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Tempi Moderni - 15 settembre 1961
ITALIA. Congresso del partito radicale

SOMMARIO: Valida ricostruzione del secondo Congresso del partito radicale. Si dà conto della posizione delle "tre" correnti presenti e della dinamica del congresso che ha visto il successo del centro e la formazione dei nuovi organi dirigenti con "l'isolamento e la scomparsa negli organi direttivi centrali della tendenza massimalistica di sinistra". Segue una storia delle due minoranze di sinistra e di destra, ambedue provenienti dalle "associazioni studentesche" universitarie e unite dalla critica alla inadeguata gestione, da parte della maggioranza, del partito. Le due minoranze si distinguono perché la "sinistra" "capeggiata da Marco Pannella" ha una visione "catastrofista" della situazione, che imporrebbe la ricerca di un accordo con il partito comunista per farlo divenire "una grande forza democratica". La minoranza di destra rifiuta questa impostazione e persegue una politica di "fronte repubblicano", di "terza forza" democratica: le sue tesi hanno trovato attenzione presso una parte della maggioranza

(la vecchia "sinistra liberale"), mentre l'altra ala della maggioranza concepisce piuttosto la logica della "finale confluenza radicale nel socialismo". Ad equilibrare la maggioranza è il gruppo del "Mondo".

Si riassume infine la mozione congressuale di maggioranza che, con i suoi otto punti programmatici, vede con favore la convergenza su alcuni temi radicali del Partito repubblicano. Come conclusione si registrano i risultati delle votazioni e la ripartizione dei seggi nel Consiglio nazionale (portati da 72 a 100) e si segnala che la nuova Direzione politica è "puramente maggioritaria". Alla segreteria sono confermati A. Olivetti, F. Libonati e L. Piccardi, mentre vice-segretario è nominato E. Scalfari.

(TEMPI MODERNI N. 6, luglio-settembre 1961)

Il 2· Congresso nazionale del Partito radicale si è riunito a Roma il 26, 27 e 28 maggio scorsi, con la partecipazione di oltre 200 delegati provenienti in massima parte dal centro-nord, e in particolare da grandi centri come Roma, Milano, Genova e Torino. Il Congresso ha segnato, formalmente, la divisione del partito in tre correnti; sostanzialmente, invece, l'isolamento e la scomparsa negli organi direttivi centrali della tendenza massimalistica di sinistra, e la divisione del partito in due correnti ideali l'una delle quali raccoglie la minoranza »di destra e forse la maggioranza delle correnti »di maggioranza , mentre l'altra raggruppa la rimanente parte della stessa.

La configurazione formale delle correnti deriva dal precedente congresso, tenutosi a Roma nel febbraio 1959. La minoranza »di sinistra e quella »di destra erano infatti allora unite in una opposizione critica alla maggioranza basata sia su motivi di carattere interno (scarsa vitalità della Direzione nel lavoro organizzativo e nella condotta dell'azione politica) sia su motivi di carattere più strettamente politico (mancata impostazione di una battaglia radicale sui temi programmatici fondamentali del partito ed evasività della maggioranza circa le prospettive future, derivante da un mancato chiarimento dei rapporti con i partiti laici e con il PSI; non va dimenticato che nelle politiche del '58 i radicali bloccarono con i repubblicani, mentre nelle amministrative del '60 furono generalmente con lista con i socialisti). Questa minoranza era composta soprattutto di giovani di dirigenti di associazioni studentesche e di organizzazioni rappresentative universitarie, di dirigenti periferici ecc.; e raccolse nel

primo congresso del partito poco meno del 30% dei suffragi sulla propria lista. Nel corso dei due anni successivi essa peraltro si scisse internamente.

Un'ala capeggiata da Marco Pannella, mise l'accento su una diagnosi »catastrofica della situazione e su una conseguente impostazione intransigente: la conquista del potere da parte della destra conservatrice o clerico-fascista in Europa comportava, per essa, una politica che prendesse atto che il partito comunista diveniva per forza di cose una grande forza democratica, essenziale per la rottura dell'equilibrio conservatore. Quest'ala mostrava quindi estremo favore alle tesi della corrente bassiana nell'ambito del Psi, con notevoli riflessi nella politica dell'Unione goliardica e nella politica universitaria; e concepiva la crescita del Partito radicale su questa ampia piattaforma politica, integrata dalla puntualizzazione di alcuni temi peculiarmente radicali (laicità dello Stato, eguaglianza di diritti tra i sessi, divorzio, revisione del Concordato, ecc.).

I maggiori esponenti del mondo universitario reagirono peraltro a queste impostazioni, che avrebbero finito col distruggere l'autonomia degli organismi politici e rappresentativi studenteschi per ridurli a strumenti di correnti di partito; e ponendo l'accento sul valore della tradizione culturale e politica liberale costituirono una nuova corrente, guidata nel congresso da Giovanni Ferrara. Temi fondamentali di essa sono: a) continuazione del dialogo con i cattolici, ed estrema attenzione agli sviluppi concreti della lotta politica, in vista della costituzione di una maggioranza di centro-sinistra; b) assegnazione al Partito Radicale di una funzione di cardine della sinistra democratica, da raccogliere in un unico grande schieramento, dal Psi al Pri, con speciale attenzione alle forze democratico-laiche.

