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Partito Radicale - 4 settembre 1972
SOMMARIO: La circolare del Pr con la quale s'invitano gli iscitti a sottoscrivere la dichiarazione di disobbedienza e di non collaborazione civile per il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza e per la liberazione di Pietro Valpreda. L'impegno a non pagare la parte delle tasse corrispondente alle spese militari fino a quando il Parlamento non avrà approvato la legge per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza.

Cari compagni,

vi preghiamo di leggere attentamente e di rispondere subito al documento che vi accludiamo. Esso è già firmato, tra l'altro, dai seguenti compagni del PR: Giorgio Fenoaltea, già senatore; Mauro Mellini, Franco De Cataldo, Giuseppe Ramadori, avvocati; Silvio Pergameno, magistrato; Lucia Severino, avvocato; Alma Sabatini ed Emilia Mancuso, professori; Ida Sacchetti insegnante; Bruno de Finetti, Gino Roghi, Aloisio Rendi, Massimo Teodori, docenti universitari; Massimo Corsale (id); Federico Bugno, Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, giornalisti...

E' un'iniziativa che riteniamo urgente. Le battaglie per la liberazione di Valpreda, dopo le recenti prese di posizione di tanti ``perbenisti'', da ``il Mondo e la Stampa, al Corriere della Sera ed il Giorno ecc..." è matura; diverrà presto fradicia se la lotta non si rinnova, non si allarga, non si aggrava e popolarizza; se non coinvolge forze e aspetti nuovi. Possiamo farlo, forse; più di ogni altro.

Per l'obiezione di coscienza la situazione non è diversa. Il 10 riaprono le Camere, s'annunciano mesi e forse anni di crisi e di paralisi. Gli ambienti militaristi hanno tutto l'interesse di contrapporre allo statu quo che fanno finta di difendere con convinzione, l'approvazione di una legge, come quella votata dal Senato, che in realtà riconosce, come abbiamo spesso dichiarato, non il ``diritto'' ma il ``reato'' di obiezione di coscienza. Solo drammatizzando e portando a fase di concretezza parlamentare le nostre esigenze minime possiamo sperare che una legge sopportabile sia varata subito.

L'acclusa dichiarazione dovrà essere diffusa entro il 10/11 settembre, con le firme e le adesioni "di soli militanti del PR" (e tali sono tutti i compagni suelencati). Ma sin da ora dobbiamo preparare una lista di altre adesioni che diffonderemo il giorno successivo, per lanciare una vera e propria campagna nazionale di noncollaborazione e di disobbedienza civili. Vi preghiamo quindi:

a) di rispondere telegraficamente, non appena avrete ricevuto questa lettera, per indicarci se aderite all'iniziativa, specificando la professione. Poiché nel documento si parla di ``eventuali imposte'' anche le adesioni di studenti possono essere registrate; ma si tratta evidentemente di un'adesione di valore morale e non inseriremo quindi nomi di studenti nel primo elenco;

b) fate circolare al massimo, riciclostilando subito o fotocopiando, il documento fra le vostre conoscenze, gli esponenti politici e sindacali democratici della vostra città o dei vostri ambienti di lavoro. Sarebbero importanti anche adesioni collettive di associazioni, gruppi, assemblee operaie e sindacali. Quando avrete ottenuto le firme e i dati richiesti nell'allegato telegrafateci subito nome, professione, eventuali qualifiche politiche.

c) vista l'originalità dell'iniziativa provvedete subito, non appena vi sono un minimo di adesioni, ad informare con un comunicato la stampa locale ed i corrispondenti locali delle agenzie e dei giornali nazionali.

Purtroppo, con le leggi fiscali italiane, l'iniziativa ha un valore poco più che simbolico, nelle sue conseguenze. Ne stiamo comunque studiando tutti gli aspetti e tutte le possibilità tecniche. Il rifiuto di pagamento avverrebbe comunque a partire dal 1 gennaio 1973 - e questo lo preciseremo in seguito.

