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Il Mondo - 7 aprile 1959
L'ALLEANZA DEI CRETINI
di Anonimo

SOMMARIO: Intervenendo in merito all'inchiesta aperta dal quotidiano romano "Il Paese" sui "rapporti tra comunisti e democratici", l'articolista prende di petto le tesi sostenute da Togliatti. Non ritiene invece importante raccogliere l'invito del "Paese" a discutere le tesi del "radicale Pannella", perché si tratta "di un radicale che ripete per caso su un giornale comunista le tesi che il PCI cerca di diffondere da anni".

E' ovvio, certo, che Togliatti cerchi di ripetere in Italia quanto avvenuto in paesi dell'Est, in Russia nel 1917 e in Cecoslovacchia nel 1948. Ma, mentre i democratici si battono contro il comunismo per evidenti "ragioni di principio", a destra i conservatori sembra facciano di tutto per radicalizzare la situazione e così spingere i democratici ad aprire le braccia ai comunisti. Essi dovrebbero invece favorire la crescita di quelle forze intermedie le quali interpretano "larghe correnti popolari" che non guardano a Togliatti e credono che "giustizia e libertà possano venire unite".

A comportarsi così sono i furbi, ma anche gli sciocchi, la maggioranza. Tra gli sciocchi c'è anche la socialdemocrazia, il cui giornale, la "Giustizia" si scaglia contro radicali, repubblicani, socialisti accusandoli di "mirare all'intesa col PCI". Questi socialdemocratici in fondo sperano, insieme alla destre, che il PSI di oggi sia "risospinto" verso il PCI...

(IL MONDO, 7 aprile 1959)

Il "Paese" ha compiuto in questi giorni una sua inchiesta fra uomini di vari partiti sui rapporti fra comunisti e democratici. Varie sono state le risposte e l'unica interessante, non c'è bisogno di dirlo, c'è parsa quella dell'on. Togliatti. Il "Paese", invece, intervenendo nella discussione in corso, si è mostrato indignato per lo scarso peso che i radicali e gli altri partiti della sinistra democratica hanno dato a un altro intervento, quello del radicale Pannella: "come se fosse", sono parole del "Paese", "un povero cretino, col quale può discutere soltanto chi non trova assolutamente nessun altro con cui parlare, e piuttosto che morire di silenzio e di solitudine, si adatta, commiserato dai radicali, a intrattenersi con un Marco Pannella qualsiasi". I rimproveri del "Paese" non ci paiono pertinenti: non si vede perché i democratici dovrebbero dar peso alle tesi di un radicale che ripete per caso su un giornale comunista le tesi che il PCI cerca di diffondere da anni. Meglio discutere, nonostante tutto,

con l'on. Togliatti.

Lasciamo le considerazioni di carattere storico che il segretario del PCI ha esposto nel suo intervento. Non si tratta di storia assiro babilonese, ma di fatti recenti, ben conosciuti da tutti e non dai comunisti soltanto. Secondo Togliatti, in Russia nel 1917, in Cecoslovacchia nel 1948 e negli altri paesi di democrazia popolare in varie epoche, "esistevano governi di coalizione" fra democratici e comunisti "che si erano assunti il compito di attuare un certo programma". A Togliatti sembra quindi logico che, appena in queste coalizioni si manifestano i primi disaccordi, i comunisti "andassero avanti secondo il programma comune", e gli altri finissero invece in carcere o sulla forca. I democratici italiani devono solo meditare con attenzione questi esempi: seguano fedelmente le lezioni del partito guida e del suo segretario, e non accadrà loro nulla di male. Come si vede, Togliatti non aggiunge niente di nuovo a ciò che ha sempre sostenuto dal giorno in cui è sbarcato in Italia alla fine del 1944. Sono propo

ste le sue che i democratici hanno accolto con sempre maggior fastidio via via che passavano gli anni e che si sono rifiutati perfino di dibattere da quando la rivoluzione ungherese ha alzato una vera muraglia fra loro e i comunisti. Ma non c'è da stupirsi se i comunisti seguitano ad insistervi, essi fanno soltanto il loro mestiere, e vorremmo dire che lo fanno con abilità, quando cercano di sfruttare ogni occasione per riuscire dal progressivo isolamento in cui sono costretti. Si dia il caso, ad esempio, di un governo scopertamente di destra come il ministero Segni; è comprensibile, ed anche legittimo, che i comunisti si sforzino di formare una coalizione fra tutti gli oppositori di quest governo, col proposito di affiancarsi in un primo tempo ai democratici, in un secondo tempo di imporre ad essi il proprio predominio.

Molto meno ragionevoli, invece, le reazioni delle forze e delle opinioni del centro e della destra al dibattito del "Paese". Nella lotta ai comunisti era lecito pensare che i conservatori non sarebbero stati secondi a nessuno. Infatti, se la sinistra democratica si batte contro il comunismo per motivi di principio, per difendere le libertà contro la dittatura, per opporre il rispetto della legge all'esaltazione dell'arbitrio, i conservatori hanno i loro grossi interessi da difendere e dovrebbero stringere i denti al solo pensiero dell'avvento di un regime comunista che lascerebbe loro soltanto gli occhi per piangere. Ora se i comunisti, per una funesta fatalità, riuscissero a intrappolare i democratici, non c'è dubbio che il PCI avrebbe compiuto un bel tratto di strada per giungere a guidare l'opposizione e conquistare il potere. Spetterebbe ai conservatori non lasciar nulla di intentato per evitare una simile catastrofe. Dovrebbero, ad esempio, avvertire tutti i pericoli che può procurare ad essi un fronte

