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Parlamento Europeo - 20 aprile 1994
Epurazioni etniche

A3-0203/94

Risoluzione sulle "epurazioni" etniche

Il Parlamento europeo,

-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. Sapena Granell sugli effetti delle "epurazioni" etniche (B3-1649/92),

-viste tutte le sue risoluzioni riferentisi a tale problema,

-vista la Dichiarazione universale sui diritti dell'uomo e la Convenzione sul genocidio, entrambe del 1948,

-viste le dichiarazioni approvate dall'ONU nel 1992, in particolare la "Declaration on the rights of persons belonging to national or ethnic religious and linguistic minorities" e la "Declaration on the protection of all persons from enforced disappearence",

-visti i lavori della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e in particolare la conferenza della CSCE sulla dimensione umana (Parigi 1989, Copenhagen 1990 e Mosca 1991), così come la Carta di Parigi (21/11/1990),

-con riferimento all'opera svolta dal mediatore della CE Lord Carrington, in particolare alle sue "Provisions for the Convention",

-con particolare riferimento alla dichiarazione approvata il 16 dicembre 1991 dai ministri degli esteri degli Stati membri riuniti nel quadro della Cooperazione politica europea sugli orientamenti per il riconoscimento di nuovi Stati nell'Europa orientale e nell'ex Unione Sovietica,

-vista la dichiarazione del Presidente belga del Consiglio dei ministri, Willy Claes, secondo la quale l'operato della Comunità si baserà sul principio del rispetto dei diritti dell'uomo,

-preso atto della Dichiarazione di Vienna dei capi di Stato dei paesi membri del Consiglio d'Europa sulle minoranze nazionali,

-visto il Preambolo del trattato CEE, i paragrafi 3 e 5 del Preambolo dell'Atto unico e le disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune del Trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo J.1, paragrafo 2,

-vista la relazione della commissione d'inchiesta "Razzismo e xenofobia", A3-0195/90,

-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0203/94),

A.considerando che le "epurazioni etniche" comportano lo sterminio (genocidio) o la cancellazione fisica, politica e culturale di uno o più gruppi etnici, da parte di quel settore della popolazione che ha il potere necessario a tal fine, mediante la limitazione dei diritti politici, giuridici, all'istruzione, alla religione o di altra natura, ricorrendo all'assimilazione o all'emigrazione coatta, oppure comportano l'attuazione coatta della separazione etnica invece della coabitazione fra gruppi etnici,

B.constatando che le differenze esistenti tra gruppi etnici offrono lo spunto sia alla cooperazione amichevole che alla bipolarizzazione e che gli accenni all'inevitabile odio reciproco non sono altro che una manipolazione politica,

C.convinto che il diritto all'identità e alla diversità etniche forma un tutto inscindibile con la buona convivenza fra individui e gruppi etnicamente diversi,

D.convinto che né la coatta integrazione (assimilazione, negazione della diversità, ecc.) né la coatta esclusione (ghettizzazione, discriminazione, espulsione, annientamento) di gruppi etnici costituiscono una politica accettabile,

E.considerando che l'istigazione all'odio per motivi etnici scatena una spirale che può essere interrotta soltanto mediante un intervento esterno,

F.conscio che le "epurazioni" etniche e le espulsioni etniche così dolorosamente subite attraverso la storia da varie regioni e popoli d'Europa hanno causato profonde ferite e tuttavia continuano a imperversare alla fine di questo nostro XX secolo,

G.profondamente turbato dall'impotenza del Consiglio che, pur avendo assunto il monopolio nella conduzione della politica estera e di sicurezza, si è dimostrato tanto incapace di intervenire efficacemente e di comune accordo contro la barbara pratica dell'"epurazione" etnica nell'ex Jugoslavia, posta in essere da tutti i responsabili, nel Caucaso, in Asia minore o in Medio Oriente, quanto di impedire analoghe pratiche disumane in qualunque continente,

H.sottolineando che dal 1945 sono stati compiuti significativi progressi in materia di diritti umani, ma la pratica dimostra che non si tratta di progressi sicuri e che, evidentemente, la dichiarazione universale dei diritti umani non significa che esista ancora la volontà politica, peraltro indispensabile, per applicarli universalmente,

I.constatando che l'appartenenza a una società etnicamente mista non crea di per sé problemi, dato che spesso i gruppi autoctoni si sono per secoli integrati tra loro e che in vari casi l'integrazione di nuove minoranze avviene senza difficoltà,

J.ritenendo che l'esistenza di tali società multietniche rappresenti un'espressione di civiltà e un sostegno al pensiero europeo e facendo osservare che una cultura viva è aperta alle influenze culturali esterne e dà prova in tal modo di una spontanea tendenza al mescolamento che stabilisce perfino il carattere e la storia di molti Stati e popoli,

K.osservando che le società miste sotto il profilo etnico vengono talvolta giudicate negativamente da coloro che conoscono soltanto una situazione di monocultura e, non di rado, si richiamano a concezioni razziste sulla "purezza della razza e della specie",

