Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 03 mar. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Spadaccia Gianfranco - 10 settembre 1967
Verbali della riunione di Direzione
del 9 e 10 settembre 1967

Relazione informativa di Spadaccia

SOMMARIO: A partire dai ripensamenti di alcuni parlamentari della sinistra (Arrigo Boldrini, Pci, Renato Ballardini, Psu, Luigi Andrelini, Sin.Ind.) che avrebbero dovuto tenere tre relazioni al IV Congresso del Pr convocato a Firenze per i giorni 3, 4 e 5 novembre 1967, si apre un importante dibattito sui rapporti con i partiti della sinistra e sulla stessa natura del Partito radicale. Le tentazioni di reagire all'isolamento con manifestazioni di "integralismo" minoritario vengono contrastate da coloro - prevalenti nella Direzione - che sostengono invece la necessità di rifiutare il rischio di settarismo mantenendo fermo il metodo radicale che è stato sempre quello di non sostituire alla lotta contro gli avversari politici la polemica contro i "compagni che sbagliano". Gli apparati della vecchia sinistra potranno essere messi in crisi solo attraverso il continuo confronto e scontro politico sulle grandi battaglie di civiltà - innanzitutto il divorzio - su cui i radicali sono impegnati in maniera prioritaria.

La maggioranza della Direzione respinge anche le pregiudiziali di chi vorrebbe una differenziazione dei rapporti con la sinistra di opposizione e di governo. Si rileva al proposito che la possibilità di dialogo con il Psu sono maggiori, per la sua struttura non monolitica, rispetto al Pci, partito con il quale vi sono rapporti fortemente deteriorati e il cui organo di stampa, L'Unità, manifesta un atteggiamento di sistematico ostruzionismo e censura nei confronti delle iniziative radicali.

-----------

Nonostante la scadenza che la direzione aveva fissato ai relatori le relazioni non sono state ancora preparate dai tre parlamentari che avevano a suo tempo dato il consenso alla loro partecipazione al congresso. A questo proposito informa di un nuovo fatto politico, determinato da un mutamento di atteggiamento da parte dell'on. Arrigo Boldrini. Di questo mutamento il segretario e la giunta esecutiva sono venuti a conoscenza indirettamente attraverso la lettera di un altro relatore, l'on. Ballardini. Nella lettera si informava di alcune riserve espresse da Boldrini a Ballardini nel corso di un colloquio a Montecitorio sulla opportunità della partecipazione al Congresso. Nella lettera Ballardini chiedeva se, nonostante l'atteggiamento di Boldrini, rimanesse ferma l'impostazione del nostro congresso e se dovesse procedere ugualmente alla compilazione della propria relazione. A causa dell'assenza di Spadaccia rispondeva al Ballardini Pannella. Pannella informava Ballardini:

a) che nessuna comunicazione ufficiale era arrivata in proposito alla segreteria del Partito Radicale;

b) che nell'ultimo colloquio avuto con Spadaccia in luglio, Boldrini si era impegnato a fare una prima stesura della relazione da discutere con Spadaccia e con altri membri della direzione radicale il 25 agosto, al suo rientro a Roma, prima della compilazione definitiva;

c) che pertanto l'impostazione del congresso - fra l'altro ormai ufficialmente comunicata alla stampa e notificata attraverso Agenzia Radicale e il documento di convocazione ad oltre 200.000 persone - rimaneva per quanto ci riguarda immutata. A seguito di ciò Ballardini riconfermava il proprio impegno, sia pure preannunciando un qualche ritardo nella consegna del testo della relazione.

Al momento della riunione della direzione non è ancora pervenuta alcuna comunicazione ufficiale da parte di Boldrini. Con il parlamentare comunista si è avuto soltanto un colloquio telefonico di carattere interlocutorio. Nel corso del colloquio telefonico Boldrini esprimeva in effetti a Spadaccia delle riserve sull'opportunità di una sua relazione e dell'impostazione generale del congresso, motivandole con alcuni fatti nuovi, intervenuti della politica del Partito Radicale. I fatti nuovi sarebbero:

a) la linea antimilitarista emersa nella marcia della pace Milano-Vicenza, in particolare attraverso alcuni discorsi di Pannella, che sarebbero stati pubblicati dalla stampa (pubblicazione che a noi non risulta);

b) la pubblicazione di Agenzia Radicale - anno anticlericale - con posizioni radicalmente contrastanti con quelle comuniste (questo secondo fatto veniva tuttavia citato da Boldrini solo a titoli di esempio);

c) a causa di ciò Boldrini esprimeva la preoccupazione di uno scontro congressuale tra posizioni di riforma democratica dell'esercito, proprie del PCI, e accentuata posizione di antimilitarismo propria del Partito Radicale.

