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Parlamento Europeo - 6 maggio 1994
Processo di pace nel Medio Oriente

A3-0301/94

Risoluzione sul processo di pace in Medio Oriente

Il Parlamento europeo,

-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. Bertens e altri sul processo di pace nel Medio Oriente (B3-0842/93),

-viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nel Medio Oriente e sul conflitto israelo-palestinese,

-visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0301/94),

A.preso atto della firma dell'accordo storico tra Israele e l'OLP in data 13 settembre 1993 a Washington e sottolineando che, per ulteriori progressi nelle relazioni tra gli Stati arabi e Israele, è importante che venga portato avanti il processo di pace avviato alla Conferenza di Madrid, il quale si basa sulle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

B.auspicando l'attuazione concreta dell'accordo di Washington in tutti i suoi aspetti, compresa l'organizzazione di elezioni politiche generali libere e a suffragio diretto, in conformità del relativo protocollo,

C.considerando che tale accordo schiude prospettive reali di pace in Medio Oriente e la possibilità di porre fine alla situazione conflittuale che ha caratterizzato la regione durante numerosi anni e determinato la morte di migliaia di persone, il declino economico e sociale della regione e inaudite sofferenze umane per tutte le parti interessate,

D.considerando che l'attuazione di tale accordo presuppone che vengano compiuti sforzi da ambedue le parti per superare i postumi di anni di diffidenza e odio reciproci, di incomprensione e rifiuto del dialogo, che hanno condotto ad atti di violenza micidiale,

E.considerando che qualsiasi forma di estremismo, fanatismo e intolleranza costituisce un pericolo reale per il buon esito di questo accordo di pace, che è un elemento indispensabile della necessaria ripresa economica e sociale dei paesi del Medio Oriente, attuabile solo grazie alla coabitazione e alla cooperazione pacifica di tutti i popoli della regione,

F.considerando che nella regione in parola non è solo l'approvvigionamento idrico e alimentare di popolazioni in fase di forte aumento numerico a richiedere un approccio regionale ma anche il tanto auspicato controllo degli armamenti,

G.considerando che l'Unione europea e i suoi Stati hanno delle loro responsabilità per quanto attiene alla situazione conflittuale profilatasi nel Medio Oriente e che, pertanto, l'Unione europea ha un reale dovere e un importante ruolo da svolgere nell'attuazione dell'accordo di pace e per la ripresa economica della regione,

H.convinto che l'Unione europea debba svolgere nel processo di pace un ruolo politico e non solo economico-finanziario,

I.considerando la responsabilità che gli Stati arabi produttori di petrolio hanno nei confronti dei paesi vicini per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo regionale, eventualmente mediante una Comunità di cooperazione per l'acqua e l'energia,

1.si compiace della Dichiarazione di principi sottoscritta il 13 settembre 1993 a Washington e loda il coraggio di tutti coloro che hanno scelto la via della moderazione e del dialogo, ponendo così le basi della coabitazione pacifica dei popoli del Medio Oriente e della loro cooperazione regionale, e sottolinea che tale processo deve essere portato avanti e approdare ad accordi di pace tra Israele e i paesi arabi vicini;

2.accoglie con soddisfazione la firma al Cairo, il 4 maggio 1994, dell'accordo tra Israele e il PLO sull'instaurazione dell'autonomia nei territori di Gaza e Gerico e la firma a Parigi, il 29 aprile 1994, dell'accordo tra Israele e PLO sulle future relazioni economiche;

3.ritiene che il reciproco riconoscimento del diritto di Israele alla sicurezza e a relazioni normali con tutti i paesi vicini e del diritto del PLO al rispetto del suo diritto all'autonomia e alla sicurezza sia essenziale per la pace e debba essere stabilito mediante negoziato diretto tra le parti interessate;

4.chiede che tutti i prigionieri di guerra vengano liberati e che la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa possano avere immediato accesso a essi, in particolare a quelli che si trovano in una situazione analoga a quella del capitano Ron Arad dell'aviazione israeliana, che è tenuto in segregazione in un luogo di detenzione sconosciuto da più di sette anni;

