A3-0052/94
Risoluzione sulla situazione demografica e lo sviluppo
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. Galland su demografia e sviluppo (B3-1655/91),
-vista la risoluzione del Consiglio "Sviluppo" del 18 novembre 1992 riguardante la cooperazione europea nel settore della pianificazione familiare e il lavoro che devono compiere in questo settore gli esperti delle capitali degli Stati membri e della Commissione,
-vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla demografia, la pianificazione familiare e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, in data 4 novembre (SEC(92)2002),
-viste le dichiarazioni rese in occasione dell'audizione organizzata in materia dalla commissione per lo sviluppo e la cooperazione il 25 novembre 1993
-vista la Dichiarazione universale dei diritti del bambino del 20 novembre 1959 e la Convenzione sui diritti del bambino del 20 novembre 1989,
-visti il Piano d'azione mondiale sulla popolazione (1974) e la Dichiarazione di Città del Messico (1984),
-visto l'articolo 45 del suo regolamento,
-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0052/94),
A.considerando che in termini assoluti la densità della popolazione è molto più alta nei paesi a elevato sviluppo economico che non in quelli sottosviluppati,
B.considerando che in molti casi i paesi sottosviluppati sono ricchi di materie prime e di vaste aree territoriali non sfruttate in misura superiore ai paesi sviluppati,
C.considerando che, pertanto, l'arretratezza nello sviluppo socioeconomico dipende, più che dal peso demografico, da altri fattori, tra cui il difetto di formazione professionale e lo sfruttamento esercitato per secoli dai paesi ricchi a danno di quelli più poveri,
D.considerando che la situazione demografica mondiale è oggi tale che sussistono enormi divari fra le varie regioni della terra in fatto di densità demografica, sanità pubblica, inquinamento ambientale, utilizzo di risorse, schemi di consumo etc. e che, soprattutto nei paesi cosiddetti in via di sviluppo, risulta arduo combattere la povertà, mentre i paesi ricchi e industrializzati si caratterizzano per l'eccessivo consumo di risorse,
E.considerando che la corsa alla produzione e al consumo dei paesi industrializzati e le pressioni esercitate nei confronti dei PVS perché sviluppino un'economia di esportazione contribuiscono ad aggravare gli attuali problemi e gli squilibri fra la popolazione e le risorse disponibili in questi paesi, compromettendo sul nascere ogni sforzo volto a conseguire equità internazionale e uno sviluppo duraturo e sostenibile,
F.considerando la natura assai complessa del rapporto fra consumi, tecnologia e popolazione e rilevando l'incidenza degli schemi di consumo del Nord sul degrado ambientale,
G.considerando che non solo la situazione demografica, ma anche e soprattutto il profondo turbamento dell'equilibrio globale - di cui si sono soprattutto occupati negli ultimi anni il "rapporto Brundlandt" elaborato per conto delle Nazioni Unite ("Our Common future") e la conferenza UNCED - costituiscono per tutti i popoli della terra fattori di destabilizzazione politica e sociale, che pongono intere regioni di fronte a nuovi problemi per via dei flussi migratori che ne derivano,
H.rilevando con rammarico che la sterilizzazione femminile rappresenta a tutt'oggi il metodo più diffuso di controllo delle nascite; ciò induce sovente a chiedersi se tutto questo avvenga nella piena consapevolezza e per libera scelta delle donne interessate; si constata infatti che la generale finalità del controllo delle nascite viene a volte perseguita in modo quanto mai disinvolto nei PVS, come dimostrano casi noti di misure attuate senza che le donne interessate ne siano a conoscenza e talora con gravi conseguenze per la loro salute,
I.rilevando con rammarico che l'attuale politica di pianificazione familiare è ampiamente caratterizzata dall'assenza di autodeterminazione della donna, rispetto per la sua salute e integrità psicofisica, informazione completa e obiettiva sui rischi e gli effetti collaterali dei metodi contraccettivi, studi e informazioni sui metodi di contraccezione naturali, assistenza medica preventiva e successiva affidabile, coinvolgimento degli uomini nella prevenzione di nascite indesiderate, informazioni necessarie per una maternità/paternità veramente libera e responsabile,
J.considerando che l'Unione europea dovrebbe aumentare il sostegno agli Stati ACP impegnati in programmi di adeguamento strutturale, per aiutarli a mantenere e potenziare le spese sociali di base nei settori dell'istruzione, della sanità e degli alloggi, che rappresentano un fattore cruciale per un'efficace pianificazione familiare,
K.consapevole del fatto che il livello di istruzione della donna è il fattore che principalmente influisce sulla sua decisione circa il numero dei figli da generare e che in tutti i paesi sussiste una stretta correlazione tra aumento del livello d'istruzione e calo del tasso di natalità,
L.considerando che una valida pianificazione familiare può avere successo solo nel quadro di una strategia politica globale che interessi la sanità, l'istruzione, la società, la cultura, l'informazione, gli schemi di consumo, l'uso delle risorse e l'economia e che, soprattutto, è necessaria una decisione etica di autolimitazione in tutti quei casi in cui gli squilibri finora prodottisi non si risolvono più in modo spontaneo,
M.considerando che la scelta di una maternità e paternità responsabile costituisce un diritto inalienabile di ogni coppia,
N.considerando che qualsiasi misura di pianificazione familiare deve rispettare appieno i diritti fondamentali dell'individuo e la libertà di ciascuno di essi e che ogni pretesa di arrogarsi un diritto di tutela - da qualunque istituzione provenga - va respinta come del tutto ingiustificata e moralmente inaccettabile, e ciò in quanto una politica demografica coercitiva (sia essa orientata verso la crescita o la limitazione) configura una grave, e talora anche brutale, ingerenza nella sfera personale,
