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Bandinelli Angiolo - 1 gennaio 1972
LEONE E IL VATICANO
di Angiolo Bandinelli

SOMMARIO: Nel messaggio di insediamento il Presidente della Repubblica Leone ha affermato che relativamente ai rapporti tra Stato e Chiesa l'articolo 7 della Costituzione contiene la direttrice perché venga salvagurdata in Italia la libertà religiosa e che, in ogni caso, è opportuno mantenere il clima "che renda impossibile ogni anacronistico steccato". L'affermazione, comprensibile per l'uomo politico cattolico, è inaccettabile per noi radicali che riteniamo che il ruolo del Presidente della Repubblica sia quello di assicurare le condizioni nelle quali tutte le forze politiche e civili possano liberamente esercitare le loro facoltà e i loro diritti. In questa occasione noi ci auguriamo che venga risollevato quello storico steccato che il clericalismo italiano ha abbattuto e calpestato. Alla svolta clericale in atto noi dobbiamo rispondere con un'azione incisiva attraverso specifici programmi di lotta che verranno definiti nell'ambito della prima riunione della Direzione eletta al Congresso di novembre che s

i riunirà a Chianciano dal 4 al 6 gennaio.

(NOTIZIE RADICALI N. 142, 1 gennaio 1972)

Nel messaggio letto all'atto del suo insediamento, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone ha affermato che "per quanto riguarda i rapporti fra Stato e Chiesa, è nella costituzione la direttrice di operare perché vengano salvaguardate le condizioni della pace religiosa in Italia. Non si tratta solo di osservare i precetti dell'art. 7 della Costituzione, che fanno il giusto posto all'indipendenza ed alla sovranità dello Stato e della Chiesa Cattolica, ciascuno nel suo ordine; si tratta di mantenere un clima che renda impossibile ogni anacronistico steccato...." L'annotazione è sufficientemente precisa e dettagliata per voler rappresentare qualcosa di più di un generico auspicio e di una formulazione di voti, comprensibile nell'uomo politico strettamente cattolico, assorto alla notorietà, in questi anni, sopratutto per quella operazione di "mediazione" tra forze laiche e Democrazia Cristiana che aprì, nell'agosto dell'anno scorso, la prima falla nel fronte e nella volontà dei partiti divorzisti. Essa ha

il sapore e il netto rilievo di una indicazione politica nei confronti di chi, rifiutando acquiescenza e rassegnazione per le malefatte e le responsabilità del regime clericale, voglia aprire nel paese, come è suo pieno diritto e dovere democratico, una decisa battaglia politica e di denuncia contro questo regime ed i suoi mandanti, siano essi Paolo VI·, il Cardinale Dell'Acqua o Monsignor Angelini.

Come democratici e come radicali, respingiamo fermamente e decisamente l'indicazione del Presidente della Repubblica. Per noi, quale moderatore e garante della Costituzione, egli ha il solo compito, "e dovere", di assicurare le condizioni nelle quali tutte le forze politiche e civili possano liberamente e pienamente esercitare le loro facoltà e i loro diritti; non certo quello di vanificare il rigore e l'intransigenza nell'ambito di pateracchi e di compromessi.

Il 1972 sarà l'anno della lotta per il referendum in difesa del divorzio e dell'avvio di quella per l'abrogazione del Concordato. L'una e l'altra apriranno nel paese uno scontro duro e radicale tra forze democratiche e forze clericali e reazionarie. In queste occasioni noi ci auguriamo fermamente - piaccia o meno a Giovanni Leone - che venga risollevato e ben alto, quello storico steccato che il clericalismo italiano, neotemporalista e prevaricatore, ha abbattuto e calpestato con la complicità dei laici e dei pseudo-marxisti che siedono ai vertici dei partiti democratici; lo storico steccato dei diritti della società moderna e dello stato di fronte alle pretese della Chiesa e del clericalismo. E ci auguriamo che sia avviato anche il processo per abolire nella sostanza quell'art. 7 in nome del quale, e persino calpestandone lo spirito e la lettera, la Chiesa a messo a sacco le strutture del paese, facendo della religione motivo di guerra e di rissa incivile.

Il X· Congresso del Partito Radicale ha affermato che oggi, "non per sua scelta", il partito radicale "appare ormai come unica ipotesi costitutiva e rappresentativa" di quel "partito laico" che è presente nel paese ma non trova ancora adeguata espressione. Alla svolta clericale in atto - come hanno dimostrato le vicende delle elezioni del Presidente della Repubblica e conferma il messaggio presidenziale - il partito deve rispondere con quel rafforzamento che il congresso ha auspicato e senza il quale gli amici stessi che, grazie al loro contributo, ci consentono di proseguire la battaglia (e oggi

ricevono ad esempio questo bollettino) potrebbero veder vanificato il loro sforzo e le loro buone intenzioni.

Dal 4 al 6 gennaio si svolgerà a Chianciano la prima riunione della Direzione che fu eletta al Congresso di novembre. Questa Direzione ha un compito di estrema importanza (e che giustifica e rende necessari i tre giorni di lavoro): quello di definire il programma di lotta e di iniziative attorno alle quali chiamare a raccolta sostenitori e simpatizzanti, le nuove forze militanti cioè che possano aprire e sostenere il fronte del referendum e della difesa del divorzio, dei diritti civili, dell'antimilitarismo e dell'obiezione di coscienza. Per dare un'idea adeguata delle difficoltà cui ci troviamo di fronte, basta calcolare che dovremo prevedere un ritmo di iscrizioni (iscrizioni militanti, non semplici "tesserati") vicino alle "90 al mese". A quanti ricevono questo bollettino (si tratta di circa 500 sostenitori) già subito rivolgiamo un appello, con il quale apriamo la campagna di rafforzamento del Partito Radicale: ogni sostenitore si trasformi in iscritto, prenda la tessera del PR, ne promuova localmente, n

ella sua città, sul suo posto di lavoro, lo sviluppo e il rafforzamento.

In questa prospettiva, invio a tutti i compagni i miei cordiali auguri per il 1972.

 
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