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- 7 novembre 1996
SCHEDE DI PRESENTAZIONE PR E INIZIATIVE

Sommario:

0. Il Partito Radicale

1. Abolizione universale della pena di morte

2. Libertà per il Tibet / Democrazia per la Cina

3. Tribunale internazionale penale permanente

4. Antiproibizionismo sulle droghe

5. Lingua ausiliaria di comunicazione internazionale

0. PARTITO RADICALE

Il Partito Radicale è una organizzazione politica transnazionale e transpartita: un'associazione di cittadini e parlamentari, di varie appartenenze nazionali, politiche e partitiche, che intendono ottenere, con i metodi della nonviolenza gandhiana, della disobbedienza civile e della democrazia, alcuni concreti obiettivi miranti alla creazione di un effettivo diritto internazionale, fondato sui diritti della persona, ed all'affermazione di democrazia e libertà ovunque nel mondo.

Campagne attualmente promosse dal Partito Radicale:

- ABOLIZIONE UNIVERSALE DELLA PENA DI MORTE;

- ISTITUZIONE DEL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE PERMANENTE;

- REVISIONE IN SENSO ANTIPROIBIZIONISTA DELLE LEGGI E DELLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI IN MATERIA DI DROGA;

- ADOZIONE DI UNA LINGUA AUSILIARIA NEUTRALE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE;

- LIBERTA' PER IL TIBET E DEMOCRAZIA PER LA CINA.

L'iscrizione al Partito Radicale consentita a chiunque e dà diritto al voto, alla determinazione delle iniziative, alla elezione tra e degli Organi direttivi, durante i congressi biennali.

Il simbolo del Partito Radicale è una raffigurazione del volto del Mahatma Gandhi ottenuta attraverso la giustapposizione della denominazione "Partito Radicale" tradotta in 71 lingue.

Il Partito Radicale non concorre alle elezioni nazionali, regionali o locali. Ha recentemente ottenuto lo status consultivo, quale Organizzazione Non Governativa (I. categoria), presso le Nazioni Unite.

1. ABOLIZIONE UNIVERSALE DELLA PENA DI MORTE

Coerentemente con la propria ispirazione nonviolenta il Partito Radicale pone tra le sue priorità l' abolizione universale della pena di morte.

Già nel 1987 il Partito Radicale ha denunciato all'opinione pubblica mondiale il caso emblematico della sedicenne americana PAULA COOPER. Nell'89 , con la conferma della sua condanna a morte, è stata organizzata, per iniziativa radicale e di altre associazioni, una prima mobilitazione internazionale che ha ottenuto la permuta della condanna a morte in 60 anni di carcere. Nel 1990, con manifestazioni e digiuni, il PR, sollecitando ed ottenendo l'appoggio del Presidente cecoslovacco VACLAV HAVEL, ha ottenuto l'abolizione della pena di morte dal codice penale del nuovo regime democratico cecoslovacco. Successivamente, con manifestazioni e convegni, con marce di cittadini e di sindaci, con iniziative parlamentari ed istituzionali, il Partito Radicale, ha dato vita ad una campagna abolizionista mondiale, condotta con l'associazione "NESSUNO TOCCHI CAINO" - Lega internazionale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000 - fondata nel dicembre del 1993 da alcuni esponenti radicali ed oggi federata al PR.

La campagna ha conseguito una prima serie di risultati concreti: varie risoluzioni di indirizzo abolizionista sono state conquistate al Parlamento europeo ed al Consiglio d'Europa; il Tribunale per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia, e successivamente quello relativo al Ruanda, hanno escluso il ricorso alla pena di morte, grazie anche ad una petizione firmata da 75.000 cittadini di tutto il mondo, tra i quali centinaia di parlamentari ed intellettuali; numerose iniziative sostenute presso l'opinone pubblica e presso le Nazioni Unite sono culminate, nel dicembre 1994, con la presentazione, per la prima volta all'Assemblea Generale delle NU, di una Risoluzione "per la sospensione universale delle esecuzioni capitali" che è stata purtroppo respinta anche se per una differenza di otto voti solamente e con una motivazione che ribadisce il diritto sovrano degli stati. Il dibattito ha comunque segnato un alto momento di confronto. Oltre a dimostrare che un forte gruppo di Stati sono già pronti ad istituire la

moratoria, il voto ha portato allo scoperto dinanzi all'opinione pubblica mondiale i due fronti opposti indicando chiaramente quali siano gli Stati aperti a difendere, assieme ai principi delle Nazioni Unite, anche l'effettiva creazione di un cogente diritto internazionale e quali gli Stati contrari.

