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Loteta Giuseppe - 31 gennaio 1972
Da "L'Astrolabio": "Il demonio in corte d'appello"
articolo incriminato di Giuseppe Loteta

SOMMARIO: Per questo articolo dove si commenta la sentenza del processo Braibanti ed i motivi della richiesta di appello, Giuseppe Loteta e il direttore dell'Astrolabio Mario Signorino sono stati incriminati per diffamazione e calunnia. Ecco i passi incriminati: »Non v'è che da colpire i potenti;... l'esistenza di un processo aberrante contro BRAIBANTI, ma soprattutto di un affare Falco, Loiacono, Sanfratello. C'è da tirar fuori il condannato, ma ancor più, da portare dentro chi ha abusato della legge per realizzare un ignobile linciaggio ; »Reagire all'ingiusta condanna... la mostruosità di una decisione importante..... ; »Dall'altro il gruppo dei radicali o di amici di Aldo che fa capo a Pannella. Per loro ormai il processo vero è quello che deve essere promosso contro giudici e accusatori, contro i promotori e i realizzatori della congiura ordita contro Aldo ; »Il suo caso si trasforma nel caso dei magistrati che hanno permesso e favorito il complotto contro l'imputato. Il processo, quello vero, deve ess

ere ancora celebrato. Non mancheranno richieste di inchiesta disciplinari e denunce penali

(LA PROVA RADICALE N.2, BENIAMINO CARUCCI EDITORE, Inverno 1972)

Due libri su Braibanti. O meglio, due libri per Braibanti. L'uomo nasce da un'iniziativa di intellettuali e giuristi, Sotgiu, Moravia, Eco; l'altro è di Marco Pannella, nel quadro dell'azione politica che il partito radicale conduce dall'estate scorsa a partire da questo caso. E' l'avvocato Sotgiu, del collegio di difesa di Aldo Braibanti, a dirmi che il primo volume sarà pubblicato a maggio dalla casa editrice Bompiani. Moravia aggiunge: »Si comporrà di tre parti: una scelta dagli atti del processo, una serie di saggi e di articoli apparsi sui periodici italiani dopo la sentenza, il parere di due noti studiosi sugli aspetti psichiatrico e giuridico del caso . Quale, in poche parole, la funzione del libro? Moravia non ha esitazioni. »Aiutare la verità , risponde.

Della seconda pubblicazione mi parla Pannella: »Non c'è che da colpire i potenti, se si vuole davvero difendere le loro vittime e svolgere una funzione politica, non caritativa o assistenziale. Lo faremo anche con un libro che dimostrerà l'esistenza di un processo aberrante contro Braibanti, ma soprattutto di un "affare" Falco, Lojacono, Sanfratello. C'è da tirar fuori il condanna ma - ancor più - da portar dentro chi ha abusato della legge per realizzare un ignobile linciaggio. Devo all'editore Bramante questa occasione e la piena libertà di infliggere un altro colpo al disordine costituito. Penso che il libro uscirà all'inizio dell'estate, in concomitanza con il processo d'appello o durante il suo svolgimento. Avrà forse come titolo: "Bruciare Braibanti" . Non gli chiedo una definizione in tre parole. »Colpire i potenti mi direbbe, ovviamente.

Due libri, due modi diversi di vedere un caso giudiziario, di reagire all'ingiusta condanna che ha colpito otto mesi fa Aldo Braibanti. »E' vero - conferma suo fratello Enzo -: la difesa di Aldo si è biforcata. Da un lato avvocati e studiosi che sottolineano l'assurdità giuridica della sentenza, la mostruosità di una decisione infondata, che ha privato mio fratello della libertà e dei diritti civili. E che tentano, naturalmente, di ottenerne l'assoluzione in appello. Dall'altro, il gruppo di radicali e di amici di Aldo che fa capo a Pannella. Per loro ormai il processo vero è quello che deve essere promosso contro giudici e accusatori, contro i promotori e i realizzatori della congiura ordita contro Aldo. Se la prima è una difesa giudiziaria, la seconda potremmo indicarla come una difesa politica .

