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Agenzia Radicale - 1 gennaio 1964
LA NOTA: ENI

SOMMARIO: L'apertura della campagna di "Agenzia Radicale" contro l'ENI. E' il primo momento di rottura nei confronti delle organizzazioni tradizionali di sinistra e della loro scarsa consapevolezza nei confronti del ruolo inquinante della vita politica assunto dall'economia pubblica.

(AGENZIA RADICALE, 1 gennaio 1964)

Sarà il 1964 a dirci meglio di questo o quello editorialista amico o avversario se il Partito Radicale è vivo o è morto. Saranno, come sempre, i fatti a stabilire dove siano, se ce ne sono, i "radicali" che l'On. Pajetta nella settimane scorse individuava come "amici del nuovo governo", forse testimoniando così di quanto sia profonda per i "politici" l'insidia di vivere da "attori" (in questo caso certamente brillanti) un "gioco delle parti" che tende a divenire esclusivo e poco amante di qualsiasi evento che possa turbarne l'abituale routine.

Per nostro conto salutiamo il nuovo anno certi di poter assicurare la presenza responsabile ed efficace della nostra parte politica in una lotta che non può sfuggire alla radicalizzazione delle scelte, cui la realtà del paese conferisce un carattere di sempre maggiore urgenza.

Il formarsi di una alternativa socialista contro il regime incarnato dalla Democrazia Cristiana; l'obiettivo, certo difficile ma irrinunciabile della formazione di un grande partito unitario dei lavoratori che rende organica la unità delle forze della democrazia e della libertà, delle quali i comunisti sono parte sempre più valida e cui essi vanno assicurando un prezioso anche se necessariamente parziale contributo; l'intransigente rivendicazione delle battaglie laiche come patrimonio essenziale delle masse democratiche l'attacco alle strutture di guerra che sono presenti come pilastri del nostro stato e che tali rimangono anche nelle posizioni e nei programmi "neutralisti", ecco i principali punti di riferimento che abbiamo dinnanzi e che detteranno la nostra condotta nei mesi futuri.

A coloro che ci chiedono quale sia lo "spazio" che ci assegnano in un'area politica che ad essi sembra satura; a quanti ritengono contraddittoria la nostra ferma volontà di continuare come radicali la nostra battaglia politica senza confusioni o confluenza con altre forze, rispondiamo che il nostro compito non è quello di inserirci comunque fra i "vertici" attuali della classe politica, né quello di rodere a questa o quella forza del moderno movimento operaio e dei suoi alleati, margini di scontenti o di renitenti alla necessaria disciplina dell'azione rivoluzionaria.

Si tratta di operare in una situazione estremamente dinamica, dove la realtà di base sono sempre più avanti di qualsiasi apparato esistente. La crisi organizzativa che accompagna la crescita elettorale e politica del Partito Comunista costituisce un vistoso elemento di riprova di questa analisi. Noi ci auguriamo fermamente che i grandi partiti della classe operaia sappiano risolvere questo aspetto della crisi e farne una crisi di crescita perché ogni loro vittoria sarà vittoria di tutta la sinistra e aumenterà nello stesso tempo le possibilità di affermazione anche delle nuove forme democratiche, come la nostra.

Ma il nostro compito, le ragioni della nostra stessa esistenza e le premesse della nostra opera risiedono nella obiettiva necessità, finora insoddisfatta, che tanta parte della sinistra ha di divenire "militante" e di non continuare ad essere confinata in un ruolo passivo o di semplice supporto elettorale.

Quel che l'On. Amendola ricordava di recente ai comunisti, che cioè il rinnovamento può dover passare attraverso drammatiche rotture di continuità ed anche attraverso il superamento di organizzazioni anche possenti e tradizionali vale di certo anche per noi, e lo sappiamo.

Ci auguriamo che venga presto l'ora in cui dovranno essere abbandonate le attuali formule organizzative della sinistra. Lavoreremo sempre al di là di qualsiasi patriottismo di partito in questa direzione.

Ma il partito radicale può oggi fornire una sua prima fondamentale indicazione a tutta la sinistra solo superando per suo conto le difficoltà che ne ostacolano lo sviluppo.

Esso dovrà anticipare, al proprio livello di responsabilità e rappresentatività quel rinnovamento democratico delle organizzazioni politiche che è non meno importante ed urgente di quello delle istituzioni statuali.

Organizzare la nostra presenza come presenza di base a partire "dal basso" senza pretese di globalità e di ubiquità organizzativa; operare con metodo sperimentale in settori "pilota", in zone "test", il più possibile ancorato ai nostri ambienti di lavoro; muoversi per quanto possibile entro il limite di pratiche unitarie rinnovandole e sollecitandole ed evitando tuttavia ogni ricerca di meccaniche unanimità (che stagnano poi nell'inerzia di tutti e di ciascuno) sono queste alcune delle caratteristiche essenziali che dovremo assicurare al nostro lavoro.

Per noi di "Agenzia Radicale" il difficile impegno dei mesi scorsi ha confermato la vastità del compito che può e deve competere al nostro partito.

L'inchiesta che oggi iniziamo sull'E.N.I. e sull'avvanzato processo di liquidazione delle funzioni del settore pubblico della nostra economia, la denuncie che porteremo contro nuovi aspetti della politica di regime dei quali purtroppo le forze democratiche mostrano di non avere sufficiente consapevolezza, potranno forse arrestare il processo di deterioramento della nostra realtà politica che riteniamo sia il più grave e forse decisivo per le sorti del nostro Paese. Sappiamo che in ogni settore questa nostra iniziativa, già anticipata da "A.R." nel corso dello scorso autunno, farà esplodere polemiche e muoverà interessi di enorme portata. Attacchiamo forze che appaiano infinitamente maggiori delle nostre. Ma non siamo affatto certi di uscire perdenti da questa lotta.

 
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