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Rocci Franco, Cancrini Luigi, Anania Vito - 19 gennaio 1973
LA MARIJUANA E I GIOVANI (2)
Si apre il dibattito sulla lettera di Pannella

Interventi di Franco Ricci, Luigi Cancrini, Vito Anania, "Lettera firmata"

SOMMARIO: In seguito alla pubblicazione sul IL MESSAGGERO di una lettera di Marco Pannella (testo n.1071) che, prendendo spunto dall'arresto di 17 studenti accusati di fumare hascisc, sostiene la necessità di depenalizzare le "non-droghe", si apre sul quotidiano romano un dibattito sulla droga.

(IL MESSAGGERO, 19 gennaio 1973)

(Abbiamo pubblicato martedì una lettera dell'esponente radicale Marco Pannella che, in seguito all'arresto di 17 studenti accusati di fumare hascisc, affermava in sostanza che le droghe ``leggere'' sono pressoché innocue - e comunque meno dannose dell'alcool di cui tanti abusano - che di conseguenza i fumatori di ``erba'' non subiscono danni fisici o alterazioni tali da dover ricorrere a cure disintossicanti e che quella in atto contro di loro è una vera e propria persecuzione, poiché la legge attuale è assurda e quella sostitutiva in preparazione non è migliore. Ospitiamo oggi i primi interventi sul problema, pro e contro, tra cui quelli del prof. Franco Rocci, presidente del Movimento internazionale per la difesa della famiglia e del prof. Luigi Cancrini, ben noto come esperto anche per aver diretto un centro per il recupero dei giovani drogati.)

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"Quattro domande sul problema base"

Ho letto con estremo interesse la lettera nella quale Marco Pannella annuncia che fumerà pubblicamente hascisc per protestare contro gli arresti di giovani sorpresi ad usare la droga. Non condivido naturalmente la sfumatura di fondo della lettera, per la quale in materia di droga e di utenti della droga si tende ad essere di estrema larghezza, ed in particolare non mi sembra scientificamente e medicamente esatto paragonare i derivati della canna indiana nei loro possibili danni con l'alcool o con il tabacco.

"Pannella ha perfettamente ragione quando osserva che le uniche vittime di un fenomeno, che ormai da almeno 4 anni dilaga in Italia e del quale tutti si dicono preoccupati, sembrano essere alcune decine, o forese centinaia, di giovani incappati nelle norme del codice penale, norme delle quali tutti riconoscono la gravità e che Parlamento e Governo da 4 anni sembrano d'accordo di voler modificare.

"I giovani che oggi la legge penale colpisce allo stesso modo che i trafficanti e i profittatori della droga, sono quasi sempre soltanto delle vittime e non certo dei criminali o dei pervertiti, anche se Pannella dovrebbe ricordare che in materia di droga è quasi fatale il passaggio dalle sostanze più leggere e meno alteranti a quelle più alteranti, e che non è purtroppo bassa la percentuale delle giovani vittime che, dopo essere state tali, arrivano alla perversione ed alla stessa criminalità.

"Ritengo che la riforma della legislazione vigente sulla droga possa essere veramente, a differenza di altre riforme, un avanzamento di civiltà anche se come abbiamo appreso dai giornali in questi ultimi tempi, non sono molti i paesi nei quali si fa netta distinzione tra le vittime ed i profittatori della droga.

"D'accordo ancora con Pannella nel chiedere che parte integrante della nuova legislazione sia una più esatta e scientifica definizione delle varie forme di droga e della loro varia pericolosità ad evitare che anche su questa delicata materia le passioni polemiche impediscano di affrontare seriamente il problema, vorrei chiedere:

"1) se egli ritiene o no che la società ed ogni cittadino ed ogni genitore ed ogni giovane, abbiano o no il dovere di difendersi da quel male sociale (a differenza del divorzio e magari dello stesso aborto), senza alcuna giustificazione o difesa, quale è quello della diffusione e dell'uso della droga;

"2) se è d'accordo che occorre, contro i profittatori della droga, aggravare le pene e moltiplicare quelle pecuniarie, rafforzando anche le organizzazioni di polizia;

"3) se si debba invece, nettamente distinguere, liberandola dalle attuali assurde equiparazioni, la responsabilità - che pur in qualche misura esiste - delle vittime della droga, soprattutto se giovani ed occasionali;

"4) che infine questa rifor... ?? maggiore civiltà, e che non costa assolutamente niente) non debba avere dal Governo, dal Parlamento e dalle forze politiche una priorità, che a noi appare doverosa.

"Voglio, per chiudere, dichiarare che alla mia esperienza di presidente di un movimento che da anni si interessa del problema della famiglia, non soltanto - ad esempio - negli Stati Uniti (come a tutti è noto) ma da qualche tempo anche in Italia si stanno verificando e moltiplicando nelle famiglie, drammi penosissimi provocati dalla diffusione della droga (e il dramma si propone anche quando non vi sia l'intervento della legge penale...).