Della difesa giudiziaria si occupano soprattutto gli avvocati Sotgiu e Rejna entrambi incaricati di difendere Braibanti in sede di appello. Soltanto il Rejna proviene dalla nutrita schiera di avvocati che ha difeso l'imputato nel procedimento di primo grado. L'esclusione degli altri è diretta soprattutto contro l'avv. Sabatini, accusato da amici e familiari di Braibanti di aver condotto una difesa poco combattiva, fin troppo »normale in un processo che aveva manifestato chiaramente fin dalle prime battute la sua eccezionalità. Un caso a parte è quello dell'avv. Piccardi, la cui nobile e documentata arringa aveva creato più d'un imbarazzo agli accusatori di Braibanti. Ma Piccardi, noto cultore di diritto amministrativo e costituzionale, aveva accettato solo in via eccezionale di far parte di un collegio di difesa in un processo penale.

Gli avvocati Sotgiu e Rejna hanno presentato da pochi giorni i motivi d'appello contro la sentenza. Sono ottanta paginette dense di considerazioni di fatto e di diritto che fanno giustizia delle 340 roboanti cartelle che sono servite al giudice Falco per scomodare Freud, Bernheim, Benussi, Musatti, Janet, Morgue, Marcuse, Vasilev, Cesare, Don Giovanni, Napoleone, Casanova, Socrate, Alcibiade e perfino il diavolo, nel tentativo di dimostrare che Braibanti aveva »sottoposto proprio potere il Toscano e il Sanfratello. »Se Aldo Braibanti - si legge nei motivi d'appello - avesse predicato l'amore per la famiglia e la fede cristiana ed esaltato il matrimonio e la fedeltà, se fosse riuscito a far laureare Giovanni Sanfratello e a far conseguire il diploma di elettrotecnico a Pier Carlo Toscano - usando gli identici mezzi adoperati per commettere i fatti contestatigli - riducendo i due in proprio potere e in totale stato di soggezione, strappandoli (è un'ipotesi) a una vita di ozio e di disordini, alla frequenza di

compagni atei e anarchici, alla propaganda del libero amore tra individui dello stesso sesso, al proposito di fare mai più ritorno in famiglia e di costoro avesse fatto degli "agnellini", realizzando però questo obiettivo con l'indagine sui sogni, con l'incitarli ad accoppiamenti eterosessuali, con il condurli con sé in viaggi educativi e porli in contatto con sacerdoti e maestri timorati, con il farli frequentare sani circoli ricreativi e culturali (con libri vecchi di oltre cent'anni), pur controllando in modo o ossessivo la loro vita e i loro pensieri, i loro gesti e il loro abbigliamento senza lasciarli soli in camera da letto o in bagno, in modo che nessuna idea o visione "malsane" potessero minare quest'opera, chi avrebbe - per questo - condannato Braibanti?

E si individuano con precisione gli obiettivi che la Corte d'Assise ha voluto colpire: »Ecco: il gioco è fatto. Sono gli ideali, i valori etici, il tessuto morale, il concetto dell'ordine e della libera convivenza di Aldo Braibanti, cioè le sue idee e il suo diritto di manifestarle e di propagandarle, che non piacciono e che si condannano. Ecco che cosa si vuole contrabbandare nell'art. 603 del Codice Penale . Vale la pena di ricordare che per questo bel risultato sono stati riesumati un articolo praticamente morto del nostro codice e un reato colpito per l'ultima volta oltre sessant'anni fa nelle persone dei »mercanti che imbarcavano gli schiavi a Massaua e li sbarcavano sulla costa araba.

I difensori di Braibanti hanno dovuto lavorare sodo e in fretta. La legge prevede infatti un termine categorico di venti giorni dalla deposizione della sentenza per l'illustrazione della richiesta d'appello, pena il decadimento della richiesta stessa. Venti giorni per leggere, vagliare e controbattere il ponderoso atto d'accusa stilato dal dr. Falco. »La ristrettezza dei termini - mi dice a questo proposito l'avv. Sotgiu - non ci ha nuociuto in modo particolare. Abbiamo fatto ciò che dovevamo e potevamo fare. Certo, sarebbe stato preferibile che noi avessimo avuto a disposizione un po' più di tempo e l'estensore della sentenza un po' meno . Già, perché la legge prevede un termine di venti giorni anche per la motivazione della sentenza. Solo che il Presidente Falco ci ha messo circa quattro mesi e mezzo.

