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Anania Vito, Rosati Francesca, Valci Fernando, Benzi Umberto, Pace Giuseppe, Valerio Nico, Teodori Massimo - 29 gennaio 1973
LA MARIJUANA E I GIOVANI (7)
Interventi di Vito Anania, Francesca Rosati, Fernando Valci, Umberto Benzi, Giuseppe Pace, Nico Valerio, Massimo Teodori

SOMMARIO: In seguito alla pubblicazione sul IL MESSAGGERO di una lettera di Marco Pannella (testo n.1071) che, prendendo spunto dall'arresto di 17 studenti accusati di fumare hascisc, sostiene la necessità di depenalizzare le "non-droghe", si apre sul quotidiano romano un dibattito sulla droga.

(IL MESSAGGERO, 29 gennaio 1973)

(Il dibattito sulla ``marijuana'' e i giovani continua, alimentato da un afflusso di lettere la maggior parte delle quali hanno il già lamentato difetto: sono troppo lunghe. Ancora per oggi non apportiamo tagli, ma d'ora in avanti le ridurremo all'argomento principale, salvo eccezioni. Una lettera non è un articolo, non si può pretendere di dire tutto. E più lunghe sono, meno vengono lette. Facciamo bene o facciamo male a lasciare aperte le discussioni sul tema così attuale della droga? Un lettore trova che sia un errore perché ``i giovani potrebbero credere che gli stupefacenti non sono pericolosi''. Noi non riteniamo, viceversa, che i giovani siano sciocchi e incapaci di seguire un dibattito. Di più, pensiamo che la ricerca della verità non sia mai diseducativa e che il silenzio equivalga spesso alla menzogna. I lettori troveranno che alcune delle lettere odierne rispondono a interventi dei giorni scorsi: ciò spiega i riferimenti a nomi che non diranno molto a chi non ha seguito tutte le lettere pubblicate

sinora.)

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"Anania risponde a chi gli ha risposto"

Livio Moretti è salito sul quadrato, ma, come avviene agli spavaldi, si è subito scoperto. Infatti:

1) Quando il Moretti afferma che il professore Benigno, parlando di assuefazione e pericolosità del "drogato" si riferisce ai soli consumatori di oppiacei, dice cosa difforme dal vero e, chiaramente, fuori della buona fede. Se il lettore vorrà controllare, e farebbe bene perché i Benigno dice tante altre cose interessanti, si renderà conto della esattezza della mia trascrizione (vedi Benigno "Come agiscono i farmaci sul corpo umano" - ed. ERI 1962, pag 40 e seguenti).

2) Quando il Moretti rende noto che un sigaretta alla marijuana costa 250 lire, porta un argomento validissimo alla mia tesi: ad un giovane studente, già sulla via dell'"abitudine" (vedi Benigno), che riceva diecimila lire al mese dai genitori, e fumi cinque sigarette al giorno, occorrono, "necessariamente" 37.500 lire al mese; come si procura le 27.500 lire che mancano alle sue entrate? Quindi, d'accordo, signor Moretti, e grazie per la collaborazione.

3) Il Moretti cita lo psichiatra Benabud, specialista in stupefacenti, e lo qualifica ""uno dei più feroci nemici della canapa"". Siamo nel campo della pura logica: si guarda con estrema ferocia al nemico estremamente pericoloso; quindi, per Benabud, sociologo e psichiatra, ricercatore di drogati con hashisc, la canapa indiana è un nemico della umanità. Ancora grazie signor Moretti, per la sua collaborazione davvero preziosa alla mia tesi.

4) Poniamo che i cannabinomani, cioè i maniaci della canapa, accertati da Benabud (Moretti parla di qualche centinaio) siano, tra i marocchini, 650, e in questo numero comprendiamo i non accertati. Se in Marocco i drogati cronici sono 650, in Italia, società alienata e ansiosa di "evadere", una volta reso libero l'uso e il consumo della marijuana, fatte le debite proporzioni, avremmo attorno ai tremila cannabinomani! Con che, grazie alle informazioni del signor Moretti, rimane dimostrato il grave pericolo di porre la canapa indiana alla portata di tutti. Il signor Moretti sa benissimo che non posso condurre al "Messaggero" cannabinomani, perché, grazie alla "repressione", in Itala, a quanto pare, ancora non ce ne sono.