Il segretario del partito negava che questi fatti nuovi si fossero verificati, sottolineando che sia la marcia della pace Milano-Vicenza, sia AR - Anno Anticlericale si muovevano nell'ambito della tematica del partito, di cui Boldrini era bene a conoscenza.

Per quanto riguarda il terzo relatore, in un recente colloquio avuto alla vigilia della riunione della direzione con Spadaccia e Pannella, ha confermato la preparazione della relazione. In questa occasione Spadaccia e Pannella hanno informato Anderlini delle novità relative all'atteggiamento di Boldrini e dell'atteggiamento generale del Partito Comunista nei confronti del Partito Radicale; in particolare gli è stato ricordato l'ultimo episodio della manifestazione per la Grecia in cui l'Unità ha ignorato la paternità radicale dell'iniziativa e ha praticamente taciuto la successiva denuncia per vilipendio promossa dalla polizia a carico di tre dirigenti del Partito Radicale. Anderlini è stato sollecitato ad assumere un atteggiamento di solidarietà con il P.R. nei confronti del PCI. Al riguardo il discorso con Anderlini e con il movimento socialista autonomo rimane aperto.

In conclusione la situazione è la seguente: conferma dell'impegno di Anderlini e Ballardini; risposta ancora interlocutoria di Boldrini, il quale si è riservato di parlare con i dirigenti del suo partito e di incontrarsi di nuovo successivamente con i dirigenti del Partito Radicale; possibilità per ora neutralizzata, di ripercussioni di una eventuale non partecipazione di Boldrini anche sull'atteggiamento di Ballardini a Anderlini.

Spadaccia osserva che l'episodio Boldrini è l'ultimo di una serie di episodi che hanno fortemente deteriorato i rapporti fra P.R. e PCI dopo la breve parentesi, che sembrò positiva del congresso. Un atteggiamento di sistematico ostruzionismo si è verificato da parte degli organi di stampa comunisti in ogni occasione. Di ciò Spadaccia ha tentato di parlare con Occhetto, che era stato incaricato ufficialmente dei rapporti con il P.R. dopo i colloqui avvenuti a livello delle due direzioni prima del congresso di Bologna. Il colloquio non è avvenuto per colpa di Occhetto, che non si è reso reperibile. Spadaccia ha perciò mandato a Occhetto una lettera in cui l'informava di ritenere impossibile continuare ad affidare i rapporti fra i due partiti a inesistenti contatti con il responsabile ufficiale di questi rapporti. Contemporaneamente ha scritto una lettera a Longo, chiedendo un appuntamento. Un'altra lettera Spadaccia ha scritto a Parri, informandolo dei rapporti PR-PCI e sollecitando un suo interessamento.

Infine, per tentare di riaprire ufficialmente i da tempo interrotti rapporti con il PSIUP, Spadaccia ha chiesto un colloquio a Vecchietti. Per la brevità del tempo intercorso queste lettere non hanno ancora ricevuto risposta.

Al termine della breve relazione informativa Spadaccia propone che la Direzione si occupi della preparazione politica del congresso dal particolare punto di vista dei rapporti con gli altri partiti della sinistra. A questo proposito rileva nella attività della giunta esecutiva un ritardo nella preparazione dei "libri bianchi" sui rapporti con questi partiti, che la direzione aveva dato mandato alla giunta di preparare. Per diversi motivi la giunta non ha potuto ultimare il lavoro. E' stato effettuato da Silvio Pergameno un importante ed utile lavoro di base. La compilazione dei "libri bianchi" è stata affidata dal segretario del partito alla responsabilità e al coordinamento di Angiolo Bandinelli.

Si apre la discussione sulla proposta Spadaccia.

Del Gatto propone che la direzione discuta sull'organizzazione pratica del congresso. Pannella appoggia la proposta. Bombaci ripropone il problema dei relatori esterni, sottolineando l'assenza di un relatore appartenente al PSIUP. Spadaccia ricorda che la direzione aveva scelto i temi delle relazioni esterne prima di indicare i relatori e che i tre relatori erano stati scelti non in quanto rappresentanti dei partiti ma in quanto il loro intervento, in base alla loro esperienza politica e anche ai particolari rapporti con il Partito Radicale, era ritenuto significativo. Il PSIUP, del resto, sarebbe stato invitato ufficialmente, come partito, a tenere il discorso di saluto al congresso e il congresso sarebbe stato aperto alla partecipazione dei militanti del PSIUP come di altri militanti della sinistra.

