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Parlamento Europeo - 10 marzo 1994
Occupazione

A3-0079/94

Risoluzione sull'occupazione in Europa

Il Parlamento europeo,

-vista la sua risoluzione dell'8 luglio 1992 sul mercato europeo del lavoro dopo il 1992 ,

-viste le sue risoluzioni del 15 dicembre 1993 sulle conclusioni del Consiglio europeo di Bruxelles e del 19 gennaio 1994 sul programma legislativo per il 1994 ,

-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn.

a)Glinne e Vandemeulebroucke, sulla crescita dell'occupazione grazie all'economia alternativa (B3-0989/93)

b)Lafuente Lopez, su un Fondo comunitario di solidarietà per l'occupazione,

-vista la relazione della Commissione sull'occupazione (COM(93) 314),

-vista la Comunicazione della Commissione su un Quadro comunitario per l'occupazione (COM(93) 0238 - C3-0231/93),

-visto il Libro bianco della Commissione su "Crescita, competitività e occupazione" (COM(93) 0700),

-viste le conclusioni del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 1993 (SN373/93),

-vista la relazione della commissione per gli affari sociali, l'occupazione e le condizioni di lavoro e visti i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori e della commissione per i diritti della donna (A3-0079/94),

A.considerando che l'integrazione delle nostre economie impedisce di considerare la disoccupazione nei dodici Stati membri come altrettanti problemi nazionali,

B.considerando che il dibattito sull'occupazione nell'Unione europea non può essere dissociato dall'internazionalizzazione crescente dell'economia,

C.convinto dell'opportunità di intavolare con i principali concorrenti dell'Unione europea, soprattutto nell'area asiatica e del Pacifico, all'insegna di una libera concorrenza e di mercati aperti, un dialogo costruttivo su una leale concorrenza e sull'apertura dei mercati,

D.considerando che l'ulteriore sviluppo del mercato del lavoro nell'Unione europea dipende anche dal processo di trasformazione sociale dei paesi terzi limitrofi e che l'apertura politica dell'Europa centrale, orientale e sudorientale ha creato divari salariali con notevoli ripercussioni anche per gli Stati membri dell'Unione europea, per cui occorre eliminare tali disparità mediante lo sviluppo economico e sociale di tali paesi,

E.considerando che la disoccupazione in seno all'Unione europea raggiunge un livello tale da esigere da parte degli Stati membri e della Comunità una politica volontaristica, politica che deve necessariamente abbandonare i sentieri battuti dalla tradizionale lotta alla disoccupazione, tenendo conto in particolare della eccessiva incidenza della disoccupazione femminile e giovanile,

F.considerando che l'obiettivo della piena occupazione non può essere abbandonato sotto la pressione di circostanze difficili,

G.considerando che la politica di lotta contro la disoccupazione deve evitare di mettere l'accento sui bassi livelli salariali per creare migliori condizioni di competitività con i paesi a basso costo del lavoro ma deve piuttosto mettere l'accento su una formazione ad alto livello,

H.deplorando a questo proposito che il Libro bianco, in materia di azioni a favore dell'occupazione, si limiti a catalogare le iniziative ed esperienze degli Stati membri, senza farne scaturire iniziative politiche prioritarie a livello dell'Unione,

I.congratulandosi con la Commissione per il capitolo 10 del Libro bianco ("Riflessioni sul nuovo modello di sviluppo per la Comunità") e insistendo per una strategia basata sullo sviluppo sostenibile, tema per il quale chiede la costituzione di un gruppo di lavoro specifico ad alto livello,

J.considerando che il futuro della costruzione europea dipende dalla risposta che l'Unione saprà fornire prioritariamente al problema della disoccupazione, segnatamente giovanile,

K.considerando che il Libro bianco sottolinea giustamente, per quanto concerne l'azione comunitaria, l'importanza dell'istruzione e della formazione ma sembra lasciare ai soli Stati membri il trattamento della questione del funzionamento dei mercati del lavoro, con il rischio di un deterioramento del funzionamento del mercato interno (concorrenza sleale, dumping, etc.),

