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Tapparone Vittorio - 30 agosto 1972
Chiesa e movimento operaio: un pastore amico dei lupi
di Vittorio Tapparone

SOMMARIO: Santo Quadri, vescovo di Terni, con precisazioni sulla nota informativa della Chiesa rispetto ai sindacati, si pone contro l'unità sindacale, contro le ACLI, per un'azione cattolica nel mondo operaio. Il rischio è quello di un movimento reazionario, contrario ad ogni scelta socialista.

(LA PROVA RADICALE - BENIAMINO CARUCCI EDITORE - N. 4 - ESTATE 1972)

1 - Vescovo fino a ieri di Pinerolo, vociferato per un certo periodo come possibile sostituto dell'arcivescovo di Torino, Pellegrino, che è giudicato troppo avanzato nelle sue posizioni sociali, monsignor Santo Quadri è stato per ora più modestamente nominato vescovo di Terni, città comunque impegnativa amministrata com'è dai comunisti. Ma l'importanza del Nostro sulla scena politica italiana trae origine da altrove, dall'essere l'incaricato della Conferenza Episcopale Italiana per la pastorale del lavoro: è cioè la persona che ha il compito di elaborare ed esprimere le indicazioni e portare avanti l'azione della chiesa italiana nei confronti delle associazioni cattoliche dei lavoratori e più in generale del movimento sindacale.

Nel periodo in cui la CEI ritira il cosiddetto »consenso della gerarchia alle ACLI (maggio 1971) e Paolo VI in persona (il 19 giugno, all'indomani delle elezioni della svolta a destra) »deplora la »scelta socialista di questa associazione (oggettivamente un progresso, il ritiro del consenso, per la sinistra e la sua laicizzazione se il primo risultato, calcolato, non fosse stato il costringere il presidente Gabaglio a fare un'autocritica che sembrò ispirata a un ipotetico manuale del PCI degli anni stalinisti), in questo periodo la figura di Quadri raggiunge una certa notorietà di stampa in occasione della creazione del MOCLI, piccolo gruppo di scissionisti dalle ACLI, che proprio dalla benedizione che Quadri porta al loro congresso costituente acquista credibilità e importanza e pone le premesse per la successiva e maggiore scissione della FEDERACLI, gestita come la precedente, per parte »laica , da deputati e dirigenti dorotei e fanfaniani.

Dopo questo exploit il neo vescovo di Terni stila o fa stilare, seguendo un ben pianificato calendario, documenti e relazioni cui non si può negare il pregio della chiarezza.

Il 19 gennaio 1972, due mesi dopo la decisione di CGIL, CISL e UIL di dar vita entro un anno ad un'unica confederazione sindacale, all'indomani dell'elezione di Leone a presidente della repubblica e a pochi mesi dal congresso di Cagliari delle ACLI e dalle elezioni politiche, invia ai 303 vescovi italiani un proprio documento sul »mondo del lavoro cui allega una »nota informativa sui problemi dell'unità sindacale fatta redigere da un esperto di fiducia che risponde al nome del prof. Mario Romani (1).

Su questi due documenti, fondamentali, specie quello scritto di pugno da Quadri, per comprendere la latitudine della politica di restaurazione perseguita dalla gerarchia cattolica italiana, torneremo tra breve una volta descritte le fasi dell'azione del nostro monsignore.

Il 15 maggio 1972 il »gruppo sacerdotale per la pastorale del lavoro presieduto da Quadri dà alla luce delle »riflessioni sul congresso di Cagliari delle ACLI. In esse, nel ribadire il ritiro del consenso, si afferma: »Le ACLI non possono essere considerate, dunque, una associazione di tipo ecclesiale, giacché anche "l'azione sociale da esse condotta non è finalizzata di per sé ad una precisa animazione cristiana delle realtà temporali, quanto alla trasformazione strutturale della società". Esse sono, in quanto gruppo, componente della società civile, sono movimento operaio innanzitutto, "non un'associazione di tipo misto, apostolica e sociale, come originariamente esse furono, sintesi, di fatto, dell'ecclesiale e del civile" (2). Non esiste mai, ad esempio, pur essendo stata richiesta, la dichiarazione che il movimento, oltre la fedeltà al vangelo e all'insegnamento della chiesa, "sarà attento agli orientamenti operativi di natura pastorale" . Quindi »Nel momento attuale pare urgente che l'episcopato ital

iano sottolinei nuovamente la necessità di un impegno di tutta la chiesa nel mondo del lavoro e in particolare la necessità di "tendere con serietà alla costituzione di un movimento ecclesiale dei lavoratori" .

Tra il 12 e il 17 giugno ritroviamo Quadri tra i quattro principali relatori alla IX assemblea della Conferenza Episcopale Italiana (3). Tema della sua relazione »L'impegno della Chiesa in Italia per la giustizia dopo il sinodo . Una relazione, sembra, retorica e generica, giacché a Quadri è senza dubbio più congeniale il documento-direttiva, fatto di A, B e C e ciascuno di 1, 2 e 3. Relazione in cui, oltre ad affermarsi che la chiesa »Denuncia tempestivamente le ingiustizie più gravi ed evidenti, in forma coraggiosa, con l'animo protesto al superamento dell'ingiustizia e alla conversione dell'ingiusto, dopo essersi ben documentata sulle situazioni (il che ci palesa, con stupore, una chiesa che incontra di continuo, quasi per regola, difficoltà enormi a documentarsi bene), si tiene a ribadire che la chiesa stessa »non può mai essere neutrale, ma non può neanche operare scelte di classe di tipo marxista o forme di schieramento demagogico : ciò vuol dire, a fil di logica, che deve operare altre scelte di clas

se e forme di schieramento »non demagogico , vale a dire deve intervenire nella lotta politica e sociale in funzione »antimarxista (significativamente Quadri non fa cenno né di fascismo né di liberalismo), cioè ancora, nel concreto, antisocialista. Vecchie affermazioni da parte clericale, si può obiettare; ma è anche evidente che il ripeterle oggi acquista il valore di una precisa e rinnovata indicazione programmatica.

