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Parlamento Europeo - 6 maggio 1994
Democratizzazione dell'Africa

A3-0170/94

Risoluzione sulla democratizzazione dell'Africa

Il Parlamento europeo,

-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn.

-Glinne sui movimenti di democratizzazione in Africa (B3-1123/90),

-Vecchi sul processo di democratizzazione nei paesi del Magreb (B3-1074/91),

-visto l'articolo 5 della quarta Convenzione di Lomé (15 dicembre 1989), relativo al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell'uomo (Doc. ACP-CEE 2107/90 del marzo 1990),

-vista la risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE del 31 marzo 1993 su democrazia, diritti dell'uomo e sviluppo nei paesi ACP ,

-viste le sue risoluzioni del 12 marzo 1993, sui diritti dell'uomo nel mondo e sulla politica comunitaria dei diritti umani per gli anni 1991-1992 , e del 13 luglio 1993, sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo ,

-vista la risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE del 7 ottobre 1993 sulla democratizzazione ,

-viste le disposizioni del Trattato sull'Unione in materia di politica estera e di sicurezza comune, con esplicito riferimento alla cooperazione allo sviluppo,

-visto l'articolo 45 del suo regolamento,

-visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza e il parere della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0170/94),

A.considerando la convivenza in Africa di 53 Stati sovrani - a volte assai diversi per motivi geografici, storici, religiosi, linguistici, etnici, politici, economici e sociali - molti dei quali governati da regimi autoritari, che si appoggiano sulle forze armate e su partiti unici,

B.considerando la volontà di modificare questa situazione mediante la democratizzazione dei loro sistemi politici e che tale volontà spesso espressa dai popoli africani, con frequenti rischi per le persone coinvolte, in alcuni Stati ha permesso di compiere progressi sostanziali verso la libertà politica,

C.considerando che lo smembramento dell'Unione Sovietica, la dissoluzione del Patto di Varsavia e del COMECON, il fallimento delle ideologie totalitarie e il venir meno della bipolarità Est-Ovest hanno spinto i paesi africani a cercare soluzioni ai propri problemi politici e socioeconomici orientate verso la libertà e la partecipazione,

D.considerando le difficoltà che si frappongono alla realizzazione di questa volontà democratizzatrice, nella fattispecie problemi economici con innegabili ripercussioni sociali, come il deterioramento dei termini di scambio a detrimento dei paesi in via di sviluppo, il debito estero accumulato da questi ultimi (che nell'Africa subsahariana equivale al 106% del PIL), gli squilibri a loro svantaggio derivanti dagli attuali accordi del GATT e il paradossale flusso di capitali da alcuni paesi del Sud verso determinati centri finanziari internazionali,

E.considerando il vigore dei regimi autocratici di alcuni paesi, che, fin dai tempi della loro indipendenza, hanno ereditato i peggiori aspetti della politica coloniale con concentrazioni di potere su dittatori e partiti unici sostenuti da minoranze militari e burocratiche,

F.considerando i più o meno significativi progressi verso il pluralismo democratico che, nonostante queste resistenze, sono stati compiuti in diversi Stati, ai quali si aggiungono Stati tradizionalmente democratici,

G.considerando che guerre civili, assassinî politici e colpi di stato militari hanno annientato incipienti processi di pace nonché regimi democratici pacificamente instaurati mediante elezioni e che altri paesi, trovandosi a lottare contro gravi problemi di terrorismo, sono tentati di ridurre sensibilmente le libertà civili e bloccare i tentativi di democratizzazione,

H.considerando l'appoggio che la Comunità europea ha espresso a tale volontà democratizzatrice nei documenti sopra citati nonché l'atteggiamento positivo dei rappresentanti africani dell'Assemblea paritetica ACP-CEE, in particolare nell'ambito dei suoi negoziati in materia di diritti umani e mediante azioni dell'Ufficio di presidenza e dei suoi Copresidenti,

I.considerando la crescente richiesta degli opinionisti di sottoporre a un profondo esame il principio del non intervento onde sensibilizzare l'opinione pubblica alle sofferenze inflitte a tante popolazioni dai succitati poteri autocratici nell'indifferenza della Comunità internazionale,

1.ritiene che i popoli e i governi africani debbano trovare formule atte a creare istituzioni democratiche e di diritto che si fondino sulla loro storia, sulla loro identità culturale e sulla trasparente partecipazione popolare ai processi decisionali che devono caratterizzarsi per il principio di separazione dei poteri; sostiene che i popoli africani hanno diritto a sistemi di governo pienamente democratici e partecipativi;

2.ritiene che sviluppo economico e democrazia politica siano intimamente legati e che il sostegno alla democrazia in Africa debba concretizzarsi anche in strumenti di carattere economico a favore dei suoi popoli;