5.auspica che le forze di pace e i gruppi impegnati per i diritti umani, presenti nella società civile sia israeliana che palestinese, riescano a influenzare positivamente le opinioni pubbliche di entrambi i popoli e ritiene che esse meritino ogni sostengo da parte europea;

6. ritiene che la giusta priorità accordata al raggiungimento degli obiettivi fissati nella summenzionata Dichiarazione di principi non debba, tuttavia, sminuire l'importanza di una rigorosa politica di tutela e promozione dei diritti umani, sia nello Stato d'Israele e dei territori che esso ancora occupa, sia nei territori che nella prima fase saranno soggetti all'autogoverno palestinese;

7.condanna con la massima fermezza tutti coloro che, tanto da parte israeliana quanto da parte palestinese, mettono a repentaglio l'attuazione di tale Dichiarazione con atti violenza e di intolleranza;

8.è convinto che il dialogo, la reciproca conoscenza e cooperazione tra il popolo israeliano e quello palestinese - in condizioni di pari dignità - costituisca una condizione essenziale per la costruzione di una pace e convivenza durevole e auspica che ogni sforzo compiuto in tale direzione venga compiuto dalle parti interessate e sostenuto dalle istituzioni europee;

9.ritiene che la cooperazione economica e regionale e l'organizzazione politica della regione sia una delle chiavi della pace e della sicurezza e che l'Unione europea e la comunità internazionale dovrebbero incoraggiare ulteriormente, svolgendo un ruolo di orientamento e di agevolazione, questa relazione basata sulla reciproca cooperazione che si sta sviluppando;

10.sottolinea che il problema dell'acqua è sufficiente da solo a dimostrare la forte interdipendenza dei paesi della regione e che soltanto una organizzazione degli Stati interessati è capace di predisporre il sistema di irrigazione sofisticato e comune che occorre per arrestare la desertificazione e consentire ai vari paesi della regione di produrre derrate alimentari e creare posti di lavoro a sufficienza per far fronte alle necessità delle loro rispettive popolazioni;

11.ritiene che l'istituzione di una comunità regionale di Stati, con un mercato comune e istituzioni centrali elette del tipo di quelle della Comunità europea, possa contribuire allo sviluppo armonico dei paesi del Medio Oriente mediante la creazione di un potenziale di crescita economica e sociale comune e crede che l'Unione europea dovrebbe allargare al massimo le sue braccia verso un simile processo;

12.ritiene che il processo di pace debba dare immediati e visibili frutti soprattutto ai più disagiati e a coloro che più hanno sofferto negli ultimi decenni, in modo da sottrarli alle tentazioni dell'estremismo, che si alimenta di miserie e di repressione; sottolinea che la cooperazione regionale costituisce altresì la migliore garanzia per la pace e la sicurezza della regione e favorisce la prevenzione della guerra;

13.ritiene, dato il ruolo storico dell'Europa nella regione in parola, che l'Unione europea abbia il dovere di svolgere un ruolo costruttivo per la ripresa economica e sociale dei paesi del Medio Oriente, per esempio fornendo un aiuto tecnico e finanziario per l'instaurazione di una Comunità di cooperazione per l'acqua e l'energia e dello sviluppo della cooperazione regionale;

14.esige che l'Unione europea - anche in cooperazione con altri Stati europei - rafforzi il profilo politico del suo ruolo in Medio Oriente, visto che per la prima volta nella storia entrambe le parti auspicano un maggior impegno europeo nella regione;

15.accoglie con soddisfazione la decisione del Consiglio di adottare un'azione comune a sostegno del processo di pace in Medio Oriente e sollecita il Consiglio e la Commissione a dare al più presto attuazione ai programmi di assistenza al processo di pace previsti nell'ambito di tale azione comune;