»Non si può non restare ammirati per l'ampia indagine e la complessa documentazione culturale che la sentenza offre... Si comprende leggendola perché tanto lunga ne sia stata l'elaborazione . L'ironia non manca nella risposta dei difensori di Braibanti. Ben diversa invece la reazione dell'altra difesa, di quella che per comodità terminologica era stata indicata come politica. Qui la sentenza ha provocato una dura presa di posizione contro il suo estensore e quella parte della magistratura che ne copre e difende l'operato. Le accuse a Falco e al Procuratore Generale della Repubblica, dr. Guarnera (lanciatosi nella recente inaugurazione dell'anno giudiziario in un'inconcepibile e ingiustificata filippica contro giornalisti e intellettuali che avevano sostenuto e difeso la causa di Braibanti) sono state riassunte da Pannella sull'agenzia »Notizie Radicali e portate a conoscenza di tutti gli operatori della giustizia. Ma non è che il primo passo di un'azione a largo raggio che i radicali intendono effettuare pe

r colpire alle basi la montatura Braibanti. »A questo punto - dicono - Aldo Braibanti diventa quasi un'occasione. Il suo caso si trasforma nel caso dei magistrati che hanno organizzato, permesso o favorito il complotto contro l'imputato. Il processo, quello vero, deve ancora essere celebrato. Non mancheranno richieste di inchieste disciplinari e denunce penali. Qualcuno dovrà rispondere, ad esempio, dell'impunità concessa agli autori del ratto perpetrato contro Giovanni Sanfratello, dell'illegalità di un'istruttoria condotta con il rito sommario e durata ben tre anni e mezzo, delle menzogne fatte dire al Toscano nelle deposizioni .

Intanto Braibanti continua a vivere le sue monotone giornate di detenuto, nella speranza che anche per lui si avvicini l'ora della giustizia e della verità. »La speranza Aldo non l'ha mai persa - mi dice il dr. Enzo Braibanti - nemmeno quando tutti erano ormai certi che sarebbe stato condannato. Ho impiegato sei ore, mentre la Corte era in camera di consiglio, per cercare di convincerlo che la sentenza avrebbe potuto non essergli favorevole. Inutilmente. Poi la lettura del dispositivo e il crollo. Così anche ora ha tanta speranza, nei suoi avvocati, nei suoi amici, nei giudici che dovranno riesaminare il suo caso. Speriamo che questa volta sia lui ad avere ragione . Ma adesso che fa, come impiega le lunghe ore del carcere? »Da quando è stato trasferito a Rebibbia sta un po' meglio. Ha una cella da solo, legge, scrive. Ha anche più tempo per pensare e piomba spesso in acute crisi di depressione che poi però riesce a superare . Cosa ha scritto in questi ultimi mesi? »Poesie e opere teatrali, soprattutto. Ma so

no lavori che non potrà pubblicare, almeno finché sta in carcere. Il regolamento carcerario gli permette di far uscire all'esterno soltanto le periodiche lettere personali ai familiari .

Per quanto tempo ancora Braibanti sarà un ospite forzato della »Casa di reclusione Rebibbia ? I suoi avvocati sono quasi certi che l'appello si svolgerà entro la prossima estate. Potrebbe tornarsene a casa in autunno. Non soltanto, ma l'avv. Rejna aggiunge: »Aldo Braibanti potrebbe ottenere la libertà provvisoria, in attesa della celebrazione del giudizio d'appello e mi riprometto, insieme con il prof. Sotgiu, di fare tutti i passi necessari. Il fatto che il mandato di cattura sia obbligatorio per il delitto di plagio non impedirebbe la concessione del beneficio perché l'imputato ha scontato quindici mesi di carcerazione preventiva, ha diritto a due anni di condono e con la sentenza di primo grado gli sono già state concesse le attenuanti generiche. In sostanza, senza che sia anticipato il giudizio in ordine alla fondatezza dei motivi d'appello, Braibanti potrebbe essere rimesso in libertà e attendere la conclusione del processo. Se, in ipotesi, dovesse residuare una pena da scontare, ritornerebbe in carcere

dopo la sentenza definitiva. Ma se fosse assolto, la libertà provvisoria avrebbe ridotto la durata dell'ingiusta e incivile carcerazione preventiva .

 
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