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Sinistra Radicale - 30 gennaio 1962
UN PROGRAMMA RADICALE

SOMMARIO: Nel pubblicare un articolo di Vercors sul confronto politico che si sviluppa in Francia, "Sinistra Radicale" sottolinea la necessità di interessarsi di tutto il contesto europeo, nel senso di una solidarietà comune del liberalismo sovranazionale. Infatti, in tutta Europa è identico il contenuto di speranza e di rinnovamento delle forze liberali.

Sinistra radicale esorta a non chiudersi in un provincialismo improduttivo, ma a realizzare altre forme di collaborazione politica.

(SINISTRA RADICALE N. 3-4, gennaio 1962)

"Non è un caso che per la seconda volta "Sinistra Radicale" si apra con un articolo relativo alla situazione francese, dopo "Norimberga per il colonialismo" di Jacques Vergès pubblicato sul numero scorso. L'articolo di Vercors, combattente della resistenza e poeta ci induce ad osservazioni importanti sul tipo di battaglia politica che si sviluppa oggi in Francia, e non solo in Francia ma in tutta Europa. Se i temi di questa battaglia li si intendono racchiusi entro schemi nazionali, le questioni francesi possono sembrare non interessarci; ma se le comprendiamo entro il solo contesto oggi valido, e cioè nel quadro della solidarietà comune del liberalismo europeo e, più, nel quadro determinato dal reale moto storico attuale in cui i fenomeni più importanti hanno largamente dimostrato di essere collegati su un piano sopranazionale, essi sono i temi del nostro stesso impegno morale e politico. Questo è quanto crediamo di aver capito esaminando gli avvenimenti contemporanei, e questo è quanto invece studiatamente

cercano di ignorare e di nascondere non i reazionari di tutta Europa, i quali anzi da tempo cercano colleganze e aperture ovunque ciò sia possibile, ma proprio i democratici "nazionali" italiani e non italiani.

Dove - tra il linguaggio il Vercors ed il nostro stesso - subentrano differenze, esse sono abbastanza marginali. Vercors, come Sartre, parla di rivoluzione socialista, e questa non è tesi nostra. Ma identico è il contenuto di speranza e di rinnovamento. Vercors sembra preoccupato del" destino "della Francia, quando a noi non interessa questa indulgenza per le realtà nazionali, che sono oggi" occasioni "della lotta politica combattuta in una dimensione più vasta. I termini che ci sembrano oggi più appropriati sono quelli europei e della solidarietà di classe nell'ambito della società europea. Vercors sembra altresì usare qualche riguardo verso il partito di Thorez; vi è, in questo, un'ombra di tatticismo, magari di ipocrisia. Negli atti però Vercors, Sartre, la grande maggioranza degli intellettuali della sinistra francese hanno posto sotto accusa la sclerotica classe dirigente del PCF e da essa si sono sempre differenziati e sovente le si sono opposti. Ma essi sanno che in Francia, oggi, la trincea democrati

ca contro le forze della non-libertà passano per l'unità delle forze antifasciste di sinistra. Nel suo precario equilibrismo, la vita politica italiana non offre in realtà differenti sbocchi ad una autentica ripresa di sviluppo liberale. Di fronte ad una nuova Ungheria, di fronte al ricatto atomico, noi sappiamo bene quale è il nostro posto; e lo sanno bene anche i comunisti. Ma portino avanti questi ultimi il processo di destalinizzazione e il rifiuto della politica dei blocchi, fino alle estreme conclusioni, e noi, come diceva Salvemini, "colpiremo uniti". C'è di più: noi affermiamo che spetta a noi democratici, non meno che ai comunisti, il compito di portare avanti questo processo di avvicinamento alla democrazia politica del comunismo e di ricondurne la tematica essenziale ai valori storici dell'Europa occidentale. Questo processo, difficile e dialetticamente complesso, è per noi già cominciato. Voler affermare che la meta è lontana è solo un modo per allontanarla e negarla.

Nei prossimi numeri noi speriamo di poter realizzare altre forme di collaborazione politica - nella fiducia di poter dare loro una base strutturale - con la "new left" ed il "comitato dei cento", la nuova sinistra inglese, con gruppi di amici svizzeri, con organizzazioni portoghesi e spagnole con le quali sono stati avviati contatti preliminari. E presto speriamo di poter avviare anche una collaborazione con i tunisini di "jeune Afrique", con i marocchini vicini al sindacalismo di sinistra ed a Ben Barka, con il FLN, nei confronti del quale la nostra solidarietà non deve restare ideale. Dobbiamo capire infine che i validi interlocutori delle sinistre sono questi e solo questi, e che evitare simili responsabilità significa solo attardarsi in un provincialismo ed in una chiusura che non vede molto lontano. Schematizzare i termini della lotta democratica su valori triti e consunti significa diventare di fatto - se non nelle intenzioni - dei conservatori, ai quali è dato solo per poco restare ancora "illuminati"

mentre può essere assai facile arenarsi sulle secche dove già si trovano i Panfilo Gentile, i Vittorio Zincone, i Longanesi ed i Missiroli".

 
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