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Aloisi Alfonso, Porrettini Gianni, Annovazzi Vittorio, Granata Fabrizio, Righini Roberto, Berci Giulio - 23 gennaio 1973
LA MARIJUANA E I GIOVANI (4)
Interventi di Alfonso Aloisi, Gianni Porrettini, Vittorio Annovazzi, Fabrizio Granata, Roberto Righini, "Lettera firmata", Giulio Breci

SOMMARIO: In seguito alla pubblicazione sul IL MESSAGGERO di una lettera di Marco Pannella (testo n.1071) che, prendendo spunto dall'arresto di 17 studenti accusati di fumare hascisc, sostiene la necessità di depenalizzare le "non-droghe", si apre sul quotidiano romano un dibattito sulla droga.

(IL MESSAGGERO, 23 gennaio 1973)

(Continuiamo nel dibattito sui giovani e la marijuana aperto dalla lettera di Marco Pannella pubblicata martedì scorso. Una raccomandazione: lettere brevi, diversamente saremo costretti a tagli redazionali che preferiamo non affrontare. Una risposta al professor Aloisi di cui pubblichiamo oggi l'intervento: un dibattito non sarebbe tale se "Il Messaggero" pubblicasse solo le lettere a favore di una tesi o decidesse prima quali siano quelle sensate. Questa è una libera tribuna dalla quale chiunque ha diritto di parlare purché in termini civili e concreti.)

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"L'alcool prima e dopo"

"Mi adonto che pubblichiamo lettere così mistificatrici e socialmente dannose come quelle del sig. Anania in ``Messaggero'' 19 u.s. Vi si afferma che la dannosità dell'hashish è un dato, ``visto che c'è una legge penale che ne vieta il consumo''. Allora il tabacco fa bene, secondo lui, mentre l'alcool sotto il proibizionismo faceva male poi dopo ha cominciato a fare bene. Anche il delitto d'onore è quasi buono e la consorte la sa si può, in casi estremi, assassinare (a tal proposito, in arabo, si pronuncia hashshash e non ``assassi'', come riferisce il suddetto Anania pensando chissà a cosa).

"Il Benigno, che non conosco (ma ne conosco altri, forse, migliori), non può aver detto, per quanto prevenuto, che l'hashish provochi assuefazione, e neanche che si possono considerare ``I suoi principi attivi al livello (di quelli) della morfina e della cocaina'', perché nessuna delle due cose è vera. E' quindi probabile che l'Anania abbia falsato i dati.

"Non gli cito altri studiosi, ve ne sarebbero molti, ma non li merita; tuttavia voglio ricordare l'articolo apparso sul vs. giornale il 23-3-'72 a proposito del rapporto sulla marijuana voluto da Nixon, persona fuori ogni sospetto, in cui tra l'altro si dice che la m.j.: non provoca assuefazione fisica, non lede il cervello, non uccide, non influisce sui nascituri, non provoca alterazioni mentali, può ridurre la tendenza alla violenza, non impedisce di guidare, non porta al consumo di altri e più forti stupefacenti, e via dicendo.

"E' perciò scandaloso che un giornale generalmente serio e ben informato quale il vostro concorra, in un caso o nell'altro, alla diffusione di notizie così inesatte in modo voluto e comunque indegne, per motivi sociali, di apparire in luogo pubblico".

"Prof. Alfonso Aloisi - Roma"

"Altre domande a Marco Pannella"

"Ho seguito la polemica dopo la lettera del radicale Marco Pannella e, siccome non ricevo prevenzioni né opinioni precise in materia, ho letto con una certa sorpresa che la marijuana e l'hascisc sarebbero del tutto innocue e addirittura meno pericolose dell'alcool che chiunque può ingurgitare senza dover aprire conti con la giustizia.

"Se questo è vero si spiegano tante cose a cominciare dalla campagna negli Stati Uniti per ottenere la libera vendita di tali droghe o ``droghe leggere'' che diversamente farebbe pensare agli americani come a gente matura per il manicomio.

"Ciò nondimeno ci sono due cose che vorrei sapere:

"1) in che senso quantitativo, l'alcool è più pericoloso della marijuana? Una sigaretta d'``erba'' quanto vale? Un bicchierino o due litri di whisky?

"2) supposto che davvero queste droghe siano innocue, anche se la legge non le riconosce tali, che cosa vorrebbe esattamente il signor Pannella? Che fosse concessa la libera vendita? O soltanto che la polizia e i carabinieri mettessero meno accanimento nella caccia ai fumatori)".

("Gianni Porrettini - Roma")

"Pericolosità e dibattito"

"A proposito dell'intervento di Pannella sulla droga: è vero che esistono pubblicazione scientifiche straniere che dimostrano la non pericolosità dei derivati della canapa indiana? Se sì, perché non vengono citate dalla stampa, e non si apre un dibattito serio sull'argomento?".

("Vittorio Annovazzi - Roma")

"D'accordo ma non troppo"

"Scrivo a seguito della lettera pubblicata sul suo giornale del 16 gennaio 1973 a firma del dott. Marco Pannella.