L.constatando che coloro i quali hanno il ricordo di "epurazioni" etniche, sia in qualità di esecutori materiali che di vittime, e coloro che sono stati influenzati da racconti o da un insegnamento della storia a carattere etnico possono essere facilmente convinti a prendere parte a "epurazioni" etniche o a sostenerle politicamente o moralmente,

M.sottolineando che le manipolazioni etniche hanno maggiori possibilità di riuscita qualora la società multietnica minacciata (spesso urbana) o il gruppo etnico minacciato godano di un tenore di vita più elevato oppure occupino o abbiano occupato una posizione privilegiata, mentre la tendenza al conflitto etnico aumenta quando un gruppo della popolazione teme di essere privato dei propri privilegi,

N.considerando che, come l'esperienza ci insegna, le strutture e le ideologie totalitarie fanno presto, quando crollano, a riciclarsi in totalitarismo etnico,

O.considerando quindi le "epurazioni" etniche come l'estrema conseguenza della mancanza di una democrazia politica e sociale e di una coscienza fondata sullo Stato di diritto,

P.sottolineando che le "epurazioni" etniche arrecano a una società danni estremamente gravi e quanto mai duraturi sul piano fisico, psicologico, sociale e culturale,

Q.constatando che moltissimi cittadini, nonostante le loro sofferenze personali, perseverano nel sostenere la causa di una coesistenza pacifica e amichevole tra i diversi gruppi etnici,

R.ricordando che generalmente non è possibile far coincidere i confini di uno Stato con quelli etnici e che i tentativi in questo senso non si rivelano mai come valide soluzioni ai conflitti bensì costituiscono in seguito la causa di violenti regolamenti di conti,

S.facendo osservare l'impegno, assunto a più riprese dal Consiglio e dalla Cooperazione politica europea e non rispettato, di non riconoscere nell'ex Jugoslavia gli ampliamenti territoriali acquisiti con l'aggressione e la violenza,

T.considerando che il diritto all'autodeterminazione può realizzarsi solo nel quadro di uno Stato di diritto democratico e non può in alcun caso basarsi su considerazioni etniche,

U.considerando che la violenza etnica costituisce un pericolo per la pace e per la sicurezza e che cedere ad essa - anche quando questa violenza si esercita all'esterno delle sue frontiere - minaccia la stabilità e la sicurezza dell'Unione,

Per quanto riguarda le "epurazioni" etniche,

1.esige che il Consiglio faccia il possibile per rompere la spirale della violenza etnica, in particolare nelle regioni europee nelle quali l'Unione è investita di responsabilità in via prioritaria;

2.esige che il Consiglio si impegni a fondo per sottoporre a procedimento penale coloro i quali istigano alla purificazione etnica e coloro che la mettono in pratica, affinché sia chiaro che la loro violenza non paga;

3.invita la Commissione e il Consiglio ad adottare provvedimenti a favore dei militari, poliziotti, disertori e obiettori di coscienza che si rifiutano di prestare servizio nelle forze armate, nelle milizie e in altre unità che compiono "epurazioni" etniche, ovvero prestano il loro concorso;

4.esige che l'Unione assuma una posizione univoca contro il perseguimento di Stati etnicamente omogenei, ribadisca e difenda i valori delle società etnicamente miste e sostenga i governi che rappresentano tali valori e che questo principio sia anche solennemente recepito nelle disposizioni fondamentali di una Costituzione europea, in occasione della prossima revisione del Trattato sull'Unione;

5.condanna ogni tentativo di formare Stati etnicamente omogenei mediante l'uso della forza o ricorrendo ad atti illegali nei confronti delle minoranze e ritiene necessario imporre sanzioni a quegli Stati che ricorrono a pratiche vietate ai danni delle minoranze;

6.invita il Consiglio e gli Stati membri a dar prova di generosità nell'accogliere le vittime delle "epurazioni" etniche, sia sul loro territorio che nella regione europea, e a evitare che essi si ritrovino in una situazione di emarginazione;

7.invita la Commissione ad avviare programmi di assistenza al fine di alleviare lo stato di bisogno a livello materiale e psichico delle vittime delle "epurazioni" etniche e di creare tempestivamente possibilità di rientro prima che si determinino situazioni che non rendano più attuabile, sotto il profilo storico, un siffatto diritto;

8.invita la Commissione a istituire programmi specifici di insegnamento e di formazione per assicurare il buon esito del rientro in patria o, laddove sia impossibile il rientro e il reinserimento, dell'integrazione nel paese ospitante;

9.respinge l'indifferenza e la neutralità nei confronti dei gruppi di impostazione etnica o razzista ed esige che il Consiglio e la Commissione assumano una posizione univoca contro qualsiasi forma di "epurazione" etnica e contro qualsiasi politicizzazione delle differenze etniche;

10.ritiene che l'Unione non debba rassegnarsi all'idea che l'odio razzista sia inevitabile e chiede che in collaborazione con le forze democratiche in loco siano avviati progetti di riconcilizione;