L.deplorando il fatto che la Commissione accenni appena all'importanza dell'ambiente per l'occupazione e considerando che, qualora il problema della protezione per l'ambiente non sia affrontato in maniera incisiva, l'industria dell'Unione perderà mercati e, quindi, posti di lavoro,

M.considerando che è possibile creare un maggior numero di posti di lavoro sgravando l'onere fiscale dal lavoro dipendente e imponendolo sui combustibili fossili, sull'energia nucleare, sull'inquinamento ambientale e sulle materie prime esigue,

1.si rallegra del fatto che il Libro bianco rompa con il fatalismo che consiste nell'accettare di fatto la crescita continua della disoccupazione e nel supporre che la soluzione emergerà spontaneamente con la ripresa della crescita, ma ritiene cionondimeno necessaria a breve termine una vigorosa politica comune dell'occupazione tenendo presente che un mutamento di indirizzo dalla crescita economica tradizionale allo sviluppo sostenibile è non solo necessario per salvaguardare la natura e l'ambiente ma anche per creare un più alto numero di posti di lavoro;

2.si compiace per il fatto che sia il Libro bianco sia le conclusioni del Consiglio europeo sottolineano la rilevanza di un'economia solidaristica oltreché del mantenimento del modello sociale europeo, ma si rammarica che il Libro bianco non prenda in esame né i rischi che l'attuale deterioramento della situazione occupazionale rappresenta per i sistemi di protezione sociale degli Stati dell'Unione né le ripercussioni che le misure proposte potrebbero determinare;

3.esprime preoccupazione per i fatto che, nelle sue decisioni sugli orientamenti economici, il Consiglio Ecofin si concentra eccessivamente sulla crescita economica e non tiene adeguatamente conto degli effetti a medio termine sull'occupazione; insiste affinché la politica a breve termine sia meglio armonizzata con gli orientamenti di medio periodo;

4.è convinto che l'Unione possa fornire un proprio valore aggiunto alla lotta per l'occupazione mediante un costante e pieno appoggio alla coesione economica e sociale, la creazione di uno spazio monetario, la concentrazione degli strumenti finanziari (Fondi strutturali, iniziativa europea di crescita, prestito comunitario), una politica comune di ricerca e sviluppo, l'impulso alle capacità e alle forze tecnologiche comunitarie, la definizione di garanzie minime comuni per i lavoratori e il coordinamento tra le politiche nazionali;

5.invita la Commissione e gli Stati membri a perseguire progressivamente uno sviluppo sostenibile ponendo l'accento economico e politico non più sull'agricoltura chimica ma su quella biologica, non più sulle tecnologie industriali inquinanti ma su una produzione pulita, non più sulle autostrade ma sui trasporti pubblici, non più sull'energia nucleare e sui combustibili fossili ma sulla conservazione dell'energia e le energie rinnovabili, non più sullo sfruttamento di risorse scarse ma sulla riparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali, creando più parchi di riserva naturale e tutelando i centri storici;

6.chiede alla Commissione di approfondire nella sua relazione annuale i rapporti intercorrenti fra occupazione e "sviluppo sostenibile" e fra occupazione e ambiente;

7.invita la Commissione e gli Stati membri a preparare sin d'ora dei piani di riconversione per tutte le "industrie tradizionali di base", a sviluppare le nuove "industrie di base" (telecomunicazioni, biotecnica, ingegneria oceanografica, programmazione, informatica, elettronica, etc.), a sviluppare l'"economia alternativa", a creare e sviluppare servizi centrati sui problemi umani e a definire congiuntamente una strategia comune in materia di politica dell'occupazione, senza pregiudizio delle misure da prendere in funzione delle specifiche caratteristiche nazionali; chiede che si promuova lo scambio di esperienze in campo sociale e il sostegno finanziario all'effettiva esportazione sistematica di know-how, per esempio in materia di anziani e di cura dei bambini;