Relazione tuttavia importante, quella di Quadri, poiché ha portato la CEI a concludere che »Per favorire in tutta la comunità ecclesiale un impegno di educazione ai valori sociali del cristianesimo, è sembrato opportuno che venga preparato un "catechismo sociale" e un "direttorio di pastorale sociale" .

Agli inizi di luglio, infine, il Nostro fa circolare sei paginette di »Precisazioni motivate dal fatto che all'assemblea della CEI gli era mancato il tempo per dare tutti i chiarimenti (e come scusa fa un po' sorridere), mentre in realtà costituiscono una breve puntualizzazione sopratutto del suo documento di gennaio che, in una con la contemporanea »nota informativa , resta l'elemento fondamentale per comprendere la linea attuale della chiesa nei confronti del movimento operaio. A questo punto è quindi necessario far riferimento a entrambi.

2 - La nota informativa dei vescovi italiani, come si sa, non è sulla ma contro l'unità sindacale. Non ci importa qui valutare se il giudizio espresso sul processo di unità sindacale sia, nel concreto, fondato o arbitrario; anche se, va detto, la nota informativa ci pare abbellisca ad arte questo processo, caricandolo di una determinazione, di un rigore e una tenacia di impegno e, inoltre, di una effettivamente acquisita volontà di costruzione di unità ed alternativa da parte delle direzioni della sinistra, che è tutta da provare. Ci interessa piuttosto, questa nota, per la sottolineatura che fa delle virtualità, insite nel movimento sindacale, maggiormente paventate dal clericalismo italiano. Dai passi più significativi, che riportiamo in nota (1), si evince che la CEI ritiene pericolosi: un'azione sindacale che non si limita ai puri aspetti contrattuali ed estende la sua iniziativa al campo delle riforme come aspetto inscindibile dalle conquiste rivendicative; la possibilità che l'unità sindacale avvii un

processo atto a realizzare un nuovo blocco sociale a vocazione maggioritaria diverso da quello costituito dalla DC; alcuni contenuti di questa unità sindacale, quale l'autogestione, sperimentata per ora soprattutto dai metalmeccanici nei consigli di fabbrica, ma ovviamente passibile di estensione ad altri livelli; infine, la maggiore capacità di contrastare, da parte di un movimento sindacale unificato (in cui la componente di estrazione cattolica più democratica e laica, che si ritrova soprattutto nell'ambito della FIM (5), potrebbe accrescere considerevolmente il proprio peso rispetto alla confederazione di origine, la CISL), la politica vaticana in Italia e le avventure reazionarie della chiesa quali il referendum anti divorzio.

E' in questa cornice di preoccupazioni che si pone il documento di Quadri. Esso prende in considerazione tre temi: le associazioni dei lavoratori; l'unità sindacale; l'attività del gruppo sacerdotale per la pastorale del mondo del lavoro.

Diciamo subito del secondo tema, di cui il Nostro si sbarazza rinviando alla nota informativa, non senza tuttavia farsi premura di notare che »In Italia l'unità sindacale ha già vissuto due esperienze: quella fascista e quella introdotta, su spinta degli alleati, nel 1945. E' ora in corso un tentativo di varare una terza forma di esperienza unitaria ; a dimostrazione della sua simpatia di oggi e di sempre (6) per l'unità del movimento sindacale.

Il primo tema è per buona parte occupato da una "demonstratio" della natura equivoca delle ACLI non solo in quanto organizzazione cattolica ma anche in quanto movimento di lavoratori: »Di difficile classificazione è un movimento che afferma di agire nel sociale, ma di fatto opera direttamente sullo stesso piano dei sindacati e dei partiti. Si parla di una gestione diretta del sociale anche a livello sindacale e politico, pur non arrivando ad assumere il potere (come i partiti) o alla firma dei contratti (come i sindacati) . Frammento utile a mostrarci il modo alienato e alienante di Quadri nel considerare i fenomeni della vita associata. Infatti ragiona per istituzioni e non per contenuti: vi sono i partiti e quindi soltanto ciò che essi fanno è politica; così solo ciò che fanno i sindacati è espressione delle rivendicazioni dei lavoratori (chissà dunque cosa sono il movimento studentesco, la lega per il divorzio, i consigli di fabbrica, ecc.). Non a caso Quadri si trova, ahilui, necessitato a dare una defin

izione di »sociale : »Per "sociale" si intende uno spazio caratteristico che tien conto e cerca di orientare anche l'attività sindacale e politica senza però assumervi impegni diretti come associazione ; ma quale sia lo »spazio caratteristico non dice; dice invece che l'etica clericale è quella di gettare il sasso e nascondere la mano, di agire e influire sulla società in condizioni di formale irresponsabilità.

Chiaro è, comunque, che nella logica di Quadri le ACLI di oggi non trovano posto, sono condannate: hanno straripato dal sociale, ma non appartengono alla politica né al movimento sindacale; né al »mondo cattolico , poiché ad esso più che ad ogni altro si partecipa soltanto se si è oggetto di imperio da parte dell'Istituzione. Ecco di converso perché Quadri fa appello all'Azione cattolica, organizzazione della chiesa priva statutariamente di qualsiasi autonomia, i cui dirigenti sono nominati dalla gerarchia (da Quadri, insomma) e ad essa devono pronta e indiscussa obbedienza: »L'Azione cattolica, in base al nuovo statuto, può formare gruppi di lavoratori che confluiscono in un movimento. La parrocchia che si impegna per la leva del lavoro e per gli apprendisti, potrebbe utilmente orientare la sua azione verso questa possibilità (7).

