A3-0134/94
Risoluzione sulle conseguenze del processo di istituzione dell'UEM a livello di politica sociale
Il Parlamento europeo,
-visto il trattato sull'Unione europea, segnatamente l'articolo B, primo trattino, così come l'articolo 2 del trattato CE,
-viste le proprie proposte presentate nel corso delle conferenze intergovernative e che sono riprese nelle risoluzioni del 16 maggio 1990 sull'Unione economica e monetaria , dell'11 luglio 1990 sulla Conferenza intergovernativa nel contesto della strategia del Parlamento in vista dell'Unione europea , del 10 ottobre 1990 sull'Unione economica e monetaria , del 22 novembre 1990 recante il parere del Parlamento sulla convocazione delle Conferenze intergovernative sull'Unione economica e monetaria e sull'Unione politica ,
-vista la sua risoluzione del 7 aprile 1992 sui risultati delle conferenze intergovernative ,
-vista la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori , nonché il relativo programma d'azione ,
-viste le proprie ripetute richieste miranti a far sì che la convergenza sociale sia oggetto di un'attenzione pari a quella dedicata alla convergenza economica e monetaria,
-vista la raccomandazione 92/442/CEE del Consiglio del 27 luglio 1992 relativa alla convergenza degli obiettivi e delle politiche sociali ,
-viste le conclusioni dei Consigli europei di Copenaghen del 22 giugno 1993 e di Bruxelles del 10 e 11 dicembre 1993 ,
-visto l'articolo 148 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per gli affari sociali, l'occupazione e le condizioni di lavoro nonché il parere della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale (A3-0134/94),
A.considerando che l'obiettivo principale dell'Unione è quello di garantire un livello elevato di occupazione e di protezione sociale, di innalzare il livello e la qualità della vita, nonché la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri, che costituiscono un fine rispetto al quale l'Unione economica e monetaria rappresenta un mezzo,
B.considerando che prima del Consiglio europeo di Edimburgo gli sforzi avviati in materia di coesione economica e sociale non hanno consentito di ridurre in misura adeguata il divario fra le situazioni sociali esistenti nelle varie regioni dell'Unione,
C.considerando che la realizzazione degli obiettivi sociali dell'Unione richiede necessariamente l'attuazione di una strategia di crescita comportante sia la realizzazione di progetti europei di interesse comune che il rafforzamento della convergenza economica tra gli Stati membri,
D.considerando che per l'Unione la sfida principale alla fine di questo secolo è costituita dalla sua capacità di ridurre la disoccupazione (18 milioni di disoccupati nel 1993) nonché di arginare l'aggravamento dell'emarginazione (50 milioni di cittadini vivono al di sotto della soglia di povertà in una delle regioni più ricche del pianeta),
E.considerando che l'instaurazione dell'UEM promuoverà la stabilità, incoraggerà gli scambi commerciali, gli investimenti e la cooperazione transfrontaliera, rendendo nel contempo lo sviluppo dell'UE meno esposto alle fluttuazioni dei mercati dei cambi; considerando che il Parlamento ribadisce per tale motivo la sua convinzione che l'UEM accrescerà la prosperità dell'Unione,
F.considerando che la maggior parte degli ostacoli da superare per riassorbire il deficit occupazionale e i rischi di esclusione sono imputabili a fattori esterni al processo di integrazione economica e monetaria, ossia all'evoluzione demografica e delle strutture familiari, alla congiuntura economica, alla situazione dell'occupazione e alla crescita urbana, fattori che concorrono ad aumentare la domanda verso i sistemi di protezione sociale; considerando altresì che la lotta contro le esclusioni e l'attuazione di politiche di integrazione riconosciute quale obiettivo prioritario dalla comunità e dagli Stati membri richiede un certo livello di finanziamenti pubblici,
G.considerando che l'obiettivo dell'integrazione economica e monetaria all'orizzonte del 1997-1999 rappresenta una tappa fondamentale della costruzione comunitaria che giustifica da parte degli Stati membri uno sforzo intenso al fine di realizzare i criteri di convergenza,
H.considerando tuttavia che, benché i criteri di convergenza rappresentino gli obiettivi da raggiungere imperativamente per l'adesione all'UEM, gli articoli 104 C, paragrafi 2 e 3, e 109 J del trattato CE non impongono un comportamento lineare nel corso del periodo di transizione;
I.considerando che la realizzazione dei criteri di convergenza presuppone, perché non avvenga a scapito della protezione sociale o del suo sviluppo, una lotta attiva contro la disoccupazione, uno sforzo di sana gestione dei sistemi di protezione sociale (lotta contro le frodi) nonché il loro adeguamento ottimale ai bisogni delle popolazioni interessate,
J.considerando che il deterioramento della situazione occupazionale può costituire un freno al raggiungimento dei criteri di convergenza richiesti per l'adesione all'UEM, per cui è necessario che gli Stati membri si impegnino maggiormente per la creazione di nuovi posti di lavoro con prospettive sicure,
K.considerando che se i criteri di convergenza non possono essere attenuati, è tuttavia importante che ogni Stato membro ne persegua la realizzazione secondo un ritmo che tenga conto dei suoi deficit strutturali, onde evitare maggiori lacerazioni del tessuto sociale,
L.considerando che, data l'interdipendenza delle economie degli Stati membri, gli sviluppi sociali in uno Stato membro si ripercuotono necessariamente sull'insieme del processo di convergenza,
M.considerando che l'Unione impegna la propria credibilità presso i cittadini, quindi il suo futuro, sulla sua capacità di esistere tanto come unione sociale che come unione economica e monetaria,
