Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
sab 18 mag. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Giunta esecutiva - 9 marzo 1957
RELAZIONE DELLA GIUNTA ESECUTIVA AL III CONSIGLIO NAZIONALE
(Roma, 9-10 marzo 1957 - Carte Cattani)

SOMMARIO: Il III· Consiglio nazionale del partito radicale si tiene il 9/10 marzo 1957, in un momento segnato da importanti avvenimenti internazionali (la caduta del mito staliniano e la rivolta popolare ungherese) e interni, come il ripudio del frontismo da parte del Psi e il rinnovato travaglio per l'unità delle forze socialiste. Nella relazione della Giunta esecutiva si dà risalto a questa complessa situazione, e quindi di dà conto, sia pure genericamente, degli sviluppi organizzativi della nuova formazione. Mentre si prende atto, con soddisfazione, che il partito è presente "in tutto il paese", si rinnovano le perplessità sulla possibilità di far crescere l'organizzazione, soprattutto per le difficoltà legate alla prassi dell'"autofinanziamento". Si informa quindi il Consiglio dei progetti, anche legislativi, sviluppati grazie al Comitato Studi, in particolare quelli relativi alla "lotta contro i monopoli".

------------------------------------------------

La presente riunione del Consiglio Nazionale avviene in un momento politico estremamente impegnativo: nel momento in cui già si sono verificati avvenimenti, ed altri sono in vista che saranno risolutivi per le sorti della nostra democrazia.

Il duro colpo ricevuto dal comunismo italiano con la caduta del mito di Stalin e la rivolta popolare ungherese - il progressivo sfaldamento dei partiti dell'estrema destra - la sempre più accentuata invadenza delle correnti conservatrici, confessionali, e delle alte gerarchie della Chiesa - la volontà apertamente dichiarata dalla democrazia cristiana di muovere nelle prossime elezioni alla conquista della maggioranza assoluta - il ripudio del frontismo e l'esplicita accettazione del metodo democratico da parte del partito socialista - il perdurante travaglio per l'auspicata unificazione socialista - il distacco del partito repubblicano dal quadripartito - il conseguente spostamento a destra dell'aione governativa - sono altrettanti indici rivelatori di una profonda trasformazione che si sta maturando nel paese, destinata a sboccare, a scadenza più o meno prossima, in un nuovo assetto politico.

Pare a noi che, in queste condizioni, compito precipuo del consiglio Nazionale sia quello di considerare la situazione alla luce degli avvenimenti dianzi ricordati, e di trarre le necessarie conseguenze in ordine alla futura condotta del partito.

Si tratta, in concreto, di decidere quali iniziative il partito debba promuovere o assecondare, quali impegni assumere, quali sforzi compiere perché la situazione possa evolversi in conformità ai nostri ideali e alle nostre aspirazioni, che sono per il consolidamento di una democrazia posta definitivamente al riparo da ogni minaccia totalitaria, riscattata dalla dominazione delle forze conservatrici e confessionali, incamminata sulla via di un effettivo progresso economico e sociale.

Riteniamo che un rapido esame retrospettivo sull'attività del partito, nel suo primo anno di vita, possa agevolare il nostro compito e fornire utili indicazioni.

E' ben noto come il partito radicale sia nato in un momento nel quale si delineavano chiaramente i segni della crisi spirituale e politica - non ancora superata - che travaglia il paese: nel momento in cui le correnti sociali più sane e più aperte manifestavano la loro incoercibile insofferenza per il dilemma "o comunismo o democrazia cristiana" nel quale quelle due formazioni erano riuscite ad imprigionare la democrazia, esponendola al mortale pericolo di sospingerla verso l'uno o l'altro precipizio.

E' in questa congiuntura che è sorto il partito radicale, nel quale sono confluiti uomini liberi, sinceramente democratici, consapevoli della gravità dell'ora, e decisi a battersi per il rinnovamento politico e morale del paese, per il suo progresso economico e sociale entro i confini invalicabili della giustizia e della libertà.

I radicali sapevano di cimentarsi in un impresa estremamente ardua, che richiedeva fede e coraggio, e della quale non si erano dissimulati, sin dal primo momento, gli ostacoli e le difficoltà.

Ma oggi - rifacendo idealmente il cammino percorso in poco più di un anno - possiamo senza iattanza affermare che il partito, in questo breve periodo, ha conseguito risultati positivi non trascurabili, anche se è ancora lontana la meta, ed anche se restano da risolvere seri problemi, che impegnano tutta la nostra responsabilità.

Limitiamoci per il momento ad esaminare la situazione interna del partito. Nonostante le difficoltà che accompagnano sempre la nascita e lo sviluppo di un partito, l'organizzazione del partito radicale è in continuo sviluppo. Possiamo dire senza eccedere che il giovane partito radicale è vivo e presente in tutto il paese. Nei grandi centri la vita delle sezioni è molto attiva. Dappertutto si vanno creando nuclei di amici e di simpatizzanti che allargano di più l'intelaiatura del partito. Nuove sezioni sono sorte negli ultimi tempi: è di questi giorni l'apertura di una sede ad Ancona, mentre è in via di costituzione a Lecce, Taranto ed Ascoli Piceno una regolare sezione.

Tutto questo va naturalmente rapportato all'entità dei mezzi finanziari, di cui il partito dispone.

Quello di cui il partito ha potuto disporre è il frutto del sacrificio personale degli iscritti: ed è questo titolo di giusto vanto per i radicali e sicura garanzia della loro indipendenza. Come voi ricordate il principio dell'autofinanziamento è stato da noi tutti volontariamente accettato, ma non possiamo nascondere che con le attuali disponibilità non è facile procedere a un vasto piano di organizzazione specialmente alla periferia.

