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Il Divorzista - 1 settembre 1970
L'azione della LID ad agosto

SOMMARIO: Una breve analisi dell'attività del Partito Radicale dalla manifestazione del 19 giugno a piazza Navona alla fine del digiuno pubblico del 2 settembre. Nonostante le difficoltà incontrate e le opposizioni all'azione del partito Radicale testimoniate dal silenzio della Rai sulle iniziative per il divorzio, il 30 settembre su richiesta della LID, i presidenti dei gruppi comunista, liberale, socialista e socialista unitario si riunivano. Soltanto a questo punto i militanti della LID hanno potuto annunciare, il 3 settembre, la fine dell'iniziativa.

(IL DIVORZISTA N. 27, 1· settembre 1970)

E' necessaria una premessa. Il 19 giugno, a Roma a Piazza Navona si svolse una manifestazione unitaria di tutti i partiti laici, da noi promossa. In quella occasione, ufficialmente, gli oratori (Guidi del PCI, Mazzotti del PRI, Fortuna del PSI, Baslini del PLI, Congedo del PSU) si impegnarono a nome dei loro partiti ad un voto prima delle ferie, allineandosi in tal modo all'accordo intervenuto fra il Partito Radicale ed il Partito Socialista, per le elezioni del 7 giugno. Pannella, che pure intervenne, dichiarò di temere una crisi e prese l'iniziativa, dalla tribuna, di convocare una nuova manifestazione per il 10 luglio.

Il 6 l'on. Rumor si dimise, il 10 luglio - a crisi aperta, dunque, con unanimi previsioni di una sua prosecuzione fino ad agosto, sempre a Piazza Navona, l'on. Coccia del PCI, l'on. Luzzato del PSIUP, l'on. Zagari del PSI, il prof. Ungari del PRI, l'on. Baslini anche per il PLI, ribadirono, su richiesta della Lega, nella pubblica manifestazione: "divorzio prima delle ferie" anche in risposta alla nuova iniziativa del partito della crisi. Mancavano, naturalmente, i rappresentanti del PSU.

Intanto un velo di silenzio era calato sul divorzio, evidentemente per ordini venuti dall'alto, cui s'adeguavano rigidamente tutti i giornali "politici" e "d'informazione", dell'"Unità" al "Popolo", del "Corriere" al "Messaggero" alla "Stampa".

Giungemmo fino ad occupare la sede di via del Babuino della RAI-TV, con successo. Ne seguirono diversi incontri al vertice con l'amministratore delegato Luciano Paolicchi, con il direttore generale Ettore Bernabei, gli onn. Fortuna e Baslini.

Eccoci dunque ad agosto. Situazione: divorzio scomparso, malgrado i tentativi della Lega di far passare almeno qualche cenno sul problema sulla stampa; partiti unanimemente silenziosi; voce corrente: se ne riparla, forse, in autunno; probabilmente è liquidato. In questa situazione, la Segreteria Nazionale della LID prendeva l'iniziativa del "digiuno pubblico": eccezionale e grave, per chi sa di che si tratta e cosa coinvolge. L'intenzione professata era quella di schierarsi a fianco dei senatori laici, in previsione dell'odtruzionismo estivo della DC. In realtà li si sollecitava a mantenere gli impegni. Se li mantenevano, la manifestazione si sarebbe risolta in un appoggio esterno clamoroso a loro e di risposta al fronte clericale. Se li tradivano, sapevano che eravamo lì per impedirlo o denunciarlo. Così il 9 agosto abbiamo iniziato. I contatti si rivelavano subito difficili ma proficui. Le reazioni popolari e della stampa ottime: d'un tratto, il solo argomento politico - oltre la crisi - ridiventava il div

