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Il Mondo - 21 giugno 1960
LA GRANDE ESTATE
(TACCUINO, Il Mondo)

SOMMARIO: L'annuncio, dato dal governo, che vi saranno elezioni amministrative il 23 ottobre, ha stupito tutti, compresa la direzione DC, che teme il carattere "politico" di una così massccia consultazione elettorale. Ma di fatto lo scopo del governo era di cogliere l'opinione pubblica mentre questa è distratta da altri pensieri. E' il sistema con cui, in quest'"era neocapitalista" ci si deve muovere, per mantenere "distacco" tra cittadini e vita pubblica, e garantirsi la permanenza del potere:"non sono più i tempi del fascismo digrignante"...

Ma "chi ha voglia di denunciare tutto ciò che sta avvenendo dietro la facciata" e cioé che governo e pertito DC stanno sempre più scivolando verso una svolta a destra? Mentre si auspica la democratizzazione del PSI non si cambia le legge elettorale, che oggi costringe quel partito all'alleanzxa con il PCI, e intanto continuano le alleanze con i neofascisti, in Alto Adige o a Roma. Che ne pensano quei cattolici che dicono che la DC è un partito di centro che guarda a sinistra? Siamo, in realtà, di fronte al "doppio gioco legalizzato". ["Taccuino", quindi anonimo].

(IL MONDO, 21 giungo 1960)

L'estate, quest'anno, è cominciata con qualche giorno di anticipo. Domenica scorsa era già una giornata calda e immobile come le domeniche d'agosto. Approfittando della benzina a cento lire la gente si è riversata sulle spiagge e la sera ha impiegato ore per tornare in città procedendo a passo d'uomo in lunghissime autocolonne. I metereologi assicurano che sarà una estate interminabile, si protrarrà sino alla fine d'ottobre.

Giusto in ottobre, il 23, si terranno le elezioni amministrative. L'annuncio del governo ha sorpreso tutti. La stessa direzione democristiana, a quel che sembra, non ne sapeva niente e avrebbe preferito un rinvio o per lo meno avrebbe voluto farle svolgere a scaglioni per non accentuare il carattere "politico" che fatalmente finiranno per assumere.

Del resto anche se non ci fosse stata la sorpresa l'effetto sarebbe stato eguale. La gente ha dato appena uno sguardo distratto ai giornali. E' già nello stato d'animo della "grande vacanza", non ha mente per le discussioni dei partiti, non ha neppure l'idea che esista - per esempio - un problema della legge elettorale dalla cui soluzione dipenderà la modifica dei rapporti di forza esistenti nel paese. Da anni si sta lamentando il progressivo distacco dei cittadini dalla vita pubblica. Ora la scissione è totale, e Tambroni è abbastanza furbo per capire che più riuscirà ad approfondire questo distacco e più solido diventerà il suo piedistallo.

Nell'era neocapitalista che stiamo vivendo occorre una certa astuzia pubblicitaria anche per assecondare il sonno dell'opinione pubblica. Non sono più i tempi del fascismo digrignante, occorre un fascismo elusivo e sorridente, che assicuri la sostanza senza imporre la forma. A questo provvedono il partito di maggioranza e le dichiarazioni dei suoi principali dirigenti.

Chi è disposto a riconoscere che il governo Tambroni è il governo dell'apertura ai fascisti e del lento ma progressivo soffocamento delle libertà fondamentali? Chi ha voglia di denunciare tutto ciò che sta avvenendo dietro la facciata? I giornali preferiscono parlare d'altro e i documenti ufficiali della DC assicurano che il partito rimane fedele alla politica del centro-sinistra. Gli esponenti democristiani sanno benissimo che l'attuale presidente del consiglio non ha nessuna intenzione di lasciare il suo posto ad ottobre, dopo l'approvazione dei bilanci. Sanno altrettanto bene che la data delle elezioni amministrative è stata studiata proprio in vista di questa manovra. Può anche capitare di sentire dire da grossi papaveri democristiani, in conversazioni private, che le prospettive sono assai più oscure di quello che immaginano i più pessimisti osservatori dell'opposizione. Ma intanto tutti, in pubblico, continuano a parlare di uno "stato di necessità", di una situazione provvisoria che verrà sanata al più

presto. E tra un paio di mesi, quando comincerà la campagna elettorale, li ritroveremo sulle piazze, solidali, ottimisti, autoritari, a chiedere voti per lo scudo crociato, sempre più voti per consentire al partito di fare finalmente quella politica che sinora per un seguito fortuito di circostanze avrebbe tanto voluto ma non ha mai potuto fare.

Abbiamo un governo clerico-fascista, ma il partito di cui è espressione si offende se si mette in dubbio la sua vocazione antifascista e la sua fedeltà agli ideali della resistenza. Il consiglio nazionale della DC ha auspicato unanimemente la "democratizzazione" del PSI e la sua utilizzazione per una politica di sviluppo democratico: ma la legge elettorale quasi sicuramente non verrà modificata e così i socialisti saranno ancora una volta costretti a presentarsi nelle provinciali insieme ai comunisti. Nessuno vuole l'"apertura a destra", ma intanto continuano (per esempio in alto Adige) le alleanze tra democristiani e neofascisti, mentre a Roma viene confermata la candidatura del sindaco Cioccetti.

Ci piacerebbe sentire cosa ne pensano i Moro, i Fanfani, i Pastore, i Bo, i Ferrari-Aggradi, tutti i teorizzatori vecchi e nuovi, piccoli e grandi, della democrazia cristiana come un partito di centro che guarda a sinistra. E' in questo modo che concepiscono l'unità dei cattolici? E' così che ritengono di porre le premesse per la loro rivincita? Ci limitiamo a constatare un fatto: l'unità dei cattolici, sino a questo momento, è servita soltanto a consentire ad uomini di sinistra di avallare una politica di estrema destra. I documenti del partito, i discorsi dei suoi più autorevoli esponenti dicono esattamente il contrario di ciò che governo e partito fanno quotidianamente. Il doppio gioco è legalizzato; ogni gesto, ogni atto sono immersi in un clima di mistificazione. Della democrazia cristiana millenovecentosessanta si può dire soltanto che è diventata un partito di imbroglioni.

 
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