A3-0065/94
Risoluzione sulla povertà delle donne in Europa
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione della on. André-Léonard e altri sulla povertà femminile in Europa (B3-0627/93),
-vista la definizione di povertà nella decisione del Consiglio 85/8/CEE del 19 ottobre 1984: "Per poveri si intendono individui, famiglie e gruppi di persone che dispongono di mezzi (materiali, culturali e sociali) così limitati che non consentono loro di condurre il modo di vita considerato come il minimo accettabile nello Stato in cui vivono",
-visti i nuovi compiti attribuiti all'Unione europea nel settore della politica sociale mediante il Trattato sull'Unione europea e il riassetto dei Fondi strutturali,
-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per i diritti della donna (A3-0065/94),
A.accogliendo con favore il raddoppio dei Fondi per il IV programma di lotta contro la povertà,
B.sottolineando che la povertà e l'esclusione sociale delle donne devono essere combattute con varie misure in ambito sociale, economico e culturale,
C.considerando che nell'Unione esistono più di 18.500.000 disoccupati, oltre 50 milioni di poveri e 3 milioni di senzatetto e che la percentuale di poveri è pari al 15%, la maggior parte dei quali donne, e che si può pertanto parlare di una povertà sempre più al femminile,
D.considerando che nell'ambito di gruppi particolarmente minacciati dalla povertà le donne rappresentano la stragrande maggioranza: il 55% dei disoccupati di lunga durata, il 90% delle famiglie monoparentali e l'80% degli anziani che dipendono dalla protezione sociale sono infatti donne, così come la maggioranza di quanti hanno un impiego scarsamente retribuito,
E.considerando che in tutti gli Stati membri aumenta il fenomeno dell'emarginazione sociale a causa della recessione e della politica condotta dagli Stati stessi e che in tal modo viene avviato un processo di esclusione che colpisce soprattutto le donne,
F.considerando che il moltiplicarsi dei fenomeni di esclusione sociale pone in evidenza l'insufficienza dei sistemi di sicurezza e previdenza sociale,
G.considerando che, dal momento che all'interno dell'Unione la retribuzione delle donne si attesta in media al 70% di quello degli uomini sebbene esse raggiungano spesso alti livelli di capacità e di responsabilità, le donne rappresentano ancora la maggioranza fra quanti guadagnano meno del livello minimo fissato dal Consiglio d'Europa,
H.considerando che molte donne lavorano con orari ridotti, in modo temporaneo o in impieghi che per altri versi non offrono alcuna sicurezza, il che aumenta la loro vulnerabilità nei confronti della povertà; considerando che le carenze nell'assistenza ai bambini in alcuni Stati membri fanno sì che le donne giungano spesso sul mercato del lavoro su basi non paritarie, con un minor potere di contrattazione e una maggiore vulnerabilità allo sfruttamento,
I.considerando che uno degli ostacoli principali al raggiungimento della parità di retribuzione fra uomini e donne è che molti sistemi convenzionali di valutazione e retribuzione del lavoro sono basati sulla discriminazione sessuale e considerando altresì che tali sistemi dovrebbero essere riesaminati, dato che si continuano a riscontrare forti disparità fra uomini e donne,
1.chiede la fissazione in tutti gli Stati membri di un salario minimo garantito per legge e sottolinea l'obbligo di un adeguato compenso e di buone condizioni di lavoro, che garantiscano una protezione nei confronti dell'arbitrio e dello sfruttamento;
2.esorta il Consiglio ad applicare le leggi previste in materia di lavoro e a varare quanto prima direttive sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro delle donne, come, per esempio, le direttive sull'inversione dell'onere della prova, sul congedo parentale o il lavoro atipico;
3.chiede che venga finalmente emanata una direttiva contro le molestie sessuali sul luogo di lavoro, dato che proprio le donne che svolgono lavori scarsamente retribuiti e poco qualificati sono particolarmente esposte alle molestie sessuali;
4.esorta il Consiglio a esaminare se possa essere ampliata la competenza dell'Unione nel settore della sussidiarietà per quanto riguarda la sanità e gli alloggi;
5.invita il Consiglio ad attuare una reale politica di lotta contro la povertà, dotata di un bilancio adeguato che permetta azioni in tale ambito per contrastare il numero in continuo aumento di donne svantaggiate nell'Unione europea;
6.chiede l'aumento del bilancio, nell'ambito dei Fondi strutturali, per misure di formazione professionale e di promozione del lavoro a favore di ragazze e giovani donne, per contrastare l'alto tasso di disoccupazione di questo segmento della popolazione nonché la creazione di azioni specifiche per le donne che rischiano l'esclusione sociale;
7.esorta la Commissione ad avviare, nell'ambito di iniziative comunitarie, indagini relative ai meccanismi e processi che trascinano o trattengono talune persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale e sulle cause dell'aumento della povertà di giovani e donne, allo scopo di definire le azioni specifiche da avviare in tale ambito onde garantirne la (re)integrazione economica e sociale;
8.esorta la Commissione a effettuare, nell'ambito delle statistiche relative alla povertà, una distinzione dettagliata fra percentuali di donne e di uomini nei gruppi colpiti dalla povertà e di tenere altresì conto in tale contesto della povertà nascosta;
