A3-0122/94
Risoluzione sul Libro bianco della Commissione delle Comunità europee: crescita, competitività e occupazione
Il Parlamento europeo,
-visto il Libro bianco della Commissione delle Comunità europee "Crescita, competitività e occupazione - Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo" (COM(93) 0700 - C3-0509/93),
-viste le sue risoluzioni del 13 giugno 1991 sugli strumenti economici e fiscali della politica ambientale e del 17 novembre 1992 sul programma comunitario di politica e azione a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile , in cui si possono trovare molte delle idee riprese ora dalla Commissione,
-visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale e i pareri della commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia, della commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori e della commissione per i diritti della donna (A3-0122/94),
A.profondamente preoccupato in quanto la disoccupazione nella Comunità potrebbe raggiungere quest'anno un livello record di 17 milioni di disoccupati, oltre l'11% della popolazione attiva,
B.riconoscendo che il Libro bianco contiene un'ottima analisi su come l'Unione europea potrà affrontare i problemi della disoccupazione e la gestione di un'economia compatibile con l'ambiente;
C.compiaciuto del fatto che il Libro bianco rileva in molti punti il collegamento fra attività economiche e ambiente,
D.considerando che finora il tasso di disoccupazione è aumentato durante le fasi di recessione e diminuito nel successivo periodo di crescita, senza tuttavia scendere mai al livello precedente alla recessione,
E.considerando che all'attuale tasso di disoccupazione della Comunità, pari all'11%, corrisponde un tasso analogo di circa il 7% negli USA e del 2,5% in Giappone, ma che le politiche praticate da questi paesi non costituiscono esempi da seguire, tenendo conto della precarietà dei posti di lavoro creati e del regresso delle conquiste sociali che sarebbe comportato dall'applicazione di politiche similari in Europa,
F.considerando che la disoccupazione è in parte un problema di carattere strutturale in quanto l'aumento dei posti di lavoro, a fronte di una determinata crescita economica, è più elevato in Giappone e molto più elevato negli Stati Uniti che nella Comunità, rispecchiando la maggiore crescita della produttività dei lavoratori europei,
G.riconoscendo che la relazione "L'occupazione in Europa", elaborata dalla Commissione nel 1993, ha riscontrato che nell'ultimo decennio i costi del lavoro nell'Unione europea si sono evoluti parallelamente alla produttività,
H.deplorando che la ristrutturazione delle economie un tempo pianificate dei paesi dell'Europa centrale e orientale sia un processo più lungo di quanto inizialmente previsto e che il livello di vita nonché i volumi di mercato di tali paesi vicini aumentano pertanto solo lentamente quando addirittura non diminuiscono,
I.compiacendosi che l'accordo raggiunto nei negoziati GATT potrebbe rilanciare la crescita, all'interno dell'OCSE, per un valore di circa 135 miliardi di dollari USA nel corso dei prossimi nove anni, ma preoccupandosi nel contempo per la presenza troppo scarsa delle imprese comunitarie sui mercati emergenti del sud-est asiatico; convinto inoltre che l'Uruguay Round debba essere rapidamente integrato da clausole ambientali e sociali per far sì che i vantaggi della crescita degli scambi mondiali siano tradotti in un progresso in materia ambientale e sociale,
J.augurandosi che la recessione nella Comunità stia finendo e che già nell'anno in corso si registri nuovamente una crescita reale dell'economia, sebbene non ancora sufficiente a bloccare l'aumento della disoccupazione,
K.considerando che sarà necessaria una crescita sostenibile, rispettosa dell'ambiente e non inflazionistica per poter raggiungere l'obiettivo fissato dalla Commissione di creare 15 milioni di posti di lavoro entro la fine del secolo,
L.considerando che il costo del capitale in qualche Stato membro è maggiore che in altre nazioni come il Giappone; considerando altresì che gli investitori giapponesi accettano remunerazioni inferiori e quindi investono di più perché in Giappone la gestione macroeconomica e le politiche industriali sono riuscite a ridurre il rischio che dissuade gli investitori,
