A3-0111/94
Risoluzione sul disarmo, i controlli sulle esportazioni di armi e la non proliferazione di armi di distruzione di massa
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione dell'on. Poettering ed altri sul disarmo, il controllo delle esportazioni di armamenti e la non proliferazione delle armi di distruzione in massa (B3-1549/92),
-vista la sua risoluzione del 14 marzo 1989 sulle esportazioni europee di armi ,
-vista la sua risoluzione del 18 aprile 1991 sul commercio di armi ,
-vista la sua risoluzione del 17 settembre 1992 sul ruolo della Comunità nel controllo delle esportazioni di armi e dell'industria bellica ,
-vista la sua risoluzione del 9 febbraio 1993 sul disarmo, l'energia e lo sviluppo ,
-vista la sua risoluzione del 27 maggio 1993 sugli sviluppi dei rapporti Est-Ovest in Europa e sul loro impatto sulla sicurezza europea ,
-vista la sua risoluzione del 15 luglio 1993 sulla conversione dell'industria degli armamenti e dei siti militari ,
-vista la dichiarazione del Consiglio europeo del giugno 1991 che ha espresso preoccupazioni in merito allo stoccaggio di armi convenzionali in alcune regioni del mondo ed ha portato alla fissazione di otto criteri su cui basare le politiche in materia di controllo delle esportazioni di armi,
-vista la dichiarazione del 21 febbraio 1994 fatta dai rappresentanti delle chiese cattolica, ortodossa, anglicana e protestante di Gran Bretagna, Francia e Germania nella quale si chiede il controllo delle esportazioni di armi e di prodotti a duplice impiego dall'Unione europea,
-vista la proposta della Commissione al Consiglio concernente un regolamento sul controllo delle esportazioni di alcune tecnologie e beni a duplice uso (COM(92) 317 che, alla luce dell'aumento dei rischi comportato dal mercato unico, fa riferimento alla necessità di criteri univoci per disciplinare le esportazioni di beni a duplice uso,
-visto l'articolo 45 del suo regolamento,
-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0111/94),
A.considerando che nei 45 anni della guerra fredda circa 40 milioni di persone, oltre il 75% delle quali civili, sono morte in seguito a guerre civili e internazionali combattute con armi convenzionali, senza contare il gran numero di persone mutilati,
B.considerando che le recenti trasformazioni nei fattori che incidono sulla sicurezza globale hanno dato la possibilità di procedere a un rapido disarmo,
C.considerando che la fine della guerra fredda ha accelerato considerevolmente il processo di disarmo iniziatosi nel 1968 con la firma del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e che ha portato di recente alla firma di importanti accordi sul disarmo (START, FCE e iniziative unilaterali sul disarmo nucleare),
D.considerando che le guerre e le eccessive spese per gli armamenti continuano a comportare un elevatissimo prezzo a livello umano ed economico in tutto il mondo e a compromettere le politiche dell'Unione europea volte a promuovere lo sviluppo nei paesi poveri;
E.considerando che l'aggravarsi della recessione in tutta l'Europa ha deteriorato le prospettive di reimpiego dei lavoratori dell'industria militare in settori di produzione civile,
F.considerando che il livello delle spese sostenute per la difesa dall'Europa orientale e dalla NATO è giustificato solo dall'esigenza di difendersi da un'altra superpotenza che dispone di armi nucleari,
G.considerando la propria risoluzione del 17 settembre 1992 in cui si afferma che è impossibile procedere ad una riconversione dell'industria degli armamenti dell'Europa orientale senza un aiuto sostanziale ed incondizionato da parte dei paesi del gruppo G7,
H.considerando che è altresì difficile procedere ad una riconversione delle industrie occidentali degli armamenti senza prevedere possibilità occupazionali alternative,
I.considerando che le proposte formulate nella risoluzione summenzionata del 27 maggio 1993 su programmi reciproci Est-Ovest di riconversione degli armamenti sottolineano la necessità di fornire occupazione alternativa,