5) Il Moretti si fa con l'alcool, il "nemico permesso". Evidentemente egli è a corto di argomenti, come usano fare quelli che si difendono accusando; la nostra disputa ha per oggetto l'hascisc, non l'lcool: perché c'è un male, dobbiamo aggiungere male al male? Peraltro il Moretti dimostra di ignorare che il nostro codice penale continua a tenere sullo stesso piano, ripeto, identico piano, l'alcool e stupefacenti, in determinate situazioni criminose o di pericolosità (vedi articoli 95, 221, 222, 579 numeri 2, 580, 613, 717). Del consumo e della somministrazione di bevande alcooliche la legge penale si occupa largamente e con norme rigorose (vedi articoli da 686 a 691 del Codice penale).

Quanto alle mie "recentissime" fonti di cognizione, trascrivo per tutte, una informazione del 1972, attinta dalla enciclopedia universale Rizzoli, alla voce "stupefacenti": fonte, si badi bene, sicuramente disinteressata e obiettiva, e insisto sul disinteresse. Dice la Rizzoli-Larousse: "Gli stupefacenti principali sono l'oppio, la cocaina, l'estratto resinoso di canapa indiana. Caratteri comuni di ``tutti'' gli stupefacenti sono l'azione tossica, i fenomeni di assuefazione (che il Moretti contesta) provocata dall'uso continuato, lo stato di necessità che ne deriva...; in certi tossicomani la necessità della droga è tale da indurli a commettere azioni criminose per procurarsela (sic)".

L'enciclopedia Treccani, alle varie voci riferibili alla canapa indiana, dice stesse cose, ma è meno recente. C'è poi la Enciclopedia Curcio, alla voce allucinogeni. Ricordo infine ai lettori che la scienza russa pone sull'identico piano i papaveri da oppio e la canapa indiana (articolo 179-a del Codice Penale Russo). E gli scienziati russi non sono da meno degli altri stranieri citati dal Moretti, e degli scienziati italiani che egli, italiano, non cita.

Mi fa piacere di avere divertito il mio contraddittore e collaboratore; penso che sia preferibile divertire i giovani per convincerli a non fumare marijuana, anziché invitarli a farne uso.

Leggo in questo momento la risposta-libello del professor Aloisi: non ritengo che sia meritevole di una risposta qualunque. Quanto alla permissività americana in tema di marijuana ne conosciamo pure troppo i terrificanti risultati; il richiamo ad essa è un boomerang che conforta la mia tesi. Grazie dunque anche al professor Aloisi per la sua collaborazione.

"Avv. prof. Vito Anania" - Roma

"Storia privata di un parlamentare"

"Una mia amica è figlia di un deputato socialista. Fuma saltuariamente da due anni, sta bene, non ha nessuna voglia di provare droghe dure. A suo padre non l'aveva mai detto per paura di scandali o cose del genere.

"Ma l'altra sera a casa sua, parlando di queste cose, lei gliel'ha detto. Sembrava impazzito: ``Tu ti droghi!!!''. ``Ma è hascisc, mica droga vera''. Per lui tutte le droghe sono uguali, trova più differenze fra i preti di destra. Eppure ha due lauree, è al Parlamento. Figuriamoci gli altri".

("Francesca Rosati" - Roma)

"Non vorrebbe lettere pro-droga"

"Io, responsabile di un quotidiano, non pubblicherei lettere a favore della droga. Lo trovo dannoso per i lettori giovani, che già predisposti, troverebbero compiacenti giustificazioni all'uso della medesima. Riconosco ai fautori, diritto di classificazione: drogati o trafficanti spacciatori. Come pensiero sottoscrivo incondizionalmente quanto formulato dal prof. Franco Rocci. Qualche rispostina. L'"architetto che fuma in incognito", per me sarebbe disoccupato sino... a guarigione. "Stampa alternativa" si affanna per dimostrare la maggior tossicità dell'alcool sulla marijuana. Non ci interessa! - Qui cerchiamo di evitare un altro malanno in aggiunta a quelli esistenti, e non cavillare sulla gradazione tossica. "Lo studente in medicina Livio Moretti" è immaturo, non ha l'età voglio dire, sarà prudente comunque, annotare il suo nome per quando eserciterà.

