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Pannella Marco - 1 giugno 1973
Su qualche processo
Marco Pannella

SOMMARIO: Per una lunga stagione e ancora fino ad oggi, ma soprattutto negli anni sessanta e nei primi anni settanta, l'azione giudiziaria è stata una delle caratteristiche dell'iniziativa radicale. L'accumulo di denunce era quasi un naturale portato dell'attività politica: da quelle scaturite per manifestazioni nonviolente (sit-in, occupazioni), alle querele per diffamazione. I processi susseguenti non erano subiti passivamente, ma erano occasioni per rivendicare diritti costituzionali essenziali. Questo breve intervento contiene un piccolo - ma significativo - campionario di tali processi.

(Notizie Radicali - Giugno 1973 da " Marco Pannella - Scritti e discorsi - 1959-1980", editrice Gammalibri, gennaio 1982)

In attesa di scrivere anch'io qualcosa sulle mie (prossime, certo) prigioni, vorrei segnalare alcuni processi, fra quanti ho dovuto subire nelle scorse settimane.

Il pretore Infelisi, con una sentenza pronunciata in mia contumacia, e senza difensore di fiducia, mi ha assolto, perché "il fatto non costituisce reato" dall'accusa di aver occupato la sede della Rai-Tv, nell'estate del 1971. Non conosco ancora la motivazione della sentenza. Ecco i fatti: per protestare contro una censura politica effettuata ai danni di un intervento di Mauro Mellini, quale presidente della LID, per i servizi speciali del giornale radio, con quindici compagni ci recammo con cartelli alla sede di via del Babuino per chiedere che fosse reintegrata la onestà di informazione e che fossero accertate le responsabilità del grave intervento censorio. Avendo sorpreso polizia e servizio di sorveglianza, riuscimmo a entrare: dietro di noi furono chiusi i portoni e ci si accusò di "aver occupato".

Restammo circa un giorno. Alla fine ottenemmo soddisfazione: fu trasmesso per radio, alla stessa ora e allo stesso programma, un nuovo intervento di Mauro Mellini, in cui si denunciava, oltre tutto, l'episodio.

Reintegrare, dunque, la legalità e il rispetto dell'art. 21 della costituzione, con azioni dirette nonviolente, non costituisce reato, La Rai-Tv può aspettarsi altre visite del genere, fra breve.

La Corte d'Assise di Firenze mi ha assolto dall'accusa di vilipendio e di istigazione di militari a disobbedire alle leggi "per non aver commesso il fatto", dopo due anni di udienze, convocazioni, remissioni alla Corte costituzionale, citazioni e rinvii. Anche qui ho dichiarato alla Corte che rifiutavo qualsiasi difensore di fiducia. Lo strano è che lo stesso P.M, ha chiesto la mia assoluzione. Il tutto è durato poco più di mezz'ora, Esistono evidentemente magistrati che, essi per primi, mostrano vergogna per certi modi di "fare giustizia" o di usarla, e cercano di eliminarli ,

La Corte d'Assise di Cuneo mi ha ugualmente assolto "per non aver commesso il fatto" dall'accusa di vilipendio delle Forze Armate e dell'ordine giudiziario. Con un telegramma al Presidente della Corte, avevo motivato la mia assenza e il mio rifiuto di designare un avvocato di fiducia, affermando che ritenevo incostituzionale e illegittimo solo il mio rinvio a giudizio, e che l'unica giustizia da reintegrare era quella colpita dalla Procura della Repubblica. Sembra che la mia tesi fosse plausibile e che sia stata quanto meno compresa. Apprendo ora che il P.M. si è appellato e che dovrà quindi far fronte a un nuovo giudizio di appello.

Sono di nuovo accusato di essere il mandante di un'azione compiuta (o solo presunta) da parte di compagni di cui ho sempre ignorato l'esistenza, con uno stampato che tutt'ora non ho mai visto né letto. M'è perfino andata bene: quei compagni si sono fatti un anno di carcere preventivo. Non capisco davvero però perché non abbiano provato a mettere dentro anche me, il "mandante": perché gli illustri signori della Procura di Cuneo e della Procura generale non ci provano?

Un processo che invece mi pare avrà difficilmente luogo è quello nel quale il Procuratore della Repubblica di Verona, Spadea, aveva rinviato Roberto Cicciomessere e me, per rissa, solo perché rei di essersi stati aggrediti, con la benevola distrazione della polizia, da una banda di fascisti. Rispondemmo a, nostra volta con un esposto contro il Procuratore stesso. Sono passati tre anni: Spadea ha dovuto dimettersi, anticipatamente, non tanto perché fascista, quanto perché da buon uomo di regime aveva combinato pastrocchi davvero strani in materia di tasse, oltre che in altri settori, con il fratello di Guido Gonella e quello di Trabucchi.

Attendo sempre notizie dal reame di Colli, l'eccellentissimo Procuratore generale della Corte d'Appello di Torino, sempre in lizza con quello di Firenze, Calamari, per aver la palma di più efficace persecutore di sovversivi extraparlamentari: ho visto aprirsi a carico mio e di altri compagni alcuni processi con terrificanti e apocalittiche imputazioni. Si sono persi per strada? O pensano che basti l'intimazione, la spada di Damocle dei carichi pendenti? E vero che con una sentenza folle, proprio di recente mi si è condannato, a Torino, per "diffamazione" a "mezzo stampa" ai danni d'un locale padrone, quando tutta l'istruttoria dibattimentale, ogni atto del processo, hanno dimostrato che non esistevano "stampa" o "giornali" di cui io avessi la responsabilità in quella vicenda. Ma, a Torino , non è l'accusa che dev'essere provata, ma il cittadino che deve provare la sua innocenza anche quando nessuna prova, nessun indizio viene trovato contro di lui.

Bei magistrati !

 
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