16.invita il Consiglio e la Commissione a riesaminare con sollecitudine e in accordo con le parti direttamente interessate il loro ruolo nelle diverse sedi in cui si articola il seguito della Conferenza di Madrid e a riferirne al Parlamento europeo;

17.invita la Commissione a rendere operanti e a intensificare gli accordi commerciali con i Territori per promuovere le esportazioni dei loro prodotti e invita le autorità israeliane a collaborare pienamente nell'ambito dell'attuazione di tali accordi e ad agevolare l'accesso alle infrastrutture, in particolare portuali, necessarie all'inoltro delle esportazioni e delle importazioni verso i Territori;

18.si compiace dell'intenzione dell'OLP di insediarsi definitivamente a Gerico sin dal mese di maggio e invita l'Unione e i suoi Stati membri a cooperare prioritariamente con le nuove autorità dei Territori per quanto attiene all'organizzazione dei loro servizi amministrativi e allo sviluppo del sistema dell'istruzione e delle infrastrutture sociali, culturali e sanitarie;

19.ritiene che gli Stati arabi produttori di petrolio debbano anch'essi contribuire a tale ripresa e che, pertanto, sia necessaria la cooperazione tra l'Unione europea e questi Stati, in particolare mediante la creazione di una Banca euroaraba cui spetti tra l'altro la promozione degli investimenti, anzitutto nei paesi del Mashrek, nei Territori occupati e in Israele, nonché la realizzazione di una Comunità di cooperazione per l'acqua e l'energia al fine di promuovere uno sviluppo armonico della regione, stimolando l'impostazione di politiche nazionali e regionali favorevoli agli investimenti stranieri;

20.ribadisce il suo punto di vista già espresso secondo cui il mantenimento del boicottaggio commerciale contro Israele da parte della Lega araba non può conciliarsi con la cooperazione economica così come viene delineata nella dichiarazione programmatica del 13 settembre 1993;

21.sottolinea l'importanza turistica e storica della regione; ritiene che la stabilità politica e la sicurezza della regione siano fattori rilevanti per lo sviluppo del turismo nel Medio Oriente e che gli scambi culturali fra i popoli possano anch'essi contribuire alla pacificazione;

22.invita l'Unione e i suoi Stati membri a promuovere scambi culturali e turistici con i paesi del Medio Oriente, in particolare mediante l'attuazione di programmi specifici per i giovani, quali l'estensione del suo programma Erasmus;

23.ritiene che la sicurezza della regione presupponga un disarmo multilaterale, equilibrato ed internazionalmente controllato; invita gli Stati della regione, in cooperazione con le Nazioni Unite, ad attuare un programma di disarmo multilaterale; accoglie pertanto con soddisfazione i primi contatti tenutisi al riguardo tra Israele e alcuni degli Stati confinanti;

24.invita tutti gli Stati ad approvare un simile programma di disarmo e ad astenersi dalla vendita e/o dalla consegna di armi ai paesi del Medio Oriente al di fuori del quadro di tale programma;

25.invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'Unione europea, per quanto riguarda i suoi Stati membri, a far gravare onerose sanzioni su qualsiasi eventuale Stato che non dovesse rispettare il programma di disarmo per il Medio Oriente;

26.invita tutte le parti in causa ad accelerare al massimo l'attuazione delle misure già concordate e la negoziazione degli ulteriori passi, perché non si perda la credibilità e la spinta positiva che l'accordo del 13 settembre 1993 avevano generato e non prendano il sopravvento ripensamenti, ostruzionismi e sabotaggi;

27.invita la sua delegazione parlamentare ad hoc a recarsi senza indugio nella regione per fare l'inventario delle necessità reali, più urgenti e a lunga scadenza, nonché a presentare proposte concrete e costruttive che dovranno essere recepite nel prossimo bilancio dell'Unione;

28.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo e al parlamento di Israele, al Consiglio nazionale palestinese, ai governi della Giordania, del Libano, della Siria e dell'Egitto, nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

 
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