8.insiste sull'incoraggiamento da dare allo sviluppo economico creando un contesto fiscale, amministrativo e finanziario favorevole alle piccole e medie imprese, che sono le componenti più dinamiche dell'economia comunitaria;

9.ricorda la necessità di migliorare l'efficacia del mercato dei capitali e dei sistemi di pagamento intracomunitari, allo scopo di incoraggiare l'afflusso del risparmio, dei crediti e delle liquidità verso gli investimenti e i consumi che generano occupazione;

10.sottolinea, ai fini del finanziamento delle misure creatrici di occupazione, la necessità di un impegno degli investitori privati nei progetti di interesse europeo efficaci suscettibili di essere sostenuti dalla Comunità europea, con conseguente riduzione dei costi e dei rischi finanziari;

11.esige che il Consiglio esamini le questioni relative all'occupazione e alla disoccupazione alla stessa stregua delle questioni macroeconomiche e finanziarie, per esempio tornando alla formula del "Consiglio Jumbo", cui dovranno essere associati i ministri competenti per un determinato settore particolarmente ricco di opportunità per la creazione di posti di lavoro, come, per esempio, l'ambiente;

12.ha appreso, compiacendosene, che la Commissione ha insediato due gruppi di lavoro onde conferire risvolti concreti alle idee concernenti i settori trasporti/energia e informazione/telecomunicazioni; reputa che occorra insediare, con analoga tempestività e con la stessa composizione, un gruppo di lavoro che renda operative le idee enunciate nei capitoli 7, 8 e 9;

13.giudica necessaria l'organizzazione regolare di un serio dialogo istituzionalizzato fra tutti i responsabili, che renda possibile un solido e concreto impegno a favore di un piano per l'occupazione ispirato ai principi-guida qui di seguito enunciati;

Istruzione e formazione

14.concorda con l'importanza riconosciuta alla formazione professionale e alla riqualificazione nonché alla necessità di miglioramenti costanti e al ruolo specifico che l'Unione è chiamata a svolgere in materia; sottolinea tuttavia che l'azione in materia di formazione professionale e di riqualificazione deve essere centrata anche sullo sviluppo e sul riconoscimento dei più elevati livelli di qualificazione: la risposta ai bisogni di manodopera altamente qualificata potrebbe infatti permettere di liberare posti di lavoro di livello intermedio;

15.invita la Commissione e gli Stati membri a

-tenuto conto delle lacune della formazione iniziale dei giovani nei confronti dei nostri concorrenti diretti sul mercato mondiale, riflettere sul futuro del nostro sistema scolastico, nel senso di un maggior decentramento, diversificazione, individualizzazione e creatività, e a creare programmi pilota destinati ad alcune categorie di giovani che si trovano svantaggiati sul mercato del lavoro;

-stanti le difficoltà di trovare un impiego a chi, pur avendo terminato gli studi, non possiede sufficienti qualifiche, estendere la formazione scolastica in modo tale da conciliare teoria e pratica, associando formazione scolastica e formazione in azienda (sistema duale)

-vista l'insufficienza dell'offerta di manodopera qualificata rispetto ai bisogni delle imprese, creare, con l'aiuto delle imprese e delle parti sociali, un sistema che favorisca la relazione apprendimento-lavoro nel quadro dell'insegnamento, al fine di facilitare l'accesso al mercato del lavoro;

-sviluppare una politica comune di formazione permanente e a garantirne l'accesso mediante buoni, assegni, accrediti di ore, ecc.;

-vista la mobilità intereuropea, regolamentare una volta per tutte l'equiparazione dei diplomi e dei livelli di studio;

16.riconosce che l'introduzione di nuove tecnologie richiede maggiore rapidità e flessibilità nel settore economico e lavoratori più qualificati a tutti i livelli e a tale riguardo ritiene che occorra creare le strutture necessarie onde permettere ai lavoratori europei di sviluppare la capacità di essere costantemente autodidatti capaci;

