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Sinistra Radicale - 31 marzo 1962
Situazione Radicale
Mozione di sinistra al C.N.

SOMMARIO: Resoconto dettagliato delle vicende interne al Partito radicale a partire dalla riunione del Consiglio Nazionale del febbraio. In particolare, informa sulla iniziativa politica del gruppo della "Sinistra Radicale" (vedi la scheda su "Sinistra Radicale", a.b., nel testo n. 3669), che aveva presentato in Consiglio una propria mozione in cui si ribadivano i temi propri al partito, e si riconosceva il proprio e più autentico interlocutore nella "sinistra italiana ed europea" chiamata a risolvere la "crisi ideale e politica" che investiva "il liberalismo, il socialismo e la democrazia". Viene quindi dato un resoconto delle dimissioni provocate tra gli iscritti dalla crisi del partito. Si dà quindi ampia informazione di quanto accaduto, successivamente, in Direzione. In questa sede, di fronte ad un Piccardi che propugnava una linea di non disturbo nei confronti degli "autonomisti" del Psi, i quattro membri della Sinistra nella direzione davano le loro dimissioni. L'articolo, infine, sottolinea che la "Si

nistra radicale" riafferma integralmente la linea da tempo indicata a tutto il partito (disarmo atomico e convenzionale dell'area europea, anticolonialismo, politica contro i blocchi, federalismo europeo), e offre il suo appoggio al nuovo segretario radicale, on. Villabruna. (I titoletti presenti nel testo originale sono redazionali).

(SINISTRA RADICALE N. 6, marzo 1962)

"Non riportiamo qui una cronaca completa del Consiglio Nazionale; supponiamo infatti che i nostri lettori ne abbiano avuto qualche informazione dalla stampa. Una serie di notizie al riguardo si trovano d'altra parte nei nostri articoli di questo numero di "S.R." sulla recente iniziativa repubblicana e sulla rassegna stampa. Ci limitiamo qui perciò a riferire sui termini essenziali della discussione e sul contributo fornito dai consiglieri della sinistra radicale. Coscienti del fatto che assieme agli attacchi moralistici di Cattani vi erano altre forze all'opera per spostare definitivamente a destra il partito o, soprattutto, per liquidarlo, gli esponenti della sinistra, Roccella e Gardi, si sono impegnati a spersonalizzare la discussione e a politicizzarla, indicando il termine reale di riferimento nella scelta delle alleanze; tra coloro cioè che volessero allearsi con i repubblicani e coloro che invece intendessero allearsi con i socialisti. Nel seguire questa linea la sinistra ha trovato pochi interlocutor

i a destra, ma anche pochi nel gruppo di Piccardi; anche questi non riuscirono a guardare al di là del caso personale della minaccia di scissione che gravava sulla riunione. Perciò, arrivatisi alla crisi, dovette essere la sinistra ad insistere a che si arrivasse ad una mozione politica. Ne riportiamo qui il testo:

"Il Consiglio Nazionale del Partito Radicale deplora il comportamento del Segretario del partito il quale ha abbandonato i lavori, annunciando le sue dimissioni da Segretario e da componente del Consiglio Nazionale, sottraendosi a una votazione;

respinge la relazione dello stesso Segretario del partito, priva di qualsiasi chiara visione della funzione e della linea politica del partito stesso.

Prende atto delle dimissioni della maggioranza dei componenti della Direzione, in seguito alle quali questa deve considerarsi decaduta e delibera di procedere quindi alla elezione della nuova Direzione, cui viene demandata la convocazione del Congresso.

I radicali riconoscono nella sinistra italiana ed europea i propri interlocutori ed in questo spazio vogliono agire come una componente rinnovatrice, consapevoli della crisi ideale e politica che investe il liberalismo, il socialismo e la democrazia in Europa.

Il Consiglio Nazionale ritiene che al momento attuale le prospettive operative del Partito Radicale trovano occasione di autonomo sviluppo sulla linea segnata dalla astensione socialista, e che su questa linea debba svolgersi la politica di intese elettorali alle prossime scadenze, la cui possibilità va verificata su autonome proposte radicali, particolarmente inerenti ai rapporti fra Stato e Chiesa, alla riforma democratica dello Stato, alla priorità del problema della scuola come problema di libertà, in politica estera al deciso rifiuto di ogni adesione a decisioni che possano compromettere la pacifica convivenza fra i popoli e alla ricerca di collaborazione politica con le forze della sinistra europea, contro il militarismo, l'involuzione conservatrice e ogni pericolo nazionalista e fascista negli stati nazionali dell'Europa occidentale.

Il Partito Radicale ritiene che la sinistra italiana si qualifica con il porre i problemi economici e sociali del paese innanzi tutto come problemi di libertà".

Dimissioni dal partito

Naturalmente la crisi del partito ha portato un certo numero di dimissioni tra gli iscritti. Ma adesso esse sono meno di quanto si potesse ritenere, anche se dobbiamo attendercene altre, ad opera dell'operazione Calogero e Scalfari. Comunque per il momento i dimissionari sono circa un centinaio: cinquantaquattro a Roma, su più di trecento soci, non sono molte se vi pensa che questa sezione è la roccaforte della destra. Fuori hanno dato le dimissioni Leone e Giantelli a Firenze (dove la sezione continua ad esistere), il consigliere Fiorio a Verona, il consigliere comunale Levi Sandri a Brescia. Più grave la situazione di Mantova, dove il consigliere comunale La Rocca vuol fare cadere la giunta di sinistra per arrivare ad una giunta democristiana-socialista.

