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Pannella Marco - 31 ottobre 1961
Una politica di abdicazione
Marco Pannella

SOMMARIO: Pannella ribadisce il suo "No al centro-sinistra" e cioé a quella politica che non ha cessato di percorre l'impossibile via del colloquio tra Chiesa e Stato, tra libertà e non-libertà. E' lo stesso sbaglio che si è fatto in Europa all'indomani della liberazione: si riteneva di non dover fare politica ma di unirsi per ricostruire e si è ricostruito il vecchio mondo prefascita e gli Stati nazionali. E' questa un'operazione pericolosa la cui riuscita è affidata all'incapacità delle sinistre in Europa di individuare le costanti dello sviluppo della società industriale. I suoi miti sono la politica di sviluppo e la realizzazione del benessere a cui è possibile sacrificare la libertà e la democrazia. Ma politica di sviluppo e realizzazione del benessere sono gli obiettivi a cui tendono egualmente destra e sinistra, fascismo e antifascismo, neocapitalismo e socialismo. L'Europa occidentale, prima poi, a prescindere dai diversi regimi, farà passi giganteschi verso il benessere e verso un incremento sempre

maggiore dei tassi di sviluppo. Ovunque nel mondo la Chiesa è in grado di optare per sistemi di maggiore democrazia economica, se questo è il prezzo che deve essere pagato nella sua lotta contro liberalisnmo e socialismo. Anche le forze clericali sono in grado di promuovere "new deal" e benessere a condizione che non venga toccato l'articolo 7 della costituzione. Vengono quindi posti al centro della vita politica obiettivi tecnici a soluzione obbligata per sepellire quelli politici. Per sostenere il centro sinistra è stato necessario ritagliarsi come avversario e simbolo Malagodi, testimoniando così la misera importanza della posta in gioco. Ma il nostro paese diventerà »moderno solo quando avrà la responsabilità di non rinviare ed eludere ancora una volta la scelta fra idee e forze di libertà e strutture e fedi che le avversano. Tutto il resto è menzogna. Tutto il resto è »realpolitilik . (Vedi la scheda su "Sinistra Radicale, a.b., nel testo n.3669).

(SINISTRA RADICALE, bollettino mensile d'informazione politica, ANNO I, N.1, Ottobre 1961)

No al Centro-sinistra. Un no definitivo, sereno ma chiaro.

Questa prima Repubblica italiana, dall'art. 7 votato dai comunisti al degasperismo di noi che fummo »liberali o repubblicani, al centro sinistra di Saragat e della sinistra democratica, non ha cessato di percorrere l'impossibile via del colloquio tra Chiesa e Stato, tra libertà e non libertà, tra antifascismo e fascismo, tra i cittadini socialisti e democratici e sudditi clericali e qualunquisti.

Aver costretto l'unità antifascista conquistata dal nostro popolo a questo colloquio mortale; averne fatto una parte della società italiana, quando ne rappresentava l'unico stato possibile; presentarci come conquista il compito di portare alla Chiesa la complicità e il sostegno di larghe masse del Paese, tutto questo squalifica una intera classe dirigente.

Molto di quel che sta accadendo ci ricorda il modo con il quale in Europa si è deliberatamente affossata la Resistenza, con la sua carica rivoluzionaria, di liberazione e di libertà. Non si trattava di far politica, allora; ma di unirsi per ricostruire. Quel che si è ricostruito è il vecchio mondo prefascista, gli Stati nazionali a vocazione classista, razzista, clericale, guerrafondaia. E nessuna complicità, nessuna rassegnazione, nessuna »comprensione verso tutto questo può essere ulteriormente consentita.

Una operazione infida, pericolosa, che miete vittime anche e abbondantemente tra i radicali, sta per essere condotta a termine. E' solo apparentemente nuova. La sua riuscita è affidata in buona parte alla incapacità delle sinistre in Europa di individuare le costanti ormai evidenti dello sviluppo della società industriale in questa metà del ventesimo secolo.

I miti di questa operazione sono due: una politica di sviluppo e la realizzazione del benessere. Ad essi è possibile sacrificare la libertà e la democrazia, ingannando la volontà di conquistarle che ormai anima le masse popolari. Politica di sviluppo e realizzazione del benessere non sono invece che gli obiettivi sociali cui tendono egualmente destra e sinistra, fascismo e antifascismo, neo capitalismo e socialismo; l'offerta simultanea che libertà e non libertà fanno alla società di oggi.

Da Raymond Aron a Bertrand de Jouvenel, a Kennan a Oppenheimer, tutti, in un colloquio organizzato dalla Associazione per la Libertà della Cultura e Rheinfelden, dovettero convenire che »attraverso i cinque continenti, le stesse parole vengono impiegate, gli stessi valori proclamati, perseguiti gli stessi fini. Un tipo di società, la società industriale, senza precedenti nella storia, sta divenendo il modello per l'umanità intera . In Europa, prima o poi, in misura maggiore o minore, la logica di sviluppo della società industriale - che sia quella statizzata dell'oriente o quella capitalistica dell'occidente; che permangano o no trust o cartelli, monopoli o oligopoli, Mercato Comune o apparenti divisioni del tipo »Europa delle Patrie ; che il regime politico sia quello gollista, franchista, adenaueriano, prefascista (come in Grecia), o clericale in Italia - porterà di per sé a passi giganteschi verso il benessere e a un incremento sempre maggiore dei tassi di sviluppo. Far valere efficacemente, all'interno d

i questa logica delle cose, l'argomento di una maggiore giustizia distributiva, è un'utopia. Chi tiene innanzitutto al benessere materiale ed all'incremento della propria capacità di acquisto, vedendoli realizzati, difficilmente troverà in sé sufficienti risorse democratiche per ribellarsi contro un regime ingiusto, solo in base alla speranza di un benessere maggiore ma ipotetico.

