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Battaglia Divorzista - 1 gennaio 1968
Obiettivi precisi prima delle elezioni
Richiesta al PSU la candidatura di Fortuna a Roma e a Milano

SOMMARIO: A fine marzo a Roma terremo una manifestazione nazionale che, oltre a fornire all'episcopato ialiano la risposta che merita, dovrà servire a fare un primo bilancio della nostra azione. E' inutile nasconderci che in questa campagna elettorale non possiamo abbandonarci all'euforia di alcuni importanti successi che abbiamo conseguito in questi due anni di lotte. I rinvii che hanno caratterizzato l'iter della legge in Parlamento e che non hanno consentito la sua approvazione in questa legislatura, non si verificheranno di nuovo durante questa campagna elettorale. Gli obiettivi che dobbiamo tenere presenti durante questa campagna elettorale sono in primo luogo, la richiesta al PSU della candidatura di Fortuna oltre che nella sua circoscrizione di Udine, anche in quelle di Roma e di Milano; quindi, la richiesta che faremo ai partiti laici di dare rilievo nella "tribuna elettorale" al loro impegno sul divorzio e ad assicurare una adeguata illustrazione del tema all'opinione pubblica. Invitiamo tutte le as

sociazioni divorziste ad appoggiarci in questa lotta.

(BATTAGLIA DIVORZISTA N. 1-2, gennaio/febbraio 1968)

A fine marzo a Roma quando saremo già nel pieno della campagna elettorale, la LID terrà in un grande teatro una prima manifestazione nazionale. Altre ne seguiranno, nel corso della campagna, se ne avremo la possibilità, a Milano e in altre città. Sarà quello il momento di fare un primo bilancio della iniziativa e della presenza della Lega alla vigilia delle elezioni politiche, di far sentire ai partiti laici la voce, la volontà, le richieste e il giudizio dei divorzisti. Sarà importante, anche questa volta, che da ogni parte d'Italia si mobilitino le delegazioni, che rappresentanze divorziste giungano da ogni città. Inutile nasconderci il rischio di queste consultazioni politiche, di questa campagna elettorale. Non dobbiamo, non possiamo abbandonarci all'euforia di alcuni importanti successi che abbiamo conseguito in questi due anni di lavoro. La lotta politica si fa giorno per giorno e non dobbiamo farci illusioni: la rilevanza elettorale del problema del divorzio dipenderà ancora essenzialmente dalla forza

, della capacità di pressione e di iniziativa che la nostra organizzazione, che tutti i divorzisti d'Italia dimostreranno di possedere.

Grazie a questa forza politica abbiamo inferto alcuni gravi colpi ai nostri avversari clericali della Democrazia Cristiana e del MSI. E tutti sappiamo quanta fatica sia costato strappare al quieto vivere della situazione politica italiana quei successi. Tutti sappiamo che senza la LID, senza l'appoggio popolare che essa ha saputo realizzare anche quei parziali successi non si sarebbero raggiunti.

Ciò è avvenuto in questi ultimi due mesi in commissione giustizia deve servirci di ammonimento: è bastato che si stringessero i tempi della legislatura perché tutti i gruppi parlamentari si gettassero su questo o quel provvedimento, su questa o quella leggina, e il problema del divorzio passasse in seconda linea. Non solo non abbiamo avuto quel confronto in aula fra forze clericali da una parte e forze laiche e divorziste dall'altra, che pure era legittimo attendersi, ma grazie alla pavidità dell'on. Zappa - il cui comportamento non abbiamo mai cessato di criticare - non abbiamo neppure avuto la conclusione delle votazioni sugli articoli del progetto di legge in sede di commissione giustizia.

Ciò che si è verificato in Parlamento, non permetteremo che si verifichi anche durante la campagna elettorale. Nessuno si illuda che il divorzio possa diventare un tema secondario di questa campagna, nel silenzio o nella passività, o peggio con la complicità della LID e dei divorzisti italiani.

Abbiamo in questi anni di lavoro dato prova di responsabilità. Non amiamo il qualunquismo. Non condividiamo i giudizi negativi di condanna che vengono con facilità profferiti in blocco contro la classe politica e parlamentare italiana. Le firme di parlamentari che si affiancano di giorno in giorno a quella di Fortuna in calce al progetto della LID, che - secondo le deliberazioni del congresso dovrà essere ripresentato il primo giorno della prossima legislatura - sono la prova del contrario: sono la prova che molti parlamentari laici - noi crediamo la grande maggioranza - considerano determinante e impegnativa per la loro stessa dignità e autonomia di rappresentanti del popolo la nostra battaglia.