- Forti di questa esperienza il PR e "Nessuno tocchi Caino" intendono ripresentare la proposta di moratoria alle Nazioni Unite, facendo leva su un nucleo organizzato di Paesi motivati e decisi a sostenere il progetto. La campagna che "Nessuno tocchi Caino" ha lanciato con lo slogan "10 paesi, 100 città, 100.000 firme alle Nazioni Unite per fermare la pena di morte" ha visto moltiplicarsi i contatti con ambienti governativi di molti Paesi e dovrebbe portare alla riproposizione alle NU, nel 1997, della proposta di istituzione della moratoria.

2. LIBERTA' PER IL TIBET - DEMOCRAZIA PER LA CINA

Libertà per il Tibet

Il Tibet, invaso e occupato militarmente nel 1949 dalla Repubblica Popolare di Cina, è oggetto da allora di una durissima repressione, che ha causato oltre 1.200.000 vittime tra la popolazione, nonchè l'esilio di 150.000 tibetani, a cominciare dal leader spirituale e politico TENZIN GYATSO, XIV DALAI LAMA, premio Nobel per la pace nel 1989. A tutt'oggi la politica di colonizzazione del "Tetto del mondo" da parte delle autorità cinesi non solo prosegue ma è divenuta una vera e propria politica di pulizia etnica per - diluizione - con il trasferimento forzato di milioni di coloni cinesi, con sterilizzazioni ed aborti di massa ed altre misure volte a cancellare l'identità tibetana. Un primo effetto è stato già conseguito, col rendere la popolazione tibetana minoranza nel proprio paese.

L'iniziativa del Partito Radicale a favore della libertà del Tibet viene condotta a partire dal 1988, dapprima in Italia, con la creazione del Comitato "VIVO IL TIBET" ed azioni di pressione sul Governo per interventi a tutela dei diritti del popolo tibetano, tra le quali anche l'approvazione di una mozione parlamentare. Nel '89 con il contributo dei deputati iscritti al PR, una risoluzione di condanna dell'occupazione e della legge marziale e per l'avvio di negoziati con il Dalai Lama sul futuro del Tibet, viene approvata dal Parlamento Europeo. Nel giugno del 1994, dopo analoghe azioni di denuncia di singoli casi di repressione, il Dalai Lama, ospite del Partito Radicale, viene ricevuto dal Presidente della Repubblica e dal Primo ministro italiani.

Dal congresso radicale dell'aprile 1995 la campagna "Libertà per il Tibet" diventa prioritaria per il Partito Radicale transnazionale e si articola in: pressione sulle istituzioni parlamentari, sensibilizzazione dell'opinone pubblica, costruzione di una rete internazionale e preparazione di un grande Satyagraha mondiale (iniziativa di massa che abbina azioni nonviolente, digiuno e pressioni sulle istituzioni) da tenersi nel 1998.

A luglio dello stesso anno il Parlamento Europeo vota su iniziativa di deputati scritti al PR una risoluzione che, per la prima volta in Europa, denuncia esplicitamente l'invasione e l'occupazione del Tibet da parte della Repubblica popolare di Cina.

Il 10 marzo 1996, anniversario dell'insurrezione popolare di Lhasa, oltre 600 sindaci europei ed americani, in adesione ad un appello radicale, hanno onorato la tragica ricorrenza issando la bandiera tibetana nelle loro città. Nello stesso giorno per la prima volta in Europa, una imponente marcia popolare, organizzata dalle comunità tibetane, dai gruppi di sostegno al Tibet e dal Partito Radicale transnazionale, ha sfilato per le vie di Bruxelles. In maggio il P.E. ha votato una nuova risoluzione di condanna del Parlamento europeo, mentre è fallito il tentativo di far approvare una risoluzione sui diritti umani in Cina e Tibet presso la Commissione sui diritti umani dell'ONU, riunita a Ginevra.