Probabilmente il 30 settembre inizieremo un digiuno collettivo. La manifestazione romana del XX settembre potrebbe essere dedicata agli stessi obiettivi, d'intesa con il Movimento Nonviolento; dobbiamo prima però assicurarci che in tal caso otterremo una effettiva mobilitazione delle forze democratiche, tradizionali ed extraparlamentari.

Il nr. del 1 settembre di Notizie Radicali era già stampato, ed ora è già spedito, quando abbiamo preso la decisione di questa iniziativa. Questa nuova lotta del Partito sarà annunciata dunque per il nr. del 10 settembre. Ma tenete presente che dobbiamo chiuderlo in tipografia al massimo il 7 o l'8.

Un saluto fraterno

Il Segretario Nazionale

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DICHIARAZIONE DI DISOBBEDIENZA E DI NONCOLLABORAZIONE CIVILE PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA E PER LA LIBERAZIONE DI PIETRO VALPREDA.

Per ragioni di stato, di classe o di partito, i nostri governi difendono e usano - quanto meno assuefatti moralmente a questo obbrobrio - quell'``universo carcerario'' che poteva essere solo ricordo di secoli d'inciviltà ed è invece realtà della Repubblica.

Contro questa ignominia, dovere dei cittadini è quello di ribellarsi e di lottare adeguatamente, senza ricorso ad improponibili deleghe di responsabilità, alibi pretestuosi e disonesti quando siano in causa principi stessi del vivere civile e della civiltà democratica.

Incombono oggi, con particolare urgenza, due fatti, due esempi, due occasioni di eccezionale gravità. Non possiamo continuare a chiedere ai nostri occhi di non vedere, alle nostre coscienze di non giudicare, alla nostra moralità di non intervenire, alla nostra privacy di ritenersi non toccata e coinvolta. Significherebbe, con certezza, per la seconda volta nel giro di pochi decenni, consegnare definitivamente la giustizia, o la sua speranza, proprio nelle mani di chi ne fa strazio e di chi tenta o rischia di mutarla in pura e semplice, immonda violenza.

Prigionieri politici dell'esercito e della giustizia che gli è delegata, i nostri compagni e fratelli obiettori di coscienza sono rinchiusi, sempre più numerosi ed a lungo, nelle carceri militari. Ogni anno, secoli di reclusione e di sofferenze li colpiscono. Come un tempo altri uomini di vera e radicale Riforma che dovettero testimoniare con la vita e con il carcere per la libertà di coscienza e di religione contro il potere della Chiesa, così oggi contro il potere - che si vuole anch'esso sacro - dello Stato, gli obiettori pagano la loro fedeltà alla religione della libertà, della pace, della giustizia e della fraternità. La stessa barbarie li colpisce. La stessa pretesa di annientare le coscienze, incatenandone i fedeli, viene loro opposta: ma questo accade ora nel nostro stesso nome, e volontà, di popolo italiano. Con la nostra personale, quotidiana e multiforme collaborazione.

Prigionieri politici dello stato e della sua ingiustizia, Pietro Valpreda, Roberto Gargamelli, da tre anni e mezzo attendono e chiedono invano, dalla galera, di essere giudicati per i reati che sono stati loro imputati e dei quali, sempre più chiaramente la pubblica opinione li ritiene innocenti. Continua su di loro quella strage di istituzioni civili, di leggi e di civiltà - non meno che di esseri umani - che dal dicembre del 1969, dalla banca dell'Agricoltura e dalla Questura di Milano, si va perpetuando e accrescendo.

La stessa giustizia che li ha incarcerati pretende ora di non potere né giudicarli né liberarli. Poiché è nel nostro nome che i magistrati Occorsio e Cudillo li hanno catturati e mantenuti prigionieri, compete a noi rendere loro quei diritti e quella presunzione di innocenza che la Costituzione e la civiltà gli assegnano.

