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Melloni Mario - 5 aprile 1959
Sinistra democratica e Pci (9)
Il dibattito suscitato dall'articolo di Marco Pannella su "IL PAESE" del 22 marzo 1959 (testo n.326) a cui replica il segretario comunista Palmiro Togliatti (testo n.327)

Passato e avvenire

di Mario Melloni

SOMMARIO: Melloni risponde ad un articolo di fondo apparso sul "Mondo" dedicato alla lettera con cui l'on. Togliatti, intervenendo per i comunisti nell'inchiesta, ha confutato le tesi di Pannella.

(IL PAESE, 5 aprile 1959)

"Il Mondo", chiamato in causa da più parti per il silenzio seguito all'intervento nel nostro sondaggio del consigliere nazionale radicale Marco Pannella, è uscito con un articolo di fondo dedicato alla lettera con cui l'on. Togliatti, intervenendo per i comunisti nella nostra inchiesta, ha confutato le tesi di Pannella. "Anonimo", il fondista del settimanale radicale, tiene a sottolineare il suo proposito di rispondere soltanto ed esclusivamente all'on. Togliatti, il solo col quale "nonostante tutto" valga la pena di discutere, e tenta, come hanno già fatto i radicali della Direzione del Partito e i repubblicani della "Voce", di negare ogni peso politico alla presa di posizione di Marco Pannella, a cui dedica sprezzantemente queste poche righe: ""... non si vede perché i democratici dovrebbero dar peso alle tesi di un radicale che ripete per caso su un giornale comunista le tesi che il PCI cerca di diffondere da anni"".

Ora, se questo atteggiamento dei radicali della Direzione del partito e della sua stampa ufficiale (e degli alleati repubblicani), costituisce soltanto un caso di indispettita villania nei confronti di un esponente non conformista, noi, avendolo già fatto una volta, non ci cureremmo più di farlo notare: ognuno, infine, è libero, secondo il proprio temperamento, di mancare di cortesia e di riguardo. Ma qui c'è qualche cosa di molto più serio, su cui conviene soffermarsi, perché risulti chiaro a tutti come la frettolosa sgarberia dei maggiorenti radicali non dipenda soltanto dal loro amabile e gioviale carattere, ma rappresenti un tentativo tutto sommato goffo di nascondere una realtà politica interna al loro movimento, realtà della quale l'articolo di Pannella sul "Paese" non è stata né la prima né la più rilevante manifestazione.

Quando "Il Mondo" cita testualmente, tra virgolette, il periodo di un nostro breve scritto polemico e "salta", con esemplare costume polemico, la frase (parlavamo di Pannella) ""che d'altronde" (i radicali) "hanno eletto loro consigliere nazionale poche settimane or sono"", o quando scrive, come abbiamo riportato sopra, che Pannella è "un radicale che ripete per caso su un giornale comunista le tesi..." ecc., "Il Mondo" rivela un solo timore: che qualcuno ricordi quando è accaduto recentemente al Congresso radicale e misuri il peso delle opinioni espresse da Pannella in rapporto al seguito che vi ottennero e alla impressione che fecero, guarda caso, proprio a quei signori del "Mondo" e della Direzione radicale che oggi tenterebbero di farcela passare come enunciate "per caso", da "un radicale" qualsiasi, uno scriteriato, insomma, che lor signori si degnano di tenere per casa, ma al quale, nella intimità, si guardano bene dal dedicare la benché minima attenzione.

Vediamo invece come stanno in realtà le cose. Quando il 28 febbraio e il primo marzo scorsi si svolse in via Margutta il Congresso del Partito radicale (il primo a tre anni dalla costituzione del partito), si delineò nettamente nel dibattito congressuale una tendenza di "sinistra" vivacemente polemica nei confronti dei vecchi esponenti, accusati di ridurre tutta l'azione politica del partito alle iniziative del "Mondo" e dell'"Espresso", rimanendo sistematicamente assenti là dove, nel Paese, si combattono le maggiori battaglie politiche e sindacali. Le tesi esposte da questa corrente, che trovò per l'appunto in Marco Pannella il suo più combattivo rappresentante, postulavano una maggiore iniziativa politica nel partito in quanto tale: una iniziativa spregiudicata, non frenata da rigide e ottuse pregiudiziali, capace di scendere in campo a fianco delle forze popolari raccolte nei partiti di sinistra, comunisti compresi. A questa presa di posizione nessuno dei più autorevoli membri della maggioranza rispose. U

