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Notizie Radicali - 10 ottobre 1972
CONTRO IL REGIME, CONTRO LA DC, PER L'ALTERNATIVA E IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA, CON I REFERENDUM POPOLARI
XIII CONGRESSO del partito radicale

SOMMARIO: In occasione del XIII Congresso del Partito Radicale viene ribadita la posizione del Partito Radicale come partito dell'alternativa alla DC. Notizie Radicali esorta a partecipare al congresso al fine di verificare il potenziale umano di disponibilità. In questo Congresso si prenderanno le fondamentali decisioni operative e politiche per dare realizzazione al progetto dei referendum abrogativi.

(NOTIZIE RADICALI N. 205-206, 10 ottobre 1972)

A Verona, nei giorni 1-2-3 novembre, si svolgerà il tredicesimo Congresso del Partito Radicale.

Il Partito giunge a questo Congresso dopo più di dieci anni di iniziative e di lotte che ne hanno definito caratteristiche, indicazioni e prospettive. Partito dell'alternativa alla DC e al suo regime clericale, classista e corporativo, partito delle minoranze e dell'antimilitarismo, della lotta alle rendite e del socialismo, il P.R., nei suoi congressi, ha definito e sviluppato le sue tesi, le sue fondamentali scelte politiche. Giunge al congresso di Verona rivendicando integralmente e ribadendo posizioni ed obiettivi che si sono venuti definendo ed arricchendo di anno in anno nelle sue mozioni congressuali, fino al documento politico approvato l'altr'anno a Torino, che rappresenta rigorosamente e compiutamente giudizi e prospettive che riteniamo valide, urgenti e insostituibili per dare corpo nel paese ad una reale spinta politica e sociale alternativa capace di promuovere quella unità e quel rinnovamento delle sinistre ormai necessario per respingere la pretesa di regime della democrazia cristiana.

Non abbiamo, alle cose che abbiamo detto nelle sedi passate, ed a Torino, nulla da aggiungere o da modificare. Il momento impone un congresso che sappia tradurre in slancio operativo, in precise, quotidiane scelte ed indicazioni, sulle quali radicali e socialisti, forze e minoranze alternative possano costruire, nei prossimi mesi un solidale sforzo attorno all'iniziativa dei referendum abrogativi.

Chi verrà al congresso, dovrà sapere questo. Dovremo essere, in primo luogo, molti, tutti, per verificare il potenziale umano, di disponibilità, di lotta, di impegno reale che come radicali potremo offrire quale contributo autonomo, di spinta, a quanti collaboreranno a questa battaglia dovremo, quindi, essere decisi a concentrare tre giorni di dibattito su questo obiettivo.

E', questo, il congresso nel quale gli iscritti, i militanti, i sostenitori radicali, assieme ai compagni della LOC e del MLD, dei gruppi e movimenti dei diritti civili, alle forze alternative democratiche e di classe, prenderanno le fondamentali decisioni operative e politiche per dare realizzazione al progetto dei referendum abrogativi. Scadenze e situazioni gravi e difficili, che pure richiederebbero il massimo di attenzione e di iniziative, non dovranno distoglierci da questo compito primario ed essenziale.

Al congresso, ogni singolo partecipante, ogni gruppo radicale, federato o dei diritti civili dovrà venire innanzitutto indicando le proprie disponibilità per i mesi della preparazione e della attuazione dei referendum. Ci sarà bisogno, allora, di "militanti" a tempo pieno, ma soprattutto di cittadini disposti a stappare all'alienazione quotidiana magari "un" giorno, o "un" mese, o "tre" mesi del proprio tempo di sfruttamento per trasformarlo in un "tempo di liberazione", per gli altri come per se stessi.

Il Congresso dovrà, quindi, essere in grado di sapere esattamente "quanti" comitati unitari provinciali e locali di gestione sono già stati realizzati, composti da chi, con quali disponibilità di tempo, denaro, di sedi. Ricordiamo ancora una volta che, per tutti e per alcuni tra i referendum, hanno dato la loro piena adesione: Lotta Continua, il PDUP, il Manifesto, Avanguardia Operaia, il PC (m-1), la sinistra repubblicana; altre forze, tuttavia, sono in realtà disponibili, e possono (e devono) essere subito contattate, censite, raccolte attorno a prime precise iniziative: gioventù socialista e settori dell'opposizione interna del PSI, sinistre liberali, magistrati democratici, cattolici del dissenso e minoranze religiose, cittadini democratici e militanti di tutti i partiti laici e della sinistra.

Il primo compito dei comitati cittadini e provinciali dovrà essere quello di prendere esatta cognizione delle norme di attuazione dei referendum. Mentre invieremo, su richiesta, il "manuale" completo delle istruzioni, ricordiamo che è essenziale immediatamente identificate quanti siano abilitati alla autentica delle firme. Hanno questa capacità: i "notai" nella cui circoscrizione è compreso il comune dove il sottoscrittore è iscritto nelle liste elettorali; i "cancellieri di pretura" nella cui circoscrizione si trova il comune; i "cancellieri di tribunale" (c.s.); i "conciliatori del comune" dove il sottoscrittore è iscritto nelle liste elettorali. Questa prima operazione di identificazione è essenziale, perché l'esperienza ha mostrato che mentre sarà difficilissimo poter contare sui notai, è anche non facile trovare persone delle altre categorie disponibili e disposte a compiere questo dovere civico.

I comitati locali dovranno anche, subito, cominciare ad individuare le zone ed i posti dove effettuare, al momento opportuno, la raccolta. Uffici, fabbriche, posti di lavoro in primo luogo; e sarà quindi importante prendere contatti con i sindacati, i consigli di fabbrica esistenti sul posto, per capire fino a che punto sono disposti a dare appoggio concreto alla raccolta.

