B3-0283, 0306, 0307, 0311, 0337 e 0358/94
Risoluzione sulla situazione in Bosnia-Erzegovina
Il Parlamento europeo,
-viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Bosnia-Erzegovina, in particolare quelle del 20 gennaio e del 10 febbraio 1994 ,
A.ribadendo l'urgente necessità di estendere il cessate il fuoco su Sarajevo ad altre parti della Bosnia-Erzegovina,
B.sottolineando l'esigenza di ripristinare i servizi pubblici a Sarajevo e di porre fine all'assedio della città,
C.sottolineando la necessità di rispettare i diritti del governo legittimo della Bosnia-Erzegovina,
D.ricordando che il 6 marzo 1994 a Sarajevo si è svolta la prima manifestazione politica da molto tempo, che ha ribadito la volontà di mantenere unita la Bosnia-Erzegovina e la sua capitale,
E.riferendosi alla sesta relazione periodica sulla situazione dei diritti umani nel territorio dell'ex Jugoslavia, presentata il 21 febbraio 1994 alle Nazioni Unite dal relatore speciale Tadeusz Mazowiecki,
F.richiamando l'attenzione sull'evidente effetto salutare dell'azione della NATO contro l'aeronautica serba, che aveva violato il divieto di sorvolare la Bosnia,
G.consapevole tuttavia che in Bosnia-Erzegovina continuano le aggressioni e le atrocità militari da parte dei croati e dei serbi,
1.invita l'UE e suoi Stati membri a fare quanto è in loro potere per rendere efficace la risoluzione 900 del Consiglio di sicurezza, non solo a Sarajevo ma anche a Maglaj, Mostar e Vitez, che dovrebbero già essere tutelate in conformità delle risoluzioni 824 e 836;
2.invita il Consiglio e le Nazioni Unite ad assicurare che la milizia serba metta immediatamente fine ai suoi attacchi contro altre città quali Srebrenica, Zepa, Tuzla e Bihac;
3.esige tuttavia che sia fatto tutto il possibile per garantire la distribuzione di aiuti umanitari, in particolare grazie alla riapertura dell'aeroporto di Tuzla;
4.chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri un impegno supplementare che si concretizzi nell'invio di truppe di rinforzo che sorveglino il rispetto del cessate il fuoco;
5.spera che l'accordo fra i croati e il governo bosniaco sarà esteso ai serbi della Bosnia per mantenere una società multietnica sul territorio della Bosnia-Erzegovina;
6.avverte il governo croato che la continua presenza delle sue forze in Bosnia-Erzegovina potrà comportare sanzioni nei suoi confronti;
7.ritiene che in tutti i territori dell'ex Jugoslavia debba essere scatenata una vera e propria offensiva democratica e non violenta di informazione libera, affinché vengano subito rafforzate le ancora deboli opportunità di un processo di pace e di riconciliazione;
8.chiede alla Commissione e al Consiglio di reperire e mettere a disposizione immediatamente i necessari fondi di bilancio per sostenere con gli indispensabili aiuti materiali - importi assai modesti se confrontati con i costi della guerra e delle sue conseguenze - la democrazia e le voci libere ed esige che tali fondi non vengano invece utilizzati per coprire i danni dell'embargo; pertanto si congratula e chiede l'appoggio di quelle organizzazioni nell'ex Jugoslavia e al suo esterno, fra le quali in particolare la Federazione europea dei giornalisti e la Federazione europea degli editori, che sostengono le voci libere che ancora si levano nell'ex Jugoslavia;
9.chiede a tutti gli Stati membri di garantire accoglienza e appoggio e uno status adeguato ai disertori e renitenti della guerra jugoslava che hanno nei fatti sottratto forze alla guerra e condanna ogni cooperazione che venisse prestata allo scopo di rimandarli nei propri paesi d'origine, in particolare nel Kosovo;
10.plaude all'iniziativa, ormai prossima alla realizzazione, di un grande "Convoglio europeo di aiuti" organizzato da varie associazioni civiche europee (tra cui "Workers' Aid" e "Citizens for citizens") e ritiene che l'Unione europea debba garantirgli il suo appoggio e la sua protezione;
11.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, agli Stati membri del Consiglio di sicurezza, ai governi di Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro e Serbia, ai Segretari generali di ONU, NATO e CSCE nonché ai copresidenti della Conferenza di Ginevra.