J.considerando che, senza un intervento politico, forze di mercato incontrollate provocheranno la rovina di regioni precedentemente dipendenti dal settore militare,
K.considerando che il trattato UE costituisce la base giuridica di una politica estera e di sicurezza comune e considerando che l'industria bellica rimane al di fuori dell'ambito di competenze dell'UE,
L.considerando che le iniziative dell'Unione in questo settore rivestono un'importanza capitale e, che senza di esse, il controllo sull'industria e le esportazioni di armi non è realistico,
M.preoccupato per la mancanza di una politica comune in materia di esportazione di beni e tecnologie a duplice uso che possono essere impiegati a fini militari,
N.considerando che negli ultimi dodici mesi si è assistito ad una paralisi nella politica estera dell'UE per quanto concerne la ex Jugoslavia, e che le armi hanno continuato ad affluire nella zona di guerra,
0.considerando che il commercio di armi a livello internazionale appoggia la militarizzazione e aumenta il rischio e l'impatto della guerra, comportando notevoli costi per l'economia dell'Unione europea in relazione alla perdita di mercati di esportazione, ad elevati bilanci nel settore militare e alla fornitura di aiuti di emergenza alle regioni colpite da conflitti bellici;
P.considerando che una notevole parte del denaro versato dai contribuenti è usata per promuovere e finanziare la vendita di armi convenzionali;
Q.tenuto conto dei pericoli rappresentati dalle scorte nucleari esistenti nell'ex Unione Sovietica e della firma dell'Accordo di Lisbona nel maggio 1992 da parte dell'Ucraina, del Kazakistan e della Bielorussia,
R.fortemente preoccupato dalle dichiarazioni del governo nord-coerano circa la probabile dissociazione della Corea del Nord dal trattato di non proliferazione, allarmato dall'eventualità che la Corea del Nord sia già in grado di produrre armi nucleari presso le due installazioni di Yongbyon, e consapevole che una tale situazione è il segnale dell'attuale pericolosa impossibilità di reale controllo internazionale sulla produzione di ordigni atomici,
S.considerando l'accordo concluso tra la Russia e l'Ucraina il 4 settembre 1993, tuttora in attesa di ratifica da parte di entrambi gli Stati, che prevede che le armi nucleari ucraine siano resituite alla Russia e che l'Ucraina firmi il trattato START I e il TNP,
T.considerando la recente firma della "Dichiarazione di Mosca" da parte dei presidenti Clinton e Eltsin, in base alla quale sono stati cambiati i bersagli delle 3.500 rimanenti testate nucleari di Russia e Stati Uniti, e considerando inoltre l'accordo firmato il 14 gennaio 1994 da Clinton, Eltsin e il presidente ucraino Kravtchouk sullo smantellamento dell'intero arsenale nucleare dell'Ucraina,
U.tenuto conto delle incertezze che contrassegnano gli impegni annunciati o firmati da molti dei dirigenti degli Stati dell'ex Unione sovietica in materia di disarmo,
V.considerando che i costi per lo smantellamento degli arsenali nucleari nell'ex Unione Sovietica impediscono il disarmo,
W.considerando che la disgregazione politica, economica, sociale e morale che scuote gran parte delle forze armate dei paesi ex-comunisti, rende tali strutture estremamente penetrabili alle seduzioni del denaro, del nazionalismo e delle avventure politiche,
X.considerando che le misure di salvaguardia precedentemente prese per tenere sotto controllo le armi nucleari nell'ex Unione Sovietica sono state ormai pericolosamente allentate,
Y.considerando che il trasferimento di scienziati nucleari russi in paesi desiderosi di dotarsi della tecnologia nucleare rappresenta una grave minaccia per la sicurezza dell'Occidente,
Z.tenuto conto dell'istituzione, finanziata dall'Occidente, del Centro internazionale di scienza e tecnologia, al fine di dare un lavoro e una retribuzione agli scienziati nucleari rimasti senza un'occupazione in Russia,