Ma le ACLI ancora esistono e Quadri, preso atto della realtà, vuol volgere il male in bene: »E' da notare che in certe sedi periferiche, tuttora aderenti alle ACLI attuali, si continua a pensare di voler essere le ACLI di prima, con gli opportuni aggiornamenti ma senza le sostanziali modifiche volute soprattutto dal gruppo dirigente nazionale. Onestà esige che si aiutino tutti a dire chiaramente quello che pensano e quel che vogliono e a comportarsi coerentemente sia quando si tratta di definire la natura delle ACLI, sia quando si scelgono i dirigenti. Tutto questo non significa interferire nella legittima autonomia dei laici ma costituisce il minimo di onestà morale alla quale tutti ci dobbiamo richiamare perché l'autonomia sia responsabile . Tradotto in lingua laica, »Onestà esige che si aiutino... significa che la gerarchia deve intervenire col suo peso per sostenere e indurre coloro che vogliono le ACLI di un tempo a mutare i dirigenti, oppure la linea politica dei dirigenti o, se del caso, a provocare

una terza, una quarta scissione (8). Ma più disvelante di quanto Quadri sia figlio del Concilio Vaticano primo e del perché Paolo VI lo abbia innalzato all'attuale importante carica è l'affermazione che ai »laici è sì riconosciuta una legittima autonomia dalla gerarchia, ma essa diviene »responsabile solo se la gerarchia stessa interviene (ed è »il minimo di onestà morale : e il »massimo che sarà mai, monsignore?) a decidere in che consiste questa »autonomia : una volta di più si conferma il ruolo subordinato, di "minus habens", del »laico credente (e teoricamente di ogni uomo) anche quando agisce nel cosiddetto sociale; ed è così radicata la convinzione di Quadri al proposito da far coincidere, coerentemente, »l'onestà morale con il temporalismo e gli interessi clericali.

La via per ripristinare questi interessi clericali nel mondo del lavoro è chiaramente indicata da Quadri: costituendo »gruppi sacerdotali per la pastorale del mondo del lavoro (e 350 sacerdoti, ci dice il suo documento, sono già stati attivizzati nel corso del solo 1971) che, ricchi ciascuno di una molteplicità di specializzazioni, agiranno su base diocesana. »Il gruppo, svolgendo seriamente la sua missione, favorirà l'incidenza pastoralmente decisiva e unificante del vescovo ed eliminerà, almeno, i pericoli di incomprensioni tra persone e gruppi. Le difficoltà che oggi si frappongono all'esperienza dei sacerdoti che accompagnano i movimenti sociali cristiani, dei cappellani di fabbrica, dei preti operai, delle comunità sacerdotali, saranno affrontate comunitariamente dal gruppo. L'omogeneità di atteggiamenti e di metodi sarà ricercata come elemento fondamentale del gruppo... . Facendo assurgere a »elemento fondamentale del gruppo la necessità di atteggiamenti e metodi omogenei, Quadri, che altrove si appe

lla al pluralismo per avallare o fomentare le scissioni delle ACLI, afferma un rigido monismo nell'azione verso il movimento operaio all'interno delle varie diocesi: il che suona anche come autorevole monito a quei vescovi (rari, in verità) che sinora hanno consentito che dei preti liberamente sperimentassero una propria partecipazione singola o comunitaria alle lotte sociali e operaie, e come annuncio di certa condanna di quei preti che persisteranno nella loro avventura.

Le iniziative, già decise, su cui si impegneranno questi gruppi sacerdotali sono: »la "leva del lavoro" per la preparazione di giovani che stanno per inserirsi nel mondo produttivo; la "pastorale degli apprendisti" che già inseriti nel campo produttivo hanno bisogno di orientamento e di aiuto... Nell'attuare questo impegno si possono adoperare le associazioni e le forze che già esistono e che a questo si prestano... .

Quest'azione di »aiuto , oltre che di formazione, sarà organizzata - lo prospetta, si è visto, il documento e lo sottolineano le precisazioni di luglio - in una Azione cattolica operaia. Aiuto che, se è vero come sembra che l'azione del prete si dovrebbe svolgere per intero attraverso e, tendenzialmente, nel movimento, sarà condizionato e misurato dalla vicinanza o, meglio, dall'appartenenza del lavoratore al movimento stesso.

Questa azione cattolica operaia "non" sarà il luogo in cui si elaborerà e si adatterà di tempo in tempo il modo e la sostanza dell'azione verso il giovane lavoratore: a ciò provvederà una volta per tutte l'annunciato »catechismo sociale , "magna charta" dell'operaio cristiano democraticamente elaborata da un'équipe di fiducia di Quadri e approvata da un consesso di trecento zucchetti rosso-viola, la cui traduzione pratica sarà controllata dai vescovi componenti il »direttorio pastorale di cui è prevista la formazione.

Il movimento, infine, sarà la sede in cui troveranno giustificazione e occasione di impegno le Federacli e il MOCLI, associazioni altrimenti senza senso, e che riuscirà certo a coinvolgere più di un aclista creando così una contraddizione di più all'interno delle ACLI stesse.

3 - Si ripropone dunque la presenza della chiesa in ambito operaio attraverso un nuovo movimento che sia »l'ala operaia del mondo cattolico (come, per definizione di Quadri, furono per tanti lustri le ACLI) volta a quell'azione di »animazione cristiana delle realtà temporali che Quadri pone in antitesi alla trasformazione strutturale della società; si rifiuta di riconoscere valida e sufficiente come veicolo di evangelizzazione un'associazione che si definisca (come le ACLI di oggi) »l'ala di ispirazione cristiana del movimento operaio e, a maggior ragione, la testimonianza e l'opera dei non più rari credenti che rifiutano il principio stesso dell'associazionismo cattolico operante nel cosiddetto sociale, avendo acquisito che la chiesa in quest'ambito è oggetto di giudizio nel momento stesso in cui pretende di esserne il soggetto.