1.chiede che la politica economica a livello comunitario, incentrata sull'attuazione di una strategia durevole, non inflazionista, creatrice di posti di lavoro, cosa che implica il rafforzamento della convergenza economica degli Stati membri, sia definita tenendo in considerazione le sue ripercussioni sociali; considera che la politica sociale debba essere collocata su una base di parità con la politica economica dell'Unione;
2.insiste sulla necessità che gli obiettivi dell'UEM includino sia la stabilità che l'ampliamento degli obiettivi economici definiti all'articolo 2 del trattato CE; ricorda al riguardo i termini della summenzionata risoluzione del Parlamento del 7 aprile 1992: "deplora che l'UEM sia finalizzata esclusivamente alla stabilità; pur riconoscendone l'importanza, auspica che vengano evitati effetti deflazionistici quando gli Stati membri che ancora non soddisfino i rigorosi criteri di convergenza conformeranno la loro politica a detti criteri; si augura che vengano considerati altrettanto seriamente anche gli obiettivi di una crescita responsabile e di un livello elevato di occupazione e di protezione sociale benché non siano ancora previste nel trattato apposite disposizioni vincolanti";
3.ritiene che l'applicazione dei criteri di convergenza debba tenere pienamente conto del ciclo economico e in particolare del deteriorarsi della situazione occupazionale, facendo uso della flessibilità prevista dal trattato, e ricorda che tale applicazione da parte dei vari Stati membri al ritmo massimo praticabile da ciascuno di essi, deve iscriversi nel quadro globale della strategia di crescita proposta dalla Commissione nel suo Libro bianco e approvato dal Consiglio europeo di Bruxelles del dicembre 1993;
4.ritiene che i criteri di convergenza definiti nel trattato sull'Unione non debbano essere rimessi in discussione, in quanto la stabilità e la convergenza finiscono col produrre posti di lavoro non artificiali;
5.ritiene che la comparabilità di taluni indici statistici utilizzati per il calcolo dei tassi (concetto di disavanzo o di debito pubblico) vada ulteriormente approfondita;
6.ritiene che la valutazione dello sforzo e del ritmo di convergenza di ogni Stato membro nel quadro della sorveglianza multilaterale di cui all'articolo 103, paragrafo 3, del trattato CE debba effettuarsi tenendo conto dei suoi problemi strutturali specifici e della necessità di mantenere una protezione sociale adeguata per ogni cittadino e in particolare per i meno abbienti; ritiene inoltre che tale valutazione debba basarsi, su indici rappresentativi dell'evoluzione della situazione sociale degli Stati membri (disoccupazione, salari, protezione sociale, diritti sociali...);
7.deplora l'atteggiamento del Consiglio dei ministri ECOFIN che non tiene sufficientemente conto della portata sociale delle sue decisioni, sia a livello di elaborazione e valutazione dei programmi nazionali concernenti la convergenza economica sia per quanto riguarda la realizzazione del Libro bianco sulla crescita, la competitività e l'occupazione nonché le decisioni in materia del Consiglio europeo di Bruxelles del dicembre 1993;
8.chiede che, in tale spirito, il Consiglio affronti in modo coordinato le questioni macroeconomiche e finanziarie e le questioni relative alla situazione sociale, in particolare associando, se necessario, i Ministri degli affari sociali ai lavori del Consiglio ECOFIN;
9.deplora che non sia stato deciso di introdurre contemporaneamente all'UEM norme comunitarie di minima in materia di politica fiscale e finanziaria, in particolare per quanto riguarda la tassazione dei patrimoni, dei capitali speculativi e dei profitti delle società;
10.considera che la scarsa partecipazione del Parlamento alla procedura di sorveglianza multilaterale rappresenti una lacuna che aggrava il deficit democratico e intende utilizzare quanto prima tutte le possibilità a sua disposizione per porvi rimedio (accordo interistituzionale o procedura di cui all'articolo 103, paragrafo 5, del trattato CE) e chiede alla Commissione di presentare proposte in tal senso, per servire da base ad una discussione interistituzionale;
11.insiste ufficialmente affinché la base comunitaria di diritti sociali prevista dalla Carta sociale sia attuata e ampliata integralmente;
12.si rallegra degli sforzi avviati dalla Commissione per una migliore conoscenza dei sistemi di protezione sociale, realizzati con la pubblicazione della prima relazione sulla protezione sociale in Europa;
13.ricorda che la raccomandazione 92/442/CEE del Consiglio fissa gli obiettivi comuni dei sistemi di protezione sociale negli Stati membri e chiede alla Commissione di elaborare criteri adeguati per la valutazione della convergenza di detti sistemi;
14.ritiene che tale impostazione debba portare alla definizione di autentici programmi di convergenza sociale vincolanti per gli Stati membri e l'Unione e chiede alla Commissione e al Consiglio di analizzare l'attuazione di simili programmi;
15.invita la Commissione ad avviare, previa consultazione delle parti sociali, uno studio sulle modalità organizzative e finanziarie di un meccanismo comunitario di solidarietà dei sistemi di protezione sociale, analogo ai meccanismi attuati nel quadro della coesione economica e sociale; in un primo tempo, in vista della prossima conferenza intergovernativa si potrebbe studiare l'opportunità di porre in essere un meccanismo comunitario di solidarietà in materia di occupazione;
16.sottolinea che il successo dell'Unione dipende dalla capacità degli Stati membri di edificare un'Unione tanto sociale quanto economica che raccolga l'adesione dei cittadini e che attribuire alla costruzione europea misure finalizzate a obiettivi diversi dalla semplice attuazione dell'Unione economica e monetaria avrebbe un impatto negativo sull'opinione pubblica, in considerazione della crisi di sfiducia che attraversa la costruzione comunitaria per quanto riguarda le capacità dell'Europa di superare i suoi problemi politici, economici e sociali;
17.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.