Approvata la proposta Spadaccia ha inizio la discussione politica.

Pannella: - Ricorda che i tre relatori erano già stati invitati a partecipare al congresso di maggio e che impossibilità dovute a motivi pratici avevano portato a rinviare questo impegno a novembre. Questo impegno era stato poi confermato nei colloqui avvenuti a luglio. E' legittimo secondo Pannella pensare che il ripensamento di Boldrini - che si mantiene peraltro ancora in termini interlocutori - sia dovuto ad esplicite pressioni in questo senso provenienti dalla direzione del partito comunista. In questo senso Boldrini si è espresso con Ballardini.

Ricorda che con Spadaccia Boldrini aveva riconfermato la propria stima nei nostri riguardi e si era spinto anche più in là, esprimendo giudizi sulla opportunità di più stretti rapporti fra i due partiti. E' probabile quindi che Boldrini, patrocinando questa opportunità, si sia scontrato con il diverso parere di alcuni dirigenti comunisti. Altre coincidenze: la mancata risposta che Gullo aveva preannunciato all'anno anticlericale, ecc.

C'è in atto un tentativo di spingerci all'isolamento. Il successo di questo tentativo comunista potrebbe ripercuotersi all'interno del Partito Radicale, spingendoci ad assumere atteggiamenti settari. Nonostante le difficoltà, che diventano sempre maggiori a causa dell'isolamento, dobbiamo invece rifiutare questo rischio e combatterlo, attenendoci al nostro metodo che è stato sempre quello di condurre la lotta contro i nostri avversari e di non sostituirla con la polemica contro i compagni che sbagliano (posizione invece propria dei diversi gruppi marxleninisti, cinesi, etc.). Per combattere l'isolamento non è necessario il settarismo ma il rafforzamento della nostra capacità di lavoro e della nostra capacità di penetrazione. Per quanto riguarda i rapporti con il PCI propone:

a) non sollecitare una decisione definitiva da parte di Boldrini; per noi la decisione definitiva c'è già da tempo ed è quella che ci ha indotto a lanciare il congresso e a comunicarne l'o.d.g. comprendente la relazione del parlamentare comunista;

b) sollecitare la consegna delle relazioni di Anderlini e Ballardini;

c) far uscire al più presto possibile i "libri bianchi" e inviarli al maggior numero possibile di parlamentari, dirigenti, quadri intermedi, militanti di base;

d) poichè la preparazione dei "libri bianchi" richiederà tuttavia ancora quindici o venti giorni di tempo, più altro lavoro di revisione, stampa e spedizione, inviare lettere aperte del segretario del partito preannunciando i libri bianchi;

e) sviluppare non solo a Roma e per iniziativa della giunta esecutiva, ma dovunque, il lavoro per assicurare presenze esterne al congresso di Firenze;

f) prepararsi, alla vigilia del congresso, in caso di assenza di Boldrini, a trarre le conseguenze politiche da questa assenza, che dovranno essere drammatizzate attraverso iniziative e manifestazioni (a titolo di esempio, dimostrazione e picchettaggio alla vigilia del congresso davanti alle sedi dell'Unità di Roma e Milano con ampia pubblicizzazione, ecc. ecc.).

Pannella sottolinea che, all'interno del PCI, sia all'interno del PSIUP, sarà possibile smuovere la situazione di ostilità nei nostri confronti solo se riusciremo a esercitare una efficace azione di pressione e di informazione sulla base di questi partiti. Per far questo è anche necessario sviluppare l'iniziativa politica del partito dovunque è possibile, coordinandone le iniziative e le manifestazioni nelle diverse città, valorizzando i rapporti politici con alcuni parlamentari del PSU ecc. A titolo informativo segnala la minor presenza del partito sul piano pubblicistico dei settimanali e dei periodici, in particolare Astrolabio, e ricorda la scadenza congressuale della LID per fino ottobre. Informa che per quella occasione si sentirà di considerare immatura la situazione politica per la formazione di liste divorziste o per i diritti civili.

Bandinelli: esprime il timore che le proposte di Pannella siano insufficienti: la chiusura è molto grave e il tipo di guerriglia politica proposta da Pannella può essere impotente a forzarla.

Pannella: osserva che è il massimo che possiamo realizzare e che è importante realizzarlo. Se ciò accadesse le proposte darebbero comunque dei risultati positivi.

Lancini: sottolinea che le proposte del Pannella consentono un tipo di confronto preciso con gli apparati. Naturalmente il successo di questo confronto dipende dalla nostra capacità di suscitare nei partiti di sinistra il dibattito interno sulle nostre iniziative e sulla nostra politica.