Ma sappiamo anche che le massime dirigenze dei partiti laici - quelli di opposizione non meno che quelli di governo - dimostrano spesso indecisione e timore di fronte ad ogni battaglia che possa modificare l'attuale stagnante equilibrio politico, appaiono esitanti di fronte alla prospettiva di affrontare uno scontro aperto e intransigente con la Democrazia Cristiana; sappiamo che durante le elezioni gli apparati delle federazioni dei partiti e i singoli candidati sono portati a preoccuparsi più dei piccoli problemi di clientela che dei grandi problemi politici; sappiamo che i partiti laici, a differenza della Democrazia Cristiana si presentano concorrenti e divisi e rischiano di mettere l'accento su ciò che li divide per strapparsi l'un l'altro qualche migliaio di voti piuttosto che su ciò che - come il divorzio - li unisce e potrebbe rafforzare non questo o quel partito ma l'intero schieramento laico.

Sono elementi che giocano contro di noi, che giocano contro il divorzio in questa campagna elettorale. Siamo decisi a non farcene condizionare.

Siamo decisi a mettere tutti - dirigenze nazionali, apparati di federazione, singoli candidati, elettorato laico - di fronte alla responsabilità di fornire una risposta sul problema del divorzio almeno altrettanto chiara, esplicita e decisa quanto quella che, dall'altra parte della barricata, ha fornito la conferenza episcopale italiana.

Questo non sarà possibile se, ancora una volta non sapremo assicurare quella forza autonoma e unitaria di cui siamo stati capaci nel passato; se non sapremo far sentire - noi in primo luogo, senza attenderci che lo facciano gli altri - alla conferenza episcopale che esiste ormai in Italia una forza laica decisa a far valere la propria presenza e che non si rassegna facilmente e supinamente di fronte alle pretese clericali.

In questi giorni comincia l'assalto alla diligenza. Le delegazioni vengono sollecitate ad appoggiare questa o quella forza politica, singoli esponenti della LID vengono invitati a presentarsi in questa o quella lista elettorale. Ogni singolo divorzista, al momento del voto, dovrà far valere le proprie personali scelte politiche, ma le organizzazioni della LID e i dirigenti nazionali e provinciali della LID, in quanto tali, non dovranno e non potranno fare scelte esclusive a favore di questo o quel candidato, di questa o quella lista. Dobbiamo guardare all'intero fronte laico e divorzista e concentrare le nostre iniziative su alcuni - pochi ma precisi - obiettivi politici.

Alcuni di questi obiettivi sono stati fissati dal congresso.

1) La presentazione "prima delle elezioni" di un progetto di legge sottoscritto da un numero qualificante di parlamentari di tutti i partiti laici (almeno cinquanta). Per la manifestazione di fine marzo questa fase della raccolta delle firme e degli impegni per la presentazione del progetto di legge dovrà essere completata.

2) "La richiesta al Partito Socialista Unificato di presentare l'on. Loris Fortuna, oltre che nella sua circoscrizione di Udine, anche nelle circoscrizioni elettorali di Roma e Milano". Sia le delegazioni provinciali delle due città sia gli organi nazionali della Lega hanno presentato questa richiesta. Non possiamo non considerare preoccupante e grave la lentezza con cui il PSU esamina la proposta della LID. Non esitiamo a dire che consideriamo qualificante per il PSU questa risposta sul piano dell'impegno nella battaglia divorzista e che - sulla base di una precisa mozione congressuale - non possiamo considerare questo come un problema interno di partito dell'amico Fortuna, ma siamo tenuti a considerarlo come problema politico della Lega.

3) Nello spirito delle decisioni congressuali "analoghe richieste" saranno avanzate "agli altri partiti laici" perché sia assicurato adeguato rilievo nazionale alle candidature di quei parlamentari che più si sono impegnati sia nella LID sia nella battaglia per il divorzio.

4) Chiederemo infine ai partiti laici di dare rilievo alla televisione in "tribuna elettorale" al proprio impegno sul divorzio e ad assicurare una adeguata illustrazione del tema all'opinione pubblica.

Invitiamo tutte le organizzazioni divorziste ad appoggiarci in questo lavoro e in questa direzione.

La grande manifestazione che terremo a fine marzo a Roma, oltre a fornire all'episcopato italiano la risposta che merita, dovrà servire anche e in primo luogo a fare un primo bilancio della nostra azione.

E' un bilancio che solo sulle risposte a queste richieste, solo su questi concreti impegni potrà essere effettuato.

 
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