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Cecchi Ottavio - 14 giugno 1993
Le sconfitte dell'ONU e dell'Occidente - di

La debolezza dell'Onu rivela la crisi delI'Occidente, quella crisi che stiamo vivendo e che il crollo del Muro di Berlino ha svelato. Interessa tutto il nostro mondo, di qua e di là dall'oceano, e tutto il nostro tempo. Se riuscissimo a mettere a fuoco questa immagine capiremmo meglio, crediamo, perché ci sentiamo così smarriti di fronte a ciò che accade in Europa, in America e anche nella ex Jugoslavia e in Somalia.

Dall'Unità -Cecchi Ottavio

Ci guardiamo bene dalla tentazione di suscitare immagini di nemico. E' sempre segno di impotenza, o di rassegnata accettazione della sorte. Guardiamo piuttosto in casa nostra, cerchiamo di renderci conto della ragione per la quale, di nuovo, siamo precipitati in quella logica di guerra, che all'improvviso annulla la memoria. La Somalia e la ex Jugoslavia ci danno la misura della gravità e del pericolo. Non è ancora passato mezzo secolo dalla flne di un conflitto che è costato al mondo decine e decine di milioni di morti, non è ancora trascorso un cinquantennio dagli orrori di Auschwitz, non si è ancora spenta l'eco della bomba di Hiroshima, ed eccoci ancora una volta ai bombardamenti, ai massacri.

Nessuno pare dispusto a fare un passo indietro per vedere meglio e valutare una situazione che alla gravita di ciò che accade somma la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere. uno di quei momenti in cui l'osservazione minuta dei fatti puo trane in inganno. Lo sguardo d'insieme sfugge, non pare possibile. Eppure una possibilità di capire c'è: questo nostro Occidente a cui siamo legati per mille buone ragioni sta dando la misura della propria crisi. In Somalia non riesce a fermare i massacri, nella ex Jugoslavia non

sa neppure afferrare i motivi profondi di una guerra che ormai vede tutti in campo contro tutti. Le Nazioni Unite sono ridotte all'impotenza, I'Europa che continua a parlare della sua unità non è capace, se non altro di unirsi per evitare che bombardino gli ospedali. Secondo notizie di ieri, a Goradze, cinquanta persone sono morte nel bombardamento di un ospedale. La radio di Sarajevo punta il dito contro i serbi. Alle notizie provenienti dalla Bosnia, alle immagini di corpi dilaniati, abbiamo fatto l'abitudine. Si sbaglia se si dice che noi tutti siamo a un passo dal cinismo? Chi accorre in aiuto rischia di non tornare, o non torna come è accaduto a tre italiani. Il generale francese Morillon ha detto ieri che se le cose continuano così lui se ne va. E' come al tavolo del poker, dove si passa la mano se non si hanno carte buone da giocare. Ma l'Europa, cuore antico dell'Occidente, quanto tempo è rimasta a guardare? Pareva che non accadesse niente e che nella ex Jugoslavia si svolgesse una litigiosa riunion

e di condominio. La verita è che l'Europa non ha voluto vedere, ha chiuso gli occhi. Forse sperando negli Stati Uniti. I quali sono intervenuti in Somalia. Si sa come sono andate le cose. Venticinque caschi blu pachistani vengono uccisi, e allora si decide di passare a vie di fatto. Gli aerei americani bombardano le basi del "signore della guerra Aidid. Mentre quest'ultimo si salva nascondendosi, si decide di passare di nuovo alle vie di fatto. E ieri mattina, dopo il secondo bombardamento, una massa di somali esce per le strade e manifesta. Sono uomini, donne e bambini tra i più poveri del mondo. Su quella umanità scalza e nuda sparano i caschi blu pachistani. Quindici, venti somali cadono. La conta è sempre difficile laddove la gente muore, se non di guerra, di malattie e di fame. Le associazioni umanitarie dicono che ai morti della manifestazione di ieri dovrebbero essere sommati i morti che giorno per giorno si contano dopo scontri e conflitti. Noi italiani, che con la Somalia abbiamo molti conti da reg

olare, dobbiamo contentarci di sapere che i nostri soldati si comportano bene. Non cerchiamo immagini di nemico, dunque, ma immagini di crisi. La debolezza dell'Onu rivela la crisi delI'Occidente, quella crisi che stiamo vivendo e che il crollo del Muro di Berlino ha svelato. Interessa tutto il nostro mondo, di qua e di là dall'oceano, e tutto il nostro tempo. Se riuscissimo a mettere a fuoco questa immagine capiremmo meglio, crediamo, perché ci sentiamo così smarriti di fronte a ciò che accade in Europa, in America e anche nella ex Jugoslavia e in Somalia.

 
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