Insieme ai compagni del PDUP, a militanti socialisti e della sinistra repubblicana, abbiamo preso contatti con esponenti sindacali. Abbiamo verificato disponibilità, interesse ed adesioni nella UILM, nella UIL, in settori della CISL (non solo FIM). Occorre ampliare questa indagine il più possibile. Riteniamo possibile anche settori della CGIL si impegnino, così come settori delle ACLI. E' in primo luogo in sede locale che questa verifica deve essere, subito, fatta, per riversare i risultati al congresso.

E' importante anche sondare la disponibilità, dove vi sia, dell'ANPI. A Torino, l'intera sezione dell'Associazione ha pienamente aderito, ma sicuramente anche in altre zone la risposta potrà essere positiva.

I comitati locali possono avere competenza provinciale o cittadina, a seconda delle possibilità e delle diverse caratteristiche locali. Ma è indispensabile che, inizialmente, ogni comitato provinciale si assuma le responsabilità di mobilitare l'analoga formazione di comitati nei comuni della provincia. Siamo certi che, in molti comuni, le sezioni socialiste, delle ACLI, repubblicane, possano costituire un punto di riferimento, assieme ai militanti delle forze di classe che, anche individualmente, siano presenti nei paesi o piccoli comuni. Il quadro della situazione, il più esatto possibile, dovrà essere portato al congresso.

E' importante, anche, iniziare subito una attività di promozione sulla iniziativa. Questo può essere, oggi, più facile nelle piccole città, dove una manifestazione anche di non grande rilievo ha efficacia e forza di persuasione. Le domeniche, i sabati pomeriggio, comizi volanti, piccole manifestazioni, distribuzione di materiale politico informativo possono e debbono essere fatte subito. Mentre, entro la settimana, avremo completato la stesura definitiva del progetto dei referendum, è oggi sufficientemente spiegare le caratteristiche della iniziativa a partire della definizione del significato politico dei referendum, così come stabiliti al congresso di Torino, nella mozione politica.

Al Congresso ciascuno dei partecipanti e dei gruppi dovrà portare anche tutti i suggerimenti specifici dettati dall'esperienza (o dalle difficoltà) locali, affinché possa, immediatamente dopo, essere installata una struttura di gestione centrale, capace di fornire aiuto concreto ed immediato alle diverse situazioni, di proporre suggerimenti ed indicazioni operative.

Queste "istruzioni per il Congresso" sono rivolte, già adesso, non solo e non più agli iscritti del Partito Radicale, ai gruppi già esistenti ed a quelli che ci hanno comunicato da diverse città la loro recente formazione e con i quali non abbiamo potuto ancora prendere diretto contatto. Tutti questi gruppi devono essere rappresentati al congresso di Verona. Ma in particolare ci rivolgiamo a quanti, tra i lettori di "Liberazione" o de "La Prova Radicale", hanno inteso il loro avvicinamento ai temi e alle battaglie radicali come un primo impegno, una "partecipazione", una approssimazione alla "militanza". Queste nuove realtà dovranno essere esaurientemente rappresentate al dibattito, alle decisioni comuni.

Abbiamo in quest'anno, confermato che il partito radicale è insostituibile voce e strumento di lotta di sfruttati, di emarginati, di "diversi" e di minoranze, di classe, "morali" e di generazione, e di ogni potenziale alternativa presente nella nostra società. Con Valpreda o con Gianfranco Corti, con i detenuti nelle carceri militari ed in quelle "civili", con i credenti non solo "critici", con gli oppressi della "droga" del sistema e con le donne condannate all'aborto di stato, abbiamo condotto anche quest'anno battaglie importanti e valide. Il regime, per costringerci, e sperare di batterci, ha dovuto contare solo sull'aggravamento di tutte le sue contraddizioni: la sua giustizia ha dovuto ignorare le nostre autodenunce, la nostra decisione di stampare fogli e scritti come giornali e stampa "clandestina"; o calpestare promesse ed impegni pur proclamati come solenni, costringendo gli obiettori antimilitaristi alla latitanza, cioè a riprendere la lotta nelle condizioni in cui si trovavano prima della legge

Marcora: o deve inasprire i suoi meccanismi repressivi, per esempio inserendo un "secondo grado" nei suoi Tribunali Militari già incostituzionali; o impedendo al suo Parlamento di funzionare e di prendere in esame la legge Fortuna sull'aborto.

Potremmo continuare, in questo elenco di sopraffazioni, di violazioni di ogni pur elementare procedura e giustizia, di ignominie che, una per una e tutte assieme denunciano quanto sia rapido, forse ormai irreversibile la trasformazione in regime. I lettori di "Liberazione", il quotidiano che abbiamo con successo garantito nonostante difficoltà e resistenza di tempo, di denaro e di energie, come i lettori della "Prova Radicale", che in due anni di vita ha costituito un invalutabile strumento di conoscenza e di approfondimento di temi e di lotte, non ne hanno, però bisogno.

Dobbiamo, ora, al Congresso, tirare le somme, prepararci ad una decisiva e serrata lotta che ci consenta di offrire a tutte le forze alternative ed al paese la possibilità di una battaglia alternativa e decisiva. Sappiamo che al congresso di Verona saremo un po' di più, con i nuovi compagni che da parecchie città ci comunicano di aver costituito nuovi, forse non fragili, gruppi; ma non saremo abbastanza se non saremo "tutti" presenti nei tre giorni di dibattito, per assumerci nuove responsabilità di lotta, con i referendum, contro il regime.

 
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