I soli casi gravi sono lo scioglimento della sezione di Livorno e la dichiarazione d'indipendenza di quella di Genova. Per la sezione di Livorno si tratta di un gesto di stanchezza triste, ma che può essere superato non appena il partito abbia superato l'attuale stretta. Per la sezione di Genova il discorso è più complesso: questa sezione, una delle più numerose del partito, da tempo rivolgeva verso la linea politica Piccardi-Pannunzio le stesse critiche che rivolgiamo noi. Però i suoi dirigenti non erano mai riusciti a ricavare da ciò una iniziativa pari al peso che la sezione avrebbe potuto avere, e così, per esempio, al secondo congresso del partito si astennero. Il momento in cui avvenne la rottura tra Pannunzio e Piccardi, i dirigenti genovesi votarono in parte per il gruppo del Mondo, ignorando che anche questo, come Piccardi, aveva abbandonato le battaglie ideali, per cui è sorto il Partito Radicale.

In una riunione tenuta a Roma e convocata da Guido Calogero, Giovanni Ferrara e Stefano Rodotà, questi due ultimi si sono mostrati decisi ad uscire dal partito.

Un altro gruppo di partecipanti, fra cui Lino Iannuzzi, Riccardo Mombelli, Claudio Simonelli, Aldo Gandolfi e Giovanni Palladini hanno manifestato il proposito di difendere l'unità e la sopravvivenza del Partito, anche portando avanti la loro opposizione alla politica dell'avv. Piccardi. Più incerta è apparsa la posizione di Guido Calogero, che per il momento ha deciso di non lasciare il Partito.

La sinistra lascia la direzione

La Direzione uscita dalla crisi si è riunita la domenica seguente per decidere la linea politica da seguire dopo la crisi scissionista. I rappresentanti della sinistra hanno allora insistito perché il partito fronteggiasse con audacia e fiducia la crisi, riaffermando dinanzi al Paese le ragioni ideali e le posizioni di schieramento politico del Partito Radicale. E' prevalsa invece la linea, ispirata dall'avvocato Piccardi, di superare la crisi con la massima prudenza, curando soprattutto di non disturbare gli autonomisti del PSI. Da questa impostazione è scaturita una mozione fiacca che politicamente si limitava ad approvare il governo di centro-sinistra; una mozione cioè che significava un grave passo indietro rispetto a quella approvata in C.N.

Gli altri punti di dissenso si sono manifestati sulla partecipazione alle elezioni del 10 giugno a Roma e sulla convocazione del Congresso.

Su quest'ultimo punto (esistono due deliberazioni precise dal C.N.) Piccardi segue una tattica dilatoria. La direzione ha rinviato la delibera di convocazione del Congresso, cui era vincolata dal C.N.

Di fronte a questa situazione i quattro membri di direzione della sinistra, Roccella, Teodori, Gardi e Mellini davano le dimissioni dalla Direzione. Il giorno dopo la sinistra radicale diffondeva il comunicato che segue.

Il laicismo della sinistra

"La "Sinistra Radicale" rivolge un vivo appello a tutti coloro che condivisero nel passato, anche solo come simpatizzanti, le grandi battaglie radicali per l'abolizione del concordato, la laicità dello Stato, la libertà dei cittadini e la giustizia sociale; quella linea politica cioè che fu propugnata come "alternativa democratica".

La "Sinistra Radicale" mentre si impegna a continuare quelle battaglie, afferma nello stesso tempo l'urgenza e la necessità di una battaglia:

1) per il disarmo atomico e convenzionale dell'area europea;

2) contro il colonialismo;

3) contro la persistente politica dei blocchi;

4) per una iniziativa federalista in Europa che poggi innanzi tutto sull'unità delle masse popolari ormai, drammaticamente unite dal generale corrompersi delle istituzioni democratiche, dalla marea fascista e da politiche che, appoggiandosi alla attuale felice congiuntura europea e al conseguente maggior benessere, tendono ad alienare alle masse ogni concreto potere politico.

Quanto alla situazione radicale in Italia la "Sinistra Radicale" annuncia che i prossimi giorni vedranno svilupparsi un'offensiva volta alla liquidazione del Partito Radicale; tale liquidazione è ritenuta necessaria nel quadro della politica di centro-sinistra e dovrebbe essere affidata agli ex-radicali noti come "Amici del Mondo", nella prospettiva della elezione del Presidente della Repubblica (Candidatura Saragat) e delle prossime elezioni politiche (schieramento elettorale attorno al PRI e all'azione dell'on. La Malfa di ex-radicali, Partito Sardista, gruppo dei liberali di Orsello e La Cavera e intellettuali di complemento quali "Nord e Sud", "Mulino" etc.). Poiché non mancherà a questa iniziativa l'appoggio di tutta la stampa governativa, e prudenti riserve condizioneranno anche la stampa facente capo ad alcuni settori della sinistra, la "Sinistra Radicale" ha stabilito di condurre nel paese, in previsione del prossimo congresso radicale che si terrà entro la prima metà del mese di giugno, una campagna

di informazione con articoli, comizi, conferenze e pubblicazione di notiziari, anche in appoggio all'opera del nuovo Segretario Generale del partito on. Villabruna che nel II Congresso Nazionale la "Sinistra Radicale" presentò come uno dei propri capilista.

Questa iniziativa avrà per altro carattere di totale autonomia nei confronti dell'attuale direzione del PR, che esprime la continuità di quella politica Pannunzio-Piccardi nella quale va ricercata la causa prima della grave crisi che scuote il Partito Radicale. Questa linea, ormai superata, è riecheggiata nella mozione approvata dalla Direzione del partito nella sua riunione di ieri col voto contrario dei rappresentanti della Sinistra Radicale".

 
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