Nuovamente e ancora, l'esigenza della chiesa italiana espressa da Quadri è innanzi tutto quella di salvaguardare se stessa nelle sue attuali strutture gerarchiche e autoritarie che esigono, per essere credibili che regga l'immagine di un mondo cattolico rappresentativo su basi ideologicamente omogenee dell'intero arco delle forze sociali e possessore, in quanto tale, di una, anzi della risposta sociale e quindi politica ai problemi dell'uomo. E' di importanza assolutamente secondaria se così si allarga ulteriormente la schiera dei cattolici da considerare di seconda classe se non addirittura quinte colonne del Nemico.

Né vale che la gerarchia giochi d'astuzia sulle definizioni secondo le quali l'Azione cattolica operaia, essendo un movimento puramente ecclesiale e non di tipo misto ecclesiale e sociale com'erano le ACLI, non interferisce per ciò stesso nel sociale, nel sindacale e nel politico: troppo trasparenti sono le intenzioni di Quadri, troppo vicino il ricordo di Gedda.

Riesumare nel 1972 questo vecchio armamentario organizzativo è un'operazione più reazionaria di quelle compiute quasi trent'anni fa. Nell'Italia di allora - paese di prevalenti masse contadine, con divisioni politiche irrigidite dalla guerra fredda, con un capitalismo e un ceto medio che cercavano ansiosamente l'ala protettrice della chiesa - il mondo cattolico italiano non poteva non tentare di dar concretezza e soprattutto operatività, nelle privilegiate condizioni del dopoguerra così sapientemente precostituite durante il fascismo, a quell'integralismo che era venuto crescendo e organizzandosi nella società italiana dopo il 1870; era cioè un sbocco logico dell'evoluzione di un cattolicesimo che aveva sempre soffocato in sé, complice la sordità di altri ambienti culturali e sociali, qualsiasi indirizzo effettivamente pluralistico e autonomistico, per dirla con le parole di cui esso ama abusare. In questo quarto di secolo è appunto questa esperienza che si è svolta e irrimediabilmente consumata e non soltan

to per lo svolgersi e i risultati del Concilio, ma in primo luogo per la dimostrata intrinseca inadeguatezza della gerarchia cattolica di offrire nell'arco di una generazione, con il potente ausilio degli strumenti in suo possesso, un modello, una proposta, delle concrete esemplificazioni di vita associata capaci di essere ideologicamente maggioritari. Non è senza significato che, proprio in campo sociale, la compresenza in seno alla chiesa delle ACLI e dell'UCID, ricca di moltissimi prestigiosi nomi della finanza e dell'industria, non ha mai sortito neppure l'abbozzo di una sperimentazione del tipo di quella solitariamente tentata da un Adriano Olivetti.

Mentre nel 1948 la chiesa gerarchica poteva coltivare con una certa fondatezza disegni di egemonia, oggi constata di essere un dato minoritario nel nostro paese, una cittadinella segnata di crepe - dal declino del militantato delle sue organizzazioni, investite per di più da talora profonde crisi di orientamento, al diffondersi di nuovi più liberi ed egualitari modi di vivere la fede - che deve preoccuparsi anche di reprimere le iniziative anticlericali emergenti nel seno stesso dell'episcopato mondiale (9). E' anche in quest'ottica, a nostro avviso, che va vista l'iniziativa di monsignor Quadri.

Il restringersi malgrado tutto (La DC, la RAI-TV in servizio permanente effettivo, la remissività e la »diplomazia delle sinistre, ecc. ecc.) dell'area di ascolto di questa chiesa, del suo diretto ascendente sulle genti, il rischio di diventare un centro capace, di per se stesso, di mobilitare masse ingenti unicamente su obbiettivi sanfedisti e reazionari (come il referendum) non integrabili neppure dal nostro capitalismo e alla lunga non paganti politicamente neppure per la DC, tutto ciò tende a ridurre l'incidenza della chiesa sui poteri della società civile, nel senso che è sempre meno possibile far di questi poteri oggetto di puro comando, pronto e docile braccio secolare; pertanto il rapporto con essi deve assumere in misura crescente la fisionomia di una pattuizione, cresce il »servizio che la chiesa deve offrire in cambio di quanto esige.

Un movimento il cui sorgere richiede come condizione l'arresto del processo di unità sindacale e un diretto intervento della chiesa a questo fine e la condanna di qualsivoglia »scelta socialista contiene in sé tutte le premesse per costituire un nuovo luogo di collusione e di incontro tra chiesa e padroni del vapore, bisognosi di scaricare sulla classe operaia le enormi falle apertesi nel loro capitalismo di marca DC, pressapochista e corporativo. Con l'Azione cattolica operaia si potrà disporre di un nuovo strumento, di un criterio aggiuntivo di discriminazione nelle assunzioni e nelle promozioni e quindi di ricatto per la classe operaia, tanto più in presenza di una struttura industriale che espelle lavoro più di quanto ne assorba.

E' un servizio che, crediamo, il capitalismo italiano sarà disposto a pagare. Certo non stupirebbe che attraverso questa via riuscissero arricchiti i legami di interdipendenza con la DC e risultassero accelerate, nelle grandi società pubbliche e private e nella Confindustria, le già brillanti carriere dei tecnocrati più legati alla finanza e agli interessi vaticani e clericali, e accresciute le fortune di questa nuova e ben altrimenti diffusa massoneria. Né, più in generale, è arbitrario immaginare che la chiesa si attenda dalla nostra piccola grande borghesia, anche in cambio di questo fattivo concorso clericale alla restaurazione della »pace sociale e anzi a garanzia stessa del successo di quest'azione, un più interessato impegno a mantenere la potenza (e la credibilità di potenza) della chiesa stessa, fondata sul Concordato ma vulnerata, a quanto pare oltre il sopportabile, dal divorzio.