"D'accordo su leggi tutte da rifare. E fatalmente bisogna parlare di politica.

"Finché avremo una caterva di partiti e partitelli con aggiunta di correnti che spezzettano ancor di più lo già spezzato, non si concluderà mai niente: né per la droga né per altro. Preciso: sono fautore di due partiti soli che ritengo capaci di contenere gli ideali di tutte le persone di buon senso ed in buona fede".

("Fernando Valci" - Roma)

"L'esperienza di un ottantunenne"

"1. - Trovo strano che la gioventù studentesca odierna abbia bisogno di ``fumare''. Ai miei tempi (ho 81 anni) la gioventù non aveva detta necessità, era studiosa, aveva amor proprio e desiderosa di farsi una posizione.

"2. - All'onorevole Ruggero Orlando dico che non credo che della ``massima tragedia americana'' siano responsabili governanti e poliziotti fanatici ed indiscriminati nel protezionismo.

"3. - Alla signora Meyer, dico che l'atto di protesta del signor Pannella di ``fumare'' in pubblico non è coraggio ma spavalderia politica data la sua ideologia, perché in un regime dittatoriale ove vi è anche la gioventù che ``fuma'' il signor Pannella non avrebbe fatto nessuna protesta.

"4. - Al signor architetto ed al poliziotto hippy, il primo che spavaldamente dichiara di ``fumare'' ed il secondo che si farebbe arrestare se venisse arrestato il signor Pannella, rispondo che se hanno la responsabilità delle loro dichiarazioni non dovrebbero nascondere le loro generalità nella formula ``Lettera firmata'' perché se è un dibattito pubblico è verso il pubblico che devono assumersi la responsabilità e non solo verso il Giornale.

"5. - E giusto rinnovare la legge nel punire, distinguendo chi ``fuma'' da chi importa e vende la droga ed allora invito il signor Pannella anziché protestare: di collaborare con le autorità per individuare che importa e vende la droga e questo egregio signor Pannella non è far la spia, bensì contribuire a quella rinnovazione della società che la gioventù proclama ma ben inteso sia società basata su i principi fondamentali della morale, della umanità e della civiltà. Son capaci i giovani odierni che ``fumano'' o che si drogano di formare tale società, egregio signor Livio Moretti studente in medicina"?

"Umberto Benzi" - Roma

"Meglio parlarne o non sottilizzare?"

"Allora tutte queste commissioni, questi scienziati dicono che l'hascisc non fa male. Ma credete proprio che sia educativo dirlo? I giovani potrebbero credere che gli stupefacenti non sono pericolosi.

"Molto meglio essere duri, senza cedimenti, parlare sempre di droga, drogati, senza tante sottigliezze, citando gli effetti negativi della droga in generale".

"Giuseppe Pace" - Roma

"Anche l'ossigeno è una droga"

"Forse non tutti sanno che l'ossigeno, respirato in forte concentrazione, genera esaltazione, effetti esilaranti e vistosi. Proprio come tutte le droghe quindi; eppure quale procuratore della repubblica se la sentirebbe di incriminare per assunzione di sostanze psicostimolanti i volonterosi scalatori e gli amanti dell'altra montagna? Infatti non c'è bisogno della droga per drogarsi. Sono note le virtù psicostimolanti di alcuni colori: perché le camere delle cliniche hanno le pareti di color verde pallido e perché i medici consigliano agli ipotonici di contornarsi di oggetti di color rosso fuoco? Non parliamo poi degli indiani del Bengala che si drogano con le dissonanze di uno strano violino a molte corde, o dei negri del Dahomey e di Haiti che cadevano tramortiti nel ritmo spasmodico del "voo-doo". Gli stessi appassionati di jazz conoscono bene il raptus dello "swing", in cui alle convulse contrazioni si alternano, meravigliose sensazioni di rilassamento. In tutti questi casi si hanno fenomeni abnormi con s

ecrezione di sostanze ormonali (adrenalina), aumento della pressione e del ritmo cardiaco, ipertonismo, dilatazione o contrazione della pupilla ecc. Tutto o quasi - a ben vedere - può essere considerato droga; dipende dall'ideologia e dalle esigenze dell'élite politica o dalla classe politica dominante considerare droga una sostanza invece di un'altra. Per la classe politica di Roma era droga pericolosa la propaganda di una religione pauperistica e umanitaria (Cristo), per lo corrotte gerarchie della Chiesa e della nobiltà la droga era la demonologia, lo spiritismo, la stregoneria (pretesto per arricchirsi con le spoliazioni degli accusati); oggi la campagna antimarijuana si rivela un pretesto per colpire ambienti che si presume di sinistra o di anticonformisti in genere.