M.considerando che la competitività dell'industria europea dipende innanzitutto dalla qualità e dal prezzo dei suoi prodotti nonché dalla relazione tra tali fattori,
N.rilevando che la recessione è uno dei fattori che ritardano i progressi sulla via della realizzazione dell'Unione economica e monetaria,
I.raccomanda le seguenti misure volte a risolvere la crisi strutturale nella Comunità:
Misure strutturali
1.accoglie favorevolmente il Libro bianco "Crescita, competitività e occupazione" quale importante risposta alla drammatica disoccupazione nell'Unione europea;
2.in considerazione delle discrasie dei vari mercati del lavoro, invita la Commissione e gli Stati membri:
-a esaminare, in stretta cooperazione con le parti sociali, il modo in cui funzionano e si adeguano gli uffici di collocamento pubblici e privati, allo scopo di realizzare il massimo decentramento possibile verso i centri locali di collocamento e un approccio più personale verso i singoli casi,
-pur riconoscendo il ruolo positivo degli uffici di collocamento temporaneo pubblici o privati, a introdurre norme volte a evitare, ovunque possibile, la perdita di posti di lavoro permanenti e invita il Consiglio ad adottare senza indugio la direttiva sulle forme atipiche di occupazione,
-a fornire un migliore sostegno ai programmi occupazionali specifici, ad esempio YOUTHSTART, LEDA e ILE,
-a far sì che i programmi di formazione cofinanziati nell'ambito degli obiettivi 3 e 4 del Fondo sociale europeo soddisfino le esigenze chiaramente individuate dei mercati del lavoro,
-a promuovere la generale flessibilità dei mercati dell'occupazione - per loro natura anelastici - e una flessibilità personalizzata per i lavoratori che auspicano un simile approccio, pur garantendo loro un'adeguata tutela;
3.ritiene che i mezzi finanziari previsti dal Libro bianco debbano essere destinati tra l'altro all'attuazione del quinto programma d'azione della Commissione in materia di ambiente denominato "Verso uno sviluppo sostenibile", alla messa in pratica dell'Agenda 21 adottata a Rio nel giugno del 1992 e all'applicazione della legislazione comunitaria in materia di ambiente;
4.è convinto che il futuro dell'economia europea non risieda nella concorrenza con i paesi alla soglia dello sviluppo e quelli dell'Europa centro-orientale allo scopo di conquistare quote di mercato per "vecchi" prodotti; reputa compito prioritario dell'Unione europea migliorare la sua competitività nelle tecnologie di punta e auspica una politica industriale europea continuativa e coerente sulla base delle nuove competenze introdotte nel trattato sull'Unione europea;
5.chiede al riguardo che si metta a punto un'azione concertata, alla quale partecipino la Commissione e il Parlamento europeo, gli Stati membri dell'UE, il mondo scientifico nonché le parti sociali, volta a individuare le esigenze di azione e a formulare strategie di politica industriale;
6.chiede che si ristrutturi il regime fiscale senza intaccare il reddito, riducendo l'imposta sul costo del lavoro e colpendo maggiormente chi inquina e consuma risorse;
7.condanna una strategia che miri esclusivamente alla deregolamentazione; sottolinea la necessità di un impegno equilibrato tra privato e statale in un'economia sociale di mercato ecologica, che da un lato favorisca le forze del mercato e dall'altro fornisca un contesto democraticamente strutturato a un sistema economico socialmente ed ecologicamente sostenibile;
8.ritiene che occorra assolutamente assumere iniziative per rendere più flessibili i mercati nazionali del lavoro, stabilendo contemporaneamente a livello comunitario garanzie comuni di minima per i lavoratori; le fasce di reddito da lavoro più basse dovrebbero ridurre la loro quota di finanziamento ai sistemi di protezione sociale;
9.sottoscrive all'opinione secondo cui la gestione decentrata dell'orario di lavoro sotto il controllo delle parti sociali potrebbe essere un utile strumento per far corrispondere le risorse umane alle esigenze; è convinto che la riduzione delle ore di lavoro non sia in sé una risposta al problema della disoccupazione e possa avere un senso solo in quanto parte di un'attiva politica di creazione di posti di lavoro; reputa però che le riduzioni dell'orario di lavoro negoziate a livello settoriale e aziendale possano contribuire a ridurre la disoccupazione nel breve termine, purché la competitività industriale sia preservata, specialmente mantenendo e anzi accrescendo l'utilizzazione delle capacità;