Note

(1) Pro rettore dell'Università Cattolica, membro del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro nonché membro dell'Istituto Nazionale per l'Incremento della Produttività in rappresentanza della CISL; per soprammercato, il prof. Romani è anche membro del Comitato per la Documentazione delle Attività Italiane in Africa, organo del ministero degli Esteri pieno di DC come Gaspare Ambrosini e Giuseppe Vedovato.

(2) Associazione di tipo misto continua invece ad essere per la chiesa l'Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID), 3000 soci che comprendono almeno due terzi delle altissime dirigenze (presidenti, amministratori delegati e direttori generali) delle maggiori banche e dell'industria pubblica e una grossa rappresentanza della grande industria privata; più un numero impressionante di costruttori edili e proprietari fondiari.

L'UCID è certo assai cara a Paolo VI che così si rivolse ai suoi membri nel 1966: ...»in virtù della vostra adesione alla concezione cristiana della vita e agli insegnamenti che i Nostri Predecessori hanno largamente prodigato circa gli sviluppi della società moderna, voi avete compreso come un'attività generatrice di nuovi rapporti umani e di nuovi fenomeni sociali, qual è quella della impresa industriale, doveva essere illuminata da una sicura dottrina sull'uomo e sulla società, la dottrina sociale cristiana, e doveva in essa trovare le ragioni atte a giustificare e a promuovere quell'ordine nuovo della società moderna, che né il solo automatismo del gioco economico, né la sola lotta degli interessi di classe valgono a fondare. Avete perciò osato affrontare un compito altrettanto nobile, quanto ingrato: quello di iniziare la formazione della categoria dirigente delle imprese produttive secondo la dottrina sociale cristiana; nobile, diciamo, perché tale compito tende a fornire alla società i capi, di cui es

sa oggi ha bisogno, capi che alla preparazione professionale sappiano congiungere quella rettitudine morale, quella sensibilità umana, quella speranza spirituale, che facciano della loro attività un esempio, della loro funzione un servizio, del loro successo un contributo al bene comune; e ingrato, diciamo, perché il richiamo alla necessità ed al primato dei valori dello spirito richiede tanto maggiore sforzo quanto più immediata e più forte è la suggestione dei valori temporali, estremamente fecondi e attraenti nel regno dell'economia, in cui la vostra professione vi colloca. Ma avete osato; e tanto basta perché Noi incoraggiamo cotesto generoso tentativo e auspichiamo ch'esso sia coraggiosamente diretto verso le giovani leve della dirigenza imprenditoriale. Dovete suscitare e formare una nuova generazione di capi aziende e di imprese, ai quali si possa riconoscere con piena ragione il titolo di cristiani, titolo che Noi crediamo equipollente, a livello terreno, a quello di ottimi capi .

Nel periodo corrispondente grosso modo a quello preso in esame dall'articolo l'UCID ha continuato a »osare e a svolgere un'intensa attività di tipo misto. Ci limitiamo a pochissimi esempi, tratti per lo più dal notiziario pubblicato dalla stessa UCID.

Torino - »Un incontro sociale ha avuto luogo lunedì 26 aprile 1971 presso il Circolo dell'Amma, nel corso del quale i soci e i simpatizzanti si sono incontrati con il Questore di Torino, dr. Filippo De Nardis, che ha risposto alle domande rivoltegli dai numerosi intervenuti .

Genova - »L'inaugurazione dell'anno sociale della Sezione Giovani ha avuto luogo nella serata di martedì 30 marzo 1971 presso la sede sociale. S.Em. il Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, ha svolto la prolusione sul tema: "validità e funzione sociale della proprietà privata"... Una conferenza dibattito ha avuto luogo martedì 25 maggio presso la sede sociale. II cav. del lavoro Angelo Costa, presidente della Confederazione Nazionale degli Armatori Liberi, ha continuato la trattazione del tema: »validità e funzione sociale della proprietà privata .

Lombardia - »II consiglio direttivo regionale si è incontrato, martedì 15 giugno, con Sua Ecc. il dr. Libero Mazza, Prefetto di Milano, il quale ha intrattenuto i convenuti sullo stato attuale dell'ordine pubblico nella città di Milano .

Roma - »Il nuovo anno di attività sociale 1971-72 è stato iniziato domenica 3 ottobre, con una S. Messa celebrata da Mons. Agostino Casaroli, Segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa e consulente morale del Gruppo romano. Vi hanno partecipato circa 200 soci e numerosi rappresentati e diplomatici accreditati presso la Santa Sede. In questa occasione la presidenza del Gruppo ha inviato ai soci un messaggio in cui fra l'altro si dice: "I problemi che oggi si presentano alla nostra osservazione, quasi per uno strano e purtroppo reiterato fenomeno di maturazione estiva, assumono aspetti, dimensioni e prospettive che non è certamente venir meno alla più doverosa obiettività definire inquietanti. Agitazioni, tensioni sindacali, conflittualità permanente, violenze, ritardi o arresti nella produzione, riforme incomplete e frettolose di evidente ispirazione demagogica, aumento della disoccupazione, riflusso della manodopera dalle città alle campagne, sperequazioni produttive, aumento della crimina

lità ed ora, ultima in ordine di tempo, la preoccupante situazione monetaria internazionale, sono gli elementi costitutivi di un quadro economico e sociale al quale l'UCID non è certo insensibile e dal quale non intende estraniarsi. La UCID, fedele alla sua natura di "servizio", ritiene infatti suo preciso dovere statutario rafforzare, oggi più che mai, la sua presenza e la sua disponibilità in difesa degli interessi morali ed economici del mondo imprenditoriale, che ormai, del resto, non è più possibile scindere da quelli dell'intera comunità nazionale. II voto con il quale il 13 giugno del corrente anno l'elettorato italiano ha indicato la possibilità di un nuovo equilibrio, conferisce certamente maggior forza alle idee, agli impegni ed ai fatti di tutti coloro che vogliono operare per il bene comune nel rispetto dei diritti dell'uomo, primo fra tutti quello al lavoro e alla pace sociale. La UCID vuol essere, come sempre, protagonista degli aventi del suo tempo, come forza organizzata ed operante, e pertan

to fa appello a tutti i suoi membri, che di essa sono la vera sostanza, per un'azione unitaria, tempestiva, responsabile .

