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Parlamento Europeo - 6 maggio 1994
Fluttuazione dei tassi di cambio

A3-0334/94

Risoluzione sugli effetti delle fluttuazioni dei tassi di cambio sul commercio intracomunitario e con i paesi terzi

Il Parlamento europeo,

-visto lo studio del Centre for Economic Policy Research su The impact of exchange rate fluctuations on European Community trade,

-visti i risultati dell'audizione tenuta in materia il 15 marzo 1994 dalla sua sottocommissione per gli affari monetari,

-viste le proprie risoluzioni del 15 dicembre 1993 sull'indipendenza delle banche centrali nella prospettiva della seconda e terza fase dell'U.E.M. e sulla cooperazione monetaria internazionale nel quadro di un alleggerimento delle restrizioni vigenti sui mercati dei capitali ,

-visto l'articolo 148 del proprio regolamento,

-vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale (A3-0334/94),

A.considerato che, rispetto ad altre aree economiche, il livello degli scambi commerciali dell'Unione europea è piuttosto consistente, rappresentando il 27% del suo prodotto interno lordo (contro il 12% degli Stati Uniti e il 7% del Giappone), di cui il 15,5% per il commercio intra-UE e l'11,5% per gli scambi con i Paesi terzi; che le quote di interscambio con l'Unione europea coperte da Stati Uniti, e Giappone sono circa del 23% (esportazioni) e del 28% (importazioni); che questi due paesi coprono una quota delle esportazioni mondiali di merci pari a ca. il 18% (contro il 21% ca. dell'UE) e che il dollaro è la moneta più importante per le transazioni internazionali visto che, secondo le stime, viene fatturato in dollari il 41% delle esportazioni e il 49% delle importazioni mondiali di merci,

B.considerando che possono verificarsi variazioni negli scambi intra-UE per effetto delle modifiche delle parità di cambio intervenute nel 1992-1993 e soprattutto dell'incremento delle esportazioni registrato in Italia, in Finlandia e in Svezia,

C.considerando che la stabilità dei corsi di cambio ha effetti benefici, in quanto agevola la transizione a una moneta unica e rafforza le tendenze antinflazionistiche di alcuni Stati membri; che tuttavia essa comporta la necessità di un'adeguamento dei costi sui mercati del lavoro e della produzione,

D.considerando che la globalizzazione dei mercati finanziari e l'aumento dei flussi speculativi sono una possibile causa di instabilità temporanea dei tassi di cambio,

E.considerando che le imprese che operano sull'estero, non essendo in grado di reagire in tempi brevi a brusche rivalutazioni delle proprie monete, devono abbandonare quote di mercato, subire crolli di prezzo e di utili e, a medio termine, ridimensionare i propri investimenti,

F.considerati gli alti costi per garantirsi contro le fluttuazioni dei tassi di cambio che soprattutto le PMI che esportano devono sostenere,

G.considerati i contraccolpi delle svalutazioni competitive per il Mercato unico e il commercio intracomunitario oltre che le loro ripercussioni a medio termine per i paesi che utilizzano tali svalutazioni come strumento di politica commerciale,

H.rilevando che il congelamento delle parità SME tra il 1987 e il 1992 ha determinato una distorsione progressiva rispetto ai corsi reali di cambio, ostacolando gli scambi intracomunitari in misura probabilmente maggiore delle variazioni dei tassi nominali dopo il 1992, che sostanzialmente non hanno fatto che correggere tale distorsione,

I.rilevando che il mantenimento di parità disallineate in nome della stabilità monetaria può essere, per il commercio, più nocivo di un loro tempestivo riallineamento,

J.valutando positivamente l'assenza di svalutazioni competitive dopo la crisi dello SME del 1993 e vedendo nella spontanea aderenza ai vecchi margini di fluttuazione del 2,25% in più o in meno rispetto alle parità bilaterali un fattore concreto di consenso alla stabilità e, di conseguenza, un importante contributo alla preparazione dell'Unione monetaria,

K.considerati i rischi di ampie e persistenti fluttuazioni dei corsi di cambio a livello mondiale e i loro effetti negativi sulla concorrenzialità a livello globale nonché le tendenze protezionistiche che emergono sia tra i paesi a valuta forte che tra quelli a valuta debole e che rischiano di influenzarsi negativamente a vicenda; ritenendo peraltro arduo un coordinamento, fintantoché le condizioni macroeconomiche che caratterizzano da un lato gli Stati membri dell'Unione europea e dall'altro gli Stati Uniti e il Giappone, mostrano divergenze tanto ampie,