Accame: chiede a Bandinella se ritiene insufficiente il metodo della guerriglia politica in sè o se ritiene debba essere potenziata. Bandinelli risponde che naturalmente è la seconda ipotesi quella che lo ha spinto a fare le precedenti considerazioni.

Spadaccia: ritiene che le proposte di Pannella siano il massimo realizzabile date le energie del partito. Caso mai esprime qualche preoccupazione sulla capacità e possibilità di realizzarle, date le difficoltà anche finanziarie. Fa un esempio: sarebbe possibile realizzare i nostri rapporti con i parlamentari PSU su leggi PS ma questo richiede possibilità finanziarie che non abbiamo. E tuttavia è importante riuscire a realizzare iniziative che consentano vasta mobilitazione di opinione democratica. Senza di queste l'azione dei piccoli gruppi non basta. Solo questo tipo di iniziative infatti è suscettibile di modificare l'equilibrio esistente all'interno della sinistra.

Lancini: propone che il discorso sia collegato alle prospettive elettorali.

Del Gatto: richiama al problema dei tempi di preparazione del Congresso: per assicurare il successo del congresso "aperto", dati i rapporti con gli apparati, che sarà difficile modificare in questo breve periodo, è necessario indirizzare la nostra pressione verso la base, in particolare orientandoci a stabilire rapporti con quei gruppi interni degli altri partiti della sinistra che possono essere interessati alla nostra iniziativa politica; fa l'esempio della federazione giovanile socialista del PSIUP.

Boneschi: il braccio di ferro con il PCI non è cosa nuova; naturalmente iniziative che abbiamo preso negli ultimi due anni hanno drammatizzato la situazione nel senso di spingere oggi più consapevolmente che nel passato il gruppo dirigente del PCI a sabotare il nostro congresso. Ricorda che il PSIUP e il movimento socialista autonomo non hanno sostanziale autonomia nei confronti del PCI e che i nostri rapporti con il PSU sono limitati ad alcune coscienze critiche di quel partito. Propone di accentuare le nostre iniziative in alcuni settori dove è particolarmente grave il silenzio della sinistra o l'errata impostazione della battaglia politica della sinistra es. Grecia (sentimentali parole d'ordine per Teodorakis); colloquio con i cattolici etc.

Strik-Lievers: è consenziente con l'impostazione di Del Gatto, rilevando che si adatta particolarmente alla situazione milanese. Propone un allargamento del numero delle relazioni con l'inserimento di un relatore del PSIUP.

Oliva: esprime il dubbio che sia errata l'impostazione data ai rapporti con il PCI. C'è probabilmente qualcosa di moralistico nella denuncia di boicottaggio che ci verrebbe praticato, dal momento che ognuno fa la sua politica e il boicottaggio può essere uno dei mezzi di questa politica. Come c'è qualcosa di contraddittorio nel chiedere al PCI di essere considerati interlocutori legittimi: un partito non affida ad un altro partito una simile giurisdizione di legittimità. Ritiene quindi che l'accento vada posto sui problemi dell'autonomia e della organizzazione del partito. Nella attuale situazione ritiene che i sistemi più efficaci di lotta politica siano per il partito quelli della azione diretta che presentano i requisiti di adattarsi a gruppi minoritari, di essere poco costosi, e di essere adeguatamente provocatori. Ritiene invece che non si debba puntare sul colloquio diretto con gli apparati e dichiara di aver sempre nutrito il dubbio che da questa impostazione fosse determinata la scelta di almeno due

dei relatori (Boldrin e Anderlini). Quanto alla osservazione di Del Gatto sottolinea le differenze con le posizioni di sinistra esistenti all'interno del PCI e del PSIUP, gruppi interessati al dibattito sui metodi della guerriglia partigiana e al dibattito ideologico aperto in America latina da Fidel Castro e Che Guevara. Consiglia invece di sviluppare i rapporti con la FAI, la FAGI e con l'abbastanza vasto microcosmo pacifista. A questo proposito informa che alcuni rapporti federativi sono stati avviati, nell'ambito dello statuto del partito, dalla federazione milanese con alcuni gruppi minoritari di questo tipo.