Per dare il giusto peso a questo messaggio è bene sapere che nel consiglio di presidenza dell'UCID romana troviamo tra gli altri: a presidente G.B. Sacchetti (ex presidente del Banco di S. Spirito, grosso proprietario fondiario); a vice presidente E. Manuelli (presidente della Finsider); tra i consiglieri: A. Angelini (direttore generale dell'ENEL), L. Corbi (presidente e amministratore delegato della Società Condotte d'Acqua), A. Samaritani (amministratore delegato della Società Generale Immobiliare), M. Braidotti (presidente del Banco di S. Spirito e dell'Istituto di Mediocredito del Lazio), B. Velani (presidente dell'Alitalia), V. Cazzaniga (già presidente della Esso, vice presidente della Bastogi, ecc., grande alleato di Cefis e forte candidato alla presidenza della Confindustria).

Torino - (Ma chi guarda si rivede!). »Una riunione sociale si è svolta mercoledì 27 ottobre al collegio San Giuseppe. Il tema "I valori del nuovo umanesimo nella società attuale e la responsabilità delle classi dirigenti" è stato trattato dal prof. Romani, vice Rettore della Università Cattolica, e dall'ing. Claudio Pizzini, amministratore delegato della Assi-Nord. Ha presenziato alla riunione l'ing. Giovanni Porcellana, sindaco di Torino .

Milano - »Una riunione sociale ha avuto luogo sabato 27 novembre presso l'Hotel Principe di Savoia: una settantina di soci si sono incontrati con l'on. Emilio Colombo, Presidente del Consiglio .

Toscana - »Un incontro sociale ha avuto luogo nella mattinata di domenica 21 novembre a Prato. Relatore è stato il Ministro dell'Industria e del Commercio, Sen. Silvio Gava, che ha illustrato la situazione economica delle medie e piccole industrie italiane .

Roma - Un convegno nazionale promosso dall'UCID ha avuto luogo presso l'Hotel Cavalieri Hilton il 16 dicembre 1971 sul tema: »Per un rilancio economico: la responsabilità delle scelte - Relatori sono stati G. Petrilli, presidente dell'IRI; B. Storti, segretario generale della CISL; L. Vallarino Gancia, vice presidente della Confindustria; V. Cazzaniga, presidente della Esso; il sen. Giovanni Spagnolli, presidente del gruppo parlamentare D.C. al Senato.

Roma - »I consulenti morali regionali e sezionali della UCID si sono riuniti a Roma presso il Pontificio Seminario Lombardo venerdì 27 gennaio 1972 sotto la presidenza del cardinale Giuseppe Siri, Consulente Morale Nazionale... che ha parlato sul tema: "La visione esatta dei problemi sociali" .

Da un editoriale apparso sulla rivista dell'UCID nel febbraio 1972, dal titolo »Elezioni anticipate in Italia - »... Se c'è stato un autunno caldo '69, con oltre 300 milioni di ore perdute per conflitti di lavoro; se ad esso è seguito un 1970 senza la sperata ripresa economica e con oltre 150 milioni di ore di lavoro perduto; e se a questo aggiungiamo un 1971, con altri 115 milioni di ore di lavoro perdute... tutto ciò lo si deve alla tenacia e intransigenza con cui il PSI ha impedito che si restaurasse un clima di fiducia senza la quale un paese libero non può prosperare. Se si può comprendere l'esigenza elettorale del PSI di fare una politica che piaccia ai suoi elettori, è legittimo che siano chiare le conseguenze ultime di questo processo e cioè quel passaggio del potere nelle mani di chi è disposto a mettere il nostro sistema produttivo al servizio dell'imperialismo sovietico. Per l'Italia significherebbe accentuare e rendere irreversibile il processo di allontanamento dallo sviluppo occidentale .

II quotidiano economico »24 Ore del 28 marzo 1972 riporta le considerazioni espresse da Vittorio Vaccari, segretario generale dell'UCID, a una riunione sociale del gruppo emiliano - romagnolo, allargata ai non soci e svoltasi con la partecipazione dell'on. Elkan. Ne riproduciamo un estratto: »La prossima consultazione elettorale non sarà soltanto un confronto fra partiti, ma sarà un confronto tra due sistemi e due concezioni di vita sociale, politica ed economica: fondata sulla libertà e il rispetto della persona l'uno, ispirato ad un modello collettivista della società il secondo... II sovrapporsi della crisi economica a quella politica inoltre già esprime un giudizio ed un avvertimento su quelle sperimentazioni e quelle formule frettolose che alla prova dei fatti hanno non solo mostrato la loro pratica inefficienza, ma non di rado manifestato un potenziale contenuto eversivo... gli investimenti privati sono caduti in modo preoccupante perché scoraggiati da provvedimenti legislativi frettolosi e controprod

ucenti ai fini dell'espansione produttiva e dal fatto che lo Statuto dei lavoratori non costituisce un'occasione di »democrazia industriale , ma uno strumento per una quotidiana »lacerazione del sistema . Si richiede dunque un governo ideologicamente unitario ed omogeneo per opporsi al comunismo ed alle altre forze di affiancamento .