1.ritiene che l'Unione europea dovrà essere in grado di fronteggiare le nuove sfide poste dalla trasformazione dello scenario politico internazionale facendo riferimento a un modello di sicurezza orientato verso la prevenzione e la soluzione pacifica dei conflitti armati, particolarmente attento ai problemi delle minoranze etniche e dei nuovi nazionalismi, nonché alla salvaguardia della sicurezza nel suo significato globale di equilibrio ecologico, sociale ed economico, e che a tal fine dovrà cooperare con impegno nel quadro della CSCE e delle Nazioni Unite, mentre gli interventi militari a fini non strettamente di pace dovranno essere visti solo come ultima ed estrema alternativa;
2.chiede con insistenza che la politica europea della sicurezza sia esplicitamente collegata alla conversione civile dell'industria militare;
3.si compiace per il programma KONVER della Commissione, dotato di 130 milioni di ecu, che oltre a fornire un aiuto concreto ad aree che debbono far fronte alla riduzione delle spese per la difesa, riafferma altresì la responsabilità politica verso queste regioni riconosciuta per la prima volta nel programma PERIFRA;
4.riconosce l'esigenza che i programmi UE contribuiscano alla riconversione delle industrie della difesa dell'Europa centrale e orientale e ribadisce la propria risoluzione del maggio 1993 in cui chiede lo stanziamento di 5 miliardi di dollari per un programma di joint ventures est-ovest;
5.chiede tuttavia alla Commissione di prospettare in tempi brevi la trasformazione di KONVER in una linea di bilancio separata, svincolata dalle restrizioni imposte dai criteri di eleggibilità dei fondi strutturali; chiede inoltre che i fondi messi a disposizione di KONVER siano portati a 300 milioni di ecu;
6.chiede che tutte le risorse umane in esubero nel settore della difesa siano trasferite al nuovo settore industriale ad alta tecnologia che l'Europa deve potenziare costantemente se vuole competere con il Giappone e con gli Stati Uniti;
7.riafferma la propria disapprovazione per quanto riguarda i tentativi da parte dei fabbricanti di armi di compensare i tagli alle spese per la difesa nazionale promuovendo le esportazioni e invita i governi degli Stati membri a non incoraggiare tale prassi;
8.chiede che l'industria bellica sia inserita nella sfera di competenza dell'UE attraverso la soppressione dell'articolo 223 del trattato CE;
9.chiede a breve termine un'interpretazione dell'articolo 223 che non ostacoli la creazione di un mercato interno nel settore della difesa;
10.sottolinea l'importanza di ripartire chiaramente le responsabilità all'interno di ogni Stato membro tra le istanze che si occupano della concessione di licenze e quelle competenti in materia di promozione delle esportazioni della produzione militare e a duplice impiego;
11.sottolinea tuttavia la necessità di evitare che nell'ambito del mercato interno si riducano i controlli dell'UE sulle esportazioni di armi, quale conseguenza della legislazione carente o lassista dei suoi anelli più deboli;
12.sollecita il Consiglio ad adottare una politica comune per l'approvvigionamento di armi cosicché il mercato europeo possa sostenere una ristrutturazione dell'industria europea della difesa;
13.invita il governo tedesco a non rendere meno severe le linee direttrici che disciplinano le pratiche connesse alle esportazioni delle società private che partecipano ad accordi di cooproduzione, e a svolgere un ruolo di guida durante la sua presidenza per garantire che l'armonizzazione delle politiche in materia di esportazioni di armi avvenga nel rispetto dei più elevati livelli di controllo;
14.si compiace del successo conseguito dal Consiglio europeo nell'elaborare criteri comuni per le esportazioni militari dagli Stati membri dell'Unione e invita l'Unione a definire e ad applicare ora il suo codice di condotta per quanto riguarda tali esportazioni, basandosi sui più elevati livelli di controllo esistenti;
15.invita pertanto il Consiglio a:
i.concordare un'interpretazione comune dei criteri messi a punto dal Consiglio europeo nel giugno 1991 riguardanti i controlli delle esportazioni di armi e di beni a duplice uso sulla base dei livelli più elevati dei controlli esistenti e ad elaborare un elenco dei paesi per i quali le esportazioni di armi saranno limitate o proibite;
