venga firmato un nuovo Trattato tra gli Stati Uniti e l'Unione europea che rifletta meglio la nuova relazione di parità tra le due parti dell'Atlantico;
V.La partecipazione degli paesi europei che non sono membri dell'Unione europea
30.ritiene che la dimensione di sicurezza e di difesa dell'Unione europea debba aprirsi a una prospettiva paneuropea che tenga debitamente conto dei pertinenti interessi degli Stati dell'Europa centrale e orientale, nonché dell'Europa del Nord-Est e del Sud-est, Russia compresa;
31.è convinto che occorra incoraggiare la partecipazione di paesi europei non membri dell'Unione, in quanto ciò potrebbe avere un notevole impatto stabilizzante sulla sicurezza europea; propone che questi paesi siano invitati a partecipare all'attuazione delle decisioni adottate da questo Consiglio;
32.ritiene che l'Unione europea possa perseguire una più stretta cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa con altri paesi europei nel quadro della partecipazione comune alla CSCE; ritiene che occorra elaborare procedure per facilitare questa cooperazione all'interno della CSCE; ribadisce che l'Unione deve partecipare a pieno titolo alla CSCE anche per le questioni attinenti alla politica di sicurezza;
33.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, alla UEO, alla NATO, alla CSCE nonché ai governi dei paesi membri della CSCE.