Vittorio Vaccari è presidente della Westinghouse Italiana, vice presidente dell'Alitalia, consigliere della Finsider, consigliere dell'IMI.

(3) Della CEI e delle sue assemblee è utile conoscere alcuni aspetti democratici: il papa fa parte della CEI, ma non interviene ai suoi lavori; ma, ancora, nomina il presidente della CEI stessa (che invece è elettivo negli altri paesi). I lavori della CEI si svolgono in segreto, la stampa non è ammessa. Le conclusioni della CEI non vengono di consueto redatte definitivamente dall'assemblea, ma dalla segreteria di stato vaticana. (cfr. Luigi Sandrì: »La CEI si autosvaluta , su "Com" del 30 giugno 1972).

(4) Si ricorda inizialmente che »negli ultimi anni le tre Confederazioni avevano già sviluppato una costante pratica di unità non solo nell'azione contrattuale, nello sciopero e nella politica economica e sociale, ma anche nell'organizzazione interna della vita associativa tra l'altro »consentendo a livello di azienda la costituzione di rappresentanze sindacali unitarie dei lavoratori, dette "consigli di fabbrica", che vengono presentate come la struttura organizzativa di base della nuova Confederazione. Qualora i prossimi congressi decidessero per lo scioglimento e per la costituzione di una nuova confederazione, l'attuale situazione di fatto diventerebbe definitiva. Questi fatti nuovi modificano radicalmente il quadro di riferimento dell'impegno sindacale dei lavoratori cattolici quale si è formato intorno al 1948.

La »nota passa poi a individuare quattro concezioni di fondo che sarebbero emerse »nel corso di quello che viene chiamato processo unitario : a) unità sindacale come momento e aspetto della costituzione di un nuovo »blocco sociale ; b) l'unità sindacale come modo nuovo di far politica; c) »l'unità sindacale come nuova esperienza di autogestione, in funzione della costruzione di una nuova società egualitaria e non repressiva, genericamente socialista ; d) l'unità sindacale in funzione di efficacia e di maggior potere contrattuale.

Si prosegue sottolineando gli aspetti più temibili del processo unitario: »Sono per esempio i consigli di fabbrica, concepiti in spirito di autogestione, al di là delle attuali istituzioni e forme di rappresentanza. Sono un fatto le continue prese di posizione delle tre Confederazioni su questioni squisitamente politiche e dell'equilibrio partitico... in nome dell'interesse dei lavoratori a che siano mantenuti o siano realizzati determinati equilibri politici. Il 12 gennaio, ad esempio, le tre segreterie confederali, nel prendere posizione sulla situazione generale del paese conseguente alla elezione del presidente della Repubblica, si sono espresse a favore di ogni iniziativa tendente a impedire il referendum abrogativo della legge istitutiva del divorzio in Italia... E' un fatto, infine, che alcuni raggruppamenti politici, e, in particolare, in tutte le sedi e nella forma più esplicita, il Partito Comunista Italiano, si sono dichiarati impegnati a far realizzare l'obiettivo dell'unità sindacale di tutti i

lavoratori, in quanto tale fatto sarebbe determinante per realizzare un nuovo blocco sociale - operai, contadini, impiegati - aperto ai ceti medi, presupposto necessario di un nuovo schieramento unitario delle sinistre partitiche, ivi compresa quella cattolica . Si concede, è vero, che »Il progetto di una organizzazione sindacale unica che si fonda sulla concezione dell'unità sindacale a fini di efficacia e in funzione di un maggior potere contrattuale del sindacato appare come il "meno lontano" da una sana concezione del sindacato, della sua natura, delle sue finalità... , ma per domandarsi subito dopo »se questa interpretazione positiva dell'utilità che potrebbe avere sul piano dell'efficacia l'unità sindacale e questa valutazione "benevola" sui valori di solidarietà operaia, corrispondano ad una precisa realtà di fatto o siano piuttosto un auspicio e un augurio di evoluzioni sperate . (Si noti la contraddizione tra questo interrogativo e le affermazioni iniziali sul grado assai avanzato raggiunto dal proc

esso unitario: al clericale torna comodo sostenere, buttando alle ortiche la logica tomistica, che il processo unitario è un tempo troppo e troppo poco maturo).

»Non si deve, certamente, chiudere la mente e il cuore alla speranza. "Ma il discernimento cristiano e la responsabilità propria dei pastori impongono.... di valutare realisticamente entro quali limiti si possa realizzare un accostamento nell'azione tra forze sindacali che sino a ieri sono state tanto diverse per tradizione..." Tanto più quando l'azione pratica del sindacato è fortemente influenzata, come avviene in Italia, dalla presenza determinante di una posizione militante del Partito Comunista, che ha imposto costantemente, in tutte le alleanze realizzate fino a oggi nell'azione sindacale, una prassi di lotta di classe, aprendo la strada a una interpretazione rigidamente classista di tutta la vita economica e sociale... .

(5) Val la pena di ricordare che il 3 dicembre 1971 "Il Manifesto" pubblicò un documento di numerosi credenti milanesi, in buona parte militanti e dirigenti sindacali della FIM, in difesa del divorzio dalle manomissioni del tipo Carrettoni-Bozzi e di invito ad accettare lo scontro del referendum.