10.caldeggia l'obiettivo di ridurre gli oneri sociali della manodopera non qualificata per incoraggiare nuove opportunità di occupazione e scoraggiare la prassi della sostituzione del capitale al lavoro; si oppone però a qualsiasi tentativo di sfruttare tale obiettivo come un modo per decurtare i salari reali;
11.ritiene che occorra definire e applicare meccanismi di transizione che portino verso un nuovo modello di sviluppo il quale tenga conto dei costi sociali e ambientali dei nostri modi di produzione e di consumo (come descritto nel capitolo 10 del Libro bianco);
12.invita la Commissione ad accelerare l'elaborazione di nuovi indicatori economici, vale a dire indicatori che tengano conto degli effetti esterni, in particolare la definizione di un calcolo del prodotto nazionale lordo che defalchi l'inquinamento ambientale collegato alla produzione di beni;
13.invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, mediante accordi settoriali, un maggiore impiego del lavoro a tempo parziale come modo per creare posti di lavoro supplementari, a condizione che esso sia accompagnato da garanzie sociali equiparabili a quelle per gli impieghi a tempo pieno; invita il Consiglio ad adottare senza indugio la direttiva sul congedo parentale;
14.ritiene che la diminuzione dei salari e della copertura sociale dei lavoratori non possa costituire una soluzione per lottare contro la dislocazione delle imprese; da un lato fattori diversi dal livello dei salari influenzano le decisioni di dislocazione, specialmente la prossimità di mercati in espansione, la disponibilità di manodopera qualificata, le infrastrutture ad alto rendimento; dall'altro, qualsiasi livellamento dal basso del potere d'acquisto dei cittadini tanto dei paesi industrializzati quanto di quelli del Sud e dell'Est è inaccettabile sapendo che l'attuale crisi economica è anzitutto una crisi di sovrapproduzione e di redistribuzione sperequata degli aumenti di produttività;
15.ritiene che la crescita potrà essere stimolata mediante misure a favore delle piccole e medie imprese volte a creare condizioni quadro favorevoli e a ridurre il burocratismo, in particolare eliminando le restrizioni all'accesso al mercato e migliorando l'informazione sulle possibilità di esportazione; sarebbe proficuo a tale riguardo un dialogo aperto e permanente tra le autorità e l'industria tramite una piattaforma di discussione organizzata;
16.caldeggia iniziative specifiche volte a creare un clima favorevole per le PMI, tra l'altro consentendo loro sistematicamente di partecipare a programmi di ricerca e di sviluppo in materia tecnologica, incoraggiando gli investimenti che creano posti di lavoro e consentendo alle PMI di fruire maggiormente dei vantaggi del mercato interno;
17.invita la Commissione a promuovere, laddove possibile, consultori ambientali regionali per le piccole e medie aziende;
18.riconosce il ruolo significativo delle PMI nella creazione di posti di lavoro e chiede che venga elaborato un programma per l'eliminazione degli ostacoli burocratici e delle spese generali previste dalla legislazione che ostacolano il progresso di tali imprese,
Competitività - Riduzione dei costi - Reti d'infrastruttura
19.ritiene che il mercato interno previsto dalla Commissione nel Libro bianco del 1985 dovrà essere completato e consolidato il più rapidamente possibile; si potranno in particolare ottenere economie accelerando le attività relative alle norme comuni e al riconoscimento reciproco dei certificati tecnici nonché l'attuazione del sistema definitivo in materia di imposta sul valore aggiunto;
20.chiede alla Commissione di sottoporre al Parlamento e al Consiglio proposte di orientamenti per progetti concreti volti a migliorare l'infrastruttura dell'Unione nei settori dei trasporti (in particolare, i trasporti ferroviari, combinati strada-ferrovia, fluviali), dell'energia (in particolare, l'eliminazione dei monopoli e lo sviluppo delle energie rinnovabili), delle telecomunicazioni e della protezione dell'ambiente (in particolare, la gestione dei rifiuti e la depurazione delle acque), progetti che potranno effettivamente essere realizzati all'interno del calendario previsto; a tal fine sollecita il Consiglio e la Commissione ad adottare un approccio coerente verso le reti transeuropee; nel contempo la Commissione dovrebbe riferire quali stanziamenti sono stati già finora mobilitati e quale quota degli stanziamenti disponibili non è stata assegnata per mancanza di richieste e in che modo essa controlli l'impiego conforme alle norme degli stanziamenti negli Stati membri;