3.afferma che questo diritto è sostenuto dalla volontà africana, ripetutamente espressa dal popolo sin dall'inizio del presente decennio, in quanto "le forze della libertà e della democrazia sono contagiose" (Carta di Arusha, 12-16 febbraio 1990);

4.ritiene meritevoli di appoggio i popoli africani che hanno recentemente avviato processi di democratizzazione facendo fronte a numerose difficoltà, mentre deplora che talvolta nei suddetti processi si siano compiuti dei passi indietro;

5.ritiene che, come nel resto del mondo, la democrazia conferirà al popolo la facoltà di eleggere i propri governanti e di rieleggerli o sostituirli nel quadro di istituzioni rappresentative e secondo le forme previste dalla legge;

6.ribadisce che la prima espressione della democrazia è la salvaguardia dei diritti umani, e che gli strumenti regionali destinati a proteggere i diritti umani in Africa devono essere perfezionati onde garantire le libertà personali contro il rischio di azioni dello Stato abusive o arbitrarie;

7.afferma che la democrazia è un compito che esige un'azione positiva permanente ed è essenziale che vengano garantite l'attuazione, e non solo la sottoscrizione, delle Convenzioni che tutelano i diritti dell'uomo e della democrazia, come quelle elaborate dall'ONU, dall'OIL, dall'OUA, e della Convenzione di Lomé IV;

8.sostiene che i diritti umani sono universali e indivisibili e che quelli di carattere politico, ivi compresa la libertà di informazione e di opinione, non possono essere violati col pretesto di difendere diritti economici o sociali; tuttavia, la salvaguardia di tali diritti viene senza dubbio agevolata dalla soddisfazione di fabbisogni fondamentali quali l'alimentazione, l'alloggio, l'istruzione, le cure mediche e un lavoro decorosamente retribuito;

9.ritiene che l'attuale sistema economico internazionale, che marginalizza i paesi del Sud, non sia conforme ai principi di democrazia internazionale e che tale situazione contribuisca al degrado delle condizioni economico-politiche dei PVS;

10.ritiene deplorevole che alcune autocrazie africane abbiano contribuito a impedire, nel corso della recente Conferenza di Vienna sui diritti dell'uomo, l'adozione degli obiettivi fissati dal Consiglio nella sua dichiarazione del 25 maggio 1993; è invece degno di encomio l'appoggio di altri Stati africani alla difesa della democrazia e dei diritti umani;

11.ribadisce che meritano il più profondo rispetto le forme specificamente africane di convivenza democratica, talvolta scaturenti da villaggi e tribù e basate sulla storia e sull'identità culturale di queste, che utilizzano frequentemente strutture politiche federali o confederali; ritiene che queste forme democratiche debbano evolversi e maturare per rendere possibile il buon funzionamento delle istituzioni democratiche moderne (parlamento, governo, amministrazione pubblica e tribunali) conformemente ai principi generali del diritto e alle tradizioni e ai valori propri di ciascun popolo; reputa che, onde evitare adulterazioni e manipolazioni, è fondamentale che tutti i cittadini, senza distinzione di razza, sesso o classe sociale, partecipino liberamente alla formazione della volontà politica nell'ambito di uno Stato di diritto basato sul principio della separazione dei poteri;

12.sostiene che la democrazia può essere instaurata mediante elezioni dirette o elezioni organizzate nel quadro di Conferenze nazionali; che, in ambedue i casi, coloro che già detengono il potere devono esercitarlo scrupolosamente onde garantire la libera espressione della volontà popolare e, che si scelga l'una o l'altra via, è essenziale che la maggioranza scaturita da questo processo garantisca e protegga a sua volta i diritti delle minoranze politiche, etniche, religiose o culturali; ribadisce che, per gli uni e gli altri, i diritti devono accompagnarsi a doveri;

13.afferma che la democrazia ammette diverse forme di stato e di governo ma esige sempre uno spirito di reciproca e continua tolleranza nei confronti delle peculiarità esistenti nell'ambito di ogni paese e che, in modo particolare, si deve lottare contro qualsiasi forma di razzismo evitando che gli abusi passati giustifichino quelli futuri o sfocino in lotte interetniche;

14.afferma che si deve promuovere, con perseveranza, la piena integrazione della donna africana nell'azione politica e nella vita civile degli Stati democratici, tenendo conto degli oneri di ciascun paese africano, e ciò onde evitare la discriminazione di cui essa è spesso vittima; è pertanto positivo che il diritto della donna al voto attivo e passivo non sia stato messo in questione nei paesi che hanno avviato processi di democratizzazione;

15.ribadisce che la funzione politica della società civile riveste una grande importanza nella sua espressione attraverso i partiti politici, i poteri locali, le chiese e le congregazioni religiose, i sindacati e le associazioni professionali e padronali, i centri di insegnamento, varie ONG e altri agenti di un tessuto sociale indispensabile per il consolidamento della democrazia;

