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De Mauro Tullio, Pannella Marco, Rendi Giuliano, Roccella Franco, Rodota' Stefano, Spadaccia Gianfranco, Stanzani Sergio, Zampa Augusto, Ferrara Giovanni - 15 ottobre 1958
Lettera agli iscritti
di Tullio De Mauro, Marco Pannella, Giuliano Rendi, Franco Roccella, Stefano Rodotà, Gianfranco Spadaccia, Sergio Stanzani, Augusto Zampa, Giovanni Ferrara

SOMMARIO: Considerazioni di un gruppo di iscritti e di consiglieri nazionali del partito radicale in vista del I· Congresso. In primo luogo, "a nessuno può sfuggire" che dal prossimo congresso si potrà capire se i tre anni di vita trascorsi sono riusciti a dimostrare la "validità" del partito radicale. Nei tre giorni si vedrà "quel che il P.R.. conta nella vita politica italiana". E non sarà solo un problema di buona organizzazione o di "elevatezza politico-culturale del suo dibattito". La vera questione è un congresso "che riesca a dare il metro della validità politica del P.R." Purtroppo però, nei tre anni trascorsi, il P.R. più che vivere "vegeta e sopravvive". Le energie spese non sono riuscite ad esprimere "un'apprezzabile forza espansiva". Molti pensano che il P.R. è solo il "bacino di raccolta di una fluida opinione politica già esistente". Dunque, il congresso dovrà rispondere al quesito se il partito potrà "andare avanti" o "trasformarsi" abbandonando la pretesa ad essere partito. Per andare avanti

(e non solo "tirare avanti") esso dovrà giungere ad una "chiarificazione" sui temi "fondamentali": la "politica estera" e il problema della "sinistra democratica". Vi sono ormai elementi sufficienti per decisioni e deliberazioni chiare, sul terreno schiettamente "politico". Su questi problemi, e non solo per una "discussione come tale", il congresso è "l'occasione ultima per decidere". a seguito delle scelte compiute dovranno poi essere attribuite "precise responsabilità direttive", ecc.

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Roma, ottobre 1958

Cari amici,

l'avvicinarsi del I· Congresso del Partito Radicale ha indotto alcuni iscritti e Consiglieri nazionali a raccogliere delle considerazioni generali sull'attuale situazione del partito e sui problemi sollevati dalla convocazione del Congresso.

Con questa lettera è nostra intenzione di introdurre, con alcune tesi generali ma chiare, una discussione precongressuale, che si concreterà da parte nostra, quanto prima, con due ulteriori iniziative: "la presentazione di una mozione politica generale e di un progetto di statuto".

1) A nessuno può sfuggire la decisiva importanza di questo primo congresso per la sorte del P.R.

Si potrà da esso trarre concrete indicazioni circa "la validità dell'esperimento radicale come esperimento di partito". Si vedrà quanto le sorti future del P.R. interessino le forze politiche italiane; e specialmente quella sinistra democratica, alle cui sorti a sua volta il P.R. ha voluto legarsi fin dalla nascita.

Si vedrà quanto il P.R. è riuscito nei suoi tre anni di vita a maturare e progredire sulla via di un vero e proprio spirito e realtà di partito, al di là delle occasioni elettorali e della libera formazione di quella corrente d'opinione che fa capo al "Mondo" e in qualche misura anche all'"Espresso" e a "Nord e Sud".

Si vedrà, cioè, nelle giornate congressuali ed in quelle che seguiranno, "quel che il P.R. conta nella vita politica italiana, e quel che ha intenzione di contare negli anni futuri".

Ciò non significa, naturalmente, che il Congresso potrà essere valutato dalla formale perfezione della sua organizzazione, o dall'elevatezza politico-culturale del suo dibattito. Il problema del congresso radicale è solo subordinatamente quello di un controllo effettivo - da parte degli iscritti - delle capacità manifestate dagli organizzatori, e della suggestività delle tesi sostenute dagli oratori in quanto tali.

Tutto ciò è bene che risulti il meglio possibile: sarà sempre una buona cosa il riuscire a tenere un bel congresso. Ma il problema vero è un altro: quello di tenere un congresso che riesca a dare il metro della validità politica del P.R.; destando l'attenzione duratura del mondo politico italiano ("non solo della stampa", che è altra cosa), e ridestando nei radicali "la coscienza" - se v'è ancora - "di un preciso compito politico da svolgere nel partito radicale", e "impossibile a svolgersi senza di esso".

2) E qui si deve insistere su di un punto: dopo 3 anni di vita, il P.R. più che vivere, vegeta e sopravvive. Le migliori energie, volontà e buone volontà in esso poste dai miglio suoi uomini - in ispecie nelle occasioni elettorali - non sono purtroppo riuscite ad imprimere al piccolo (assai piccolo) nucleo di radicali iscritti, un'apprezzabile forza espansiva.

La quota iscritti è da lungo tempo praticamente stazionaria. Interessanti e significative novità di iniziative locali e centrali, non si registrano da molto tempo; allargamento delle disponibilità finanziarie, umane, organizzative, non v'è stato. Il P.R. vive, sì, ma immobile; quantitativamente e qualitativamente è fermo. E questo, a soli tre anni dalla fondazione, e dopo aver raggiunto un livello di forza assolutamente insufficiente! La crescita del P.R si è arrestata non a livello 100, ma a livello 10.