orzio. L'11 potevamo annunciare che tutti i partiti laici avevano confermato gli impegni, e la stampa - con le sue possibilità di verifica - annunciava il voto come probabile per il 20 agosto. Il 12 il segretario del PSI on. Mancini, nel suo intervento alla Camera, teneva solennemente e recisamente ad annunciare che il PSI avrebbe sul divorzio mantenuto tutti i suoi impegni: "come dimostrerà" aggiungeva "nei prossimi giorni, pur nella sua necessaria autonomia, il gruppo dei senatori socialisti". Ma anche lui, con noi, s'ebbe la beffa, ad opera dei suoi compagni d'ispirazione demartiniana, che evidentemente controllano ancora il PSI, il gruppo senatoriale, il quotidiano del partito, e sottocorrenti come quella bertoldiana (il socialista Manca, infatti, già da qualche giorno aveva lanciato un siluro pubblico contro Fortuna ed il divorzio). In quei giorni il comportamento del repubblicano Cifarelii fu, nei corridoi, nei colloqui con altri gruppi, nei suoi rapporti con la LID, nelle dichiarazioni ai giornalisti,

l'alfiere ed il "marine" dei democristiani di complemento. I socialdemocratici, così coperti, si limitarono ad adeguarsi a questo corso delle cose.

L'improvviso e oscuro voltafaccia del 13 agosto

I comunisti furono pini di "prudenza" e di "saggezza", e di non celato fastidio ed ostilità nei confronti della nostra azione. Solo i gruppi laici minori, in particolare e fino in fondo i liberali con il sen. Veronesi, ed anche il sen. Parri cercarono di mantenere gli impegni.

Così la manifestazione continuò, per alcuni giorni, soprattutto polemica, verso i laici che avevano accettato il compromesso del 9 ottobre. Vero è che sostennero, ed avevano ragione, che questo era già da considerarsi nostro un successo: l'avere finalmente una data terminale, rispetto al semplice rinvio in autunno, che sicuramente era stato concordato e previsto in alta sede governativa e con i comunisti.

Ogni giorno, dalla roulotte installata davanti al Senato, o dalla sede della LID, partivano comunicati, si prendevano altre iniziative di comizi, dibattiti, di "azioni" in altre zone della città. Così abbiamo avuto il primo, vero successo sulla stampa quotidiana di tutti questi anni. I maggiori giornali hanno dedicato spazio, quasi ogni giorno, alle dichiarazioni degli esponenti della LID; spesso si sono avuti servizi ampissimi e favorevoli. Unica eccezione, la stampa romana; più o meno esplicitamente, con più o meno eccezioni o prudenza, "Il Tempo", "Il Messaggero", "Paese-Sera", "L'Unità" (anche "L'Avanti!", finché una manifestazione in cui l'abbiamo accusato di tradire non solo una grande battaglia socialista, ma anche l'impegno e la volontà della segreteria del partito e dei più popolari suoi parlamentari, come Fortuna, non lo ha riportato sulla retta via) hanno tenuto una linea comune. Non si doveva far conoscere alla cittadinanza romana, che era subito accorsa numerosa a solidarizzare con i militanti d

ivorzisti ed a firmare contro il Concordato (in totale almeno 15.000 adesioni), il proseguimento della lotta. Bisognava stendere una cintura di silenzio fra LID e masse popolari. Un motivo certo determinante è che a Roma parlare di divorzisti significa parlare anche di radicali e c'è sempre il rischio, accreditando la loro azione, di vedere qualche altro sindaco, come Petrucci in galera, qualche altro monsignore sotto inchiesta, qualche altra vergognosa realtà politica fatta di compromessi e di tradimenti laici da parte della sinistra tradizionale venir fuori a galla.

La LID chiedeva due garanzie ai partiti laici, per riconsiderare la linea "dura" stabilita: niente emendamenti, che avrebbero comportato rinvii alla Camera dei Deputati e altri ostruzionismi e crisi; consolidamento della data del 9 ottobre, anche in caso di crisi, impegnandosi quindi a votare davvero come s'affermava "comunque" senza ulteriori rinvii.

Per oltre una settimana, malgrado il digiuno e la pubblicità della stampa, nessuna risposta pervenne alla LID. Fatto già di per sé sintomatico di un'atmosfera, di un clima equivoco, pericoloso. Poi giunsero quelle del PLI, del PSI, del PSU. Avare e telegrafiche conferme su gli emendamenti, ma non una parola sulla seconda richiesta. La vicenda delle dichiarazioni del repubblicano Cifarelli a "Panorama" (da lui smentite goffamente e confermate invece dal settimanale milanese) dei successivi interventi della "Voce Repubblicana", di un incredibile telegramma di La Malfa giuntoci dopo una quindicina di giorni, non ha dignità politica ma solo farsesca.