L.considerando che le instabilità prolungate dei tassi di cambio, che determinano deviazioni dei flussi di traffico e rilocalizzazioni di imprese, possono influenzare negativamente sia il commercio mondiale che gli investimenti e dar luogo ad errate allocazioni di risorse a livello mondiale,

1.ribadisce il proprio punto di vista secondo cui, ai fini della stabilità e dell'espansione del commercio all'interno dell'Unione europea, l'obiettivo urgente da perseguire rimane il completamento del Mercato interno attraverso un'unione economica e monetaria;

2.considera importante un'espansione del commercio intra-UE, soprattutto perché può servire a stimolare la domanda interna e con essa la produzione e l'occupazione, e vede nella stabilità dei tassi di cambio un fattore di crescita generatrice di occupazione che consente di evitare le instabilità monetarie di breve e lungo periodo, responsabili di distorsioni commerciali e aumenti di costi, a condizione che gli adeguamenti dei corsi di cambio avvengano tempestivamente;

3.ritiene che obiettivo urgente della politica monetaria dell'Unione europea debba essere l'eliminazione delle distorsioni persistenti dei tassi di cambio reali, e ciò in quanto, a causa dell'accresciuta interdipendenza degli scambi, le imprese UE operano in altre regioni del mondo in una dimensione di gran lunga più ampia e necessitano pertanto di tassi di cambio stabili;

4.invita gli Stati membri dell'Unione europea a limitare per quanto possibile le fluttuazioni a breve dei tassi di cambio durante la seconda fase e a fare in modo da realizzare gradualmente una credibile riduzione dei margini di oscillazione dello SME sulla base dei dati fondamentali dell'economia e di obiettivi più precisi di integrazione; ciò al fine di permettere al maggior numero possibile di Stati membri di soddisfare i requisiti di partecipazione alla terza fase e di consolidare la volontà politica di realizzazione dell'Unione monetaria;

5.esorta gli Stati membri a un più stretto ed efficace coordinamento delle proprie politiche monetarie, economiche e di bilancio, per conseguire una credibile stabilizzazione dei corsi di cambio nella seconda fase, e a conferire quanto prima autonomia alle proprie banche centrali;

6.invita i nuovi paesi aderenti a contribuire fin d'ora alla rivitalizzazione del commercio all'interno dello Spazio economico europeo, intervenendo nella stabilizzazione dei corsi di cambio con politiche monetarie coordinate, e ciò in quanto tale interscambio, che copre già oggi il 70% delle esportazioni degli Stati membri del SEE, rappresenta un fattore di crescita e di occupazione;

7.invita gli Stati membri a modificare i meccanismi dello SME in modo da prevenire distorsioni dei tassi di cambio reali e consentire adeguamenti tempestivi dei tassi nominali, e in tal senso propone che

a)le decisioni in merito alle condizioni di ingresso e di uscita dallo SME siano adottate sul piano comunitario,

b)le decisioni di svalutazione e rivalutazione vengano adottate sulla base di indicatori economici obiettivi,

c)le deliberazioni in materia vengano sdrammatizzate conferendo all'IME un ruolo determinante;

8.chiede che il coordinamento e la cooperazione monetaria avvengano in modo più efficace e responsabile di quanto non abbia finora fatto il G-7, al fine di realizzare la stabilità dei tassi di cambio attraverso una crescita sostenuta della massa monetaria mondiale in chiave non inflazionistica e soprattutto di evitare quelle continue variazioni dei corsi delle monete che tanto hanno inciso sul commercio dell'UE con gli Stati terzi; ritiene che distorsioni prolungate dei tassi di cambio del dollaro, dello yen e dell'ECU influiscano negativamente sul volume degli scambi, facciano riemergere pressioni protezionistiche, provochino distorsioni dei flussi d'investimento e rischino di provocare guerre commerciali;

9.giudica assolutamente necessari ulteriori audizioni e studi circa le interrelazioni fra tassi di cambio e commercio all'interno e all'esterno dell'Unione europea, soprattutto per analizzare le crisi SME del 1992-1993, determinare i costi della copertura contro le fluttuazioni dei tassi di cambio, valutare gli effetti dello Spazio economico europeo e dell'interscambio con i paesi dell'Europa centrale e orientale e della CSI e analizzare l'evoluzione del commercio internazionale;

10.sottolinea in particolare la necessità di analizzare ulteriormente i costi della copertura del rischio (hedging) e la loro variabilità in funzione della dimensione e della tipologia aziendale e chiede ulteriori ricerche per accertare se l'hedging accentui o attenui la volatilità globale dei mercati monetari;

11.invita la Commissione e l'Istituto monetario europeo a sottoporgli la loro visione generale in merito alla futura politica di cambio dell'Unione europea;

12.incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Istituto monetario europeo nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

 
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