Recentemente il P.E. su iniziativa radicale, ha ricevuto ed ascoltato il Dalai Lama in visita ufficiale, ha inoltre approvato alcune linee di finanziamento a sostegno della resistenza democratica del popolo tibetano.

- Attualmente, a sostegno di un riconoscimento internazionale della questione tibetana, il PR raccoglie adesioni su un appello di parlamentari, rivolto al Segretario delle Nazioni Unite, affinchè riceva, al più presto ed in veste ufficiale, il Dalai Lama, per definire con lui le modalità dell'apertura di un negoziato sino-tibetano senza precondizioni. Sono già oltre un migliaio le firme di deputati raccolte in decine di Parlamenti.

E' inoltre in corso una iniziativa per la liberazione di GEDHUN CHOEKYI NYIMA, un bambino di sette anni, già da un anno rapito dalle autorità cinesi ed imprigionato con la sua famiglia in un luogo segreto, a seguito del suo riconoscimento dalle autorità religiose tibetane quale "Panchen Lama", la seconda autorità spirituale del buddismo tibetano.

In preparazione del Satyagraha mondiale per la libertà del Tibet, previsto per il 1998, una prima iniziativa nonviolenta è stata organizzata alla fine di settembre 1996. Oltre 1.500 persone di XX paesi hanno partecipato ad un digiuno di dialogo della durata di tre giorni, rivolto al proprio Ministro degli esteri, affinchè intervenisse a favore della liberazione di Wei Jingsheng e del Panchen Lama.

Sugli stessi obbiettivi è previsto per il 9 e 10 dicembre un "walk-around" di 24 ore che avrà luogo intorno ai Ministeri degli esteri di vari paesi.

E' infine in preparazione il lancio della campagna "Una bandiera per il Tibet 1997!" congiuntamente all'iniziativa "Una piazza per il Tibet!" che chiede ai Sindaci di intitolare una piazza od una strada della loro città al Tibet o al Dalai Lama.

Democrazia per la Cina

Solo l'avvento di un sistema democratico in Cina potrà' rendere concrete le aspirazioni di libertà' per il Tibet. E' anche questa convinzione che ha portato il Partito Radicale ad affrontare con impegno crescente la questione della democrazia per la Cina, del rispetto dei diritti umani e della liberazione di un miliardo e duecento milioni di cinesi dall'ultimo impero comunista, autoritario e nazionalista.

Dal dramma dei laogai - questi innumerevoli e giganteschi campi di lavoro forzato - alla moltiplicazione delle condanne a morte, dalla sempre più chiara volontà di distruggere le prerogative democratiche di Hong Kong alle crescenti provocazioni militari nei confronti di Taiwan, dalla moltiplicazione degli arresti e dei processi farsa dei dissidenti alla scientifica e pianificata sinizzazione della Mongolia interiore, del Turchestan Orientale oltre, ovviamente, al Tibet, il regime cinese, continuando a soffocare i diritti fondamentali di un miliardo e duecento milioni di cinesi, sta anche assumendo caratteristiche sempre più pericolose sia per le sue stesse popolazioni che per la comunità internazionale.

A partire da queste considerazioni il PR si era impegnato per la candidatura di WEI JINGSHENG a Premio Nobel per la Pace 1996 ed ha, sin d'ora, lanciato una nuova campagna per il Nobel per la Pace 1997. Wei, il più noto dissidente cinese, ha già scontato 14 anni di carcere ed è stato recentemente, nuovamente imprigionato dopo una nuova condanna a 15 anni per meri reati di opinione. Per queste e molte altre iniziative Wei rappresenta un simbolo della lotta per la democrazia.

Nel giugno 1996, il P.E. ha approvato una risoluzione per una revisione del processo con garanzie internazionali; mentre in ottobre, ancora su iniziativa di deputati iscritti al PR, il Parlamento europeo ha conferito a Wej Jingsheng il "Premio Sacharov 1996".

Alle Nazioni Unite il PR è impegnato in una campagna di pressione verso i paesi membri al fine di ottenere, per la sessione 1997 della Commissione sui diritti umani, una forte risoluzione per il rispetto dei diritti umani in Cina.