O.preoccupato dalle distorsioni demografiche provocate dall'AIDS, che potrebbero alterare la struttura demografica di taluni paesi,
P.considerando che, nelle questioni concernenti l'autolimitazione dei consumi, la densità e lo sviluppo demografico, l'utilizzo o la tutela delle risorse naturali, l'inquinamento globale etc., l'UE ha finora brillato per la sua assenza o si è limitata a proclami verbali,
Q.considerando che occorre trattare le questioni demografiche da un punto di vista etico, per evitare di considerarle in una prospettiva puramente economica,
1.sottolinea che la crescita socioeconomica dei popoli più poveri dipende primariamente dalla solidarietà dei popoli ricchi e dallo stabilirsi tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo di rapporti commerciali equi che contrastino ogni forma di sfruttamento, da un'azione educatrice ispirata ai valori della vita, della famiglia, della solidarietà, della responsabilità, nonché da un'intensa formazione professionale dei giovani;
2.sottolinea il rapporto, variabile a seconda dei casi, tra equilibrio demografico e sviluppo socioeconomico e ritiene necessario per tutti i popoli un equo assetto economico e commerciale, se si vuole riportare sotto controllo la crescita demografica mediante un riequilibrio globale delle condizioni sociali;
3.ritiene che la formulazione e l'attuazione di un programma organico ed efficace dell'Unione nel quadro di una politica di equilibrio demografico e di sviluppo sostenibile, al fine di conseguire un equo assetto internazionale, rappresentino le condizioni per un'azione concreta in tale campo;
4.chiede quindi sforzi maggiori e meglio coordinati da parte degli Stati membri dell'Unione europea;
5.chiede che la Commissione predisponga personale e strutture che consentano di elaborare in modo efficace gli obiettivi sollecitati al precedente paragrafo 3 e di garantirne il rispetto mediante una loro estensione "orizzontale" a tutte le aree di intervento;
6.ritiene necessario che nei paesi in via di sviluppo siano messe a punto capacità di rilevazione statistica che consentano la raccolta di dati affidabili e la creazione di servizi di pianificazione familiare;
7.è consapevole che un processo di ripensamento è necessario sia nei paesi industrializzati che in quelli meno avanzati ed esorta a far sì che tale processo sia improntato alla reciprocità, in modo che ambo le parti, in funzione delle loro specifiche responsabilità e capacità, si accollino una quota dell'onere gravante sul pianeta;
8.sottolinea che i maggiori impulsi a tale riorientamento potranno venire dalle donne, soprattutto se sussisteranno le necessarie condizioni sociali, economiche e culturali; raccomanda pertanto una promozione attiva dell'autorganizzazione delle donne e il miglioramento delle loro opportunità formative e professionali sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati;
9.è del parere che nessuna politica di pianificazione familiare - sia essa orientata alla crescita o alla limitazione - condotta in modo autoritario possa ritenersi eticamente accettabile e chiede che ogni azione in tal senso tenga pienamente e debitamente conto delle condizioni culturali, sociali ed economiche della popolazione interessata e dei principi elementari di giustizia internazionale;
10.chiede che nelle popolazioni interessate la pianificazione delle nascite sia soprattutto concepita, decisa, organizzata e attuata dalle donne e sia ricompresa in una politica sanitaria organica che comprenda anche il sostegno psicologico, sanitario e sociale nei confronti delle gravidanze difficili o indesiderate; ritiene che con consultori specializzati (accessibili sia alle donne che ai loro compagni) si possa contribuire a diffondere le necessarie informazioni; chiede infine che le ONG e le associazioni specializzate locali possano svolgere al riguardo un ruolo significativo;
11.ritiene che la politica della famiglia debba comprendere l'educazione e l'alfabetizzazione dei giovani e gli adolescenti di ambo i sessi, fornendo in particolare informazioni sui metodi affidabili e legali di controllo delle nascite; ciò potrà avvenire nel quadro sia della formazione scolastica e professionale che degli altri processi sociali di apprendimento (mezzi di informazione); sottolinea al riguardo il ruolo fondamentale della formazione delle donne;
12.ritiene che la libera decisione della donna o della coppia di limitare le nascite debba poter essere attuata senza oneri finanziari e senza ostacoli di tipo sociale;
13.invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che non venga concesso alla pianificazione familiare alcun aiuto che comporti misure coercitive o rischi sanitari per i soggetti interessati;
14.ritiene che, a causa dell'interazione tra i fattori demografici e quelli economici, occorra offrire alle donne e agli uomini sicure prospettive in fatto di lavoro, di equa distribuzione di risorse, terra, tecnologia, istruzione, accesso al credito, adeguando in conformità i programmi di sostegno familiare, di assistenza all'infanzia e alla vecchiaia;
15.è convinto di dover partecipare attivamente alla Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sulla popolazione e lo sviluppo, in programma per il settembre 1994 al Cairo;
16.sollecita la Commissione a dedicare maggiore attenzione all'impatto demografico dei programmi di sviluppo su larga scala, non ultimi quelli nel campo dell'educazione e della sanità, soprattutto se si considera la necessità di migliorare il livello d'istruzione delle donne e il loro status sociale;
17.invita la Commissione e il Consiglio a informarlo e consultarlo regolarmente e tempestivamente in merito ai progetti e iniziative dell'Unione in materia, con particolare riferimento alla partecipazione dell'Unione alla prossima Conferenza del Cairo sulla popolazione mondiale, cui anche il Parlamento decide di inviare una rappresentanza;
18.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai copresidenti dell'Assemblea paritetica ACP-CEE, ai governi degli Stati membri e al Segretario generale delle Nazioni Unite.