La Giunta Esecutiva, consapevole di questa difficoltà e costretta a commisurare la propria attività ai limitati mezzi a sua disposizione, ha creduto di rivolgere, con particolare intensità, i propri sforzi versi quelle manifestazioni che potevano servire a qualificare politicamente il partito, a metterne in evidenza la linea politica, ad influire negli ambienti responsabili, confortata dalla persuasione che, per un partito agli esordi come il nostro, la sua valorizzazione politica, oltre che essere indispensabile, avrebbe anche rappresentato un valido coefficiente per il suo successivo sviluppo organizzativo.

La Giunta Esecutiva crede di non avere errato nello scegliere questa via, della quale si possono oggi scorgere gli apprezzabili risultati.

Sta di fatto che le deliberazioni della Giunta Esecutiva in ordine ai più importanti avvenimenti di questi ultimi tempi - la posizione presa in sede parlamentare sulla questione dei tribunali militari, sulla soppressione degli enti superflui, sul deprecato provvedimento governativo riguardante le tariffe elettriche, ed ultimamente, sulla non meno deprecata questione di fiducia sollevata dal Governo in occasione del dibattito sui contratti agrari - la chiara impostazione data a temi di politica interna ed internazionale nei comizi tenuti in diverse città - il nostro intervento al Congresso socialista di Venezia - la coraggiosa campagna di Cattani contro la speculazione delle aree fabbricabili - i convegni degli "Amici del Mondo" e le pubblicazioni del "Mondo", che pur non rappresentano una specifica attività del partito, hanno agitato problemi, aperto discussioni e prospettato soluzioni che il partito ha fatto proprie: sta di fatto, dicevamo, che tutti questi molteplici aspetti della nostra attività hanno sic

uramente servito a mettere in risalto e a qualificare il P.R. sul piano politico, tanto che, pur trattandosi di un partito ancora ai suoi primi passi, la sua attività è ora attentamente seguita nelle sfere governative, nell'ambiente parlamentare ed in quella attività potrebbe essere ancor meglio conosciuta ed apprezzata dalla pubblica opinione, se la cosiddetta stampa indipendente non applicasse assai spesso, per intuitive ragioni, nei confronti del P.R. il metodo del silenzio.

Vorrei ancora aggiungere che v'è un settore nel quale il P.R. ha affermato in misura veramente notevole il suo spirito innovatore, la sua volontà di fornire gli strumenti giuridici per l'attuazione di sostanziali riforme: è questo il settore legislativo.

Come avevamo promesso, abbiamo già presentato alla Camera tre proposte di legge, l'una sulla riforma delle Società per azioni, l'altra contro le intese consortili, ed una terza "sulla produzione ed utilizzazione dei combustibili nucleari", progetti che recano anche le firme di deputati repubblicani, socialisti e socialdemocratici.

Consentite che anche a nome vostro la Giunta Esecutiva esprima la più sincera gratitudine ai componenti del nostro Comitato Studi e in particolare ad Ernesto Rossi, Eugenio Scalfari e Leopoldo Piccardi, i quali, con la collaborazione di amici di altri partiti (eminente a questo proposito è stato il concorso del prof. Tullio Ascarelli), hanno studiato a fondo questi vitali problemi e ne hanno elaborato i relativi progetti di legge.

Si tratta di progetti quanto mai importanti che, se riusciremo a far tradurre in legge, arricchiranno la nostra legislazione di nuovi poderosi strumenti per lo sviluppo dell'economia, per la lotta contro i monopoli, per la difesa della libera concorrenza, per la tutela dei diritti degli anziani e dei risparmiatori.

Uno dei punti che meglio caratterizzano il nostro partito è quello della lotta contro i monopoli, lotta diretta a non ricattare gli industriali per ottenere che una maggiore parte del sopraprofitto vada alle maestranze; ma per ridurre il prezzo dei beni nell'interesse dei consumatori. La nostra politica economica si distingue nettamente da quella dei partiti classisti quanto da quella dei partiti paternalistici. Si distingue da prima perché non ci proponiamo, neppure a lontana scadenza, la nazionalizzazione di tutti gli strumenti di produzione, convinti come siamo che una socializzazione generale non potrebbe essere raggiunta e mantenuta senza sopprimere le libertà fondamentali dei cittadini; noi intendiamo, invece, contenere l'intervento dello Stato nel campo economico entro i limiti stabiliti dall'art. 43 della Costituzione (servizi pubblici essenziali, fonti di energia, situazioni di monopolio che hanno carattere di preminente interesse generale). Si distingue dalla seconda perché rifiutiamo tutte le solu

zioni corporative che sempre si risolvono nella cristallizzazione delle posizioni acquisite, nella socializzazione delle perdite e nella privatizzazione dei profitti, nella resurrezione del sistema medievale delle caste; noi intendiamo, invece, tracciare una netta distinzione fra il settore privato per aprire la strada agli uomini nuovi, alle nuove iniziative e per stimolare un continuo scambio della classe dirigente e una continua selezione delle imprese in rapporto alla loro economicità; e sottoporre il settore pubblico ad una efficace vigilanza da parte del Parlamento, degli organi burocratici di controllo e dell'opinione pubblica con la piena pubblicità di tutte le gestioni dello Stato, degli enti pubblici e delle società a partecipazione statale.

 
Argomenti correlati:
giunta esecutiva
frontismo
ungheria
autofinanziamento
il mondo
nazionalizzazioni
stampa questo documento invia questa pagina per mail