Funzionamento dei mercati del lavoro

17.constatando il malfunzionamento dei diversi mercati del lavoro, invita la Commissione e gli Stati membri a

a)riflettere sul funzionamento e l'adeguamento dei servizi e delle agenzie di collocamento, ivi compresa la formazione degli operatori, associando strettamente le parti sociali nel senso di un maggiore decentramento verso i poli occupazionali locali e un approccio più personalizzato verso ogni individuo;

b)introdurre, pur riconoscendo il ruolo positivo delle agenzie di collocamento temporaneo pubbliche o private, norme volte a evitare al massimo la perdita di posti di lavoro permanenti e invita il Consiglio ad adottare senza indugio la direttiva sul lavoro atipico,

c)sostenere più ampiamente i programmi specifici per l'occupazione, quali, per esempio, YOUTHSTART, LEDA, ILE, ecc.,

d)vegliare a che i programmi di formazione cofinanziati a titolo degli obiettivi 3 e 4 del Fondo sociale europeo rispondano a bisogni chiaramente identificati dei mercati del lavoro;

e)promuovere la flessibilità generale dei mercati dell'occupazione, aventi strutture rigide, e una flessibilità personalizzata a beneficio dei lavoratori che la desiderino, garantendo loro un adeguato quadro di protezione adottando provvedimenti correlati e potenziando strutture dello stesso tipo, con specifico riferimento agli eurosportelli sociali (EURES);

f)incoraggiare la mobilità di istruttori e apprendisti, in particolare i giovani, e a sviluppare gli scambi di informazioni e di esperienze su temi comuni ai vari sistemi di formazione degli Stati membri;

g)portare a compimento, nel corso della Presidenza greca, la procedura di adozione della direttiva sulla rappresentanza dei lavoratori all'interno delle imprese europee nell'ambito del protocollo sociale, avviata dalla Presidenza belga, in particolare per meglio controllare il processo di delocalizzazione di imprese all'interno dell'Unione; ritiene che questa direttiva dovrebbe comprendere anche misure relative alla partecipazione dei lavoratori;

h)esaminare in quale misura sarebbe possibile creare nel settore delle famiglie, a favore delle persone particolarmente colpite dall'occupazione, condizioni di lavoro caratterizzate da vantaggi fiscali, considerando che le esigenze delle famiglie costituiscono una fonte importante di creazione di posti di lavoro di prossimità che potrebbero svilupparsi nella maggior parte degli Stati dell'Unione europea se fossero incoraggiate da disposizioni amministrative e una limitazione degli oneri obbligatori in funzione del carattere specifico di questi posti di lavoro;

i)esaminare in quale misura sarebbe possibile promuovere più efficacemente la creazione di attività indipendenti;

18.si oppone vigorosamente all'idea di una deregolamentazione sistematica e ritiene che le misure volte a rendere più flessibili i mercati nazionali dell'occupazione debbano essere imperativamente accompagnate, a livello comunitario, dalla definizione comune di garanzie minime per i lavoratori; rileva tuttavia che la flessibilità non dovrebbe mettere a repentaglio la sicurezza e la salute dei lavoratori;

19.ritiene che la deregolamentazione delle condizioni di lavoro non costituisca una soluzione efficace ai fini di una maggiore competitività, giacché conduce alla scomparsa della forza di lavoro qualificata, che è il requisito fondamentale per il mantenimento di un sano tessuto industriale;

20.è convinto della necessità, per incidere sulla pressione migratoria, di elaborare una politica d'intesa con i paesi di emigrazione; in quest'ambito gli Stati membri dovrebbero stipulare accordi con detti paesi in funzione delle previsioni relative all'offerta e alla domanda sui mercati del lavoro e disciplinare in particolare: formazione professionale, mansioni adeguate per gli immigrati qualificati e ritorno volontario nel paese d'origine;