21.ritiene che il potenziamento e lo sviluppo delle reti transeuropee di trasporti rivesta particolare importanza tanto per l'occupazione nell'Unione quanto per la realizzazione del mercato interno europeo come pure per gli scambi con gli altri Stati d'Europa; esorta i governi e i parlamenti degli Stati dell'Unione ad assumersi la loro responsabilità prioritaria riguardo alla sollecita programmazione, sovvenzione e attuazione dei progetti transeuropei in materia di trasporti; chiede inoltre agli altri partecipanti alla seconda Conferenza paneuropea dei trasporti, che si svolgerà a Creta nel marzo 1994, di impegnarsi assieme all'Unione europea a elaborare efficaci procedure che consentano una rapida creazione di reti paneuropee di trasporti;
Competitività - Miglioramento strutturale
22.ritiene che si debbano potenziare gli sforzi della Comunità e degli Stati membri al fine di raggiungere l'obiettivo prefissato di destinare il 3% del PIL al settore della ricerca e dello sviluppo; a tale riguardo occorre prevedere gli adeguati incentivi per il settore privato, in particolare eliminando gli ostacoli amministrativi superflui e migliorando la cooperazione tra le imprese e le università a livello comunitario;
23.ritiene che l'identificazione dei settori di ricerca promettenti richieda un'autentica partnership tra il settore pubblico e quello privato con il minimo di procedure decisionali burocratiche; si dovranno rafforzare, anziché un sistema verticale di preferenze statali, le strutture quadro orizzontali per la ricerca e lo sviluppo, che comprendono anche, tra l'altro, la protezione della proprietà intellettuale all'interno della Comunità e verso l'esterno;
24.sottolinea l'importanza degli aiuti alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie ecologiche, per essere competitivi e creare posti di lavoro sicuri;
25.ritiene che si debba migliorare l'applicazione dei risultati della ricerca e dello sviluppo a prodotti competitivi e adeguati alle esigenze del mercato; le imprese sono al riguardo invitate a dimostrare una maggiore disponibilità al rischio nella messa a punto di prodotti competitivi nonché a rivedere procedure e strutture burocratiche che impediscano l'applicazione di tali risultati;
26.chiede che venga lanciata un'offensiva di qualificazione orientata sul principio dell'apprendimento permanente; chiede in tal senso che si tenga conto in modo coerente della parità di opportunità tra donne e uomini; gli Stati membri devono dare la priorità all'ottimizzazione dei loro sistemi di formazione professionale per dare ai lavoratori la possibilità di migliorare le loro qualifiche professionali durante la loro intera vita lavorativa mediante la formazione e il perfezionamento permanente; dovrebbe avere la priorità un'efficace riqualificazione dei disoccupati che non trascuri il mercato del lavoro; al tempo stesso devono essere create risorse per l'occupazione della manodopera meno qualificata;
27.ritiene che il rapporto qualità/prezzo dei prodotti europei possa essere migliorato
-ponendo maggiormente l'accento sul rinnovamento tecnico-organizzativo dell'industria, tra l'altro attraverso un incremento delle dimensioni di scala, un miglioramento qualitativo nel settore della subfornitura e un più accentuato sforzo di qualità nelle grandi imprese in virtù di un migliore sfruttamento del potenziale umano (p. es. la valorizzazione delle idee sul posto di lavoro);
-con l'alleggerimento degli oneri finanziari e con livelli più realistici dei corsi di cambio delle valute europee (per es. nei confronti del dollaro); a tal fine è necessario un ulteriore abbassamento dei tassi sul mercato monetario e la realizzazione quanto più rapida possibile di una nuova tappa dell'Unione monetaria mediante nuove e più incisive disposizioni che facilitino lo sviluppo dell'impiego dell'ECU come moneta comune,
-con la promozione da parte degli enti territoriali e nazionali degli Stati membri e dell'Unione europea, di progetti innovativi che vengano incontro alle urgenti esigenze della società;