3. TRIBUNALE INTERNAZIONALE PERMANENTE

- L'idea di un Tribunale Penale Internazionale per giudicare i crimini transnazionali che sfuggono alla giurisdizione dei singoli Stati, ha ormai quasi un secolo. Ma crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidi, non hanno fino ad oggi trovato gli strumenti giuridici e soprattutto una sede giurisdizionale che ne assicurino la perseguibilità.

Dal 1989, col mutare della situazione politica a livello internazionale e l'affermarsi del "diritto d'ingerenza", sostenuto dai radicali durante la battaglia contro lo "sterminio per fame" nel mondo, agli inizi degli anni '80, e quindi riproposto dal governo francese, e grazie ad un'iniziativa specifica di Trinidad e Tobago, le procedure per giungere all'istituzione di un Tribunale penale internazionale sono state riattivate.

Sotto la spinta dei crimini di massa verificatisi nel corso della aggressione alla Croazia, alla Bosnia-Herzegovina ed al Kosovo, e a seguito delle controversie sulle estradizioni in Libano, nel 1992, numerosi Paesi hanno preso posizione a favore della costituzione di una tale Corte internazionale. Conseguentemente le Nazioni Unite hanno affidato alla International Law Commission l'elaborazione di un progetto di statuto per un tale Tribunale. Nel 1993, grazie anche ad una mobilitazione internazionale di varie organizzazioni e del Partito Radicale (che ha raccolto e consegnato al Segretario delle Nazioni Unite decine di migliaia di firme di parlamentari, intellettuali e cittadini di tutto il mondo), veniva istituito il Tribunale per i crimini nella ex-Jugoslavia, segnando così una tappa ulteriore nell'affermazione di una giurisdizione internazionale.

Dinnanzi a questi nuovi eventi significativi il Partito Radicale, sempre nel 1993, ha avviato una campagna per l'indizione di una Conferenza Istitutiva del Tribunale internazionale permanente. Nel 1994 si sono svolte numerose iniziative presso i Parlamenti nazionali ed europeo e verso i Governi; varie risoluzioni sono state sottoscritte da centinaia di sindaci europei, di parlamentari e di personalità; il Sindaco di Sarajevo, MUHAMED KRESELJAKOVIC, iscritto al Partito Radicale, ha promosso con lo slogan "Non c'è pace senza giustizia" una marcia a Roma, in occasione della Pasqua cattolica, cui hanno partecipato migliaia di persone e di rappresentanze di varie città europee; EMMA BONINO, allora Segretaria del PR, ottenendo dal Governo italiano la delega di rappresentanza in materia alle NU, ha candidato l'Italia ad ospitare la Conferenza e ne ha rilanciato l'urgenza richiedendo precise scadenze; sono state infine pubblicate pagine sul New York Times (finanziate da una sottoscrizione straordinaria) con un appel

lo per la creazione urgente del Tribunale internazionale. Anche raccogliendo queste istanze, nel novembre dello stesso anno, la 49 sessione delle Nazioni Unite ha affidato ad un Comitato ad hoc, successivamente denominato "Comitato Preparatorio", la rielaborazione di una bozza di Statuto per il Tribunale internazionale.

Il Comitato preparatorio ha chiuso i lavori della sua ultima sessione il 30 agosto 1996 con una raccomandazione all'Assemblea Generale che chiede da un lato la proroga del mandato del Comitato stesso fino al 1998 e, per la prima volta, la fissazione, nel 1998, della data di convocazione della Conferenza Diplomatica dei Plenipotenziari per l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale.

Nel ottobre 1996, su iniziativa dei deputati iscritti al PR, il Parlamento europeo, ha previsto consistenti linee di bilancio a favore dei Tribunali "ad hoc" sui crimini commessi in ex -Jugoslavia ed in Ruanda, nonchè a favore del Tribunale internazionale permanente, non appena verrà costituito.