Divisione del lavoro

21.condivide l'idea che la gestione decentrata dell'orario di lavoro, sotto la responsabilità delle parti sociali, possa costituire uno strumento di adeguamento delle risorse umane ai bisogni; ritiene che la riduzione dell'orario di lavoro sia atta a promuovere una migliore ripartizione delle mansioni disponibili - fermo restando l'eventuale ricorso a vari strumenti: una settimana lavorativa di quattro giorni o di 35 ore, congedi di formazione, lavoro part-time su base facoltativa - e che abbia un senso solo nel quadro di una politica attiva di creazione di posti di lavoro; ritiene tuttavia che tale riduzione dell'orario lavorativo, negoziata a livello settoriale, possa contribuire a breve termine a limitare la disoccupazione, segnatamente mediante il mantenimento o l'aumento del tempo di utilizzo degli impianti;

22.chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere, mediante accordi settoriali, un maggiore ricorso al tempo parziale come possibilità di creare posti di lavoro supplementari, purché a esso si affianchino garanzie sociali paragonabili a quelle relative agli impieghi a tempo pieno; chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere, mediante accordi fra le parti sociali, un maggiore ricorso al tempo parziale come possibilità di creare posti di lavoro supplementari e di promuovere iniziative tese ad incentivare la riorganizzazione del lavoro su base sia collettiva (riduzione dell'orario lavorativo giornaliero o settimanale) sia individuale (interruzione di carriera, anno sabbatico, congedo parentale, ecc.);

23.chiede al Consiglio di adottare senza indugio la direttiva sul congedo parentale;

Costo del lavoro

24.sostiene l'obiettivo di ridurre il costo non salariale del lavoro per favorire l'emergere di una nuova offerta di impieghi e scoraggiare la sostituzione del capitale al lavoro; rifiuta tuttavia la distorsione che consisterebbe nel fare di questo obiettivo un obiettivo di diminuzione dei salari reali;

25.si pronuncia, nell'intento di ridurre i costi salariali collaterali, a favore di uno stralcio delle componenti della previdenza sociale di cui usufruisce la collettività e che pertanto dovrebbero essere finanziate grazie agli introiti fiscali;

26.auspica che la pressione fiscale sui redditi da lavoro sia essenzialmente trasferita sulle operazioni sui mercati finanziari che siano prive di qualsiasi concreta giustificazione economica, fra l'altro introducendo aliquote fiscali per le operazioni finanziarie;

27.rileva che la produttività, oltre che tramite inferiori retribuzioni e soppressione dei posti di lavoro può essere aumentata anche tramite una migliore organizzazione lavorativa e manageriale, la motivazione dei collaboratori, prodotti di migliore qualità, una più rapida trasformazione dei risultati della ricerca in prodotti commercializzabili e il reperimento di nuovi mercati in crescita e chiede che i guadagni di produttività siano destinati prioritariamente alla creazione di occupazione;

28.ritiene che la moderazione salariale accettata dai lavoratori per permettere investimenti debba essere accompagnata dal riconoscimento di un diritto di partecipazione effettiva dei lavoratori (per esempio, sotto forma di azioni) ai risultati di tali investimenti;

29.reputa che per mantenere la pace sociale si potrebbe indennizzare, tramite modelli di partecipazione al patrimonio produttivo e ai ricavi delle imprese, la rinuncia dei lavoratori all'aumento del salario reale ai fini del potenziamento delle imprese;

30.mette in guardia contro l'idea che la riduzione dei salari minimi costituisca una soluzione per lottare contro la delocalizzazione degli investimenti verso paesi produttori a salari bassi;

31.caldeggia una leale concorrenza con i partner commerciali mondiali affinché, grazie al progresso economico, si possa addivenire a un adeguato progresso sociale;

32.ritiene in particolare indispensabile prevedere una clausola sociale negli accordi commerciali internazionali (quale, per esempio, il sistema di preferenze generalizzate comunitarie) basata sul rispetto delle convenzioni dell'OIL in generale e, più precisamente, quelle sulla libertà di associazione, sul divieto di lavoro coatto e sulla lotta contro il lavoro minorile;