"Affluent society", stato di benessere, nuovo "new deal", quando vengono indicati come obiettivi per la politica degli Stati europei e in particolare per quello italiano, non sono altro che richiami impropri, astratti, provinciali e intimamente reazionari.

Al più si può riconoscere a coloro che li invocano continuamente nel nostro paese la funzione, ormai ben nota, di tanti »gruppi di pressione . I loro »prodotti , sono eminentemente tecnici: utilizzabili cioè da forze eterogenee e anche contrapposte. I gruppi di pressione non sono storicamente in grado, in una società che sia fondamentalmente divisa culturalmente ed idealmente, di scegliere il destinatario dei loro programmi.

In Italia, in Europa, ovunque nel mondo la Chiesa è in grado di optare per sistemi di maggiore democrazia economica, se questo è il prezzo che storicamente deve essere pagato nella sua lotta contro liberalismo e socialismo, contro laicismo e politica di libertà. Anche da noi, per quante crisi individuali, per quante correzioni di clientele dovranno affrontare, le forze clericali possono promuovere "new deal" e benessere a condizione che l'articolo 7 della Costituzione non venga toccato, e non muti radicalmente la classe dominante dello Stato. E' quanto noi radicali, e quanti di noi in altri partiti tentarono di essere »radicali prima del 1955, sapevamo.

Su questo siamo sorti e ci siamo affermati come opinione precisa nel nostro paese. Invece cosa accade?

»Quali siano i problemi della società italiana è cosa nota a tutti e già ampiamente dibattuta; e non v'è veramente bisogno di molte parole per ricordarlo ancora una volta. Si tratta di spezzare il controllo conservatore sull'economia del paese, si tratta di sottrarre lo sviluppo dell'economia e della società italiana alla logica speculativa delle grandi feudalità economiche, per affidarlo ad una direzione politica che tenga conto non tanto delle ragioni del profitto, quanto del benessere di tutti .

E' una citazione tratta da un fondo del Mondo (nr. del 10 ottobre, Vittorio De Caprariis). Rimandiamo inoltre a un altro articolo dello stesso autore: »Il muro dell'oro del 15 agosto.

In apparenza il ragionamento non fa una grinza. L'Espresso, i nostri amici della Direzione, la destra radicale, Il Mondo fondano su questa tesi la loro politica. E' bene, che tutti gli amici meditino su questi testi, che sono fedelmente riassuntivi dei pericoli di abdicazione dei radicali dalla loro battaglia e dalle loro idee.

Lentamente, artificialmente, vengono posti al centro della vita politica obbiettivi tecnici a soluzione obbligata per seppellire quelli politici che i radicali hanno avuto il merito di imporre all'attenzione del paese; si assumono per fini, strumenti che possono anche servire idee e finalità contrapposte.

Poi, su questi dati, comincia lo stillicidio dei »ridimensionamenti , dei »distinguo , dei »tempi , delle »conversioni , contro le quali giustamente De Caprariis può affermare che si tratta di perdite di tempo, di mancanza di coraggio e di chiarezza. Affermiamo con fermezza che si tratta di nebbie fumogene, di politica dello struzzo e di resa a discrezione alle forze tradizionali della non libertà nel nostro Paese.

I sostenitori del Centro sinistra hanno finito col doversi ritagliare, come avversario e simbolo di ciò che deve essere travolto, un individuo che di per sé testimonia la misera importanza della posta in giuoco: Malagodi.

C'è un ricatto davvero storico nel nostro paese, che in comune proposero massimalisti, integralisti cattolici e clericomoderati. Era l'accusa all'anticlericalismo di usare i temi di libertà contro la società italiana e molte delle forze che le sono tradizionali, per coprire interessi economici, per mascherare la realtà della lotta di classe, per meschino spirito piccolo borghese e così via. Questo ricatto rimane implicito nella polemica che oggi i vari sostenitori del Centro-sinistra conducono contro coloro che per meditato e responsabile anticlericalismo avversano il tentativo di infeudamento, alla Chiesa e a suoi ideali, di nuovi ceti e di nuovi interessi. I problemi di libertà, la dignità e il coraggio di una lotta quotidianamente rispettosa e memore delle idee senza le quali la vita politica è ben poca cosa, sono ormai cassati dalla sfera delle cose possibili nel nostro paese.

Per meglio imporre questo abbandono di posizione, la classe dirigente attuale e le sue nuove reclute si intrattiene e ci intrattiene in un giuoco di divergenze senza profonda verità. Ma il nostro paese diventerà »moderno solo quando avrà la responsabilità di non rinviare ed eludere ancora una volta la scelta fra idee e forze di libertà e strutture e fedi che le avversano. Tutto il resto è menzogna. Tutto il resto è »realpolitilik .

 
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