Bombaci: rileva che non sono emerse proposte alternative, fino ad ora rispetto a quelle di Pannella. Afferma che all'interno del partito sembrano convivere due diverse strategie e tattiche: da una parte una intransigente politica libertaria di carattere minoritario; dall'altro almeno la tentazione di intraprendere una politica di apparato o quanto meno di stretti rapporti con gli apparati. Ed è a questa tentazione che la direzione avrebbe in precedenza ubbidito, invitando al congresso i tre parlamentari a tenere relazioni. In diversa maniera tutti e tre i relatori sono infatti uomini di apparato. Due ipotesi: o si è voluto in questo modo stringere rapporti con gli apparati ufficiali, o si è voluto strumentalizzare la partecipazione dei tre parlamentari. Solo nel secondo caso sarebbe d'accordo.

Alla luce dei fatti politici di cui Spadaccia ha informato potrebbe inoltre verificarsi una situazione in cui Boldrini è assente, Anderlini non viene a sua volta per l'assenza di Boldrini; viene solo a partecipare al congresso l'On. Ballardini del PSU. Ritiene che in questo caso la Direzione dovrebbe rinunciare del tutto alle relazioni e quindi anche a quella di Ballardini. La presenza del solo Ballardini non potrebbe infatti non essere una scelta politica, di maggior vicinanza rispetto al Partito che ci è invece più lontano, il PSU.

Quanto agli ammonimenti di Pannella sui rischi del frazionismo e del settarismo; Bombaci afferma che ritenerli non un pericolo, ma una inevitabile conseguenza della decisa opposizione radicale alla politica degli apparati.

Loteta: replica polemicamente all'intervento di Bombaci. I tre relatori non sono uomini di apparato: si tratta infatti di un comunista, che è uno dei più prestigiosi capi partigiani, presidente dell'ANPI, parlamentare autorevole, e che deve però sottostare alle direttive degli uomini di apparato (come Occhetto); di un socialista autonomo; di un parlamentare del PSU che ha posizioni personali estremamente interessanti per noi che lo portiamo anche a discostarsi notevolmente da quelli che sono gli interessi e la strategia non solo del suo partito, ma anche della corrente lombardiana alla quale appartiene.

Quanto alla strategia generale del PR non ritiene che vi siano le contraddizioni denunciate da Bombaci: il partito non può prescindere dal colloquio con gli altri partiti della sinistra e questo ci porta inevitabilmente a confrontarci con gli apparati, a incontrarci e scontrarci con gli apparati.

Al di fuori di questo c'è il rifugio nell'estremismo, nel frazionismo e nel settarismo che sono errori da evitare, errori che sarebbero mortali per il Partito Radicale.

Rendi: il partito di volta in volta si trova a correre il rischio di apparire come un movimento politico a una sola istanza: è quanto accade per il divorzio, per l'anticlericalismo, per la lotta per la pace, ecc. di volta in volta realizziamo collaborazioni e incontri con movimenti, gruppi o persone che condividono quel particolare aspetto e non sono disposti a seguirci per gli altri obiettivi della nostra politica.

Bisogna quindi sviluppare iniziative che consentano di sottolineare il momento unitario - di sintesi - delle nostre battaglie. Da questo punto di vista il successo del congresso, con il tema generale e con i temi particolari delle relazioni, è di essenziale importanza per il partito.

Teodori: l'isolamento è una condizione del nostro lavoro e della nostra politica, posto che la nostra esistenza implica il rifiuto dell'attuale sistema di potere della sinistra. E' naturale che questa nostra politica determini un analogo comportamento da parte degli altri partiti nei nostri confronti. Il problema dei rapporti con gli altri partiti non va impostato quindi sul piano del "dialogo", ma dipendente essenzialmente dall'efficacia della nostra lotta: laddove siamo forti, lì diventiamo validi interlocutori.

Mette in guardia dall'errore di fare artificiose e infondate differenziazioni fra i diversi partiti della sinistra, di sentirsi più vicini al PSIUP o al PCI e più lontani dal PSU. Il nostro rapporto con tutti questi partiti è lo stesso: di autonomia e di critica e, se possibile, quando questa possibilità si realizza attraverso le nostre iniziative, di collaborazione. Caso mai se una differenza si deve fare è a favore del PSU, il quale - avendo una struttura meno monolitica - ci consente maggiori possibilità di contatto e di iniziativa.

Quanto alle osservazioni di Rendi, osserva che l'apparente frammentazione delle iniziative è una debolezza, ma è anche una peculiarità: qualcosa che ci distingue positivamente dal monolitismo e dal centralismo degli altri partiti.

Si dice d'accordo con le proposte di Pannella.

Richiama il partito alla necessità di seguire con attenzione quanto avviene nelle ACLI, che apre prospettive suscettibili di interessarci dopo le elezioni politiche del '68.