33.ritiene che il dibattito sull'eventuale effetto dissuasivo rispetto alla ricerca attiva di un impiego delle misure di sostegno al reddito dei disoccupati non debba occultare il problema di fondo, che è quello di ridurre la penuria di impieghi; invita tuttavia gli Stati membri a introdurre maggiore elasticità nei meccanismi di sostegno al reddito dei disoccupati, al fine di evitare che questi siano condannati all'accettazione passiva della loro situazione (per esempio, per il divieto di intraprendere volontariamente una formazione) e a non prendere decisioni sfavorevoli ai redditi derivati dal lavoro salariato rispetto ai redditi di ridistribuzione o a quelli non ufficiali;

34.ritiene che i governi debbano astenersi da politiche sociali e fiscali che mettano in posizione di svantaggio le donne lavoratrici o le penalizzino;

35.reputa auspicabile che il passaggio dalla disoccupazione al lavoro redditizio sia strutturato in maniera più flessibile e agevolato sul piano finanziario, il che potrebbe essere reso possibile grazie a speciali salari di ingresso per disoccupati di lunga durata, una maggiore accettabilità dei criteri per occupare un posto di lavoro oltreché grazie ad un accredito solo parziale di ulteriori retribuzioni per lavori prestati da beneficiari di sussidi di disoccupazione e di assistenza sociale;

36.invita la Commissione e gli Stati membri a

-prendere misure per modificare la struttura dei prelievi obbligatori a favore dei fattori di produzione lavoro e capitale e a carico dei fattori nocivi per l'ambiente;

-cercare nuove fonti di finanziamento e fiscali per colmare la diminuzione dei contributi sociali, segnatamente mediante l'introduzione di tasse ambientali, su prodotti di consumo nocivi e sui redditi dei capitali finanziari, come proposto dalla Commissione e appoggiato dal Parlamento europeo sin dal 1989;

-promuovere nuove concezioni del lavoro e dell'organizzazione del lavoro meno onerose per le imprese e per la società, conformemente alle aspirazioni individuali, come il lavoro a distanza, la produzione a domicilio e le unità di produzione decentrate;

Nuovi bacini di occupazione

37.auspica la promozione dello sviluppo di impieghi che corrispondano a bisogni inespressi dei mercati dei beni e dei servizi (lavori di utilità sociale), al fine di evitare l'emarginazione di quanti non trovino impiego sul mercato del lavoro; ritiene peraltro che un nuovo modello di sviluppo (settore del "fai da te") implichi la necessità di concepire nuovi prodotti, materiali e strumenti e persino nuovi tipi di colture;

38.auspica la creazione di un "terzo settore" di economia sociale, cofinanziato dai poteri pubblici (anche utilizzando una parte delle spese sociali, attualmente "passive") e da contributi privati, ivi compreso quello degli utenti, che potrebbero partecipare alla gestione stessa di tali iniziative; una fiscalità ad hoc, di sostegno, potrebbe in tal modo essere applicata in funzione della creazione di nuovi posti di lavoro;

39.invita la Commissione a presentare proposte per ampliare il programma LIFE, il quale costituirà la base per un progetto ECO per l'occupazione; siffatti programmi forniscono sostegno fra l'altro

-alle innovazioni nel campo della tecnologia ambientale nelle PMI;

-alla logica della riutilizzazione e delle tecnologie del recupero;

-ai sistemi di efficienza energetica;

-alla depurazione dei terreni contaminati;

40.si impegna a invitare i membri eletti dei parlamenti degli Stati membri specificamente competenti per le questioni attinenti all'occupazione a riunirsi con il Parlamento europeo per esplorare, in modo concertato, i progetti nazionali o comunitari meglio atti a concretizzare l'azione europea a favore dell'occupazione;

41.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale, ai parlamenti degli Stati membri, nonché alla Confederazione europea dei sindacati e all'Unice.

 
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