Le tesi di questa minoranza hanno incontrato notevole simpatia in una parte della maggioranza: quella che si riconosce nel gruppo dirigente della vecchia sinistra liberale (Pannunzio, Carandini, Paggi, Libonati, Villabruna, Olivetti, Cattani, Cagli, Serini, ecc.), il quale egemonizza naturalmente la parte »notabile del movimento radicale (uomini di cultura, professionisti, giornalisti, dirigenti d'azienda, ecc.), ed ha sempre sottolineato il valore di una formula di »Fronte repubblicano articolato in due forze, l'una d'ispirazione democratico laica, l'altra d'ispirazione socialista.

Minore simpatia queste tesi incontrano invece nell'altra parte della maggioranza, guidata da Leopoldo Piccardi ed Eugenio Scalfari, che raccoglie i dirigenti periferici più impegnati, i consiglieri comunali eletti nelle liste socialiste, qualche residuo di »Unità popolare , ecc. Piuttosto che porre l'accento sul carattere »liberale del radicalismo, questi uomini mostrano di concepire piuttosto la funzione del Pr come quella di ala borghese del socialismo, nello svolgimento di un'azione politica ideologicamente e programmaticamente autonoma, la cui logica è peraltro quella della finale confluenza radicale nel socialismo, favorita dalla ripetizione dell'alleanza elettorale del 1960, cui questa parte del Pr decisamente punta ad esclusione di ogni altra.

La corrente di maggioranza riassume dunque in sé posizioni diverse, sebbene, anche in congresso, non precisamente espresse e definite; e va infatti da Piccardi a Cagli, da Scalfari a Calogero, a Ernesto Rossi a Valiani a Carandini: per trovare il suo centro equilibratore nel gruppo del »Mondo , i cui orientamenti rimangono pur sempre il fulcro del Partito radicale.

La mozione approvata dal congresso, assai ampia, elenca i problemi che i radicali sottolineano come »fondamentali per un rinnovamento in senso democratico della società italiana e delle sue strutture . Essi sono: »1) una politica estera di solidarietà occidentale volta alla pace e alla convivenza di tutti i popoli, che abbia nell'Onu il suo strumento di conciliazione e di intervento, e che rifiuti energicamente ogni forma di discriminazione razziale e di colonialismo; 2) la concreta affermazione dei valori laici in tutti i settori della vita italiana...; 3) una politica interna rivolta a garantire i diritti di libertà dei cittadini oggi sistematicamente mortificati...; 4) una politica economica che salvaguardi gli interessi generali e il benessere collettivo dalle manovre e dalle sopraffazioni dei gruppi monopolistici, dotando lo Stato di adeguati strumenti di direzione economica e ravvivando l'iniziativa concorrenziale degli imprenditori privati nel quadro della necessaria pianificazione generale; 5) la naz

ionalizzazione delle fonti di energia...; 6) l'industrializzazione delle regioni meridionali...; 7) l'istituzione dell'ordinamento regionale e il potenziamento delle autonomie locali; 8) la piena equiparazione tra i sessi e una riforma degli istituti familiari che tolga alla famiglia il suo carattere gerarchico e convenzionale .

La stessa mozione afferma che questi punti »possono costituire una base programmatica comune per tutte le forze della sinistra democratica e dichiara che »i tempi sono maturi perché l'unità operativa di tali forze si compia . In particolare, i radicali prendono atto »della sicura ispirazione democratica e della piena autonomia del Psi e del fatto »che il Partito repubblicano condivide sostanzialmente il loro giudizio sulla situazione politica, e nel corso degli ultimi anni esso ha conseguentemente operato per realizzare uno stretto coordinamento tra i vari gruppi della sinistra democratica . Infine, la mozione afferma a l'urgenza di far cessare la vita di una formazione governativa sopravvissuta alla sua funzione .

Nelle votazioni, la mozione di maggioranza, illustrata da Carandini, ha raccolto 75 mandati; quella della minoranza di destra, firmata da Ferrara, Rodotà, Craveri, Jannuzzi, Gandolfi e Mombelli, 21; quella della minoranza di sinistra presentata da Pannella, Spadaccia, Rendi, Cattaneo, Roccella, Gardi, Sacerdoti e altri, 35: a suo favore, stante il sistema di votazione seguito, hanno votato anche alcuni esponenti dell'altra minoranza. Una parte della maggioranza ha invece riversato i suoi suffragi sulla lista presentata dalla corrente »di destra : che ha così ottenuto nel nuovo Consiglio nazionale 22 seggi; 75 sono toccati alla lista di maggioranza; 3 alla lista della minoranza »di sinistra . Il Consiglio nazionale era stato portato da 72 a 100 seggi: del precedente CN sono stati confermati 49 consiglieri; nella lista di maggioranza sono stati immessi 30 nuovi elementi, tra cui molti consiglieri comuni del partito, in maggioranza »filosocialisti . Il nuovo Consiglio nazionale ha peraltro eletto nella sua prim

a riunione del 3 gennaio una Direzione politica puramente maggioritaria nella quale predominano gli elementi della antica sinistra liberale del cui orientamento si è detto. La segreteria del partito è stata confermata nelle persone di Arrigo Olivetti, Franco Libonati e Leopoldo Piccardi; vice-segretario Eugenio Scalfari.

 
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