11.raccomanda, anche in sede di mobilitazione e assegnazione degli aiuti umanitari, di promuovere la convivenza e penalizzare le "epurazioni" etniche in modo che risultino chiaramente sia i vantaggi che possono scaturire dalla convivenza, sia l'isolamento in cui sfociano il livellamento e le "epurazioni" etniche;

12.invita la Commissione a stanziare in tempi rapidi finanziamenti, non appena i conflitti etnici saranno terminati, a favore della ricostruzione di infrastrutture di comunicazione, di ospedali, di alloggi e del patrimonio culturale e a favore dell'assistenza sociale affinché i cittadini possano fare ritorno al loro luogo di origine;

Per quanto riguarda una politica volta a prevenire le "epurazioni" etniche

13.auspica che la Commissione coordini la sua politica generale con la CSCE e l'Alto Commissario della CSCE per le minoranze nazionali in modo tale che i suoi effetti sotto il profilo della politica estera favoriscano quanto più possibile la prevenzione dei conflitti etnici, allo scopo di incentivare una politica adeguata da parte del Consiglio;

14.fa rilevare che l'Unione riveste una funzione di esempio nei confronti della comunità internazionale e deve pertanto essere fautrice, nelle parole e nei fatti, di una politica antisegregazionista, di strutture sociali pluralistiche, della democrazia parlamentare e dello Stato di diritto e che essa deve porre fine alla xenofobia e alla progressiva erosione della cultura democratica nell'Unione e negli Stati membri;

15.auspica che l'Unione promuova la ricerca in campo sociale sulle cause delle tensioni etniche e sulle possibilità di prevenirle, oltre che sul modo in cui la coesistenza di diverse etnie possa favorire lo sbocciare della cultura;

16.ritiene assolutamente necessario che si proceda rapidamente all'elaborazione di una Carta dei diritti dei gruppi etnici e allo sviluppo di efficaci meccanismi di controllo, di arbitrato e di difesa, in collaborazione con il Consiglio d'Europa;

17.invita il Consiglio a sostenere al massimo il Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia e la sua trasformazione in un Tribunale internazionale permanente;

18.esige che il Consiglio desista dal rifugiarsi in discussioni su nuovi progetti, bensì conceda maggiori risorse a favore delle iniziative esistenti che assicurano un approccio efficace e collabori a tal fine con altre organizzazioni internazionali;

19.mette in guardia il Consiglio e la Commissione dal progettare o sostenere misure che favoriscano polarizzazioni ed "epurazioni" etniche o possano essere usate in seguito come pretesto in tal senso (come per esempio, censimenti o raccolte di dati etnici o religiosi, contrassegni personali, politiche di riconoscimento, ecc.);

20.chiede al Consiglio di rafforzare, nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, la concreta difesa del diritto di intervento umanitario, affinché sia possibile risvegliare tempestivamente l'attenzione delle istituzioni internazionali e soffocare già sul nascere con mezzi idonei eventuali "processi di epurazione" a sfondo etnico;

21.sottolinea che il ricorso a soluzioni armate per porre fine alle "epurazioni" etniche deve essere approvato dalle Nazioni Unite;

22.esige che l'Unione, al momento della conclusione e della proroga di accordi di associazione, fissi quale criterio determinante il rispetto dei diritti dell'Uomo e il rifiuto di una politica etnica e/o di segregazione razziale e ricorda che l'azione della comunità internazionale contro il sistema dell'apartheid nel Sudafrica ha infine indotto le autorità di tale paese a rivedere le loro politiche e a organizzare elezioni democratiche;

23.chiede che l'Unione stanzi finanziamenti a favore delle organizzazioni a carattere sociale, fra cui le chiese, le comunità religiose, i gruppi di dialogo civile, le associazioni civiche e i mezzi di comunicazione dell'Europa orientale e occidentale che, in particolare, si battono a favore di della coesistenza amichevole tra etnie diverse;

24.mette in guardia contro le forme di insegnamento, formazione, arte e informazione incentrate su una singola etnia e invita i ministri responsabili dell'Europa centrale e orientale e l'alto Commissario della CSCE per le minoranze nazionali a rispondere a tali fenomeni in modo vigile;

25.auspica che i finanziamenti nell'ambito di PHARE e TACIS vengano utilizzati per rafforzare la coscienza democratica e la consapevolezza dello Stato di diritto nei settori dell'istruzione, dei mezzi di informazione e della cultura;

26.propone alla Commissione di premiare periodicamente, in collaborazione con il Parlamento, una città o una regione che costituisca l'esempio di una società multietnica riuscita e di creare un premio che promuova la ricerca scientifica sui processi di integrazione sociale;

27.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai Segretari generali dell'UEO, del Consiglio d'Europa, della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, nonché al governo legale della Bosnia-Erzegovina oltre che ai governi di tutti gli Stati sorti nel territorio dell'ex Jugoslavia e dell'ex Unione sovietica.

 
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