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- 10 luglio 1996
Tibet/Mozione Camera/Italia

Alla cortese attenzione degli Onorevoli

Giovanna MELANDRI

Mirko TREMAGLIA

Enrico Paolo NAN

Lino DE BENETTI

Rosa RUSSO JERVOLINO

Luciano CAVERI

Flavio RODEGHIERO

Roma-Bruxelles, 10 luglio 1996

Caro Collega,

nella scorsa Legislatura oltre 60 deputati avevano depositato una Mozione parlamentare sulla drammatica situazione del Tibet. Quella Mozione non venne discussa né posta in votazione a causa delle vicende politiche e parlamentari che hanno caratterizzato la fine della legislatura. Rimane comunque significativo che un tale documento sia stato depositato e che esso sia stato proposto da così numerosi deputati.

Riteniamo che sia molto importante riproporre in questa Legislatura, da poco iniziata, una Mozione parlamentare sulla situazione del Tibet, anche rafforzati dall'essere stati approvati con grandi maggioranze documenti in proposito dai Parlamenti europeo, tedesco e belga.

Le proponiamo, qui allegandolo, un testo di Mozione; lo proponiamo a Lei e ad alcuni altri Suoi Colleghi, confidando che possano essere una sorta di capifila di una iniziativa istituzionale necessaria quanto urgente.

Dal punto di vista nostro, del Transpartito transnazionale che siamo, e che ha posto tra le proprie priorità politiche, da molti anni, quella della causa tibetana e della affermazione del Diritto e del Diritto internazionale in Tibet come altrove, questa iniziativa della Mozione parlamentare è connessa strettamente ad altre iniziative che nel medesimo campo stiamo conducendo, in decine di paesi, e che Ella conosce bene. Si tratta dell'Appello Internazionale che chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite di ricevere al più presto il Dalai Lama, ad oggi sottoscritto da quasi 1.000 parlamentari e della iniziativa di sostegno della candidatura a Premio Nobel per la pace 1997 di WEI Jingsheng, il più noto dissidente cinese, che già a scontato 14 anni in carcere, e che ad altri 15 anni è stato condannato nel dicembre scorso.

La Mozione parlamentare che alleghiamo riprende in gran parte la Mozione depositata alla Camera lo scorso anno, e contiene naturalmente alcuni aggiornamenti.

Oltre ai capifila, crediamo che sarebbe opportuno che tale mozione venga sottoscritta da un assai cospicuo numero di deputati.

Sicuri che potremmo contare sul Suo appoggio e nella speranza che Le sarà possibile, insieme ai colleghi degli altri gruppi, di depositarla prima della pausa estiva dei lavori parlamentari,

Con i migliori saluti

Paolo PIETROSANTI Olivier DUPUIS

Membro del Consiglio Generale Segretario, MPE

Partito Radicale

Via di Torre Argentina 76

00186 Roma

Tel. 689.791

Fax 6880.5396

E-mail: p.pietrosanti@agora.stm.it

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TESTO DELLA MOZIONE

Mozione parlamentare sulla situazione in Tibet

Roma, 10 luglio 1996

La Camera dei Deputati,

considerando:

- che in tutta la sua storia il Tibet è riuscito a conservare un'identità nazionale, culturale e religiosa distinta da quella della Cina fino a che tale identità non ha cominciato ad essere erosa a seguito dall'invasione cinese;

- che il Tibet storico è costituito da tre Regioni: l'U-Tsang, l'Amdo e il Kham e che una parte sostanziale di esso non fa parte di quella che la repubblica Popolare di Cina definisce come Regione autonoma tibetana (TAR);

- che, prima dell'invasione cinese del 1949, il Tibet era riconosciuto de facto da numerosi Stati e che esso costituisce un territorio occupato ai sensi dei principi stabiliti dal diritto internazionale e dalle risoluzioni delle Nazioni Unite;

- che per ciò l'invasione e l'occupazione del Tibet da parte della Repubblica Popolare di Cina sono da considerarsi illegali;

- che pertanto il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio appaiono in sostanza i legittimi rappresentanti del popolo tibetano;

- che le proposte del Dalai Lama al governo cinese, come quella del Piano in Cinque Punti del 1987 e quella presentata al Parlamento europeo nel 1988, sono volte ad ottenere una soluzione pacifica al problema tibetano e potrebbero costituire un valido fondamento per negoziati sino-tibetani senza precondizioni;

- che, in risposta alle pur moderate proposte del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio, la Cina non ha smesso di insediare coloni cinesi in Tibet, al punto che i tibetani sono ormai minoranza nel loro stesso Paese;

- che l'incremento di tali trasferimenti di popolazioni cinesi attuato in questi ultimi mesi rischia di provocare a breve scadenza la pura e semplice scomparsa del popolo tibetano;