16.sostiene che qualsiasi forma di integralismo, radicalismo o fondamentalismo, così come la confusione tra credenze religiose e opinioni politiche ovvero l'esacerbazione del nazionalismo, costituiscono un attentato contro l'indispensabile pluralismo democratico e una minaccia ai diritti umani fondamentali; sostiene inoltre che quando tali principi sono favorevoli al terrorismo, la loro condanna deve essere ancora più decisa e inequivocabile;

17.ritiene che nei casi di violazione sistematica dei diritti dell'uomo e delle libertà democratiche, in Africa come in qualunque altro luogo al mondo, l'Unione europea debba applicare con fermezza e senza reticenze la dottrina espressa dal Consiglio, dagli Stati membri, dalla Commissione, dal Parlamento europeo e dall'Assemblea paritetica ACP-CEE nei documenti sopramenzionati; pertanto, la Commissione dovrà elaborare criteri di applicazione trasparenti, omogenei e non discriminatori e l'Unione europea dovrà cooperare all'adozione e all'applicazione delle decisioni delle Nazioni Unite miranti a tutelare i diritti umani e la volontà popolare;

18.ribadisce che i fondi per l'aiuto alla democratizzazione in Africa devono essere potenziati e integrati in una politica coordinata e pluriennale che permetta di evitare l'attuale dispersione e contribuisca a una corretta valutazione dell'impiego dei fondi stessi; reputa che la funzione valutatrice spetta alla Commissione, per il tramite dei suoi servizi, che deve informare periodicamente il Consiglio e il Parlamento;

19.ribadisce che gli stanziamenti volti a favorire la democratizzazione dell'Africa dovranno essere destinati principalmente

a)alla formazione in materia di diritti dell'uomo e libertà politiche di quanti intervengono e detengono poteri nel contesto dello scrutinio elettorale, dei funzionari dei vari organi statali, degli ufficiali delle forze armate e di polizia e dei membri della magistratura,

b)all'infrastruttura per i procedimenti elettorali: censimenti, campagne, delimitazione delle circoscrizioni, costituzione dei collegi e dei seggi elettorali, scrutinio dei voti, ecc.,

c)alla dotazione prevista per l'avvio del funzionamento delle istituzioni in cui si configura lo stato democratico di diritto, in particolar modo delle camere, del parlamento, dei tribunali ordinari e delle corti dei conti nonché dei servizi tecnici complementari di cui spesso non sono dotati molti dei paesi che accedono alla democrazia,

d)alla realizzazione di studi giuridici di ordine costituzionale miranti a consolidare lo Stato di diritto,

e)all'instaurazione di un potere giudiziario indipendente e soggetto alla legge,

f)alla smobilitazione dei combattenti e al reinserimento dei rifugiati e dei profughi,

g)all'integrazione sociale di coloro che hanno rischiato nella lotta per la democrazia affinché possano partecipare pienamente alle attività delle istituzioni rappresentative della volontà popolare,

h)al rafforzamento o alla creazione di mezzi di comunicazione sociale che contribuiscano lealmente alla trasparenza, al pluralismo e al rispetto generale dei diritti umani, alla volontà popolare e alla tutela delle minoranze,

20.afferma che nell'assistere la democratizzazione africana l'Unione europea ricercherà costantemente la maggior coerenza possibile fra le proprie azioni e quelle dei suoi Stati membri affinché tale obiettivo sia perseguito mediante un'autentica politica estera e di sicurezza comune, nell'ambito della quale l'azione multilaterale prevalga sugli interessi di qualunque aiuto a carattere bilaterale;

21.ritiene che in tale contesto multilaterale si debbano assegnare aiuti speciali, mediante linee di bilancio specifiche, a quei paesi africani che abbiano effettuato una vera e propria transizione democratica, tenendo conto dei problemi di mancanza di liquidità dovuti alla precedente dittatura;

22.ritiene di dover incrementare la propria partecipazione ai processi democratici africani, potenziando la sua cooperazione tanto sul piano bilaterale quanto nel contesto delle Convenzioni di Lomé e degli accordi conclusi con i paesi del Magreb e del Mashrak, alle revisioni periodiche dei quali desidera essere associato;

23.si impegna ad analizzare, in particolare, i benefici che i popoli africani hanno tratto dalle successive Convenzioni di Lomé, tenendo ben presenti le revisioni periodiche effettuate dalla sua Assemblea paritetica; nelle proprie conclusioni perseguirà il rafforzamento della rappresentatività democratica di tale Assemblea nonché i vincoli tra cooperazione e democrazia contemplati all'articolo 5 della vigente Convenzione;