clerico-fascista come quello che si delinea con il governo formato dall'on. Segni. Per anni hanno predicato sui loro giornali contro i pericoli della radicalizzazione della lotta politica e hanno fatto finta di difendere le "forze intermedie" e i governi di coalizione per impedire una lotta frontale tra comunisti e destre. Nel momento in cui quelle forze intermedie si sono liberate dal ricatto democristiano ed hanno rivendicato la propria autonomia con il proposito di fronteggiare in piena indipendenza la DC da una parte e i comunisti dall'altra, ecco i nostri conservatori schierarsi come un sol uomo sull'altra sponda e sparare a palle infuocate contro le uniche forze che possono garantire al nostro paese una democrazia non soltanto formale. C'è da pensare che in realtà, almeno da parte di alcuni di loro, i più furbi, vi sia una certa ipocrisia nel denunziare come tendenzialmente frontiste tutte le forze democratiche di sinistra. Se i furbi fossero davvero persuasi del possibile connubio tra comunisti e demo

cratici, si butterebbero in cantina o chiamerebbero le squadre d'azione. Perché l'unica garanzia che ancora rimane loro di non perdere ciò che hanno accumulato all'ombra degli storici steccati e delle cittadelle assediate è proprio l'esistenza di larghe correnti popolari che, grazie a Dio, non guardano a Togliatti e credono ancora che la giustizia e la libertà possano venire unite.

Ma accanto ai furbi ci sono gli sciocchi, e sono la maggioranza. Per costoro, il quadro ha da essere netto, senza più mezze tinte: da una parte i ricchi, i possidenti, i privilegiati, i potenti; dall'altra i morti di fame, i diseredati, i sovversivi, i bolscevichi. Bolscevichi sono i socialisti, i repubblicani e i radicali, e un giorno sì, un giorno no, perfino i socialdemocratici. Il fronte è bell'è fatto, è un bene che ci sia e guai a chi lo rifiuta. L'atteggiamento della grande stampa in questi giorni, a proposito dell'inchiesta del "Paese" e dell'articolo di Togliatti, ne è l'ultima prova.

Da che parte si è posta la socialdemocrazia? E' doloroso doverlo ripetere, ma, anche in questa occasione, si è schierata con il partito degli sciocchi. Vediamo ad esempio quali sono state le riflessioni della "Giustizia" sul dibattito apparso nel "Paese". Logicamente il giornale socialdemocratico avrebbe dovuto preoccuparsi per quei colloqui e in un secondo tempo rallegrarsi poiché nessun esponente della sinistra democratica aveva dato ascolto all'invito comunista. Invece si è scagliato contro i radicali, i repubblicani e i socialisti, accusandoli senza ombra di prova di mirare a quell'intesa con il PCI che questi partiti avversano. "Si chiarisce così a luce meridiana - afferma l'organo socialdemocratico - l'obiettivo per cui si adoperano questi gruppi: siamo giunti alla configurazione di un'iniziativa della sinistra alla cui realizzazione è chiamato a contribuire lo stesso PCI". "Chiamato" da chi? Dai radicali e dai repubblicani che hanno sempre lottato contro il comunismo? Oppure dai socialisti che hanno i

nfranto ogni legame col PCI, malgrado la lotta feroce dei comunisti e quella incomprensibilmente non meno feroce dei socialdemocratici, dei democristiani e dei conservatori? Come si vede queste riflessioni non sono diverse da quelle del "Popolo" del "Giornale d'Italia" e di altri giornali di destra.

In verità questi giornali, e i movimenti politici che essi rappresentano, aspettano soltanto che laici e socialisti "chiamino" il PCI al loro fianco: sembra ormai non desiderino e non sognino che questo. Hanno tale paura che nel nostro paese accada qualcosa di nuovo, che proprio loro, conservatori, cattolici e socialdemocratici, sono riusciti a diventare i migliori alleati del comunismo. Se ne è avuta la testimonianza più chiara nella lunga crisi che ha travagliato il PSI: ne hanno negato qualsiasi autonomia anche dopo che la crisi socialista si è risolta nel migliore dei modi, e oggi cercano ad ogni costo di risospingere questo partito verso i comunisti. Le loro invocazioni al fronte popolare sembrano scritte dall'on. Togliatti, e come l'on. Togliatti, essi confidano che, appena costituito il fronte, la sinistra democratica sarà subito asservita e divorata dal PCI.

Non fossero in gioco motivi ideali assai più importanti dei quattrini della Confindustria, del potere dei preti e delle ambizioni ministeriali dei saragattiani, non ci sarebbe troppo da rammaricarsi se un bel giorno tutti quanti, conservatori e centristi italiani, seguissero la sorte che toccò agli sventurati principi, ai granduchi, ai dignitari e alle dame di corte dello zar. Per fortuna, la sinistra democratica non ha alcuna intenzione di cedere alle seduzioni e alle ingiunzioni dei comunisti e dei conservatori concordi. Anzi, ne ravviva l'orgoglio la constatazione che essa è ormai l'unico fronte capace di opporsi all'assalto comunista e di difendere principi di libertà e di democrazia che altri sembrano aver così sconsideratamente abbandonato. Anche se, confessiamolo pure, quest'orgoglio è un po' avvelenato dal pensiero di dover salvaguardare valori e istituzioni di cui finiranno per beneficiare anche coloro che francamente non lo meritano affatto.

 
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