28.invita la Commissione a esaminare l'idoneità degli strumenti di regolazione quantitativa, come le licenze ambientali negoziabili e il registro delle emissioni;
29.chiede uno studio sul finanziamento della sicurezza sociale onde verificare se essa possa essere finanziata con il gettito IVA anziché con l'imposta sul costo del lavoro;
30.ritiene che i compiti degli enti territoriali vadano costantemente valutati criticamente sul piano del rispetto dei principi di mutua solidarietà, parità e dell'esigenza di un'adeguata difesa degli interessi della società;
31.sollecita la Commissione e gli Stati membri a fungere da esempio applicando elevati standard ambientali nel quadro delle proprie politiche di approvvigionamento, in modo da fissare criteri ambientali sostenibili;
32.rileva al riguardo che un riorientamento è più verosimile di una semplice riduzione dei compiti pubblici;
33.si esprime a favore di una costante ricerca pragmatica sulla opportuna distribuzione di compiti fra enti territoriali e settore privato nel quadro degli obiettivi suindicati e respinge risolutamente i pregiudizi ideologici che guardano unicamente alle dimensioni del settore pubblico;
34.ritiene che ridurre il problema dell'insufficiente competitività europea esclusivamente a una questione di costi salariali costituirebbe un approccio errato oltre che poco lungimirante e che occorra tener conto anche del ruolo della politica in materia di tassi di cambio e di ricerca e sviluppo nel settore dell'innnovazione;
35.rileva al riguardo
-che il costo del lavoro riflette l'alta produttività europea, per cui le differenze di prezzo sul mercato sono tuttora esigue;
-gli incrementi dei salari reali in Europa sono stati di scarsa entità; la perdita di competitività intervenuta è per lo più imputabile a modifiche nei rapporti di cambio (sottovalutazione in termini di parità di potere d'acquisto del dollaro e monete collegate, basso costo dello yen);
36.ritiene che il problema dell'Europa risieda non tanto nell'elevato costo del lavoro - che costringe ad aumentare la produttività con conseguente espulsione di manodopera - bensì nell'insufficiente creazione di nuove attività innovative che assicurino un'adeguata crescita dell'occupazione;
37.riconosce che l'economia europea, a differenza di quella statunitense, non è caratterizzata da sufficiente dinamismo; ritiene pertanto che la sfida per l'Europa sia la creazione, da parte dell'industria e dei pubblici poteri, di condizioni atte a favorire un rinnovato dinamismo, senza peraltro pagare, come avviene negli USA, un prezzo sempre più elevato in termini di deterioramento del clima sociale e della vivibilità;
38.ritiene realistica l'analisi della Commissione europea che indica la "soglia occupazionale" in un tasso di crescita di oltre il 2,5%, il che significa che solo superando tale tasso sarà possibile ridurre una disoccupazione tanto elevata;
39.ritiene che l'abbassamento di tale soglia, che corrisponde a incrementi di produttività e ad un aumento dell'offerta sul mercato del lavoro, sia inauspicabile e irrealistico;
40.conclude che la disoccupazione, inaccettabilmente elevata e in continua crescita, vada combattuta garantendo all'Europa una crescita sostenuta superiore al 3%; ritiene peraltro che tale crescita debba essere qualitativa e portare a un minore consumo di materie prime e a una riduzione dell'inquinamento ambientale;
41.constata che le precondizioni di tale crescita qualitativa possono essere stabilite dall'Unione europea, mediante una ristrutturazione del sistema impositivo e dando vita a un quadro economico stimolante;
42.constata peraltro che la rinascita dell'Europa dipende dalla seria cooperazione degli Stati membri e dell'industria;
43.invita la Commissione a insistere sull'applicazione coerente della procedura di valutazione dell'impatto ambientale e di subordinare ad essa la concessione degli aiuti;
II.chiede alla Commissione di riferirgli regolarmente circa lo stato dell'attuazione del Libro bianco in preparazione della procedura di bilancio e delle sessioni del Consiglio europeo;
III.invita la Commissione, vista la molteplicità delle questioni trattate nel Libro bianco e le loro vaste conseguenze per la Comunità, a organizzare quanto prima un'audizione comune della Commissione e del Parlamento per esaminare approfonditamente come meritano tali questioni;
IV.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.