"Come giovane universitario, non certo attaccato a certi valori culturali che sanno molto di conservazione e reazione, vivendo tra i giovani, penso di poter affermare di conoscere abbastanza bene il fenomeno droga.

"Naturalmente convengo con il Pannella nel condannare gli assurdi istituti di lotta contro gli stupefacenti che si risolvono soltanto in carcere o istituto di rieducazione, che altro non sono se non immense scuole del crimine, dove di redenzione e rieducazione c'è ben poco. Concordo anche nel rigettare tutta quella vasta tematica di parte tesa ad equiparare la droga al marxismo, al radicalismo, al divorzio, tematica cara a ben determinati ed individuabili strati della nostra società.

"Però, pur permettendo che la droga in questione, hascisc e marijuana, non presentano quei caratteri deleteri quali l'assuefazione, la tolleranza, la prostrazione delle capacità sensitive come oramai la più parte della scienza del settore riconosce, anche se è bene ricordare che possono portare ad alterazioni sensibili della personalità, specialmente in soggetti mentalmente disturbati, non possono dissentire sui temi di fondo che emergono dalla lettera del Pannella.

"In primo luogo trovo discutibile affermare che già esistendo forme d'intossicazione quali l'alcolismo e il tabagismo, il cannabismo altro non sarebbe che una forma d'intossicazione in più. Infatti se l'alcool e il tabacco gravi danni hanno portato e portano in moltissimi fisici, danni non limitati alla sola persona assuefatta, ma che lasciano tare notevoli nella progenie, non vedo come si possa auspicare l'introduzione comune di una ennesima forma voluttuaria d'evasione dalla realtà.

"Di evasione, infatti, si deve parlare come altro punto focale del problema. E' noto infatti il dilagare degli stupefacenti tra i giovani, e altrettanto note ne sono le ragioni. Insoddisfazione, frustrazione, contrasti psicologici, delusioni sono le cause che portano i giovani all'approccio con gli stupefacenti. Ma elogiare questo comportamento fino a giungere a ``stimare specificamente'' mi sembra assurdo. Il drogato è colui il quale non reagisce, non apre un dialogo, molte volte difficile, non contesta se non astraendosi dal contesto sociale stesso. Una situazione, dunque, egoistica e di vigliacco disimpegno, attuate in un mondo ove i giovani portano avanti la loro lotta per un mutamento delle ormai vecchie strutture sociali: lotta che richiede il contatto, il dialogo e non la, troppo semplice, via della droga.

"Mi sembra pertanto che se una battaglia si deve portare avanti, questa è quella di recuperare questi giovani alla lotta per la realizzazione dei veri valori della vita. Cioè non di quelli che la attuale società ci propone: arrivismo, compromesso, falsi valori del consumismo, ma di quelli per i quali noi giovani quotidianamente combattiamo: quali il riconoscimento del valore della persona umana, il suo rispetto e la sua attuazione in un mondo ove la giustizia sociale non sia semplicemente una chimera".

("Fabrizio Granata - Roma")

"Una lettera dal carcere"

"Sono un ragazzo che da tempo (molto) fuma hashisc e marijuana ora sto in carcere per questo (4 mesi). Sto seguendo assiduamente il dibattito aperto dal vostro quotidiano e non sono il solo. C'è molta gente che parla più o meno bene; comunque credo che a questo punto si debba anche ascoltare chi quest'erba la conosce veramente bene e non chi l'ha letto sui libri o sentito dire.

"La ``cannabis sativa'' non può e non deve essere considerata una vera droga come pure i suoi derivati quali hashisc, kuf, ecc. A questo proposito vorrei rispondere al signor Vito Anania: 1) l'hashisc non si ingerisce ma si fuma (forse non lo sa); 2) è veramente intollerabile sentir dire hashisc = assassino. L'effetto principale di quest'erba porta alla calma e alla "non violenza", poi aumenta l'appetito e il sonno. Non sto facendo pubblicità alla canapa indiana: potete interpellare illustri studiosi in merito, non sto dicendo fandonie. Non produce allucinazioni, non è affatto vero che porta all'uso di droghe vere, anzi è un rimedio contro l'alcolismo e non è assuefacente!

"Per quanto riguarda la nuova legge proposta al Parlamento è totalmente sballata.

"Io sarei il primo a firmare se ci fosse una sottoscrizione che mettesse al bando le "droghe vere", cioè quelle che sia fisicamente che psichicamente provocano menomazioni e assuefazioni: 1) gli oppiacei ("eroina, morfina, oppio") droghe veramente deleterie; 2) "cocaina" anch'essa molto pericolosa; 3) le "anfetamine" che portano alla violenza e alla schizofrenia; 4) e infine l'``LSD'' che distrugge le cellule del cervello menomando anche i cromosomi.

"Non si capisce perché la polizia non arresti i baristi e che si fa un mezzo litro all'osteria, ci sarebbero ben più ragioni per farlo. Quando ``fumavo'' non ho mai avuto disturbi di alcun genere; ora sarò condannato a fare minimo 2 anni di carcere di ``riabilitazione'', ma quale riabilitazione se qui si rischia veramente di diventare veri criminali!

