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Vercors, Bruller Jean - 30 gennaio 1962
SIAMO PARTIGIANI
di Vercors - Editoriale di un numero sequestrato di "Partisans"

SOMMARIO: Vercors parla della situazione francese e afferma che il neonazismo ha i suoi uomini ovunque e questi organizzano nell'ombra le condizioni della presa del potere. I partiti sono paralizzati dalle loro diatribe interne; solo i comunisti sono ancora coerenti e rappresentano un argine in difesa della democrazia, ma se venissero colpiti la Francia precipiterebbe rovinosamente.

Vercors lotta per dare alla Francia un ruolo costruttivo nell'evoluzione del mondo, e per questo motivo appoggia le lotte per la liberazione dei territori sotto il regime coloniale, appoggia la rivoluzione algerina. Crede, infatti, che il fenomeno che caratterizzerà la seconda parte del secolo sarà rappresentato dall'emergere del terzo mondo e cioè dall'accesso dei popoli di colore alla storia politica mondiale.

(SINISTRA RADICALE N. 3-4, gennaio 1962)

Come dice il titolo di questa Rivista, siamo partigiani. Il Littré dà a questa parola due significati. Nel primo già ci riconosciamo, ma ci interessa anche il secondo: partigiani son detti coloro che si "impegnano" per qualcuno o per qualcosa. Si dice anche di coloro che fanno una guerra di sorprese e di avamposti.

Siamo "impegnati" per la democrazia, per la giustizia, per l'uguaglianza degli individui e delle razze, per la liberazione di tutti gli uomini da tutte le forme di oppressione e di alienazione; in una parola, per la rivoluzione socialista. Ci prepariamo a combattere, qualora gli eventi ce lo impongano, i nemici della democrazia, della giustizia, dell'uguaglianza, li si chiami fascisti, razzisti o colonialisti, in una guerra di sorprese e di avamposti.

Questi non sono più mulini a vento. La Francia, nell'ora in cui scrivo, somiglia alla Germania pre-nazista, non a quella di Von Papen, ma già a quella di Schleicher. Come al tempo in cui la giustizia tedesca non osava più colpire le camicie brune che abbattevano ebrei e comunisti sui marciapiedi, la giustizia francese cede alle suggestioni razziste. Il peso della sua spada è leggero verso gli "ultras" eccitati che "butent du felluoze", ma è pesante verso i musulmani che osano sollevare la testa. Questo magistrato o quel giurato che sembri voler sovranamente della sua indipendenza di giudizio è risospinto sulla retta via della minaccia dei "patrioti" di usare rappresaglia sulla sua persona e sulla sua famiglia, con una dimostrazione di "plastico" per soprammercato.

E' così che abbiamo visto, lo stesso giorno e nella stessa aula del tribunale, dodici francesi assolvere fra applausi l'assassino di un mussulmano, mentre altri condannavano ad una pesante pena, tra urla di odio, un mussulmano sorpreso a far da "palo" per una azione che non aveva poi avuto luogo. Come al tempo in cui i grandi generali della Reichswehr jugulavano la nazione tedesca, i capi di un esercito francese ormai spaccato - la cui parte attivista è una armata di traditori - si ergono contro lo Stato ed anche contro la nazione. Hanno mancato il colpo una prima volta. Lo mancheranno anche la seconda?

Lo Stato, lo stesso Stato, è diviso in ogni ingranaggio destinato a difenderlo, e fin nel cuore del governo. Il neonazismo francese ha i suoi uomini dovunque, i quali organizzano nell'ombra le condizioni della presa del potere. Durante il "putsch" abortito in primavera, i colonnelli faziosi non poterono fare trasportare le loro truppe d'urto, per gettarle sulla metropoli, da una aviazione reticente. Le stesse truppe sono state allora, con il pretesto di allontanarle da Algeri, tranquillamente trasferite in Lorena, al punto giusto per investire la capitale nel giorno stabilito. E' il lupo introdotto nell'ovile da un pastore che dobbiamo pure credere impotente, se ripugna a qualcuno crederlo connivente. Come la repubblica di Weimar sotto Schleicher, la repubblica francese sotto De Gaulle si disgrega, dal suo mondo contadino alla sua Università. I partiti e i gruppi continuano ad atomizzarsi, a tradirsi, a paralizzarsi nelle loro diatribe interne. Soli ancora coerenti, i sindacati ed il partito comunista posson

o rimanere una trincea, almeno, per la democrazia francese. Ma anch'essi non sembrano minacciati da diatribe simili alle altre? Se essi ne saranno colpiti, i neonazisti francesi non avranno più che da cogliere il frutto ormai marcio, mentre cade dall'albero.

Se questo dovesse accadere, la Francia vedrebbe spegnersi gli ultimi raggi della sua influenza. Non avrebbe più che un ruolo di acceleratore nella degenerazione dell'intero emisfero occidentale.

Noi lottiamo perché, nella evoluzione del mondo, la Francia non divenga questo elemento di putrefazione ed invece assuma un ruolo costruttivo. Questo ruolo non può esercitarsi che attraverso la franca e rapida liberazione degli ultimi territori sotto il regime coloniale; e questa liberazione non può effettuarsi in buone condizioni che nel quadro di una indipendenza nazionale rivoluzionaria. E' per questo che noi appoggiamo in modo particolare la rivoluzione algerina. L'appoggiamo in un contesto molto più vasto del quale essa non è che un elemento: l'emergere del terzo mondo. Pensiamo che la nostra epoca, e probabilmente l'intera seconda metà del ventesimo secolo, sarà dominata da questo gigantesco fenomeno, bruscamente messo in moto dalla Cina: l'accesso dei popoli di colore alla storia "politica" mondiale e la loro crescente partecipazione alla sua storia politica, culturale e sociale. Persuasi che questa partecipazione, che questa nuova ecumenicità, sia un bene sovrano per l'avvenire del genere umano, abbi

amo optato per l'aiuto senza condizioni ad ogni popolo come ad ogni nazione in lotta per la sua indipendenza.

I promotori di questa rivista hanno già combattuto, tutti, in ordine più o meno sparso, in favore di queste prospettive; in pratica non meno che sul piano delle idee. Si sono applicati per prima cosa, in questi ultimi anni, a far trionfare l'idea dei negoziati tra la Francia e il GPRA, a denunciare nel frattempo gli eccessi criminali, che, in ogni lotta intestina, accompagnano necessariamente il regime iniquo dei sospetti, ad illuminare l'opinione pubblica sulla realtà di questi problemi; nella misura delle loro possibilità si sono sforzati di tradurre in atto questi punti di vista. Lo sviluppo delle vicende francesi ha in qualche modo disorientato, addormentato, almeno provvisoriamente, questi sforzi, a volte male avviati ed eterogenei. Si tratta ore di raggruppare le nostre forze per determinare in comune linee teoriche precise ed applicabili in consegne chiare ed efficaci. E' il ruolo che vorrebbe assumere - so lo può - la redazione di "Partisans".

 
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