Molti si chiedono infatti se l'esperimento del partito radicale come partito sia riuscito, o no. Alcuni pensano che il P.R., piuttosto che il vivo nucleo di una forza politica in formazione ed evoluzione, abbia finito per essere il bacino di raccolta di una fluida opinione politica già esistente, cui offre di fatto solo un leggero quadro organizzativo, utile - e neppure troppo - ad evitare intempestive dispersioni a destra e a sinistra. Quale che sia la verità di questi apprezzamenti, certo è che il P.R., con la sua tenue presenza politica e con il tendenziale torpore della sua organizzazione, ha reso per lo meno possibile il loro formarsi.

3) E' nostro avviso, in conclusione, che il Congresso ci dovrà offrire "il modo di decidere se il P.R. è in grado di andare avanti, o se dovrà trasformarsi interamente, abbandonando la pretesa d'essere un vero e proprio partito".

Non v'è tra il "trasformarsi" e l'"andare avanti" una terza alternativa. Non si può restare fermi al punto in cui siamo - fra l'altro le elezioni amministrative e le politiche siciliane non rendono neppur formalmente possibile il rinvio delle definitive decisioni.

"Andare avanti", perciò, è l'"antitesi netta del tirare avanti". Andare avanti significa presentare ed assumersi la responsabilità di piani politici ed organizzativi, che consentano di prevedere ragionevolmente una ripresa effettiva del ritmo di ampliamento del partito, sia nel numero degli iscritti e dei nuclei, sia nella energia della sua propaganda e della sua presenza politica.

Sarà possibile ottenere dal Congresso un simile tipo di impegno e una simile assunzione di responsabilità?

Sarà possibile ricreare l'atmosfera morale e politica dalla quale scaturisca la necessaria energia? Se tutto ciò non sarà, si dovrà allora considerare l'ipotesi di conservare in altra forma che quella partitica il giovane radicalismo italiano.

4) "Ma v'è una condizione preliminare a tutto ciò". Il partito Radicale troverà la forza di andare avanti, o di trasformarsi, evitando la lenta morte del tirare avanti, "soltanto se finalmente, dopo molto tempo, avrà luogo in esso una chiarificazione politica sui problemi fondamentali".

E questi sono almeno due: "la politica estera - con tutto quel che significa: europeismo, atlantismo, "colonialismo", ed altro ancora; "e la sinistra democratica italiana". Di fatto, ciò significa ovviamente una netta presa di posizione sul problema del governo, delle istituzioni italiane ed europee, sulla politica dei partiti democratici italiani, dal socialista al repubblicano.

Su questi problemi il P.R. deve, attraverso il suo congresso, maturare delle posizioni chiarissime ed inequivocabili. Sul problema politico si faranno le maggioranze e le minoranze. Nessun malinteso spirito di accomodamento dovrà turbare la chiarezza del dibattito e, sopratutto, delle decisioni finali. Nel Congresso, non accadrà ciò che è accaduto (ad esempio) nel Consiglio Nazionale del giugno scorso, quando v'è stato chi ha parlato di patto d'unità d'azione con il PSI, ma su ciò non s'è discusso né s'è votato.

"Il Congresso voterà pro o contro quelli che dovranno essere i principi fondamentali della politica radicale in Italia, le scelte preliminari ed indispensabili, non vaghe" - tutti sono per l'Occidente o per la libertà - "ma politiche". Vi sono ormai elementi sufficienti nel P.R. per chiarire e decidere; ed anche se, in realtà, la discissione si è svolta più sulle neutrali pagine dei maggiori settimanali dell'opinione radicale, che non dentro il partito, impegnandolo e ravvivandolo - queste discussioni ci sono state, vanno raccolte e portate a conclusione politica. "La tesi che prevarrà, assumerà la responsabilità di condurre il partito e di deciderne le sorti".

Noi sappiamo bene che è nelle buone intenzioni di tutti chiarire le posizioni; ma ci preoccupiamo che ciò non rimanga più nel limbo delle contrapposizioni oratorie.

Non si tratta di astratto amore per la discussione come tale e per la chiarezza. Al contrario: "noi abbiamo coscienza del fatto che il Congresso è un punto di arrivo ed un punto di partenza ben concreto". E sappiamo che perciò "l'ipotesi radicale andrà in esso seriamente verificata"; che il Congresso è "l'occasione ultima per decidere" (e ognuno ricaverà il giudizio che saprà ricavare) "se veramente l'opinione politica radicale è in grado di farsi forza politica", con quelle precise caratteristiche distinguono la "forza di un partito". Ed è assolutamente necessario sapere chi veramente e non solo formalmente, comanda il partito; vogliamo che al Congresso sia garantito il sorgere di precise responsabilità direttive; gli uomini e i gruppi dovranno qualificarsi in base a tesi e posizioni politiche e solo in forza di questa qualifica il Congresso dovrà indicare gli uomini e le energie che dirigeranno il partito.

Non una astratta e dottrinaria, ma una sana chiarezza ed energia nel decidere, fare e condurre, sono l'unica possibilità che si offre al partito radicale per trovare una via di uscita positiva dalla ormai troppo lunga e pericolosa stasi politica ed organizzativa in cui giace e sopravvive alle proprie speranze.

E' nostra certezza che, qualunque ne sarà l'esito, "un tale sforzo va compiuto, perché quelle speranze non erano vane". E poi viene il discorso sui mezzi e sul modo, e anche questo andrà fatto, con altrettanta serietà e chiarezza.

Tullio DE MAURO

Marco PANNELLA

Giuliano RENDI

Franco ROCCELLA

Stefano RODOTA'

Gian Franco SPADACCIA

Sergio STANZANI

Augusto ZAMPA

Giovanni FERRARA

 
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