"Marco Pannella e i radicali hanno ragione: oggi è la marijuana, e domani? Chissà, potrà essere la glicerina o l'Alka-Seltzer. Chi ci difenderà dalla sfrenata discrezionalità, dal prepotere illiberale dello stato? Non c'è bisogno di professarsi anarchici, basterebbe addirittura definirsi liberali per ammettere che nasce prima (o comunque è più importante) l'individuo che lo stato, e che quest'ultimo non ha il diritto d'intervenire negli affari del cittadino (che è poi colui che allo stato conferisce i poteri) se non in caso di comprovato pericolo sanitario e sociale. Perché la libertà non è una formuletta politica; con buona pace di certi reazionari "progressisti" (vero signor Fabrizio Granata?) o comunisti moraleggianti (vedi retorica del ``sano popolo in armi che si tempra sul pagliericcio della rivoluzione'', dove il sesso, il femminismo e la vita libertaria sono tabù) la libertà è un fatto esistenziale, un aspetto della vita quotidiana, è l'accettazione del diverso, l'insofferenza per il conformismo e il

fanatismo ottuso, come ci ha insegnato quel Franceso Maria Arouet - per gli intimi Voltaire - che se vivesse oggi sarebbe certamente non a scrivere ma a rilegare libri nel laboratorio della casa di pena di Rebibbia".

"Nico Valerio" - Roma

"Un altro agente drogato per servizio"

"Non sono d'accordo col collega che ha firmato la lettera sulla droga.

"Anch'io per motivi di servizio sono stato costretto a drogarmi. Qualche volta mi è bastato far finta: ma una volta ho dovuto prendere addirittura l'LSD ed è stato terribile, ché per otto ore e più credevo di essere impazzito, piangevo come un bambino e con l'angoscia... Mi sentivo in colpa a fare il mio dovere!

"Ma da lucido, devo dire la verità. La droga bisogna colpirla senza pietà. E sarebbe una vergogna se l'agente che ha scritto si presenta a contestare insieme a Pannella".

"Lettera firmata"

"Fumeria con Marco Pannella"

"Ho trascorso circa due anni e mezzo negli Stati Uniti per il mio lavoro scientifico, lo studio della storia e della società americana contemporanea. Ho vissuto a Philadelphia ed a Berkeley, associato come ``"visiting researcher"'' presso la Università di California. Ho frequentato ambienti accademici, politici, giovanili, culturali, cioè tutti quelli in rapporto con i miei interessi di americanista contemporaneo.

"Mi sono trovato a fumare hashisch ed altre sostanze di tipo ``erba'' di cui non conosco neppure il nome. Non le ho mai cercate, né volute, anzi nella mia coscienza è stato sempre radicato il convincimento razionale ed istintivo che anche i necessari processi di liberazione personale e di approfondimento dell'ego così come dei rapporti con le altre persone, debbano avvenire senza nessun aiuto meccanico, artificioso. Sono, ad esempio, un accanito avversario della psicanalisi (come moda), a cui occorre rivolgersi solo in casi patologici. Sono stato convinto e lo sono ancora oggi che tutto ciò che non si conquista con sforzo, anche in termini di felicità, è illusorio e caduco.

"E' cominciato una sera, invitato a cena da colleghi docenti, a tre giorni dal mio arrivo in Usa (era il 1966), in cui - senza che ne fossi stato avvertito - tra gli ingredienti del dessert era contenuta marijuana o hascisc, non so. Così le altre volte, in ambienti diversi ma generalmente sempre a buon livello, in cui ``fumare'' o ``mangiare'' sostanze contenenti ``erba'' era naturale, spontaneo e largamente diffuso. Non sono mai stato male né fisicamente né psicologicamente - pur essendo per carattere un ipersensibile - non ho avuto illusioni poi svanite, frustrazioni esaltate, non sono stato soggetto neppure a processi scatenanti: ho provato esattamente la sensazione di chi passa delle buone, profonde ore con amici cari in pienezza di vita e di rapporti, di benessere fisico e morale. Altre volte, serate o giornate in cui avevo bevuto o fumato eccessivamente mi hanno sempre provocato disturbi in ogni senso.