"Comitato dei garanti" e clima rinnovato al Senato

Intanto radio e televisioni straniere trasmettevano notizie e interviste. La RAI-TV, tranne in un giornale radio, all'incirca all'ottavo giorno del digiuno, ed in un semiclandestino e anodino comunicato di un telegiornale della notte, invece taceva. Alla fine, furono inviati due telegrammi quasi d'ingiurie all'amministratore delegato, il "socialista" Paolicchi ed al direttore generale, il vice padrone della baracca: Bernabei. La sera, i giornali radio trasmettevano notizie sul divorzio e la LID. Dopo due giorni, in occasione di una conferenza stampa al 21· giorno del digiuno pubblico, la RAI svolgeva un ampio servizio in alcuni giornali radio. Si intervistava Pannella che rispondeva "non rilascio interviste ad una RAI-TV politicamente servile, professionalmente disonesta".

Ma un primo risultato, di eccezionale portata, si era intanto ottenuto: il sen. Ferruccio Parri, il sen. Enzo Veronesi (che da gennaio è stato veramente intransigente e prodigo d'attività a favore del divorzio) il sen. Rino Formica (che aveva visto, quale vice presidente del gruppo senatoriale socialista, censurato dall'"Avanti!" una sua dichiarazione estremamente impegnativa per il "divorzio subito"), avevano accettato l'invito della LID a costituire un "comitato di garanti" per la conduzione della battaglia per il divorzio in Senato. La personalità di Parri, senatore a vita, senz'altro l'uomo di maggior prestigio della sinistra italiana, presidente di un gruppo senatoriale di eletti nelle liste del PCI-PSIUP-Socialisti autonomi sinistra indipendente, e la sua decisione assumeva un valore preciso, dinanzi al comportamento quanto meno insofferente e sdegnoso verso la LID dei vertici del PCI e del PSIUP.

Anche per aiutare l'opera di tale comitato, dinanzi al crescente rilievo e successo, dinanzi alle reazioni dell'opinione pubblica (che per la prima volta dopo almeno un anno mostrava una ripresa di senso di responsabilità da parte della base del movimento laico e divorzista), si è deciso a questo punto di continuare nell'iniziativa, fino - almeno - ad una chiarificazione maggiore della situazione e delle intenzioni dei partiti. Gli organi direttivi della LID si riunivano in seduta comune - ed i partecipanti erano così pochi, pur valutando le ferie estive ed i ritardi postali, da confermare il decadimento da ogni responsabilità della maggior parte dei componenti - e approvavano all'unanimità, la mozione conclusiva proposta dall'on. Fortuna e dall'avv. Mellini.

Costituito il Comitato dei Garanti, aumentata l'attenzione della stampa, aperta una breccia nel muro del silenzio della RAI-TV, verso il ventesimo giorno di lotta e di "digiuno", la situazione ha preso a migliorare nettamente, giorno dopo giorno. Il senatore Terracini inviava una lunga, amichevole, lusinghiera lettera alla LID, spiegando con convinzione e con franchezza il comportamento del gruppo senatoriale del PCI il 12 agosto, e ribadendo - con la sua autorità di Presidente dello stesso gruppo e delle sue ben note personali convinzioni laiche e divorziste - la decisa volontà di assicurare il voto, senza emendamenti, entro il 9 ottobre. Il 30 agosto, rispondendo ad una richiesta della LID, i presidenti dei gruppi comunista, liberale, socialista e socialista unitario ed il "Comitato dei Garanti", (che così per la prima volta dava avvio alla sua funzione) si riunivano congiuntamente e, separatamente, avevano colloqui con Pannella. Così, effettivamente stremati ma anche soddisfatti dei risultati complessivi

dell'azione intrapresa ufficialmente il 9 agosto, i militanti della LID hanno potuto annunciare il 3 settembre, la fine della lunga, inedita, civile manifestazione.

 
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