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Risi Nelo - 10 aprile 1963
IL VOTO RADICALE (5): Nelo Risi

SOMMARIO: Il 28 aprile del 1963 si svolgevano in Italia le elezioni alle quali il Partito radicale, appena uscito dalla crisi, non partecipò. Diffuse però un fascicolo, curato da Elio Vittorini, Marco Pannella e Luca Boneschi, contenente giudizi di numerosi intellettuali sulla crisi delle sinistre, e sulla via per uscirne lungo un processo "realmente rivoluzionario" capace di rinnovare le sinistre del "triangolo Milano-Parigi-Dusseldorf".

Lo scrittore Nelo Risi, dichiarando di votare per i socialisti, afferma che oggi è in atto nel mondo uno sviluppo tecnologico d'immensa portata. I mutamenti politici sembrano più lenti dei processi scientifici, ma per entrambi occorre un forte corrente di idee di ricerche di prove convergenti e contrastanti.

(IL VOTO RADICALE, 10 aprile 1963)

Voto socialista

Rimbaud aveva un bel dire che il lavoro della penna vale il lavoro manuale, eppure ogni volta che uno scrittore, un intellettuale che non sia un professionista della politica, cerca di definire la sua partecipazione alla vita della collettività, egli lo farà con un certo imbarazzo. Anche quando si tratta di un'operazione semplice, in apparenza, come il voto. Le ragioni possono essere di diversa natura ma una, in particolare, lo tiene in soggezione: il fatto di non appartenere, proprio per la singolarità del suo lavoro, a una determinata classe. Se egli è di estrazione borghese non potrà non sentire avversione per una classe di cui conosce troppo bene le insufficienze le magagne le ipocrisie il conformismo, se è di origine operaia o contadina l'esercizio della sua arte lo porterà prima o poi a uno scontro con la linea ufficiale del partito. Questa sua ambiguità di fondo alo rende sospetto al potere politico. L'azione da condurre in comune per il raggiungimento di un fine gli sembrerà o troppo semplificata o t

roppo incerta nelle sue contraddizioni per non aderirvi non senza riserve. D'altra parte egli sa che non può neppure essere spettatore di una lotta che mette in gioco la sua esistenza. Oggi è in atto nel mondo uno sviluppo tecnologico d'immensa portata. I mutamenti politici sembrano più lenti dei progressi scientifici ma per entrambi occorre una forte corrente di idee di ricerche di prove convergenti e contrastanti. Una libera lotta di opinioni è la miglior salvaguardia dello spirito democratico sia in un regime parlamentare che in uno stato socialista. Lo straniamento forzato dello spirito critico della vita sociale ostacola la libera circolazione delle idee all'interno dei suoi sistemi. Avere più tolleranza nell'errore non è un segno di debolezza per nessun governo se il dialogo è basato sulla ricerca della verità. Certo per la gran massa dell'elettorato di sinistra era più facile la scelta quando, prima del XX Congresso, il mondo capitalista appariva come il male in assoluto o un socialista non poteva ess

ervi dubbio circa le finalità della lotta pur nella diversa applicazione dei metodi. Un mondo manicheo promette soluzioni drastiche inequivocabili. Perfino il simpatizzante di sinistra era soprattutto portato ad agire con passione, passando sopra la sua radicata passione di comprendere. Poi venne Krusciov col "rapporto segreto" e tutto fu rimesso in questione. Gli uomini di sinistra impararono a valutare il danno dell'accentramento del potere nelle mani di un uomo solo; impararono a diffidare, a proprie spese e questa volta nelle proprie file, del mito dell'infallibilità del capo; avvertirono il pericolo nazionalista nell'applicazione del socialismo in un solo paese; stupirono della crudeltà e della vastità delle repressioni ufficialmente motivate dalla teoria dell'intensificarsi della lotta di classe man mano che si procede nell'edificazione del socialismo; infine guardarono con sgomento all'irreggimentazione di una cultura che aveva eliminato anche fisicamente i suoi più grandi interpreti per far quadrare

il bilancio ufficiale del realismo socialista. Ecco perché suona doloroso, se non nuovo, oggi per un intellettuale l'irrigidimento verso la cultura delle ultime disposizioni di Mosca che richiamano alla memoria i funesti metodi di Zdanov. Siamo di nuovo a una svolta di quella politica dei "duri" che si alterna periodicamente nella storia del comunismo alla politica di distensione? E che vale appellarsi alla Cina, la cui situazione è in parte avvicinabile a quella della Russia intorno al '30, quando la forte spinta verso l'industrializzazione e una riforma di base dell'agricoltura fecero passare in seconda linea tutti gli altri problemi vitali del paese?