na significativa risposta si ebbe però il giorno dopo in sede di votazioni per il Consiglio nazionale. Pannella decise, d'accordo con i suoi amici, di assumere una posizione di minoranza e fu così formata una lista "indicativa" contrapposta alla lista della maggioranza. Scegliendo questa posizione Pannella rifiutò (e nei corridoi del Congresso questa era una notizia confermata da ogni parte e data per sicura) la offerta, rivoltagli da coloro che oggi sdegnosamente lo ignorano, di entrare a far parte del gruppo dirigente, ossia della nuova Direzione. Pannella e circa una ventina, o più dei suoi amici entrarono nel Consiglio nazionale, che conta, salvo errore, settantadue membri. Il gruppo di sinistra non presentò lista propria per la elezione della Direzione e della Segreteria e tuttavia Pannella raccolse alcuni voti venutigli da membri della maggioranza.

Il rilievo politico di questi precedenti non sfuggirà a nessuno. Le tesi sostenute "per caso" da "un radicale" di cui "Il Mondo", come già la Direzione del partito, hanno faziosamente taciuto il nome, sono le tesi che hanno raccolto quasi un terzo dei voti al recente Congresso e vengono sostenute, non senza una ragione profonda, da coloro, tra i radicali, che si mostrano maggiormente sensibili alla realtà politica e sociale del nostro Paese. Alle possibili intese, ai contatti, agli accordi che Pannella timidamente ipotizza come necessari, pur con tutte le ritrosie di cui si circonda, egli non si sente indotto da fumosi ideologismi o da puntigli polemici, ma dalle lotte dei lavoratori, quali si presentano nella loro realtà e nelle prospettive che rivelano. A forza di leggere sul "Mondo" che bisogna lottare contro i monopoli e a forza di vedere che i monopoli imperterriti seguitano a redigere liste di licenziamento e le sospendono non quando escono gli articoli di Paolo Pavolini, ma quando gli operai occupano

le fabbriche o i minatori scendono in fondo ai pozzi, Pannella e i suoi amici hanno capito che tra quelle splendide parole e questi crudeli fatti c'è un voto da colmare con coraggio; e che bisogna decidersi a uscire di casa e ad andare con coloro che lottano. Accanto ad essi, tra essi, sono i socialisti e i comunisti; e ci sono da molti anni, da sempre, da quando gli scrittori del "Mondo" non erano nemmeno nati. Perché i radicali invece di indispettirsi ridicolmente, non si rallegrano d'avere tra loro un gruppo di giovani i quali intendono affrontare la realtà quale è, senza immobilizzanti pregiudiziali?

La verità è che i radicali ufficiali non vogliono far nulla di radicale, non vogliono cambiare la faccia del mondo. Si accontentano di ripulirla e di lisciarla, quel tanto che basti a farli vivere sereni e senza rimorsi. Essi appartengono, a dispetto delle arie che si danno, alla schiera farisaica di coloro che pretendono di stare in pace con sé stessi, di avere la coscienza tranquilla. Potrebbero essere dei rivoluzionari prudenti, e correrebbero, certo, dei gravissimi rischi, perché la compagnia dei rivoluzionari è sempre estremamente pericolosa; invece accettano di fare da copertura agli interessi dei privilegiati. Che cosa significano infatti queste parole, che potete leggere nell'articolo a cui si accennava in principio, comparso sul "Mondo"? ""La unica garanzia che ancora rimane loro" (ai ricchi, ai privilegiati) "di non perdere ciò che hanno accumulato all'ombra degli storici steccati e delle cittadelle assediate è proprio l'esistenza di larghe correnti popolari che, grazie a Dio, non guardano a Toglia

tti e credono ancora che la giustizia e la libertà possono vivere unite"".

Ecco come i radicali del "Mondo" parlano ai padroni: "Non irrideteci, essi dicono loro, e non distoglieteci dal compito di trattenere "larghe correnti popolari" dal "guardare Togliatti": il giorno che ciò avvenisse, addio per sempre ai vostri miliardi rubati". A questa fede "nella giustizia e nella libertà unite", che serve a conservare, immutate, l'iniquità e la miseria, noi preferiamo i Pannella che vogliono andare tra coloro che combattono per l'avvenire, piuttosto che seguitare a camminare su e giù come fanno i loro infastiditi amici del "Mondo", minacciosi inutili e sicuri, sentinelle del passato.

 
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