- che le azioni politiche del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio sono ispirate e informate alla teoria e alla prassi della nonviolenza gandhiana e quindi al rispetto profondo degli interlocutori con i quali si ricerca il più costruttivo dei dialoghi;

- che la Repubblica Popolare di Cina ha messo in atto un regime di polizia e di controllo e attua una politica di sistematiche violazioni dei diritti fondamentali della persona che consistono anche in una discriminazione razziale e culturale istituzionalizzata;

- che la stessa libertà religiosa viene conculcata dalla Repubblica Popolare di Cina nei confronti dei tibetani e in tal senso è emblematico il caso di Gedhun Choeky Nyima, il bambino di sette anni riconosciuto come Panchen Lama dal Dalai Lama, rapito e tenuto sotto sequestro da più di un anno dalle autorità cinesi;

- che il popolo tibetano presenta peculiarità uniche di cultura, lingua e religione;

- che le Nazioni Unite hanno riconosciuto in passato lo status di osservatore ad altre organizzazioni di liberazione;

viste le risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1353 (XIV) del 1959, 1723 (XVI) del 1961, 2070 (XX) del 1965

vista la risoluzione sull'invasione e l'occupazione del Tibet e la repressione della sua popolazione da parte delle autorità cinesi, approvata dal Parlamento europeo il 13 luglio 1995 (B4-1007/95);

viste le risoluzioni sulla situazione in Tibet approvate di recente dal Parlamento tedesco e dalla Camera dei deputati belga;

vista la risoluzione adottata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati il 12 aprile 1989 "per una soluzione pacifica della questione tibetana"

condannando:

- le violazioni gravi e sistematiche dei diritti dell'uomo in Tibet, in particolar modo gli arresti e le detenzioni arbitrarie così come la tortura di tibetani per ragioni politiche; le violazioni dei diritti delle donne, soprattutto le sterilizzazioni e gli aborti forzati; la privazione della libertà religiosa; tutte violazioni che, con la distruzione della ricca cultura tibetana e i trasferimenti di popolazione, minacciano la sopravvivenza stessa del popolo tibetano e costituiscono una vera e propria politica di pulizia etnica;

- la distruzione dell'ambiente naturale dell'altopiano tibetano, in particolar modo, il disboscamento abusivo, lo stoccaggio dei rifiuti tossici e radioattivi, che ha conseguenze non solo nel Tibet, ma per tutta la regione e per il mondo intero;

ritenendo opportuno che il Parlamento italiano operi perché il Parlamento tibetano in esilio venga ammesso all'Unione Parlamentare internazionale;

impegna il governo a:

1. chiedere al Governo della Repubblica Popolare di Cina di interrompere immediatamente i trasferimenti, da esso incoraggiati ed organizzati, di popolazioni cinesi in Tibet e di iniziare il processo di decolonizzazione del Tibet restituendo ai tibetani le terre, le colture, le case espropriate durante gli oltre 40 anni di occupazione;

2. proporre che il mandato del Comitato sulla Decolonizzazione delle Nazioni Unite venga esteso alla questione della decolonizzazione in Tibet;

3. chiedere al Governo della Repubblica Popolare di Cina l'immediata liberazione del Panchen Lama;

4. assumere le iniziative necessarie per ottenere che al governo tibetano in esilio venga attribuito presso le Nazioni Unite lo status di osservatore;

5. chiedere al governo cinese di porre fine alle violazioni dei diritti della persona e di garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei popoli e degli individui nel Tibet;

6. favorire ogni iniziativa intesa a risolvere il problema sino-tibetano mediante il dialogo politico e chiedere al governo della Repubblica Popolare di Cina e al governo tibetano in esilio di avviare negoziati in tal senso sotto l'egida delle Nazioni Unite;

7. manifestare in tale contesto il sostegno dell'Italia agli sforzi esplicati dal Dalai Lama e dal governo tibetano in esilio per ripristinare pacificamente le libertà culturale e religiosa del popolo tibetano, nonché il suo diritto a scegliere del proprio futuro;

8. operare affinché la questione tibetana venga iscritta all'ordine del giorno dell' Assemblea Generale delle Nazioni Unite;

9. operare affinché la questione tibetana venga presa in esame dalla Commissione sui Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite;

10. assumere in tutte le sedi internazionali pertinenti iniziative volte ad ottenere che siano applicate le risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1353 (XIV) del 1959, 1723 (XVI) del 1961, 2070 (XX) del 1965;

11. trasmettere la presente mozione al governo cinese, al Dalai Lama, al Presidente Parlamento tibetano in esilio, al governo tibetano, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Commissione, al Presidente del Parlamento europeo ed ai Presidenti dei Parlamenti degli Stati membri.

 
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