- Il Partito Radicale ed il Comitato "NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA", O.N.G. nata nel 1994 allo scopo di promuovere campagne internazionali per la rapida istituzione del Tribunale, in appoggio alle conclusioni del "Comitato Preparatorio", sono impegnati in una serie di iniziative di pressione ed in una raccolta di firme di parlamentari di tutto il mondo (un appello di personalità politiche e di oltre 700 parlamentari è stato pubblicato sui maggiori quotidiani internazionali), affinché la prossima sessione delle Nazioni Unite rinnovi il mandato al Comitato e confermi l'impegno per la convocazione della conferenza istituiva del Tribunale Internazionale nel 1998.

4. ANTIPROIBIZIONISMO SULLE DROGHE

Il proibizionismo, come complesso di norme giudiziarie punitive che colpiscono la produzione, la vendita ed il consumo di determinate sostanze definite "droghe", si propone di preservare l'integrità fisica e morale del cittadino, proteggendolo dagli effetti dell'ebbrezza, dell'alterazione della coscienza in generale, nonchè dalla eventuale tossicità di dette sostanze.

I risultati complessivi di questo modello legislativo, dopo 30 anni del suo pieno sviluppo, sono evidenti: una piccola criminalità diffusa che rende insidiose strade e quartieri delle metropoli di tutto il mondo; la grande criminalità organizzata che reinveste i giganteschi profitti della droga in ogni genere di imprese, illecite e ormai anche non illecite, che inquina, corrompe, influenza governi ed arriva a controllare Paesi interi; enormi risorse finanziarie devolte da Stati e governi nella repressione e in attività di polizia, giudiziarie, carcerarie, burocratico-sanitarie; infine le morti di migliaia di persone, soprattutto giovani, a causa dell'adulterazione dei prodotti posti in circolazione, delle overdosi, delle infezioni.

Ultima in ordine di tempo ed esemplare per I suoi effetti nefasti è stata la politica proibizionista, espressa nello slogan "guerra alla droga", lanciata dal presidente Reagan all'inizio degli anni 80, e subito sostenuta dall'ONU con la Convenzione di Vienna del 1988. La "war on drugs" è stata un clamoroso insuccesso, un "flop" di portata mondiale che ha sperperato miliardi di dollari, condannando al contempo al "libero" consumo del mercato nero milioni di giovani nel mondo e sopratutto arricchendo l'enorme business e lo strapotere dei cartelli e delle narco-mafie. In tal modo si è inoltre creato artatamente un enorme indotto: il business di coloro che dovrebbero combattere il mercato nero della droga. Ogni paese ha ora le sue agenzie specializzate con grandi bilanci e un gran numero di lavoratori che dipendono dai budget governativi. Il fallimento della guerra alla droga è anche questo: il finanziamento di carrozzoni inutili che su questo, senza risultato alcuno, vivono e prosperano.

Di questa crisi generale del modello proibizionista risentono ormai anche i governi più intransigenti: è l'inerzia più che la volontà politica a mantenerne la linea di condotta. Dunque perchè non constatare serenamente che il proibizionismo ha fallito rispetto ai suoi stessi fini, che la droga è attualmente in libera vendita e liberamente spacciata e che la sua nocività è fenomeno massiccio, endemico nella società ?

E' tempo allora di invertire la rotta. L'obiettivo realmente e necessariamente perseguibile rimane, prima di tutto, distruggere l'interesse economico al commercio illegale. E dunque occorre finalmente "legalizzare" le sostanze in questione: regolamentare la produzione, il commercio, il consumo.

Il Partito Radicale, sin dagli anni 70 in Italia - al primo emergere massivo dell'uso di sostanze psicoattive - è intervenuto a denunciare il carattere moralistico, antiscientifico ed autoritario delle leggi variamente ispirate al proibizionismo. Con ripetute azioni di disobbedienza civile - il pubblico, esibito "consumo" di "droghe" - MARCO PANNELLA ed i radicali hanno ottenuto un primo successo con la modifica della legislazione italiana: nel 1975 è stata qui introdotta la non-punibilità del consumo di "modica quantità".

Successivamente, con il dilagare del consumo dell'eroina e di altre droghe che inducono dipendenza, con le prime morti per overdose, il PR ha proposto la "distribuzione controllata" da parte dello Stato, con l'obiettivo di eliminare o ridurre il mercato clandestino e battere le mafie della droga, di sottrarre i consumatori alle attività illecite cui sono costretti e al rischio sanitario del mercato nero (ad es. l'infezione da HIV, l'Aids).