"Ho quindi cercato di approfondire il problema in termini culturali e scientifici: la stragrande maggioranza delle indagine serie e dei rapporti non tendenziosi sull'argomento, di cui mi sono documentato in Usa, dimostrano la non assuefazione, la non pericolosità fisica (se non equivalente o minore a quella di altro tipo di sigarette) delle droghe cosiddette ``leggere'': anzi, addirittura che esse possono rappresentare medicina curante di alcune malattie come il glaucoma.

Nel 1968 ho scritto:

"...Le stesse esperienze con la droga sono in realtà niente altro che l'accelerazione di un processo di rottura con il passato e la ricerca di una interiorità genuina che ogni giorno la pressione sociale rigetta in una serie di modelli comportamentali. La marijuana è stato il segno della ribellione prima di tutto all'etica del lavoro e del successo, che richiedono controllo, disciplina esteriore, appunto doppi standards. "Tutto quello che può essere fatto chimicamente - dice William Borroughs - può essere fatto in alti modi..." Le nuove generazioni hanno cercato una scorciatoia verso la trasformazione della struttura della personalità e la costruzione di un "nuovo essere umano"." (M. Teodori, "The New Left: A Documentary History". New York, 1969; trad. it. "La nuova sinistra americana". Feltrinelli, pagina 113).

Più recentemente ho precisato ulteriormente il mio pensiero di rifiuto della necessità e della propaganda della droga, anche ``leggera'', scrivendo tra l'altro, in questi termini:

"...Questa ideoligizzazione della "via della droga alla rivoluzione" e della "via della droga alla religione" (che fa Tim Leary) è proprio ciò che non può essere avallata, soprattutto da parte di chi è favorevole alla liberalizzazione delle droghe non assuefacenti, il cui uso da studiarsi in rapporto al grado di pericolosità e nocività non può essere affrontato con metodi repressivi e deve essere ricondotto alla stregua di altre inclinazioni personali..." (""Droga e religione"", recensione a "Il Grande Sacerdote di Tim Leary". Paese Sera - libri 16-7-'71).

"Rientrando in Italia nel 1969 non ho mai fumato, non ho mai cercato di farlo, ho rifiutato inviti aperti o occulti a partecipare a questo tipo di cose (generalmente provenienti dalle ``migliori famiglie'') e ritengo che non lo farò mai poiché non ne sento il bisogno.

"Per tutto ciò, prima ancora che come dirigente del Partito Radicale, come cittadino e come uomo moralmente impegnato a trasformare il nostro Paese nel senso di maggiori dimensioni di libertà e di giustizia, sento il dovere di annunciare pubblicamente che con Pannella attuerò la disobbedienza civile di fumare ``erba'' in pubblico, battendomi contemporaneamente per l'aggravamento delle pene per gli spacciatori ed in particolare per quelli di droghe ``pesanti''. Infatti ci sono peccati di omissione: come politici o come intellettuali, che hanno quindi maggiori responsabilità rispetto alla società oltre che rispetto a se stessi, non possiamo consentire per trasformare il mondo in cui operiamo in direzione che la nostra coscienza, conoscenza ed esperienza ritiene giusto, che ci si possa limitare a scrivere articoli, a firmare petizione, ad esprimere solidarietà, ad aiutare collegi di difesa o cose simili. Abbiamo visto che tutto ciò non basta con l'affidare trasformazioni esclusivamente ai processi lenti ed inef

ficaci dei meccanismi parlamentari ("sui quali occorre pure fare una enorme pressione"). Se è possibile fare qualcosa qui ed ora per rendere giustizia a migliaia di perseguitati e vittime, reali o potenziali, è necessario farlo subito e Pannella ce ne ha indicata la strada che sembra essere stata storicamente giusta anche in questi anni. Invito quanti credono che sia necessario conquistarsi una società più civile e più giusta a non permettere che si demandi le soluzioni ad azioni dirette di tipo individuale, ma a fare in modo che esse diventino collettive, quindi storicamente reali ed efficaci. Il lo farò".

prof. "Massimo Teodori" - Roma

 
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