Per noi occidentali la scelta appare più sfumata; ci sono modi diversi di intendere il socialismo, e criteri diversi per attuarlo. Non è una novità che il processo di destalinizzazione è stato condotto dagli stalinisti, né poteva essere diversamente in Russia dove le opposizioni di destra e di sinistra erano state cancellate dalle purghe e dai processi. D'altra parte, la spinta sovietica verso la libertà è oggi un moto vitale irreversibile. Burocratizzare la letteratura, centralizzarla, comandarla dall'alto e dal di fuori vuol dire semplicemente allinearsi con la politica del momento. Gli intellettuali italiani non solo non hanno interesse di prestarsi al gioco ma devono opporsi a che simili argomentazioni non attecchiscano ancora tra noi in vista di un obiettivo di ordine generale da raggiungere. La ricerca concreta, effettiva della libertà e della verità sono insopprimibili. Certo sappiamo tutti che la destalinizzazione sarà soggetta a ricadute momentanee, ad altri ripensamenti e ad altre contraddizioni in

terne. Forse che il capitalismo non offre un quadro molto più equivoco nella sua spinta in avanti economica? Le generazione di mezzo, come la mia, soffre di troppi contorcimenti ideologici, ma già in più giovani incalzano liberi nel giudicare e nel definire criticamente le responsabilità politiche e i vecchi dogmi. Bisogna che i partiti di sinistra tengano in maggior conto le forze nuove se non vorranno esaurirsi sterilemente in lotte intestine o farsi sopraffare dalle destre e dal centro della borghesia capitalista. Bisogna avere più coraggio nel denunciare subito i propri errori senza temere il ricatto degli avversari. Anche un azione così capillare come quella del voto permette di misurare la maturità politica di ogni cittadino, e di confrontarla e di vagliarla se essa sarà resa pubblica da altre iniziative come questa de "Il Voto Radicale", che non vuole violare il segreto del voto ma spinge il votante a compromettersi utilmente pensando in pubblico.

Il mio voto al PSI non vorrà avere il significato di un'abitudine sentimentale, né l'atto del votare essere un semplice obbligo giuridico del mio io cittadino. Devo aggiungere con tutta la franchezza che pur continuando a votare PSI, il mio voto non è esente da qualche incertezza. Ma come togliere fiducia al PSI proprio ora che sta cercando di inserirsi attivamente nella vita del paese attraverso quella via parlamentare al socialismo che non rappresenta poi gran che di nuovo se è pur stato uno dei mezzi di azione di Lenin per portare al governo il partito bolscevico? Mi sembra che il PSI non faccia che attuare il metodo della coesistenza all'interno del paese, così come Krusciov dopo il XX Congresso cerca di negoziare col mondo capitalista per risolvere i problemi internazionali e difendere la pace. Certo io vorrei che il mio voto significasse subito altre cose che ci stanno a cuore, come la neutralità italiana e il disarmo mondiale, una politica estera meno servile verso gli Stati Uniti e più sensibile al r

iconoscimento delle unità nazionali nei paesi che lottano per la propria indipendenza, vorrei significasse la scuola unica e le leggi regionali, l'organizzazione degli intellettuali su un piano mondiale e l'organizzazione, forse utopistica, di tutti i lavoratori in campo internazionale per sottrarli al potere dei gruppi industriali, e altre cose ancora che stanno a cuore alla maggior parte di noi. Ma se ci guardiamo intorno, se guardiamo per esempio alla Francia assolutista di De Gaulle, la cui "grandeur" è avulsa da un vero amore per il popolo, con la sua indecente non ostilità a Franco e Salazar, col suo correre in aiuto della destra tedesca per una direzione a due della politica europea, se guardiamo alle manovre per l'esclusione dell'Inghilterra dal MEC, allora devo dirmi che il nostro paese, stimolato dalle sinistre, sta pur realizzando qualcosa. Oggi, grazie anche alla nostra volontà di votanti non abbiamo più nessuna grandezza romana da contrapporre a quella di De Gaulle. Ma oggi, ancor più di ieri, o

ccorre che il PC sostenga un programma come l'attuale, che facendo sue le istanze democratiche di sinistra ha sbloccato il paese in un modo positivo. Bisogna impedire, per combattere la destra italiana, che una tattica suicida mandi allo sbaraglio il PSI che si trova in prima fila nella lotta che si apre con le imminenti elezioni.

 
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