"Si tratta di un problema particolarmente grave che impone grave senso di responsabilità. Occorre risolverlo nel modo più equo e più scientifico, ma occorre risolverlo, e non rinviarlo ancora o confonderlo, magari pittorescamente esagerando aspetti non essenziali".

"prof. Franco Rocci, Presidente del Movimento Internazionale per la Difesa della Famiglia"

"Una legge sbagliata dalle fondamenta"

"Mi sembra opportuno precisare che il problema della droga in Italia viene montato in modo artificiale. Sebbene sia difficile capire a fondo le ragioni di questo fatto, è importante notare che in tal modo si distrae l'opinione pubblica da problemi assai più importanti.

"Per restare nel campo della salute basti qui come esempio: a) l'assoluta e criminale indifferenza con cui si verifica e si accetta il terribile primato italiano degli infortuni mortali sul lavoro. Il presidente dell'INAIL, dott. Andreis, dichiarava tempo fa all'Agenzia Italia che nel nostro Paese il fenomeno ha ``le dimensioni di una guerra: un morto ogni ora lavorativa, un ferito ogni sei secondi'', oppure si accetta il proliferare sotto l'occhio compiaciuto delle autorità dell'alcoolismo, cioè dell'unica tossicomania di sicuro rilievo sociale nell'Italia di oggi; b) è veramente straordinario l'accordo che regna su questo punto tra mezzi di informazione e governo: giornali, radio, televisione battono la grancassa per un progetto di legge il cui scopo fondamentale sembra quello di non far pensare a tutte le leggi che si dovrebbero fare e non si fanno (riforma tributaria, leggi sull'università, eccetera).

"Riguardo al problema dell'assunzione della droga ci limiteremo a segnalare: 1) che esistono i ``consumatori'' e i ``tossicomani'', che solo una piccolissima parte dei consumatori diventa tossicomane, che la differenza tra un consumatore e un tossicomane è immensa. 2) Che esistono droghe pericolose (eroina, anfetamina, morfina, barbiturici) e droghe praticamente innocue dal punto di vista medico, come l'hascisc. 3) Che la terapia del tossicomane e l'attività di prevenzione svolta a livello dei giovani richiedono in ogni caso l'assunzione di un atteggiamento psicoterapeutico. Una legge che si basa su elementi di coercizione e di repressione è una legge che distrugge sul nascere ogni possibilità di questo tipo, in questo senso è una legge che produce i tossicomani e che incrementa il numero dei consumatori come l'esperienza di ciò che è avvenuto in altre nazioni dimostra con assoluta evidenza. 4) La tossicomania è una manifestazione, fra le altre, della condizione più generale di disadattamento giovanile, non

si diventa tossicomani, in altri termini, se non ci sono già situazioni di vita che precedentemente non funzionano. Una legge che non tiene conto di ciò e che non inquadra gli interventi di prevenzione e terapia del tossicomane in un vasto disegno di riforme dell'assistenza, che ignora l'esistenza di vere e proprie ``fabbriche'' di ``disadattamento'', di ``follia'' e antisocialità negli istituti per l'infanzia o nei ghetti delle grandi città; una legge del genere è sbagliata in partenza, gira a vuoto, incrementa il fenomeno che dice di voler combattere".

"prof. Luigi Cancrini neuropsichiatra"

"Non è vero che l'hascisc non sia dannoso"

"Senza preamboli, puntualizzo, per l'urgente ``messa a fuoco'' richiesta al pubblico: 1) lo hascisc o marijuana, che dire si voglia, arreca disturbi psicosomatici a chi lo ingerisce ripetutamente a scopo voluttuario, non in dosi molecolari farmacologiche?; 2) il cannabinomane, cioè il drogato con hascisc (cannabis indiana), rappresenta un pericolo per la società? Se la risposta alle due domande (ad entrambe), è affermativa, non c'è permissività che tenga; e la difesa della società dal cannabinomane, insisto sulla parola difesa (Pannella parla di repressione, che non ha nulla a vedere con difesa), è doverosa, inevitabile, per chi non ha perduto il senso dello Stato, e delle sue stesse funzioni istituzionali. Si tratterà poi di stabilire come la difesa dovrebbe essere attuata.

"Quanto alla dannosità dello hascisc, per me, è un ``dato'', visto che c'è una legge penale che ne vieta il consumo. Ma, comunque, dai libri di cui dispongo, éditi in epoca recentissima, apprendo che vi è unanimità nel considerare i principi attivi (alcaloidi) contenuti nella canna indiana, stupefacente, a livello della morfina e della cocaina (vedi Pietro Benigno in ``Come agiscono i farmaci sul corpo umano''). Il Benigno, oltre che nel testo, pone, anche nel glossario, la canapa indiana e i suoi alcaloidi tra gli allucinogeni. Certo è che lo hascisc dà ``abitudine'', sicché il suo consumo diventa necessario dopo ripetute ingestioni (Pannella le sue promesse ``fumate'' dovrebbe ripeterle per trarne valido insegnamento), necessario, dicevo, al punto che, spiega il professor Benigno, il tossicomane che ne è privo, per procurarsi lo stupefacente, divenuto la cosa più importante della sua vita, è disposto a commettere qualunque bassezza. Gli ``abituati'' dice testualmente il Benigno, ``trascurano la famiglia e

"diventano spesso un pericolo per la società"''.