Non ci è possibile pensare di farlo direttamente, né di direttamente liberare gli obiettori di coscienza, innanzitutto a causa delle nostre convinzioni; ma pensiamo che anche coloro che fidano nell'uso della forza e della violenza rivoluzionaria contro quella dello Stato e delle maggioranze, non possano proporsela.

Opporremo quindi a queste situazioni la risposta radicale, pacifica, nonviolenta della noncollaborazione e della disobbedienza civile. Siamo infatti convinti che è nella stessa organizzazione della società moderna, a partire dalle sue più peculiari caratteristiche, che possano e debbano trovarsi le armi vincenti, popolari perché direttamente agibili dalle masse, atte ad essere usate da ogni donna ed ogni uomo, contro la violenza del potere e delle istituzioni, che è l'essenza stessa del fascismo.

Inizieremo questa lotta con il rifiuto di pagare d'ora in poi le imposte che eventualmente dovremo allo Stato, se non detratte della percentuale corrispondente al totale del bilancio riservato alla giustizia ed alla Difesa. Porteremo avanti questa forma di disobbedienza civile fino a quando il Parlamento non avrà approvato una legge che sancisca l'effettivo esercizio del diritto all'obiezione di coscienza, diritto previsto nella convenzione europea dei diritti dell'uomo ratificata dalle Camere sin dal 1965, emendando sostanzialmente, quindi, la legge repressiva e fascista votata dal Senato nella scorsa legislatura; e fino a quando la Giustizia che lo ha sequestrato non liberi Valpreda, in attesa del giudizio che inutilmente egli ed i suoi compagni hanno invocato.

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PARTITO RADICALE

Via di Torre Argentina, 18

ROMA

Roma, 13 settembre 1972

Iniziativa di ``disobbedienza civile'' e di ``non collaborazione'' per la liberazione degli obiettori di coscienza e di Pietro Valpreda. Le prime adesioni.

L'iniziativa ha già raccolto numerose adesioni. Tra le primissime, quella di Ada Rossi, vedova di Ernesto Rossi, iscritta al partito radicale. Seguono, tra i radicali:

"avvocati": Mauro Mellini (presidente LID e LIAC), Lucia Severino, Ferdinando Landi, Giuseppe Ramadori, Franco De Cataldo, Luigi Biolochini, Ugo Tovo, Giovanni Ozzo

"professori universitari": Aloisio Rendi, Massimo Teodori, Lorenzo Strik Lievers, Piero Craveri, Gino Roghi, Giancarlo Lanciani, ed "insegnanti": Alma Sabatini, Angiolo Bandinelli, Emilia Mancuso, Ida Sacchetti

"medici": Ennio Boglino, Giancarlo Arnao, Domenco Baroncelli, Giuuseppe Teodori, Vincenzo Antolini

"giornalisti": Marco Pannella, Federico Bugno, Gianfranco Spadaccia, Giuseppe Loteta

"professionisti": arch. Luigi Brandajs, arch. Giorgio Viale, Ugo Dessy, scrittore, Iberto Bavastro, commercialista, Corrado Parlagreco, funzionario, Marco Avitabile Leva, chimico, Giorgio Giovanzana, funzionario, Bice Cafiero, impiegata, Mario Savelli impiegato

"seguono le adesioni di non iscritti al partito radicale:

Elena Croce (scrittrice), Giorgio Benvenuto, segr. naz. UILM, Alberto Benzoni, dirigente di azienda, cons. comunale del PSI, Luigi Ferraioli, magistrato, Giancesare Falesca, giornalista, Callisto Cosulich, giornalista, Salvatore Rea, giornal., Vincenzo Micalizzi, giornal., Franco Colasanti, giornal., Marco Sassano, giornal., Barbara Spinelli, giornal., Piero Sanavio, giornal., Giuliano di Girolamo, giornal., Mariapia Losandro, giornal., Dal Col Giulia, insegnante, Bonato Bertilla, infermiera, Zaramella Riccardo, rappresentante

 
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