(6) Il 1956 fu sì l'anno del sanguinoso intervento sovietico per soffocare la rivolta ungherese, ma anche, in Italia, un periodo in cui dura e continua era la repressione nelle fabbriche favorita e coperta, come oggi, dai ministri DC degli Interni e condotta innanzitutto contro i militanti sindacali allora più esposti, quelli della CGIL (la CGIL di Di Vittorio, cui ora vanno di frequente lodi e rimpianti da parte moderata). Nel 1956 il già monsignor Quadri, assistente centrale delle ACLI, così scriveva ("Quaderni di Azione Sociale", novembre 1956): »Se il messaggio di Cristo, in se stesso sempre valido ed efficace, ha avuto la strada sbarrata dall'errore marxista, è giunto il momento di distruggere questo scandalo... Autentici lavoratori cristiani sapranno creare un autentico Movimento Operaio cristiano che ridarà Cristo al mondo del lavoro e con Cristo la vera libertà, la vera giustizia, la vera solidarietà e la vera unità. E' il momento di respingere con rinnovata decisione ogni manovra pseudo-unitaria, vi

le diversivo che vuol toccare il cuore dei lavoratori perché non vedano i crimini del comunismo... I lavoratori cristiani respingono ogni unità organica e ogni unità permanente di azione con chi conduce alla rovina la classe lavoratrice, anche se sono disposti a prevedere, caso per caso, possibili convergenze di fatto, più accettate che ricercate, su obiettivi contingenti, conquistati e raggiunti sotto la guida dei lavoratori cristiani e democratici. Fanno appello a tutti perché, respinto il marxismo e svergognati i capi marxisti e filomarxisti, si formi una più ampia unità dei lavoratori italiani nel rispetto dei valori soprannaturali e naturali della persona umana. I lavoratori cristiani sentono tutta la responsabilità di essere la forza nuova che sostituisce il mito marxista, un grande movimento cristiano guida della classe lavoratrice .

(7) Nelle »precisazioni diffuse da Quadri agli inizi di luglio si specifica che il »nuovo movimento ecclesiale dei lavoratori dovrebbe costituirsi sotto forma di un ramo »operai d'industria dell'Azione cattolica.

(8) Nelle stesse »precisazioni di inizio luglio si riafferma pesantemente una potestà della gerarchia sulle ACLI; scrive »Sette Giorni del 30 luglio 1972: »Si legge infatti nelle precisazioni: »L'ispirazione cristiana che le ACLI mettono a fondamento della loro azione (come dice l'art. 1 dello statuto) non viene a cambiare il fine specifico del movimento , che resta »temporale . D'altra parte, »quando un gruppo di cristiani si appella al cristianesimo, è diritto e dovere di chi ha la responsabilità di magistero e di guida pastorale entrare nel merito di questa ispirazione per aiutare i laici eccetera. La prima sensazione che dà questo ragionamento è piuttosto spiacevole. Sembrerebbe che la commissione (Quadri) voglia assicurarsi i vantaggi della »separazione consensuale utilizzando gli argomenti delle ACLI, ma al tempo stesso mettere le mani avanti per attribuirsi comunque i diritti di controllo sulla »ispirazione cristiana e quindi sul movimento .

D'altra parte occorre ricordare che le ACLI sono pesantemente condizionabili anche dalla DC: » ...l'attuale gruppo dirigente (delle ACLI) sta pagando duramente questa carenza nel processo di autonomizzazione anche sul piano più propriamente politico. Infatti, non si può pretendere di sancire la fine del collateralismo con la DC e nel contempo mantenere intatti i legami con il sistema di governo e di sottogoverno che essa esprime, dal quale dipendono buona parte dei finanzia enti delle ACLI e soprattutto quelli dei »servizi (ENAIP, patronato, ecc. (Passuello e Tortora: »ACLI: vecchie e nuove contraddizioni in "Testimonianze" n. 139-140).

(9) II Sinodo 1971 dei 2.500 vescovi cattolici (un'assemblea consultiva del sovrano pontefice) si è concluso con un sostanziale allineamento sulla linea di Paolo VI. Nel suo ambito, tuttavia, esiste un non trascurabile gruppo di innovatori che si raccoglie intorno a mozioni minoritarie di questo tipo: »Per quanto si riferisce alle cose temporali, sia lecito chiedersi se i beni della Chiesa siano sempre usati come patrimonio dei poveri, oppure al contrario, in alcune regioni, mediante l'accumulazione di fondi, di edifici e di terre, la Chiesa non appaia come uno dei ricchi. Tale comportamento (cosa che avviene ogni qual volta la Chiesa si identifichi con le istituzioni della potenza umana) compromette la credibilità della Chiesa, quando essa, adempiendo a un proprio obbligo, eleva la voce per protestare contro gli abusi di queste medesime istituzioni .

E' da ritenere che il manifestarsi di posizioni antitemporalistiche in seno all'episcopato mondiale, accentui anziché ridurre, la necessità e l'urgenza per la gerarchia nostrana di consolidare la propria presa sui centri di potere della società italiana; infatti la potenza politica, economica e finanziaria che deriva da tale controllo è non secondario strumento di condizionamento e manipolazione delle deboli gerarchie cattoliche di molti paesi del terzo mondo, ma assai importanti ai fini di contrastare il formarsi di una maggioranza nella chiesa capace di mettere in discussione e sotto accusa il temporalismo della curia vaticana e dell'episcopato italiano.

E' poi da chiedersi quali conseguenze avrebbe sugli equilibri del Sinodo il rispetto, da parte della Santa Sede, del Concordato in quella norma che prevede un vescovo per provincia, cioè 95, contro i 303 attualmente in esercizio che vanno a comporre l'episcopato di gran lunga più numeroso del mondo; e quanto a suo tempo ha influito l'inosservanza di questa norma sulle decisioni, risultanti a volte da risicate maggioranze, prese dalle commissioni del Concilio.

"Per la documentazione di questo articolo ci si è avvalsi pressoché esclusivamente del materiale apparso, salva diversa citazione, sulla rivista" Testimonianze "e sui settimanali" Com "e" Settegiorni "e il quindicinale" La Civiltà Cattolica. "In particolare, il documento di monsignor Quadri inviato ai vescovi il 19 gennaio 1972 e l'allegata »nota informativa sull'unità sindacale sono stati pubblicati sul nn 139-140 di" Testimonianze.

"I corsivi sono tutti redazionali".

 
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