9.esorta la Commissione a elaborare una relazione annuale sulla povertà che, accanto a un'analisi dell'evoluzione sociale, contenga proposte relative a misure comunitarie volte a reagire alla povertà e alla discriminazione;
10.invita la Commissione a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema di una povertà sempre più al femminile mediante una campagna di informazione e di tenere esplicitamente conto di tale aspetto nel IV programma per la povertà;
11.invita la Commissione e gli Stati membri a diffondere maggiori informazioni a livello locale sui programmi dell'Unione europea, poiché proprio le donne che vivono in condizioni di povertà hanno scarso accesso alle informazioni;
12.esorta gli Stati membri a rendere esecutiva la raccomandazione del Consiglio sulla custodia dei bambini e a consentire la partecipazione delle famiglie monoparentali alla vita lavorativa mediante misure specifiche, nonché a garantire alle donne un'adeguata custodia dei bambini nei periodi di formazione e di ricerca di lavoro;
13.invita la Commissione ad avviare misure che migliorino i diritti dei lavoratori "atipici" e ad avanzare proposte per garantire un salario equo a tutti i cittadini dell'Unione europea;
14.chiede il riconoscimento delle competenze e delle attività delle donne nella lotta contro i problemi legati alla droga, alla violenza e al razzismo nell'ambito familiare e nel vicinato, nelle zone cruciali, dal punto di vista sociale, delle metropoli europee;
15.chiede un "programma europeo di incontro per le donne che vivono in zone cruciali, dal punto di vista sociale, dell'Unione", sulla falsariga del programma "Gioventù per l'Europa", onde promuovere una professionalizzazione delle competenze di queste donne;
16.invita la Commissione a elaborare una relazione interlocutoria che fornisca informazioni sull'evoluzione demografica;
17.sollecita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare maggiormente i Fondi strutturali per la lotta contro la disoccupazione delle donne; in tale contesto occorre assolutamente portare avanti NOW, quale unica iniziativa comunitaria per le donne, nonché gli altri programmi e reti, quali, per esempio, IRIS, ILE e FORCE, incrementandone la dotazione finanziaria;
18.invita gli Stati membri e la Commissione, in vista della preparazione della Conferenza mondiale delle donne a Pechino nel 1995, a porre soprattutto in rilievo la lotta contro la povertà delle donne e dei bambini;
19.esorta gli Stati membri a prevedere una prestazione sociale specifica per le persone che provvedono alla custodia o alla cura dei figli o dei familiari ammalati, anziani o minorati;
20.invita gli Stati membri a garantire una particolare tutela dell'inquilino per famiglie povere, per donne che allevano da sole i loro bambini e per persone di età avanzata;
21.sollecita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sviluppare progetti e programmi atti a contrastare il problema dei senzatetto, come, per esempio, il Congresso europeo delle iniziative per il problema dei senzatetto oppure le "reti per i senzatetto"
22.esorta il Consiglio e la Commissione a sostenere maggiormente i centri di asilo e di consulenza per le donne senzatetto nonché per le vittime di atti di violenza e a promuovere campagne di informazione sul nesso fra la povertà e le violenze nei confronti delle donne; ricorda che proprio le donne che vivono in condizioni di povertà sono vittime con maggiore frequenza di violenze a sfondo sessuale;
23.fa rilevare che le donne facenti parte di minoranze etniche, che il più delle volte vivono in condizioni di povertà, sono esposte nell'Unione europea ad attacchi di stampo razzista e chiede, pertanto, una più intensa educazione civica dei cittadini per combattere il razzismo;
24.esorta il Consiglio e la Commissione a dare piena attuazione alle raccomandazioni dell'anno 1992 e a esigere dagli Stati membri lo sviluppo di modelli sociali incentrati sulla situazione delle donne nonché l'adeguamento della struttura della spesa pubblica in funzione di tali modelli;
25.esorta il Consiglio e gli Stati membri a coinvolgere maggiormente le reti e le ONG nonché ad assicurare una partecipazione diretta delle persone socialmente svantaggiate e dei loro rappresentanti nelle ONG in sede di definizione di programmi e progetti per la soluzione del problema dell'emarginazione sociale;
26.invita il Consiglio e gli Stati membri ad applicare integralmente le raccomandazioni relative ai criteri comuni in ordine a risorse e prestazioni sufficienti nell'ambito dei sistemi di previdenza sociale nonché le raccomandazioni relative alla convergenza degli obiettivi e delle politiche di protezione sociale;
27.chiede agli Stati membri di istituire strutture volte a facilitare le pratiche amministrative;
28.esorta gli Stati membri a
-incoraggiare concreti programmi d'azione nel settore pubblico e in quello privato per sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro;
-riesaminare radicalmente i sistemi convenzionali di valutazione e retribuzione del lavoro, che sono basati sulla discriminazione sessuale e perpetuano un impari trattamento di uomini e donne, sostituendoli con "sistemi di buona prassi";
29.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Comitato economico e sociale nonché alle parti sociali.