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Notizie Radicali - 10 giugno 1969
APPELLO AI DIVORZISTI

SOMMARIO: Un appello ai divorzisti perché riconoscano che la battaglia per il divorzio e quella contro il concordato non sono due battaglie diverse, ma due aspetti della stessa lotta volta a restituire allo Stato la sua sovranità. Approvata la legge, infatti, se venisse proposta una eccezione di incostituzionalità davanti alla Corte Costituzionale della stessa perchè in contrasto con il concordato, ci si potrebbe trovare di fronte ad una sentenza abrogativa della legge sul divorzio.

(NOTIZIE RADICALI N. 73, 10 giugno 1969)

Amici divorzisti,

quando la legge per il divorzio sarà approvata dal Parlamento ed entrata in vigore, subito, in una delle prime cause, sarà proposta davanti al magistrato, dai nostri avversari una eccezione di incostituzionalità. La legge Fortuna andrebbe dunque davanti alla Corte Costituzionale, la quale dovrebbe stabilire se essa è stata approvata dal Parlamento in ottemperanza alle norme della Costituzione. Sappiamo già che in quella sede gli avversari del divorzio cercheranno di far prevaler la tesi secondo cui la legge che lo istituisce viola la nostra carta costituzionale, perché in contrasto con il Concordato.

E' una tesi assurda che la LID ha combattuto e che siamo riusciti a far respingere dalla maggioranza dei parlamentari alla Camera. Ma i nostri avversari contano sulla possibilità che si formi all'interno della Corte una maggioranza di giudici favorevole a questa tesi.

Nel giudizio davanti alla Corte Costituzionale ci troveremo quindi di fronte al Concordato e al rischio di una sentenza che potrebbe determinare, dopo anni di battaglia divorzista in Parlamento e nel paese, una abrogazione della legge, appena approvata.

La battaglia per il divorzio e quella contro il Concordato non sono dunque due battaglie diverse, ma due momenti, due aspetti della stessa lotta democratica per restituire allo Stato la sua sovranità e la sua indipendenza di fronte alle pressioni, agli interessi e alle minacce della Chiesa.

L'episcopato, i comitati civici, l'azione cattolica, la Democrazia Cristiana non accetteranno difatti passivamente, dopo l'auspicabile voto della Camera e del Senato a favore del divorzio, questa sconfitta. E la minaccia di un ricorso alla Corte Costituzionale non è l'unica arma che essi hanno in serbo. La legge per il referendum è stata approvata con incredibile rapidità al Senato della Repubblica, è stata già esaminata dalla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati ed è in attesa di essere discussa e approvata da questo ramo del Parlamento. E' quasi certo dunque che questa legge sarà approvata molto prima di quella per il divorzio, pronta ad entrare in funzione per sottoporre il divorzio stesso a referendum abrogativo.

Amici divorzisti,

quando abbiamo intrapreso tutti insieme nella LID la lotta per il divorzio, sapevamo che sarebbe stato necessario, per vincerla, rispondere con fermezza alle minacce e ai ricatti clericali e superare la timidezza, la passività e le indecisioni dei partiti laici. Sapevamo anche che avremmo dovuto combattere al nostro interno, nelle nostre file, l'ottimismo sulla facilità della lotta e sulla possibilità di raggiungere con rapidità l'obiettivo del divorzio. Ci siamo sempre detti che non avremmo dovuto scambiare il successo di un momento, il superamento di un ostacolo con la vittoria definitiva e irreversibile della nostra lotta divorzista.

La situazione non è cambiata oggi che la legge è alla vigilia della discussione e quasi sicuramente della approvazione da parte della Camera dei Deputati. Anche quando essa fosse stata approvata dal Senato ed entrata in vigore, non saremmo ancora al sicuro da successivi colpi di mano.

Se vogliamo procedere fino in fondo nella lotta per il divorzio non possiamo fermarci a metà. Se la Democrazia Cristiana e la Chiesa pensano di poterlo invalidare davanti alla Corte Costituzionale grazie ad una interpretazione errata e unilaterale della norma costituzionale, noi dobbiamo avere il coraggio di dire subito che faremo di tutto per promuovere l'abolizione del Concordato. Abbiamo la possibilità di ricorrere alla stessa arma che essi minacciano di usare contro il divorzio: il referendum. E dobbiamo prepararci subito ad usarla, organizzandoci fin d'ora per raccogliere in tutto il paese le cinquecentomila firme necessarie.

I clericali temono una cosa sola: la mobilitazione della opinione pubblica, la chiarezza delle battaglie politiche, la completezza e la imparzialità delle informazioni, che consentano a tutti i cittadini di rendersi conto con esattezza di ciò che è in gioco e del contenuto delle scelte politiche.

Solo se procederemo con decisione su questa strada, essi desisteranno dai loro propositi antidivorzisti perché non sono disposti a rischiare, dopo quella in Parlamento, una più grave sconfitta nel paese.

A differenza dei clericali, non avremo dietro alle spalle - per organizzare la richiesta del referendum contro il Concordato e raccogliere le cinquecentomila firme necessarie - le migliaia e migliaia di parrocchie di cui essi invece dispongono. Né avremo gli stessi mezzi finanziari, né gli stessi appoggi politici, né la possibilità di usare a nostro piacimento i mezzi di comunicazione di massa come la radio e la televisione. E' quindi necessario l'impegno di tutti. E' necessario che ogni divorzista si mobiliti per costituire nella propria città o nel proprio ambiente comitati per il referendum.

 
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