Infine, per quanto riguarda la polemica sui tre relatori, ricorda che la scelta dei temi non era strumentale rispetto alla scelta dei relatori. La mancanza di uno o più relatori pone quindi il problema di una loro sostituzione da parte della direzione.

Lancini: sottolinea una possibile contraddizione nella nostra politica: da una parte obiettivi che ci differenziano notevolmente da resto della sinistra; dall'altra sollecitiamo l'unità della sinistra.Se vogliamo dare rilievo a questo secondo aspetto della nostra strategia dobbiamo anche individuare, elaborare e sottolineare le possibili istanze comuni. Da questo punto di vista l'impostazione del congresso è senza dubbio positiva.

Occorre poi chiedersi fino a che punto il boicottaggio degli altri partiti nei nostri confronti deriva solo da concorrenza e in che misura invece influiscano divergenze politiche. Potrebbero anche risultare, da questa analisi, differenti impostazioni dei "libri bianchi".

Pannella: si dichiara d'accordo con Oliva a proposito della nostra legittimità come interlocutori. Nega che la nostra politica sia stata una politica di incontro con gli apparati; al contrario è una politica tesa a mettere in crisi gli apparati. Ciò è possibile solo mettendo continuamente a confronto la nostra politica.

Gli apparati non sono "demoni" con cui si devono avere rapporti, ma dati sociologici di una realtà nella quale speriamo e rispetto alla quale dobbiamo peoccuparci di promuovere la più adeguata iniziativa politica.

Rispetto agli apparati, siamo in una posizione di iniziativa. E dobbiamo preoccuparci, nonostante le crescenti difficoltà, di mantenerla. Nella misura in cui riusciamo a mantenere l'iniziativa, creiamo negli apparati nuovi problemi di cui questi devono tenere conto.

Si dichiara d'accordo con Teodori sulla necessità di evitare differenze nel nostro comportamento rispetto agli altri partiti della sinistra. A questo proposito chiede che la direzione prenda posizione con un voto sulla questione posta da Bombaci.

Oliva: ritiene che le crisi che abbiamo provocato negli apparati non siano davvero importanti e significative. Inoltre la maniera, attraverso considerazioni di carattere sociologico, di individuare la sinistra esistente nel paese gli pare intellettualistica. E' pur sempre vero che questa sinistra si esprima negli apparati. Ed è discutibile che le nostre iniziative facciano presa sull'opinione pubblica della sinistra.

Ritiene che una distinzione, ai fini delle scelte del partito, debba essere fatta: ed è quella fra sinistra di governo e sinistra di opposizione, Ciò anche per evitare il trasformismo.

Quanto ai parlamentari socialisti con cui abbiamo avuto iniziative comuni, rileva che la loro azione si inquadra pur sempre nella strategia del PSU. Questo partito ha aperto una fase di lunga lotta e concorrenza per il potere con la DC all'interno del centro-sinistra e può avere interesse a strumentalizzare laicismo e diritti civili se questi temi lo rafforzano nella lotta per una gestione socialdemocratica del sistema. La prospettiva libertaria in cui inseriamo questi temi è invece radicalmente diversa.

Bombaci: contesta quanto detto da Teodori sul monolitismo. L'assenza del monolitismo nel PSU, concessa dalla carta costituente dell'unificazione, è stata voluta dalla destra

socialista come alibi e copertura per poter conservare il proprio elettorato di sinistra. Ballardini può partecipare al nostro congresso senza che il PSU reagisca, perché questi comportamenti eterodossi - soprattutto alla vigilia delle elezioni - giovano al Partito Socialista.

Richiama la direzione al documento congressuale dal quale risulta che la sinistra viene da noi individuata sulla base di precisi contenuti.

Riconferma la propria opposizione alla eventuale sola partecipazione di Ballardini al congresso, come unico relatore esterno.

Lancini: propone un ulteriore approfondimento del dibattito sulla sinistra. Siamo per l'unità della sinistra? e il PSU è per noi sinistra?

Teodori: ridurre il nostro discorso sulla sinistra all'atteggiamento nei confronti dei socialisti (pro o contro) ci farebbe cadere nell'errore della vecchia classe dirigente radicale, che su questa diatriba si divise. La divisione può passare solo attraverso altri dati: tra chi pensa che le vecchie strutture vanno mantenute, avendo una loro carica immutata che riesce sempre ad esprimere le esigenze e gli obiettivi di rinnovamento, e chi pensa che vadano invece create strutture nuove. Per chi, come noi, fonda la propria politica su questa seconda ipotesi, non è scandaloso incontrare dei socialisti sul proprio cammino o altri uomini della sinistra. Le vecchie strutture ovunque sono un po' in crisi e questi incontri sono da una parte un sintomo essi stessi di questa crisi, dall'altra possono servire ad esprimerla o ad accentuarla in modo positivo. La sinistra e i nostri rapporti con gli altri partiti vanno quindi impostati in termini operativi.