"Del resto, se la storia può insegnare qualche cosa, senza fare drammi per questo richiamo, che pure non è nella leggenda, gli ``assassini'' (da hashshashin, che si pronuncia in arabo, ``assassì'') nel 1000 e oltre, quando erano incaricati di uccidere i capi dei nemici, si inebriavano con lo hascisc, prima della missione.

"Se una pericolosità c'è (si è mai chiesto il Pannella come e dove i giovani fumatori di canapa indiana si procurano il molto danaro che sempre più, "necessariamente", occorre ad essi?), la questione si sposta sui mezzi di difesa dai cannabinomani, che lo Stato deve approntare.

"E qui sono pienamente d'accordo con Pannella: il cannabinomane, per pericoloso che sia, fuor di ogni ``setta'' di antica memoria, non è un criminale; è soltanto un grande infelice alla ricerca disperata di una felicità e di una pace oggi a tutti negata; un infelice che non va incarcerato, ma semplicemente recluso in appositi istituti di sorveglianza e di cura, perché e fin che guarisca in modo che non possa arrecare offesa ai diritti degli altri, che si contentano di quel poco che il ``creato'' offre loro. Non conosco la nuova legge, ma sarebbe perniciosa, ingiusta, infame, se lasciasse scegliere al tossicomane tra la clinica ed il carcere; assisteremmo allo spettacolo indegno di tossicomani ricchi curati in lussuose cliniche, e tossicomani poveri incarcerati: siffatta legge violerebbe l'art. 3 della Costituzione combinato con l'art. 32: la salute è un diritto fondamentale dell'individuo e tutti gli infermi hanno pari dignità sociale. Istituti unici, dunque, per tutti, "ed uguali per tutti": cui, dopo la ri

ammissione nella società, dovrebbe seguire un lungo periodo di efficace vigilanza ed assistenza sociale. Mi sia consentito di rivolgere (io che sono un maestro di scuola, insegnante di diritto, quindi di morale), ai giovani, un invito a rifiutare, l'implicito invito a fumare canapa indiana mescolata a tabacco, che si rinviene nel discorso emotivo del Pannella, poco informato sugli stupefacenti. Quanto ai magistrati, ed alla loro giustizia ``ammanettante'' cui il Pannella irride, meglio che lasci stare: i magistrati hanno solennemente giurato di attuare le leggi, buone o cattive che siano (principio di ogni sana democrazia fondata sulla divisione dei poteri), e devono attuarla con fedeltà, disciplina ed ``onore'', come dice l'art. 54 della Costituzione, piaccia o non piaccia ad essi la legge".

Vito Anania

"Un architetto che "fuma""

"Sono un architetto di 43 anni. Fumo hascisc e marijuana da 5 anni, lo faccio saltuariamente, in qualche periodo solo al week-end, in altri momenti tutte le sere; spesso sono stato settimane e mesi senza fumare.

"Non sono un drogato: non smetto di fumare perché è un'attività che mi interessa, non è un'evasione, non c'è niente di nevrotico, mi ha arricchito e mi pare che mi possa essere ancora utile. Per lo stesso motivo non smetto di andare al cinema per vedere film interessanti, o non smetto di leggere libri.

"Non ho mai avuto nessun disturbo fisico o psichico che potessi attribuire alla canapa indiana: mi offenderei se qualcuno mi chiamasse ``malato'', e come minimo penserei che si tratta di un ignorante o di un maniaco.

"Ho tre figli: uno ha 6 anni, gli altri 10 e 11. Non li ho mai fatti fumare, ma non gli do nemmeno da bere whisky o superalcolici, che ritengo comunque più dannosi e meno utili. Non sono un propagandista della marijuana, ma sarei pronto a discutere con chiunque i suoi effetti se la legge non fosse così severa in proposito. Ho potuto conservare la mia libertà a cui tengo molto (ed è questo uno dei motivi per cui non uso droghe forti, né abuso di alcool), proprio perché delle mie abitudini private non parlo in giro, e, molto a malincuore, non sto mai insieme a giovani, magari interessanti, ma che appartengono a ``giri'' destinati alla continua persecuzione della polizia.

"Ho una vita borghese e ho dei complessi di colpa: mi sembra atroce che migliaia di ragazzi (le cifre ufficiali dicono duemila solo l'anno scorso) finiscano in prigione perché fanno qualcosa di innocuo che io faccio con relativa tranquillità forse anche più spesso".

("Lettera firmata")

 
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