ii.adoperarsi maggiormente per verificare la destinazione e l'impiego finale delle armi e dei beni a duplice uso esportati, facendo intervenire le autorità doganali del paese di importazione che ne certificano l'arrivo attraverso il personale delle ambasciate o dei consolati;
iii.introdurre tra gli Stati membri una procedura di notifica preventiva a tutte le esportazioni di importanti armi convenzionali in modo che essi possano decidere se i criteri relativi alle esportazioni siano stati o meno violati;
iv.armonizzare il sistema di sanzioni cosicché le esportazioni illecite risultino economicamente prive di interesse;
v.tener conto della risoluzione del 16 dicembre 1993 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che invita tutti gli Stati a prevedere moratorie alle esportazioni di mine antiuomo che comportano gravi pericoli e a farle entrare in vigore mediante moratorie a livello nazionale;
vi.provvedere affinché tutte le decisioni di principio in materia di esportazione di armi e di beni a duplice uso siano comunicate pubblicamente ai parlamenti nazionali e al Parlamento europeo;
16.ritiene che l'UE debba avviare un dibattito globale sulla necessità di ridurre drasticamente le esportazioni di armi verso il Terzo mondo;
17.sottolinea che una politica dell'Unione volta a limitare e a controllare le esportazioni di armi (che comprenda i beni a duplice uso) deve costituire parte di un accordo su scala mondiale per garantire che altri fornitori internazionali non traggano vantaggio dalle restrizioni alle esportazioni comunitarie per incrementare le proprie esportazioni;
18.chiede un'impostazione innovativa e vincolante nei confronti della non proliferazione, con particolare riguardo alla Conferenza di verifica e di ampliamento TNP che si terrà nel 1995;
19.chiede al Consiglio e alla Commissione di elaborare una proposta globale, da avanzare anche in seno alle istituzioni rappresentative e finanziarie internazionali quali l'ONU, l'F.M.I. e la Banca Mondiale, che preveda di onorare, attraverso riduzioni e/o cancellazioni di debito estero attraverso la concessione di crediti particolarmente agevolati, le misure di riduzione di armamenti e di distruzione di armi di sterminio di massa prese dai singoli Stati;
20.invita la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Russia a rispettare le attuali moratorie sugli esperimenti nucleari e a esercitare forti pressioni diplomatiche sulla Cina affinché essa s'impegni di fronte alle altre potenze a non effettuare esperimenti nucleari, nella consapevolezza che una politica di sospensione temporanea è il presupposto fondamentale all'interdizione definitiva dei test nucleari (a favore della quale il Parlamento europeo si è già pronunciato due volte) e alla buona riuscita della Quinta Conferenza di verifica e ampliamento del TNP che si terrà nel 1995;
21.si compiace per la prevista ratifica del TNP da parte di tutte le Repubbliche dell'ex Unione Sovietica;
22.si compiace del recente accordo concluso a Kiev tra il presidente Eltsin, il presidente Clinton e il presidente Kravtchouk sullo smantellamento dell'arsenale nucleare dell'Ucraina;
23.chiede la creazione di organismi competenti in materia di sicurezza regionale in tutte le zone di proliferazione al fine di identificare ed affrontare i problemi di sicurezza che inducono gli Stati a dotarsi di armi nucleari;
24.invita la Comunità a fornire la propria competenza in materia di non proliferazione a quei paesi dove essa manca, come all'Ucraina, all'India, al Pakistan e alla Corea del Nord, e a minacciare di sanzioni economiche coloro che favoriscono la proliferazione;
25.fa appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché al più presto l'AIEA (Agenzia internazionale dell'energia atomica) possa ottenere quanto prima l'autorizzazione ad ispezionare i siti nucleari della Corea del Nord;
26.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretariato della CSCE, nonché ai governi degli Stati Uniti, della Russia, della Cina e della Corea del Nord.