Strik-Leavers: sono emersi nel dibattito due preoccupazioni e due ordini di problemi che si sono sovrapposti mentre vanno tenuti nettamente distinti. L'una è la preoccupazione di Oliva e Bombaci di evitare nei rapporti con gli altri partiti ogni confusione fra opposizione e governo, fra cui va mantenuta una netta distinzione al fine di combattere il trasformismo; l'altra è invece la preoccupazione, soprattutto sottolineata da Marco, di sviluppare un'azione di rinnovamento, con la nostra iniziativa che valga per tutta la sinistra. Insiste sulla sua proposta di una 4· relazione PSIUP.

Spadaccia: replica a quanto affermato da Oliva sul pericolo di una utilizzazione strumentale da parte del PSU dei temi laici e della battaglia per i diritti civili. Anche qui vale il discorso che Oliva ha giustamente sviluppato per quanto riguarda il PCI: ciascuno fa la propria politica e la fa con i mezzi che considera più opportuni. E' probabile che una parte della classe dirigente del PSU faccia un calcolo di questo genere. A questo punto però non solo Oliva ma tutti noi ci troviamo di fronte a questa alternativa: o crediamo che questi temi e queste battaglie siano strumenti e obiettivi di lotta dirompente rispetto al sistema, in qualche misura suscettibili di mettere in crisi l'attuale equilibrio delle forze, e allora non dobbiamo temere quel calcolo politico e quella strumentalizzazione; o riteniamo invece, in base ad una nuova analisi, che così non sia, e allora vanno mutati i nostri temi e i nostri obiettivi o quanto meno la nostra gerarchia, il loro ordine di importanza e di priorità.

Quanto all'osservazione di Bombaci (la sinistra va definita in ordine a determinati contenuti) rileva che questo rilievo è giusto, ma non può costituire un metodo di giudizio aprioristico e statico. In questo caso ci troveremo nella condizione narcisistica di considerare che solo noi siamo la vera sinistra. E sarebbe una magra consolazione. In realtà quei contenuti vanno riconquistati all'intera sinistra. E questo è un problema di iniziativa politica, che non tollera preclusioni arbitrarie e atteggiamenti settari. Mette in guardia oltre che dal settarismo, dal pericolo di un integralismo radicale.

Sircana: il giudizio che noi diamo sulla sinistra ci porta a scontrarci con la natura totalitaria delle vecchie strutture della sinistra. Dobbiamo quindi scontare il nostro isolamento. Dobbiamo accentuare le nostre caratteristiche di "servizio" nei confronti di tutte le forze minoritarie prive di altra possibilità di espressione.

Lancini: possiamo distinguere davvero fra sinistra di governo e sinistra di opposizione? In questo caso nella seconda rientra il PCI, che ha sempre avuto una felice vocazione governativa.

Pannella: richiama alla necessità di concludere la riunione con decisioni operative. Osserva che dobbiamo avere tanta forza e capacità di iniziativa da costruire la nuova sinistra non contro ma insieme alla vecchia sinistra. Ancora una volta infine bisogna evitare fughe in avanti ad ipotizzare altri tipi di pericoli o di problemi che possono derivare dalla impostazione congressuale, prima di esserci preoccupati del primo vero pericolo e problema del congresso che è quello di fallire.

Spadaccia: propone l'aggiornamento della riunione alle 9,30 della domenica mattina.

La seconda giornata viene dedicata a discutere

1) l'impostazione dei lavori congressuali;

2) l'azione di preparazione del Congresso.

Sul primo punto vengono esaminate le seguenti questioni:

1a) rapporto fra il tema generale del congresso e i temi delle tre relazioni;

1b) numero e temi delle commissioni;

1b) come affrontare il dibattito sulla politica economica della sinistra (relazione Anderlini).

1a) Oliva esprime la preoccupazione che il dibattito congressuale possa risultare spezzettato dalla presenza di tre relazioni con tre temi differenti. Gli viene obiettato (Spadaccia, Accame) che il momento unitario è assicurato dal tema generale del Congresso ("La sinistra contro il regime"), dalla relazione del segretario del partito che svolgerà il tema generale del congresso, dalla partecipazione radicale sia in sede di commissione che in sede di dibattito generale.