Sempre in Italia, con due successivi referendum, il PR ha tentato di ottenere la depenalizzazione delle sostanze stupefacenti. Nel 1980, il primo è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale, che lo giudica incompatibile con i Trattati internazionali. Il secondo, nel 1993, è stato invece ammesso ed ha ottenuto anzi un significativo successo di consenso popolare, introducendo per altro un importante contrasto tra l'ordinamento italiano e l'adesione dell'Italia ai Trattati. Nel 1995, dopo che nella legislazione italiana sono state surrettiziamente rintrodotte norme ulteriormente repressive, il movimento riformatore e radicale ha raccolto le oltre 500.000 firme necessarie a proporre al voto dei cittadini un nuovo quesito referendario di ispirazione antiproibizionista.

Il referendum dovrebbe svolgersi nel 1997.

Grazie alla fondazione del CoRA (Coordinamento Radicale Antiproibizionista) nel 1988, e della LIA (Lega Internazionale Antiproibizionista) nel 1989, con il successo di una "Lista Antiproibizionista" alle elezioni europee nello stesso anno, la battaglia si è allargata sul piano internazionale ed istituzionale ed è divenuta ora proposta globale di regolamentazione della produzione, della distribuzione e del consumo delle sostanze psicoattive.

5. LINGUA AUSILIARIA INTERNAZIONALE

Nel villaggio globale delle telecomunicazioni si fa sempre più urgente l'esigenza di una lingua ausiliaria di comunicazione che non sia veicolo di egemonia culturale, e che abbia caratteristiche di universalità, di semplicità e facilità di apprendimento.

Inoltre, dal punto di vista economico, va notato che i costi di traduzione e di interpretazione relativi agli organismi internazionali, alle sedute dell'Assemblea Generale delle NU o del Parlamento europeo ad esempio, ma anche alla comunicazione interna, arrivano ad incidere fino al 30% del bilancio complessivo di queste organizzazioni. Ogni tentativo di semplificare la comunicazione linguistica adottando come lingua veicolare una o poche lingue tra quelle preesistenti è, necessariamente, fallito per l'opposizione nettissima dei rappresentanti delle lingue escluse.

Il Partito Radicale ha individuato nell'Esperanto una lingua con le caratteristiche adeguate a soddisfare le esigenze menzionate. Una campagna per la sperimentazione dell'Esperanto, condotta assieme alla "Esperanto Radikala Asocio", federata al PR, ha ottenuto già nel 1994, l'approvazione ed il finanziamento parziale da parte dell'UNESCO di un progetto per l'insegnamento dell'Esperanto in un centinaio di scuole di circa venti paesi. Appelli e progetti di risoluzione, presentati in varie sedi, hanno conseguito un significativo riconoscimento da Giovanni Paolo II che, a Pasqua e Natale 1994, ha rivolto il tradizionale saluto, per la prima volta, anche in Esperanto e da allora ogni anno.

Attualmente, su iniziativa dell'ERA, la Commissione europea ha approvato un Progetto di informazione sui costi della comunicazione in Europa. Nel giugno 1996, il Partito Radicale hanno richiesto al Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite (ECOSOC) l'adozione in sede ONU della lingua internazionale ausiliaria Esperanto. Il documento è al vaglio della Presidenza del Consiglio dell' ECOSOC che ne deciderà l'eventuale inserimento in agenda. Assieme all' UEA (Universale Esperanto Asocio) e all' ERA è in corso una campagna a sostegno della proposta che prevede anche un convegno all'ONU a New York ed una conferenza a Bruxelles al Parlamento Europeo.

Al Parlamento europeo è stata recentemente proposta una raccomandazione che, anche in vista dei futuri allargamenti dell'Unione europea, sollecita l'utilizzo dell'Esperanto come lingua ponte nei sistemi di traduzione e interpretazione e come lingua di riferimento giuridico, propone inoltre lo studio di fattibilità dell'insegnamento prioritario dell'Esperanto come "seconda lingua" in tutte le scuole dell'Unione.

 
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