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Notizie Radicali - 30 luglio 1968
LA NOTA: PAOLO VI E GLI ANTIFECONDATIVI

SOMMARIO: L'opinione pubblica è colpita dall'enciclica papale in cui si ribadisce il divieto per gli antifecondativi. Paolo VI è un papa "neotemporalista" che cerca di ristabilire un "primato" che il mondo moderno gli ha rifiutato. Per questo, qualche volta, egli "minaccia": vedremo come risponderà ora il parlamento italiano, che aveva in progetto un dibattito sul tema. O avremo un passo indietro e nuove condanne verso quanti danno consigli sulle pratiche anticoncezionali? L'enciclica papale solleva dunque anche in Italia problemi "gravissimi". Vedremo se questo succederà, dopo venti anni di lotte improbe sostenute da pochi, tra i quali gli amici dell'AIED.

(NOTIZIE RADICALI, 30 luglio 1968)

Come un colpo di fulmine, presso l'opinione pubblica, è arrivata la notizia dell'enciclica con la quale Paolo VI vieta ai cattolici l'uso degli antifecondativi. E' quella opinione pubblica abituata da anni ad attendere che la chiesa cattolica possa fare proprie le idee del secolo, riconciliarsi con il mondo moderno. Questa opinione pubblica ha tutto il diritto, oggi, di protestare contro quanti, la stampa in primo luogo, hanno evitato di seguire, con riflessiva attenzione storica, i problemi del papato.

Se mai vi è stato un Papa che ha decretato di ristabilire, sul mondo, una presa neotemporalista, questi è Papa Montini. Il suo "no" alla procreazione controllata è forse un gesto disperato, ma si inscrive anche esso nella logica di una volontà tesa a ristabilire un "primato" che i tempi gli contendono. L'appello ai governi, perché non favoriscano una legislazione aperta su questi problemi, è speranza in alcuni casi, minaccia in altri. Vedremo infatti come reagirà il Parlamento italiano, che se non andiamo errati aveva in programma per l'autunno una discussione in merito, a questa pressione. Vedremo se la paura del clericalismo e dei suoi mezzi di ritorsione, certamente nel nostro paese assai potenti ed ingranati con la macchina dello Stato, saranno tanto forti da impedire che la coscienza civile, europea del paese possa liberamente giudicare su questioni che tutti sanno ci interessano particolarmente, in connessione con l'altissima percentuale di illecite pratiche abortive, con certe miserie morali e materia

li che la pubblicistica ha abbondantemente illustrato. O, invece, avremo un passo indietro e torneremo a condannare quanti (ormai anche i giornali per signora) danno consigli sulle tecniche anticoncezionali e sulla procreazione cosciente? E magari il Ministro della Sanità, per il quale Piccoli tempo fa chiese la "rotazione" ministeriale, vieterà che farmacie mettano in vendita i prodotti che pure hanno tutti i crismi della liceità terapeutica?

Come si vede, l'enciclica papale solleva, in Italia come in pochi altri stati, problemi gravissimi. I pochi passi compiuti in questo settore sono costati venti anni di fatiche improbe, di ricatti ed anche di processi ai pochi amici dell'AIED, poco più che isolati. Non ci vorrà molto tempo per accorgersi se anche da essi si dovrà tornare indietro, per ritirarci in quella sorta di "ghetto" ideale e pratico nel quale ci ha confinato il ventennio democristiano, clericale, chiuso ad ogni vento di novità proveniente dal resto del mondo; magari temperato dall'uso, saggissimo ed antichissimo, di una "tolleranza" elargita dall'alto, in cambio di una sostanziale sudditanza.

 
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