24.conferma che, quando l'Unione europea sospenderà la sua cooperazione con governi che violano i diritti umani e impediscono la vita democratica, farà in modo di non causare nuove sofferenze ai popoli africani che già subiscono un'oppressione interna; si adopererà pertanto per mantenere - ed eventualmente intensificare - il proprio aiuto umanitario per il tramite di canali indipendenti che possano ripartirlo efficacemente, tra cui le ONG locali;

25.sostiene che la corruzione, a volte collegata con l'esportazione di capitali africani illecitamente acquisiti, può mettere in pericolo le istituzioni democratiche; ritiene che, relativamente a situazioni di questo genere, vari Stati europei hanno un passato che impedisce loro di impartire ad altri facili lezioni di etica e che l'Unione europea e i suoi Stati membri devono evitare qualunque irregolarità nell'uso dei fondi comunitari destinati allo sviluppo e alla democratizzazione, verificando in particolare che il segreto bancario non mascheri la depredazione dei capitali africani; per evitare successive delusioni, l'Unione europea contribuirà a far profittare delle esperienze europee i nuovi partiti politici africani, affinché vengano loro risparmiati i meccanismi di corruzione talvolta osservati in Occidente;

26.sostiene che l'assenza di partecipazione popolare agli affari pubblici contribuisce significativamente alla crisi africana e ha in modo particolare contribuito al degrado economico registrato durante il "decennio perso" degli anni '80, che senza la partecipazione popolare "non è possibile costruire una nazione", così come si afferma nella Carta di Arusha (12-16 febbraio 1990) e che l'Unione europea deve promuovere tale partecipazione popolare e le sue espressioni non governative e decentralizzate;

27.ribadisce che il consolidamento democratico africano è senza dubbio subordinato a una drastica riduzione delle spese militari, che oggi superano il totale degli aiuti ricevuti dagli Stati africani, e che tale riduzione consentirà di potenziare la lotta contro la fame, lo spopolamento e il degrado ambientale nonché di migliorare le condizioni di vita dei profughi e dei rifugiati; osserva che all'enormità delle spese militari contribuiscono i paesi sviluppati, che con le loro vendite di armi spesso sostengono governi autocratici, e che pertanto uno degli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dovrà essere quello di promuovere un controllo mondiale sulle vendite eccessive di armi in Africa che possono favorire l'anarchia e l'arbitrarietà, come nel caso della Somalia;

28.sostiene che, benché la crisi non possa essere un alibi contro la democrazia, è evidente che questa sarà più stabile, anche in Africa, se riposerà sulle solide basi di un consistente sviluppo economico; che, nonostante l'inquietante tendenza attuale volta a ridurre l'aiuto ufficiale allo sviluppo, la CE farà in modo di mantenere il suo contributo al settore - intende infatti destinargli lo 0,7% del PIL comunitario - nonché di intervenire per la necessaria riparazione dei danni causati dalle lotte civili o tribali, dalla corruzione o dall'abuso dittatoriale del potere;

29.è consapevole del fatto che lo sviluppo dell'Africa sarà fondamentalmente il risultato dell'impegno dei suoi abitanti; conta tuttavia che l'Unione europea metta a disposizione di questi le proprie esperienze onde aiutarli a edificare strutture economiche solide fondate sul mercato, autosufficienti in campo alimentare e attente ai bisogni sociali fondamentali e, al contempo, promuova una politica commerciale propria e mondiale che favorisca l'inserimento dell'Africa in un mercato aperto ai suoi prodotti e protetto da eccessive depressioni, come si è inteso fare con sistemi quali lo STABEX;

30.ribadisce che in Africa la democrazia promuoverà probabilmente l'integrazione in seno a sistemi sopranazionali - continentale o subregionali - che favoriranno l'insieme degli Stati e dei popoli; sostiene che nel contesto della necessaria revisione della carta dell'OUA si potrebbe inserire tale obiettivo e promuovere l'integrazione e che, nel pieno rispetto delle differenze fra questi due processi, le istituzioni dell'Unione europea dovranno tuttavia, qualora fosse loro richiesto, rendere note le proprie esperienze in merito;

31.sottolinea che l'evidente importanza che l'Africa riveste per l'Europa, così come i suoi vincoli storici e la sua vicinanza geografica, obbligano l'Unione europea ad adottare un'iniziativa seria e sostenuta nel quadro della politica estera e di sicurezza comune (PESC) per porre fine al silenzio sull'Africa; osserva che gli africani non devono essere ogni giorno di più "gli orfani del dopo-guerra fredda" e che l'Unione europea deve adoprarsi affinché l'Africa riceva un trattamento equo e affinché la sua voce collegiale, e quella delle sue popolazioni e dei suoi Stati democratici, vengano rispettate e ascoltate nel concerto dei continenti e degli Stati;

32.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, ai copresidenti dell'Assemblea paritetica ACP-CEE, all'Organizzazione dell'Unità africana, ai governi e ai parlamenti dei 53 Stati sovrani dell'Africa.

 
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