"Anche i metodi che usa la polizia sono alquanto discutibili. E' scandaloso vestirsi da hippy, andare da uno che fuma e chiedergli di procurare della roba (questo in altri paesi più civili come l'Inghilterra si chiama istigazione, in Italia si chiama ``trucco''). Questi non fa altro che andare dal suo fornitore (che non viene quasi mai preso) e portargliela. Questo è lo spacciatore? E' davvero un bel trucco! Il 99% dei ragazzi arrestati per l'erba sono "incensurati": questo occorre ripeterlo al signore che dice hashisc = assassino".

"Roberto Righini"

"Glorificazione della marijuana"

"L'iniziativa di Marco Pannella mi dà il coraggio di intervenire nel dibattito sulla droga, e di far sentire la voce di uno che è ``dentro'' il problema da molto tempo, ma non se l'era mai sentita di uscire allo scoperto, schiacciato come era tra la persecuzione della legge e l'ostilità dell'opinione pubblica.

"La mia immagine non è molto attraente per un cronista a caccia di sensazione: professionista maturo, capelli di lunghezza regolamentare, vestiti sobrii, sposato con due figli. Faccio un lavoro che richiede uno sforzo intellettuale e nervoso non indifferente, e mi impegna otto ore al giorno; posso dire di essere affermato, noto ed apprezzato: chi mi conosce sul lavoro, mi giudica serio, distaccato, perfezionista, nemico dei compromessi: insomma un ``fanatico'', come si dice a Roma.

"La mia casa è confortevole e ``borghese'', in un quartiere moderno, con mobili dall'aspetto solido e quadri d'autore alle pareti: quanto di meno probabile per diventare quella che viene definita ``una squallida fumeria''.

"Ciononostante, io ho l'abitudine di fumare marijuana con una certa frequenza (una o due volte la settimana), da almeno dieci anni, da quando cioè sono tornato da un soggiorno in Marocco. Il più delle volte ``fumo'' solo o con mia moglie: questo ci aiuta ad apprezzare la musica, a leggere un buon libro, a parlare fra noi, a fare l'amore con un po' più di fantasia. Altre volte fumiamo in gruppo con amici, quasi sempre gli stessi (per ovvie ragioni di prudenza, ci preoccupiamo che sia il minor numero di persone a ``sapere''): altri professionisti ``borghesi'', ben inseriti nella società, benestanti, affermati e un po' annoiati. Non succedono ``orge'', ma si parla, si ride, o si tace (ma è un silenzio che non ``pesa''), il presente si dilata, il passato e il futuro diventano remoti, e con loro si allontanano le preoccupazioni per ciò che è accaduto e per ciò che accadrà domani.

"In questi che i cronisti chiamerebbero ``squallidi convegni'', le voci sono per lo più basse, tranquille, il comportamento è rilassato ma corretto, e ad un'ora conveniente (mezzanotte, l'una) ciascuno torna a casa sua. A differenza che con gli alcoolici, la marijuana non lascia peso allo stomaco, mal di testa, bocca impastata, ``hang over''. Si va a letto senza alka seltzer, e si dorme bene. Il giorno dopo, si è del tutto ``a posto'' per lavorare.

"Ebbene, noi tutti - pur essendo individui produttivi, onesti e fondamentalmente in accordo con la società - siamo ``criminali'' per la legge. Noi sappiamo, per aver letto pubblicazioni scientifiche, che l'uso moderato della marijuana non fa male, ne abbiamo avuto la prova attraverso l'esperienza personale, e non vediamo perché rinunciare al nostro innocuo vizio, quando per esempio un alcoolista viene tollerato ed addirittura incoraggiato nel suo vizio dalla stessa società che ci mette al bando.

"Con la nuova legge dicono che andrà meglio. Potrà anche capitare che un giudice buono ci mandi a ``curare''. A curare che cosa? Della nostro noia, delle nostre piccole nevrosi del tutto simili a quelle di milioni come (o peggio) di noi?

"Insomma, galera o manicomio (e chissà se il secondo è davvero meglio della prima!) che vantaggio verrebbe alla società dal fatto di toglierci di mezzo?".

Lettera firmata, Roma, 18 gennaio 1973

"La droga non va mai bene"

"Non sono affatto d'accordo con chi, intervenendo nel dibattito, difende i fumatori di marijuana. Sarà innocua o quasi, non darà assuefazione ma mi pare sempre qualcosa di deprecabile, per lo meno come fuga dalla realtà. Se le pene sono troppo pesanti per i consumatori, c'è il Parlamento dove si può discutere, come credo si stia facendo, la nuova legge.

"Su un solo punto mi pare che si potrebbe esser d'accordo. Si legge spesso di tutori dell'ordine che si fingono compratori facendosi passare per ``hippies'' e arrestano giovani per piccolissimi quantitativi di hascisc. Questo forse è eccessivo. Sarebbe meglio sprecare energie per dar la caccia ai veri spacciatori".

("Giulio Berci - Roma").

 
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