1b) Si decidono tre commissioni. Ciascuna commissione per uno dei temi delle tre relazioni (politica economica della sinistra; politica estera e militare della sinistra; una politica della sinistra per i diritti civili).

1c) Vengono avanzate preoccupazioni sul contributo radicale al dibattito sulla politica economica della sinistra (in particolare da Del Gatto). Si apre su questo una discussione. La conclusione generale cui si giunge è che il partito non debba fare uno sforzo per entrare nella tematica propria del resto della sinistra, ma al contrario concentrarsi anche su questo problema, sui temi propri dell'esperienza radicale. I diversi interventi danno indicazioni e suggerimenti. Lancini: battere il problema economico anche dal punto di vista dei diritti civili (i diritti dei lavoratori nell'azienda); Spadaccia: riprendere la nostra tematica sugli enti di stato e le moralizzazioni e le nostre polemiche, su questi problemi, nei confronti della politica del resto della sinistra; riprendere la polemica di Salvemini e Rossi. Contro le bardature corporative e le baronie economiche; riproporre alla sinistra il tema dell'autogestione; Teodori: approfondire i problemi della libertà individuale a partire dallo sviluppo tecnologi

co e dai condizionamenti che esso crea; Sircana: affrontare il problema del rapporto fra programmazione e potere delle baronie economiche pubbliche e private; Boneschi: diritti civili e enti di stato; Lancini: rileva che accanto al clericalismo e al militarismo, manca nel quadro del tema generale del congresso, il terzo obiettivo della lotta al capitalismo; Spadaccia: esprime la preoccupazione che si eviti su questo problema l'identificazione con quella politica della sinistra che identifica la lotta al capitalismo con la realizzazione di un capitalismo di stato.

Sul punto 2) vengono in discussione i seguenti problemi:

2a) opportunità di interventi radicali, già predisposti dalla direzione, sui temi delle tre relazioni di Anderlini, Boldrini e Ballardini;

2b) lavoro comune nelle diverse città per assicurare partecipazioni esterne al congresso; decisione sulle proposte Pannella; ritiro della pregiudiziale Bombaci e della proposta Strik-Lievers;

2c) mozioni congressuali;

2d) iniziative politiche del partito di carattere extracongressuale.

2a) La direzione decide di affidare ad alcuni compagni la preparazione di tre interventi, che abbiano però contenuto e portata di relazione, sui tre temi che dovrebbero essere trattati dai tre parlamentari sulle loro relazioni congressuali, In caso di assenza di uno o più relatori, questi interventi dovranno servire da relazioni sostitutive.

Vengono incaricati Pannella e Accame per la politica estera e militare della sinistra; Teodori e Sircana per la politica economica della sinistra; Oliva e Boneschi per la politica della sinistra nel campo dei diritti civili.

2b) Viene concordato un piano di ricerca e di inviti a personalità e militanti di altri partiti o indipendenti attraverso l'iniziativa autonoma nelle diverse città (soprattutto a Milano).

Quanto alla strategia generale di preparazione del congresso vengono approvate le proposte di Pannella (vedi primo intervento Pannella pag. 3-4).

Spadaccia mette ai voti la pregiudiziale Bombaci contro l'eventualità della presenza di un solo relatore (Ballardini) al congresso. Bombaci dichiara di ritirare la sua pregiudiziale.

In seguito ad assicurazioni di Spadaccia sui rapporti con il PSIUP Strik Lievers ritira la sua proposta di affidare una quarta relazione a un esponente di questo partito.

2c) La direzione decide, al fine di semplificare i lavori congressuali, soprattutto per quanto riguarda i momenti conclusivi, di predisporre prima del congresso alcune mozioni relativamente a quegli argomenti sui quali può considerarsi scontato il consenso dei 3/4 dei congressisti. Gli argomenti prescelti sono i seguenti: obiezione di coscienza; legge di P.S.; divorzio.

Viene anche deciso di proporre al congresso una commissione mozioni, con il compito di coordinare e selezionare le mozioni presentate alla presidenza.

2d) Viene sottolineata da Pannella l'opportunità di iniziative comuni del partito nelle diverse città. Si decide di coordinare due iniziative: una per il 20 settembre (anniversario di Porta Pia); una per il 27 settembre, alla vigilia del processo all'obiettore di coscienza Andrea Valcarenghi.

 
Argomenti correlati:
direzione nazionale
firenze
boldrini arrigo
pci
anticlericalismo
spadaccia gianfranco
psiup
loteta giuseppe
teodori massimo
bandinelli angiolo
accame felice
rendi aloisio
divorzio
stampa questo documento invia questa pagina per mail